Da cosa vi separereste, o cosa barattereste per una dose pressoché infinita di felicità? La possibilità di sorridere sempre, non avere preoccupazioni né pensieri negativi alcuni, ma anche l’opportunità di dimenticare fatti e azioni spiacevoli del proprio passato potrebbe essere allettante per molti, dopotutto è quello a cui ogni essere umano verte, il proprio benessere, la propria serenità.

Ma se vi dicessi che il prezzo da pagare sarebbe piuttosto alto, quanto in là vi spingereste? Eppure sarebbe semplice, basterebbe una pillola, Joy… il nome dice tutto. Il prezzo? La vostra libertà di pensiero e di parola, il vostro libero arbitrio.

Una tazza di tè e una zolletta in pillola

Ora immaginate. A partire dalla Seconda Guerra Mondiale le cose non sono andate come ricordiamo, i tedeschi hanno fatto partire la loro soluzione finale per sottomettere il popolo ebreo quanto prima e dopo aver costituito un impero hanno tentato di soggiogare il Regno Unito. La guerra è terminata comunque come raccontano i libri di storia, la Germania è stata sconfitta, ma per arrivare a ciò è stato chiesto l’aiuto di tutti, anche degli stessi cittadini inglesi, come quelli di Wellington Wells, i quali hanno dovuto compiere un’azione riprovevole, ma ben riuscita ai fini della guerra; eppure essi si sentivano colpevoli.

La soluzione viene prontamente trovata. E’ loro offerta per svuotarli da ogni senso di colpa, da ogni emozione negativa, riempendoli invece di pensieri positivi, di risate. Effetto collaterale, le persone non avranno più modo di pensare, diverranno come marionette vuote facilmente addomesticabili. Questo è l’effetto di Joy. Siete ancora disposti a raggiungere la felicità perenne?

Ripartiamo dal principio

Quello appena raccontato è il preambolo di We Happy Few, videogioco in uscita su PC, Xbox One ma anche su PlayStation 4, sviluppato dai canadesi Compulsion Games e pubblicato da Gearbox Publishing. L’iter per far conoscere il gioco a un pubblico ampio non è stato certo semplice, infatti è partito da una raccolta fondi su KickStarter, il noto sito nato per finanziare progetti e idee varie; raggiunti i fondi necessari, il gioco è stato quindi annoverato tra gli indie, ovvero quei giochi sviluppati e pubblicati senza l’appoggio di grandi società. In un secondo momento soltanto è stato stretto un accordo proprio con Gearbox Publishing per la messa in commercio del prodotto.

L’idea di base per la trama e l’ambientazione giunge dalle menti di Sam Abbott, Guillaume Provost e Whitney Clayton dello studio di sviluppo, i quali volevano proprio cimentarsi in un survival unico rispetto agli altri dello stesso genere, e l’Inghilterra degli anni Sessanta del ‘900 sembrava fare al caso loro, un ambiente dove si respirava grande ottimismo cercando di mascherare tutti i problemi.

Un survival open world con lo stile di un romanzo

“Chi controlla il passato, controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato” scriveva, in 1984, George Orwell.

La frase sopra citata sembra adattarsi perfettamente al contesto di gioco, un mondo in cui dietro la promessa di puntare al benessere dei singoli si cela la volontà di controllare tutti e in ogni aspetto, appunto nel passato, nel presente e nel futuro. Non servono catene e prigioni per soggiogare le menti delle persone, ma i mezzi giusti per far credere loro di essere liberi, nel pieno delle proprie facoltà, manipolandoli invece come delle marionette con fili tanto invisibili quanto taglienti.