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Rogue Trooper Redux – Recensione

Nel 2006 Rebellion, in collaborazione con Eidos Interactive, pubblica su PlayStation 2 Rogue Trooper, sparatutto in terza persona che riproduce sotto forma di videogioco alcune strisce fumettistiche inglesi pubblicate nel 1981. Ai giorni nostri Rebellion ci riprova e ritroviamo il caro, vecchio soldato dalla pelle azzurra combattere ancora una volta per la salvezza di Nu-Earth. Nonostante gli anni, però, il processo di rimasterizzazione si rifà quasi esclusivamente al solo aspetto grafico, mostrando alcuni difetti che a oggi non sono purtroppo accettabili, portandoci così un gioco certamente meritevole di essere giocato, ma che allo stesso tempo può creare disagi a chi non è abituato agli sparatutto vecchio stile.

Anche da morti non possiamo scappare dalla guerra!

Siamo su Nu-Earth, un pianeta intrappolato gravitazionalmente da due soli e un buco nero e dall’aria velenosa a causa dell’eccessivo utilizzo di armi chimiche dovute alla perenne guerra tra le fazioni Southern e North. A causa dell’atmosfera mortifera sulla superficie del pianeta, gli abitanti sono costretti a vivere perennemente in alcune tute studiate appositamente per la sopravvivenza ed è per questo motivo che nascono i G.I.; l’alto comando dei Southern ha infatti creato un esercito di Fanteria Genetica pronto a combattere la guerra contro gli oppositori North, avendo come unico obiettivo la distruzione totale degli avversari. Durante un attacco, però, vengono tutti massacrati a causa di un generale traditore; l’unico sopravvissuto e proprio Rogue Trooper che, grazie alla possibilità di acquisire il bio-chip dei suoi compagni caduti, ricrea la propria squadra e da solo si infiltra nelle linee nemiche nel tentativo di scovare il traditore e ucciderlo una volta per tutte.

Sotto l’aspetto della trama Rogue Trooper non si ferma un attimo, la storia che porta avanti il nostro soldato genetico è esattamente identica alla controparte fumettistica e ci porta in luoghi dove non toglieremo mai il dito dal grilletto e, a malincuore, è proprio qui che l’intero titolo viene meno. Sparando con l’arma base (il mitra), da una visuale in terza persona e sfruttando abilmente le coperture disponibili, non si riscontreranno molti problemi, dato che sin da subito si otterrà un sistema di mira automatica per uccidere facilmente i nemici, con tutte le altre armi però iniziano le difficoltà.

Sebbene su PlayStation 2 il tutto poteva essere relativamente accettabile, data la scarsa potenza della console e l’elevata richiesta in termini di requisiti del titolo, su PlayStation 4 il sistema di mira non è proprio passabile e purtroppo resta identico alla controparte originale. Colpire un nemico sarà un’impresa e abbatterlo sarà ancora più difficile, dato che già al livello di difficoltà predefinito tutti saranno fin troppo resistenti, inoltre non ci viene in aiuto nemmeno il sistema di movimento del personaggio, troppo legnoso per i tempi odierni.

A venirci in aiuto però, come dicevamo in precedenza, troviamo un utilissimo sistema di coperture che, per quanto molto all’antica, funziona e permettere al nostro Rogue di tenersi al riparo dalle raffiche di proiettili nemici; una volta nascosti sarà possibile sparare alla cieca e costringere a loro volta i North a nascondersi oppure sporgersi e sparare sfruttando la mira ma lasciandoci in balia dei colpi nemici. I ripari non serviranno esclusivamente da nascondiglio durante i combattimenti, ma potranno essere utilizzati anche per sgusciare dietro ai nemici e sorprenderli sfruttando una semplificata modalità stealth che quasi sicuramente finirà a suon di pallottole; le mappe, infatti, permetteranno solo inizialmente di approcciarsi in modo stealth, successivamente sarà possibile uccidere solo una manciata di nemici prima che scatti l’allarme.

Oltre al sistema di coperture, il nostro amico Gunnar ci permetterà di affrontare le varie aree in modo molto più vario e tattico e senza l’obbligo di dover sparare alla cieca; tramite alcune abilità potremo posizionare il mitragliatore a mo’ di torretta così da catturare l’attenzione dei nemici sparando senza sosta e dandoci la possibilità di assalirli alle spalle con le altre armi a disposizione. Se proprio non volete lasciare Gunnar in seconda fila, dopo qualche missione verrà sbloccato un ologramma che avrà sostanzialmente la stessa funziona della torretta, con la sola differenza che questo non avrà alcuna utilità in battaglia se non quella di distrarre i nemici.

Il ritorno di un classico… forse troppo classico

La rimasterizzazione del titolo, sebbene sia eccellente, anche se non certo ai livelli di quella di Crash Bandicoot, si rifà esclusivamente all’aspetto grafico, ricostruendo totalmente sia i personaggi (protagonisti, boss, nemici e velivoli) sia, e soprattutto, le aree di gioco; ogni mappa è stata infatti totalmente ricostruita con il nuovo motore grafico, rendendo il tutto molto più ampio e bello da vedere.

La longevità di Rogue Trooper, trattandosi di un titolo di vecchia generazione, si attesta sulla decina di ore in difficoltà Normale, che vanno ad aumentare se si prova ad alzare la difficoltà di gioco a causa di molte più morti e di conseguenza molti più tentativi per superare determinati ostacoli.

L’arsenale del nostro soldato azzurro non si ferma certo all’arma primaria, ma abbiamo svariate armi che troveremo durante l’avanzare della trama come fucili a pompa, lanciamissili, fucili da cecchino, mine, granate, laser e molto altro. Per poter utilizzare tali armi sarà necessario crearle attraverso un semplicissimo menù di crafting; uccidendo i nemici, questi lasceranno cadere alcune parti metalliche che serviranno alla creazione dei più svariati oggetti e starà al giocatore scegliere se costruire armi sempre più potenti oppure continuare con le poche armi base e dedicarsi alla costruzione di granate, medikit (la salute si rigenererà comunque parzialmente da sola) e proiettili. Come abbiamo già visto in Diablo 3, però, aumentando la difficoltà di gioco cresceranno di importanza anche le ricompense fatte cadere dai nemici, e sarà più semplice gestire il nostro equipaggiamento; al contempo, però, sarà più difficile avanzare nel gioco.

Da buon gioco old school, completando il titolo nelle varie modalità verranno anche sbloccati svariati trucchi da poter utilizzare a proprio piacimento in-game, come munizioni illimitate, assenza di gravità, vari effetti ai nemici e molto altro; sono però stati disattivati quelli che potevano essere attivati con la classica sequenza di tasti attraverso il menù Extra.

A chiudere l’opera di rimasterizzazione troviamo anche una modalità online purtroppo impossibile da avviare a causa dei server completamente deserti. Bisogna puntualizzare che già su PlayStation 2 il titolo non ebbe il successo sperato, e questa remastered è arrivata parecchio in sordina, non portando purtroppo avanti una campagna pubblicitaria adeguata da parte degli sviluppatori.

Per quanto l’online sia sostanzialmente inaccessibile, gli sviluppatori hanno appositamente creato due nuove modalità per questa versione Redux quali Assedio e Progressiva. Entrando nella modalità Assedio i giocatori non dovranno far altro che resistere senza sosta alle ondate nemiche e proteggere la posizione; in Progressiva, invece, sarà necessario sterminare tutti gli oppositori e raggiungere il punto di estrazione.

Trofeisticamente parlando: un proiettile di Platino

Lasciate ogni speranza voi ch’entrate. Ottenere il trofeo di Platino di Rogue Trooper Redux è purtroppo letteralmente impossibile a causa di svariati trofei legati al comparto online. La lista vede un totale di soli 34 trofei suddivisi in 17 trofei di bronzo, 11 d’argento, 5 ori e l’immancabile Platino. Per quanto la maggior parte dei trofei sia facilmente ottenibile completando il gioco in modalità normale, gli ultimi 7 trofei, dedicati purtroppo all’online, non è possibile recuperarli se non mettendosi d’accordo con qualche utente che ha comprato il gioco, fatto forse ancora più difficile da verificarsi dello sbloccaggio del Platino stesso.