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Albert & Otto – Episodio 1: The Adventure Begins – Recensione

Quando ci si ispira ai titoli Playdead (Limbo) fare di meglio risulta veramente complicato. Albert & Otto cerca di fatto di ripercorrere quei passi, dando vita a un platform in 2D in cui dovremo risolvere qua e là enigmi di ogni tipo. Quello che andremo a recensire oggi è il primo di quattro episodi in totale, la cui però uscita rimane avvolta nel mistero. Il gioco infatti è stato rilasciato in passato su PC come primo di quattro episodi, ma i successivi non hanno mai visto la luce a causa della mancanza di fondi. Portando il gioco su console, i developer sperano di ottenerli. Riuscirà l’opera di K Bros Games a essere all’altezza delle produzioni a cui si ispira? Oppure siamo di fronte a una mera imitazione? Scopritelo nella nostra recensione.

Qualcosa non torna

Otto è un peluche, il preferito di una strana ragazzina che viene rapita da una minacciosa scia di fumo nero. Dopo questa brevissima cutscene introduttiva, passiamo subito a vestire i panni di suo fratello, un giovane munito di una sola borsa a tracolla e di una pistola a colpo singolo con strane capacità magnetiche. Albert, questo il suo nome, recuperato in fretta Otto, scoprirà come il pupazzo possegga un potere davvero utile e particolare, capace tra l’altro di arricchire e diversificare continuamente il gameplay. Albert potrà, grazie a questo fedele alleato, infatti eseguire un doppio salto, dominare l’elettricità statica e spostare oggetti dalla distanza per potere così proseguire nella ricerca

Quella che ci si para davanti di qui in poi è una storia dai dettagli alquanto metaforici, con chiarissimi riferimenti al regime nazista. Di che parliamo? Dallo scontro con un enorme soldato delle SS all’utilizzo di classiche iconografie del Terzo Reich, ogni elemento non fa che ricondurre alla dittatura di Adolf Hitler. La ragazzina amica di Albert, durante la storia, ci lascerà, in apposite buche della posta, lettere contenenti disegni con messaggi sulla sua situazione attuale. Uomini in maschere antigas saranno i protagonisti del suo sequestro, dopo che la ragazzina è stata colpita da un morbo. Che stiano tentando di proteggerla o meno, al momento, non ci è dato saperlo. Queste scelte restano ingiustificate, di fatto non costituiscono il cuore principale della vicenda e fanno sì che ci si pongano tantissimi punti interrogativi sulla storia. Che nei prossimi capitoli possa risolversi? Vedremo.

Limbo docet

Come abbiamo già accennato nel paragrafo precedente, in questo platform a enigmi vestiremo i panni di Albert. Il nostro protagonista, oltre alla sua speciale pistola, aggiungerà al proprio arsenale abilità e tecniche grazie alle quali raramente il gioco vi porterà alla noia. Anche le stesse ambientazioni spaziano in alcuni ambienti selvaggi differenti tra loro, nei quali dovremo cercare la nostra cara amica e il nostro fidato peluche Otto. Proprio come in Limbo ci muoveremo così in una natura violenta e insidiosa, avendo però a disposizione un’arma di difesa, seppur limitata. Tempismo e abilità saranno quindi due requisiti fondamentali per portare a casa la pelle.

I comandi sono chiari fin dall’inizio, poiché sono specificati e messi a nudo con messaggi su schermo, anche se in alcuni punti del gioco ci imbatteremo in meccaniche nascoste che toccherà a noi individuare. Le sessioni trial and error, affiancate al pessimo sistema di checkpoint e al ritardo nella ricezione dei comandi, spesso mineranno la vostra pazienza, richiedendovi molta concentrazione.

Tra censura e umorismo macabro

Un po’ come per il gameplay la cifra stilistica di Albert & Otto è evidentemente influenzata da Limbo, che risulta davvero impossibile da non citare come metro di paragone. Il platform di K Bros Games propone un mondo poco colorato, in cui spicca come unico colore il rosso di Otto e dei manifesti nazisti. Uno stile interessante che a qualcuno potrebbe anche ricordare quello di Tim Burton, per certi versi, ma comunque fin troppo simile a quello già visto nel platform di Playdead.

Una caratteristica grafica che ci ha in un certo senso traumatizzato è stata la ripetizione infinita delle scene in alcuni frangenti del gioco. Dopo un po’ sembra che tutto si ripeta in loop; stesse meccaniche, stessi luoghi.

Tutto ciò crea un disagio non indifferente nel giocatore. Stesso disagio che si riscontra nel contrasto più assoluto fra crudeltà e censura. La morte del protagonista e di Otto verrà infatti prontamente mascherata da suoni e immagini, a differenza delle cruente e sanguinolente morti degli animali presenti, descritte anche sonoramente alla perfezione. Un contrasto forse troppo netto, ma che ci mette davanti a scene di umorismo macabro che ad alcuni potrebbero piacere.

La colonna sonora che echeggia in lontananza, come il canto di una sirena, chiude il cerchio attorno a un’atmosfera davvero suadente e sospesa, della quale il giocatore può purtroppo beneficiare per un tempo davvero risicato, vista la durata esigua del primo episodio.

Trofeisticamente parlando: it’s too dangerous to go alone

Albert & Otto offre appena 12 trofei (senza Platino), neanche troppo difficili da raggiungere. Oltre ai soliti obiettivi legati alla storia e alla raccolta dei collezionabili dovrete cercare di morire non più di cinque volte durante l’avventura per il trofeo Wunderbar, e di uscire indenni da boss fight e altre sezioni specifiche. Per ulteriori informazioni potete consultare l’elenco trofei disponibile sul nostro forum.