Publisher: Badland Games Developer: Fictiorama Studios
Piattaforma: PS4 Genere: Punta & Clicca Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 19,99€

Immaginiamo di svegliarci nel cuore della notte dopo un incubo; il primo pensiero è che qualcosa possa rassicurarci. Ci tocchiamo le braccia, strizziamo gli occhi e tiriamo un sospiro di sollievo. Michael, protagonista di Dead Synchronicity, tutto questo non può farlo. Primo perché non si sveglia nel letto comodo di casa sua e secondo perché dall’ultima volta che ha messo la testa sul cuscino, il mondo è cambiato.

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Cambio di prospettiva

Michael si sveglia in una roulotte, ma gli istanti del suo sonno sono disturbati da immagini psichedeliche rivelatorie di eventi futuri, di fatti che ignora, di parole del passato, di flash ricorrenti, di vite che avrebbe voluto dimenticare. Michael deve capire cosa sta succedendo e la prima persona che incontra è un uomo che vive, con la sua famiglia, nella stessa roulotte in cui gli è stato dato ricovero. Ci sembra davvero di sentire l’odore di chiuso, la palpitazione della paura, l’aria densa di qualcosa che ci stanno per dire.

Il mondo non è più quello di prima; è arrivata la Grande Onda, la vita della gente è cambiata e una nuova, terribile malattia si sta diffondendo. I dissolti, le vittime di tale epidemia, le persone che in preda a lancinanti dolori, si mettono in una sorta di sincrono mentale con la vita degli altri; persone che, per ragioni ignote, riescono ad avere visioni in cui sono involuti individui che gravitano attorno alla loro vita per motivi apparentemente ignoti.

È però la paura della morte che acuisce tali dolori ed è la paura delle istituzioni che ormai governano con la repressione il nuovo mondo; di fronte alle visioni dei dissolti che potrebbero rivelare verità scomode sull’ordine costituito, si viene così a crare un vortice di repressione con la forza, di rimozione coatta di persone involute in dilagante mercato nero della sopravvivenza, di spie che possano tramare ed eventualmente agire per scardinare il nuovo potere.

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In che mondo viviamo…

Michael si trova subito a scontrarsi con una realtà talmente mutata che sembra davvero un incubo a latere. Uscito dalla roulotte si trova di fronte una serie di personaggi e fatti che sviscerano l’evoluzione degli eventi accaduti fino al suo risveglio. Militari, banditi, fedeli aggrappati ad una religione ormai allo sbando, medici che ormai nient’altro possono fare che recuperare cadaveri senza la possibilità di poter curare; questo mondo davanti ai nostri occhi, ci opprime e ci affascina, ci commuove e ci spaventa. C’è chi deve guadagnarsi da vivere e chi vive guadagnandosi la vita con l’oppressione, la costrizione, la legge senza regole. Michael si troverà più volte a dialogare, a svolgere mansioni per arrivare a soddisfare i propri bisogni di recupero dei propri ricordi, fino a delineare un quadro soddisfacente del tutto e capire come e perché la propria vita, così come è precipitata, sembri avere un senso in un mondo allo sfacelo.

La fisicità che racconta

I nostri personaggi sono ottimamente realizzati in 2D su sfondi meravigliosi che altro non sono che artwork prestati al gioco vero e proprio. Le figure sono però un po’ sproporzionate e a volte grottesche, quasi a mostrare un imbruttimento darwiniano. Fisicamente le persone sono al mondo e così i bambini, così le donne che subiscono violenza per la sopravvivenza, così i cadaveri che si accumulano tra urla lancinanti di gente percossa dal fetore di obitori dell’ultima ora. In questa bruttezza infinita, c’è la dolcezza di persone che subiscono gli effetti di questa Grande Onda, di questo tempo che sta perdendo la sua caratteristica fondamentale: la diacronia, ossia il tempo che passa e che rende la vita una sequenza di momenti e non un accavallarsi che sfinisce nell’annichilimento di essi.