Gli amici di Bigben Interactive ci hanno invitato a fare un salto in quel di Milano per conoscere tutte le novità previste per queste festività, oltre che un paio di titolo in arrivo nel 2018, più quelli per Nintendo Switch disponibili da pochissimo. A presenziare c’erano Julian Mharzi, producer di TT Isle of Man, e Thomas Carpentier, producer manager di Warhammer 40,000: Inquisitor – Martyr, entrambi in arrivo nel 2018 su PlayStation 4. L’articolo che segue si concentra sul lato ludico della faccenda, ma sappiate che recandovi sul sito ufficiale avrete di che sbizzarrirvi in quanto a speaker, controller e molto, molto altro!

Warhammer 40,000: Inquisitor – Martyr

Pronti via è stata data la parola a Thomas, che ci ha illustrato come la produzione NeocoreGames ambisca a diventare una sorta di Diablo nel mondo di Warhammer, realizzato da veterani e dalla forte componente hack ‘n’ slash, nonostante sia nel complesso identificabile come un action RPG.

I contenuti la faranno da padrone nella modalità in giocatore singolo su cui gli sviluppatori hanno puntato molto; in particolare, la trama si concentrerà su un’indagine in una fortezza-monastero, chiamata per l’appunto Martyr. Avremo la possibilità di scegliere tra tre classi, Crusader, Assassin e Psyker, ognuna con le proprie peculiarità in base allo stile di gioco del videogiocatore. Centinaia di armi, abilità e potenziamenti permetteranno di sbizzarrirsi e daranno ulteriore profondità al gameplay, anche attraverso dinamiche note e arcinote come il loot e il crafting.

Non potrà mancare, in ogni caso, il multiplayer, fino a quattro giocatori in rete. Avremo modo di affrontare diverse missioni complementari con diverse ricompense, con tanto di PvP in
arene competitive apposite. L’interazione con altri giocatori però non si fermerà a questo, visto che avremo la possibilità di formare una Cabal e unirsi a una fazione per tentare di renderla la migliore.

Due parole sul gameplay, definito come tattico e brutale e con un cover system unico nel suo genere. L’ambiente sarà infatti completamente distruttibile, e ci permetterà di danneggiare i nemici. Come per altri aspetti, gli sviluppatori hanno deciso di andare in profondità anche in questo caso. Sarà allora possibile controllare torrette e veicoli, oltre che eseguire mosse finali ed esecuzioni per un’esperienza presentata come viscerale.

Il mondo di gioco open world sarà in costante evoluzione, e i nemici si adegueranno al nostro livello. Avremo di fronte dunque un universo persistente con una storyline in continua variazione, quello è un po’ ciò che abbiamo realizzato. Alla quantità esorbitante di contenuti a cui i ragazzi di NeoCore Games puntano abbiamo già fatto riferimento, ma per chi non si sazia mai sono state concepite anche le random generated mission per centinaia di ore di gameplay, oltre a molte sfide con obiettivi, punti di interesse e quest. I giocatori, infine, potranno lasciare il loro marchio nell’universo, sempre continuando il discorso della continua mutazione.

Quando si parla di giochi dalla componente ruolistica, in particolar modo legati a un universo complesso come quello di Warhammer, non si può non fare almeno un cenno alla lore, che dovrebbe essere variegata ma allo stesso tempo lascerà spazio a una trama specifica, senza che i giocatori debbano avere chissà quali conoscenze pregresse.

Per quello che è poi a tutti gli effetti un action RPG, come detto, abbiamo notato, pad alla mano, che molte molte fasi di shooting sono presenti. Altamente rivedibile, in questa fase di sviluppo, ci è parsa l’intelligenza artificale. Non ci esprimiamo sul sonoro dato che un evento dedicato alla stampa non è il modo migliore per valutarlo; possiamo invece dire la nostra sull’aspetto visivo che, per quanto sia molto fluido, non ci ha particolarmente sorpreso per impatto, ovviamente nel caso venga confrontato con le produzioni di maggior spessore sotto questo profilo.

TT Isle of Man

Julian Mharzi, a differenza del suo collega, ha badato meno alle chiacchere o alle slide ed è passato subito ai fatti, presentandoci una sessione di gameplay diretto. Ci siamo allora trovati immersi in una delle gare più famose del globo, che si corre solitamente la prima settimana di giugno sul circuito stradale dello Snaefell Mountain Course, circuito di più di 60 chilometri sull’isola di Man.

Si tratta di una competizione su asfalto terribilmente pericolosa; dall’anno della sua prima edizione nel 1907 molte vittime si sono registrate tra i piloti per via di un percorso tra case, muretti, pali della luce e differenti condizioni climatiche. Nel 2015 il numero di piloti rimasti uccisi sul circuito ha toccato quota 143, contando due morti durante la parata storica che precede la corsa, a cui si aggiungono un ufficiale di gara e due spettatori.

Ma passiamo a un discorso più ludico, a partire dalla essenziale creazione del proprio pilota a cui saremo chiamati prima di ogni altra cosa. TT Isle of Man infatti prevede una modalità carriera con relativa progressione e contratti da stipulare con diverse scuderie tutte omaggiate della propria licenza ufficiale. Gli sviluppatori hanno dichiarato di avere lavorato molto sull’atmosfera il più possibile simile alla realtà; dal canto nostro possiamo dire che lo spirito della competizione in effetti si respira, ma a peccare è, almeno a oggi, il senso di velocità, che migliora grazie al passaggio in prima persona.

L’obiettivo più volte sbandierato è comunque quello del realismo per quanto riguarda l’esperienza nel suo complesso, a partire dai suoni catturati dalle moto vere, dai tipi di frenate diverse, dalle strade strette e pericolose e per finire con le numerose personalizzazioni in base all’accessibilità desiderata. Ricordiamo che a differenza del titolo rally WRC 7, con il quale il gioco condivide necessariamente qualcosa per via dello stesso sviluppatore, Kylotonn Studio, in pista ci saranno svariati piloti in contemporanea (e lo sanno bene i loro alter ego virtuali, dato che il producer manager si ostinava a speronarli).

Concludiamo infine facendo cenno alla customizzazione delle moto, possibile esattamente come quella del pilota, e infine all’assenza della pioggia come condizione atmosferica. Questa non si tratta di una lacuna, ma, ancora una volta, di una strizzata d’occhio al realismo, dato che nella realtà, appunto, la competizione non si corre in caso di bagnato – e viste le numerose vittime anche solo su asciutto, non fatichiamo a crederlo.

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