Sviluppatore: The Station Game Publisher: The Station Game Piattaforma: PS4 Genere: Puzzle Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 15,99 €

Siamo soli nell’universo? Esistono gli alieni? Le domande che ancora oggi ci poniamo hanno finalmente una risposta. In questo mondo fantascientifico, dopo secoli di ricerche, la scienza ha finalmente trovato altre forme di vita senzienti, mandando quindi una stazione spaziale a studiarne di nascosto i comportamenti. E se questi alieni che l’umanità sta studiando dovessero rivelarsi ostili? Peggio ancora, se queste creature dovessero notare che li stiamo spiando nel bel mezzo di una guerra civile, cosa accadrebbe? Questo è il concept di The Station, un puzzle game futuristico in prima persona nato da una collaborazione tra autori di spicco quali Dave Fracchia (Destiny), Les Nelken (Kingdoms of Amalur, Dungeons & Dragons Online) e Duncan Watt (BioShock Infinite). Intrigante, vero?

Detective spaziale

Per proseguire gli studi su una società aliena appena scoperta e completare questa rischiosa ricerca scientifica (denominata Psy Prime), una squadra di sole tre persone viene inviata a bordo della stazione spaziale Espial, una nave che dispone della tecnologia più avanzata del momento. Attivando una funzionalità particolare, la stazione riesce a diventare invisibile a ogni genere di radar, tuttavia un misterioso malfunzionamento fa risaltare la Espial agli occhi di tutta la popolazione aliena. La situazione è tragica, e una sola cosa è certa: gli alieni sono violenti e ostili. Considerando i mancati rapporti da parte del piccolo equipaggio, la Axiom, società a capo del progetto, decide di mandare noi a investigare sull’accaduto. Il personaggio da noi interpretato dovrà svelare tutti i misteri dietro il silenzio della stazione e tornare sulla Terra.

La trama è molto interessante, piena zeppa di colpi di scena che spezzano il fiato; quel che però rende The Station un prodotto unico nel comparto narrativo è la storia che si cela dietro ai personaggi. Nonostante il giocatore prenderà il controllo dello specialista in ricognizione, i veri protagonisti saranno le tre persone salite precedentemente a bordo: Aiden, Mila e Silas.

La filosofia degli sviluppatori è quella di raccontare un’altra storia attraverso l’ambiente, non solo con le parole. I tre personaggi della ciurma della Espial mostrano caratteri profondi e ben definiti proprio grazie a questo concetto. Le stanze e l’ambiente che circondano il loro lavoro conterranno oggetti particolari tra lettere, attrezzature e quant’altro, che daranno al giocatore una visione della loro personalità e della loro storia; proveremo simpatia, rammarico e voglia di saperne ancora di più, il tutto senza neppure il bisogno di avere un’immagine del loro volto. Bisognerà seguire i passi dell’equipaggio per trovare i braccialetti identificativi di ognuno di essi e riuscire – dopo una buona dose di enigmi – ad avere l’accesso a determinate aree della stazione che renderanno il mistero sempre meno tale, soprattutto grazie agli audio log lasciati in giro per la stazione, che altro non sono che registrazioni di dialoghi o monologhi avvenuti in passato.

Brutte notizie, ciurmaglia

L’elemento più solido di The Station, come si potrà intuire, è certamente il comparto narrativo. Non si può dire lo stesso del gameplay, molto rigido. Il nostro specialista in ricognizione potrà soltanto camminare, correre, chinarsi e afferrare, il tutto in maniera legnosa. Sarà inoltre possibile aprire il menù dell’inventario e della mappa con il tasto Triangolo e riascoltare gli audio log collezionati, oltre ad avere un breve resoconto della missione da svolgere alla destra della finestra virtuale. Una piccola, fastidiosa mancanza è l’impossibilità di saltare che, sebbene non serva a nulla per quanto riguarda lo svolgere gli enigmi, ci farà imprecare quando ci ritroveremo a scendere nei piccoli dislivelli della nave. Molto carino lo swipe nei pannelli touch screen del gioco che emuleranno i movimenti del nostro indice con la levetta analogica destra, utile per aprire porte bloccate o per attivare e disattivare i generatori elettrici.

Un elemento molto rilevante del gameplay che però vede una scarsa ottimizzazione è il sistema di puntamento. Diciamocelo, in una buona fetta dei videogiochi i controller sono decisamente più scomodi rispetto a un mouse, tuttavia qui si va un tantino oltre la solita scomodità. In alcune sezioni bisognerà avere una precisione chirurgica per premere dei tasti o prendere degli oggetti essenziali per terminare l’enigma di turno, e la scarsa calibrazione dei movimenti della levetta analogica destra ci farà penare non poco. Per quanto riguarda gli enigmi stessi non abbiamo alcuna nota di demerito; i primi saranno pressoché alla portata di tutti, mentre con il passare del tempo si faranno sempre più impegnativi, per non parlare di quelli opzionali, che saranno una vera spina nel fianco per chi fatica a masticare l’inglese, considerando che la stragrande maggioranza saranno risolvibili decifrando giochi di parole o leggendo la posta elettronica, i messaggi e le note lasciate dai personaggi. La mancata localizzazione in italiano è dura da digerire.