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Where Are My Friends? – Recensione

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Se la vostra infanzia affonda le sue radici negli anni ’80 e ’90, non sarà un esercizio di memoria troppo arduo ricordare quanta della magia del videogiocare risiedesse nell’elemento di sfida offerto da alcuni titoli. Pensando specificamente ai platform, accadeva spesso di trovarsi alle prese con livelli complessi al punto da richiedere decine e decine di tentativi, un affinamento delle tecniche e una valutazione esatta di tutte le componenti del livello per arrivare alla fine senza morire. Messe da parte trama e grafica, che oggi vanno per la maggiore e che hanno trasformato molti videogiochi in film interattivi, quel che restava era un gioco, nudo e crudo. Il divertimento e la gratificazione, che c’erano ed erano importanti, nascevano dalla consapevolezza di aver portato a termine, con pazienza e dedizione, un percorso volutamente ostico approntato per noi dagli sviluppatori.

Questi e simili pensieri mi sono frullati in testa mentre mi dedicavo a Where Are My Friends?, titolo indipendente di Beard Games Studio che, per le sue caratteristiche, mi ha riportato indietro a una precisa fase della mia storia videoludica. Se accettate di dargli una chance e di rifuggire il facile pregiudizio che potrebbe nascere da un’occhiata superficiale al suo comparto grafico, alla sua semplicità e al suo prezzo contenuto, potreste scoprire un titolo intrigante capace di tenervi incollati al joypad per alcune ore. Magari con il volto contratto dalla smorfia di fatica dei bei tempi andati.

Semplice, non facile

Semplice, Where Are My Friends?, lo è, inutile negarlo. Non si tratta certo di un gioco che fa della vastità il suo punto di forza, considerato che è possibile finirlo in un tempo che varia dalle quattro alle sei ore a seconda dell’abilità. Una semplicità trasmessa su tutti i fronti: dalle scelte grafiche al sistema di movimento del personaggio (che può solo avanzare, saltare e in alcuni casi interagire con oggetti), alla storia che fa da pretesto al gioco, alla colonna sonora un po’ arcade.

Semplice, ma non privo di identità. Basta poco, infatti, a prendere confidenza con le meccaniche di gioco, che non vengono illustrate da tutorial, eppure risultano chiare e accessibili in pochissimi secondi. E si fa in fretta anche a entrare in sintonia con il protagonista dell’avventura, un bulbo oculare di nome Wheye inserito in una sorta di armatura metallica con una ruota alla base che gli permette di muoversi. E’ lui che si pone la domanda che dà il titolo al gioco e che dovrà ritrovare i suoi quattro amici, apparentemente rapiti da uno strano gruppo di nemici che ricordano uomini selvaggi, e salvare il pianeta dalla distruzione.

Semplice, ancora una volta, ma non per questo facile. Qui sta il segreto del successo di un gioco che avrebbe potuto perdersi nella massa dei titoli anonimi, ma che invece sa ritagliarsi un proprio spazio grazie all’elevato, ma mai impossibile, livello di difficoltà richiesto per portare a termine l’avventura. Una sfida spalmata su una fase introduttiva e su quattro livelli di gioco con una trovata più che originale, che è l’aspetto più caratteristico di Where Are My Friends?.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7/10
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Classe ’85, divido il tempo tra la moglie e i tre figli e le più svariate passioni. Amo la lettura, la scrittura (ho pubblicato cinque romanzi) ed i videogiochi, non disprezzo fumetti, calcio, cinema e cucina. Eterno bambino, amo la vita e credo che sia troppo breve per non interessarsi a… tutto!

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