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Call of Duty: WWII – Recensione

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L’ultimo capitolo della saga di Call of Duty ispirato alla tremenda Seconda Guerra Mondiale risale ormai al lontanissimo 2008; l’incredibile World at War riuscì a estasiare i giocatori grazie a una storia forte e ben scritta, un multiplayer estremamente funzionale e, soprattutto, grazie all’esordio della sempreverde modalità a base di non-morti. Sledgehammer Games decide, con Call of Duty: WWII, di ripercorrere le strade, già  battute, dal team di Treyarch. Sarà riuscita nel suo intento? Scopritelo insieme a noi!

D-day

6 giugno 1944. L’esercito statunitense, affiancato da Regno Unito e Canada, decise di invadere la Normandia in quella che sarà una delle operazioni militari più note di sempre. Numerosi soldati, innumerevoli armi da guerra e, ovviamente, tantissime vittime, non bastano a descrivere cosa fu quell’attacco, teso a far crollare il controllo tedesco in Francia e, solo successivamente, nella maggior parte d’Europa.

Fortunatamente, oltre ai libri di storia, anche i videogiochi offrono al giocatore la possibilità di rivivere momenti così cruenti, ma al contempo così spettacolari. Infatti ciò che mancava alla produzione Activision da anni era una campagna single player che fosse degna delle magnifiche storie raccontate nei primi capitoli della serie. Dopo numerosissimi titoli ambientati in un mondo moderno e futuristico, la casa statunitense ha finalmente deciso di offrire all’utenza un’esperienza in vecchio stile, capace di regalare momenti di pura epicità affiancati a momenti di forte tensione.

Durante la modalità singolo giocatore vestirete i panni del soldato Daniels, protagonista dell’intera campagna che vedrà l’esercito americano farsi largo attraverso le regioni controllate dalla Germania nazista. Sin dai primi momenti è facile notare come il colpo d’occhio sia davvero di elevata qualità. Per l’intera durata della campagna non saranno le texture o la risoluzione a farvi gridare al miracolo, ma la spettacolarità delle singole sequenze, delle battaglie e del sonoro, a farvi sentire parte integrante delle vicende narrate.

Non fraintendeteci, il comparto grafico non è affatto male, ma ciò che abbiamo incredibilmente gradito è stato lo stile fortemente cinematografico che ci ha accompagnato per circa otto ore di pura esaltazione; i personaggi sono ben scritti (stringerete un intenso legame con il vostro amico Zussman e l’intera compagnia) e le scelte di gameplay favoriscono il nascere di una forte sinergia tra giocatore e compagni di squadra e questo, a nostro parere, è davvero eccezionale. Grazie alla cura per i dettagli dei volti e la caratterizzazione delle singole fazioni (saranno infatti presenti anche l’esercito inglese e la Resistenza francese) riuscirete a percepire i momenti di difficoltà, l’ironia e la paura dei vostri commilitoni, ritrovandovi, proprio come alla fine di un buon libro, a percepirne la mancanza al termine dell’avventura.

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