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A.O.T. Wings of Freedom – Recensione

Publisher: Koei Tecmo Developer: Omega Force
Piattaforma: PS4 (disponibile per PS3 e PS Vita) Genere: Musou Camuffato Bene Giocatori: 1 (Online: 2-4) PEGI: 18 Prezzo: 59,90 €

Certo non stiamo parlando di fenomeni nazional-popolari come DragonBall, Pokémon, Naruto o anche Digimon, ma chi tra di voi nutre una passione ragguardevole per la cultura nipponica certamente conoscerà e avrà apprezzato il manga di Attack on Titan, oppure in seguito l’anime, qui in Italia L’Attacco dei Giganti. Opera di  Hajime Isayama, ha visto la luce nel 2009 in Giappone e nel 2012 nel Bel Paese, riuscendo a convogliare subito una accanita schiera di fan.

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Vi sterminerò tutti

Protagonisti della vicenda sono Eren Jaeger e sua sorella adottiva Mikasa Ackermann, la cui vita è sfregiata dalla perdita della madre, divorata da un gigante durante la loro infanzia. Ci ritroviamo infatti in una sorta di medioevo alternativo per l’umanità, che si vede costretta a vivere rinchiusa in tre enormi muraglie, disposte in ordine progressivo, con la precisa finalità di scampare alla furia dei giganti. Giganti che hanno sembianze palesemente antropomorfe (una delle fonti d’ispirazione per il mangaka è stata, pensate un po’, Brock Lesnar, il noto wrestler), nonostante non possiedano un apparato riproduttivo, non parlino e possano arrivare a misurare quindici metri di altezza, e che senza un evidente motivo si cibano solo ed unicamente di esseri umani, pur non dovendo necessariamente nutrirsi.

Tre sono le cinte murarie allestite: Wall Maria, il più esterno; Wall Rose, quello centrale; Wall Sina, il più interno, destinato alla protezione della capitale. Tre sono anche i livelli che il genere umano ha stabilito per quanto riguarda le istituzioni militari: il Corpo di Guarnigione per la difesa di mura e città; il Corpo di Gendarmeria per l’ordine pubblico, operante nel cerchio più interno delle mura; l’Armata Ricognitiva per la caccia ai giganti all’esterno delle mura, al fine di scoprire debolezze e possibilmente estirparne la minaccia, una volta per tutte.

Dopo un lungo periodo di pace, per quanto con alti e bassi, un Gigante molto più grande dei propri simili, alto una sessantina di metri, riesce a fare breccia nelle mura più esterne, con conseguente strage di tantissime vite umane; Eren Jaeger (inviperito a dir poco per la perdita della propria madre), Mikasa Ackermann e l’amico Armin Arelet dovranno così fronteggiare la ricomparsa dei Giganti, con il genere umano messo alle strette.

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L’opera è certamente molto particolare, cruda e dalle marcate tinte horror, lo avrete capito; non a caso il videogioco è indicativamente vietato ai minorenni, stando al mai troppo considerato PEGI. Allo stesso tempo è capace però di affascinare dopo pochissimo chiunque entri in contatto con questa, nonostante ad avere incentivato la fantasia dell’autore siano stati fatti molto personali, come la società nipponica, che notoriamente è “chiusissima”, o ancora il paese in cui è cresciuto Isayama, circondato da delle montagne che hanno destato nel ragazzo il desiderio di sapere cosa ci fosse al di là di esse.

Dopo questa lunga premessa utile ad inquadrare il tema trattato, possiamo finalmente parlare più da vicino del videogioco, sviluppato da Omega Force. Sì, “quelli dei musou”, non sbagliate. Non disperatevi, però, perché questa volta gli sviluppatori che, diciamoci la verità, non godono di troppa stima qui in Occidente poiché il genere che principalmente trattano non ci va particolarmente a genio, hanno svolto davvero un ottimo lavoro, grazie alla capacità di mettersi in discussione. In A.O.T. Wings of Freedom non impersoneremo infatti il solito guerriero che fronteggerà miriade di avversari, al contrario vestiremo i panni di diversi protagonisti del manga e dell’anime che, sì, dovranno fronteggiare un numero piuttosto elevato di Titani, ma che comunque potranno appoggiarsi su un quantitativo di alleati tali per cui il numero dei due schieramenti potrebbe quasi essere lo stesso. Il nostro obiettivo sarà dunque quello di colpire al collo i nostri nemici, autentico tallone di Achille di questi colossi. Per farlo avremo a disposizione il Dispositivo di Manovra Tridimensionale (nelle fasi più avanzate sostituito da un più convenzionale cavallo), una sorta di jetpack che sfruttando del gas ed un sistema di corde ci permetterà di pareggiare in qualche modo la diversità di dimensioni. “Ancorandoci” infatti agli edifici o alle parti del corpo dei diversi Titani acquisiremo un notevole livello di mobilità aerea, cosa che ci permetterà, rispettivamente, di muoverci agilmente da una parte all’altra della città oppure di trovare la prospettiva migliore per scagliare il nostro attacco.

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Non appena ci avvicineremo ad un nemico infatti potremo “ingaggiarlo” premendo R1, e a questo punto selezionare la parte del corpo che vogliamo danneggiare, o per meglio dire, amputare (scegliendo tra le due gambe, le due braccia e il collo, che comunque sarà quasi irraggiungibile inizialmente, a meno di non prendere di sorpresa la preda). Una volta agganciati con il tasto Quadrato avremo la possibilità di librarci in aria per dare il giusto “taglio” alla nostra offensiva, dopodiché tutto quello che dovremo fare sarà darci una bella spinta con “X” e menare fendenti con triangolo. Eliminare le braccia renderà il Titano meno disposto all’attacco, tagliare le gambe lo rallenterà mentre agire sul collo porrà fine alla sua esistenza, senza contare specifici riconoscimenti per ogni parte colpita in termini di materiali e oggetti. Fanno eccezione i Titani più piccoli, comunque alti più del doppio rispetto ad una persona normale, che hanno a disposizione un solo punto da colpire, quello appunto letale. In senso inverso rappresentano un caso particolare gli Anormali o gli Intelligenti, che fungono da boss di fine missione, dotati di maggiore forza e agilità, oltre che imprevedibili.

Come anticipato da diverso materiale diffuso ben prima dell’uscita del titolo, avremo a nostra volta la possibilità di trasformarci in Titani con Eren, per tutta una serie di questioni legate alla trama che vi lasciamo il piacere di scoprire. In queste sezioni (molto specifiche e non dipendenti da noi) il senso di onnipotenza è reso davvero molto bene, peccato per una semplificazione del sistema di combattimento che oggettivamente non eguaglia quello a cui il titolo ci ha abituato nella nostra forma umana, che come avrete capito se siete arrivati fin qui ci ha stupito per fedeltà all’opera a cui si ispira, oltre che per il suo funzionamento.

Per i veri fan

Il fatto che con Eren non ci si possa trasformare in qualsiasi momento dipende dal fatto che di volta in volta utilizzeremo un personaggio diverso, ognuno con le sua abilità, le sue attitudini e il grado di esperienza raggiunto. Ma anche da una modalità principale, legata alla prima stagione dell’anime, splendidamente realizzata per fedeltà e suspence. Come chi si è addentrato nel fumetto o nel cartone animato saprà, la trama di L’Attacco dei Giganti non è poi così complessa e non costituisce un vero e proprio punto di forza, che piuttosto va ricercato nel terrore, nel mistero, nella tragicità e nella spettacolarità degli eventi che di volta in volta si susseguono; bene, Omega Force da questo punto di vista ha svolto, ripetiamo, un lavoro davvero superbo che lascerà assolutamente soddisfatti i fan.

Qualcosa di più poteva essere al contrario fatto in termini di varietà; solo sporadicamente il gameplay ci metterà alla prova in situazioni che non siano quella di sterminare tutti i Titani che capitano a schermo, magari facendoci utilizzare delle armi da fuoco oppure la “forma titanica”, come detto. Altrimenti dall’inizio alla fine dei diversi capitoli e missioni, di longevità più che discreta, la solfa sarà sempre la stessa; inutile dire che per quanto appassionante il gameplay potrebbe causare noia nel videogiocatore, specie se deciderà di addentrarsi nelle Survey e le Expedition Missions. Si tratta di missioni slegate dalla modalità principale, ancor più uguali tra loro purtroppo, molto utili però al fine di sbloccare nuovo equipaggiamento e materiali oltre che video extra dislocati al di là dell’anime.

Perché sì, il titolo ha anche una certa componente “ruolistica” basata su numeri e statistiche per quel che riguarda il nostro equipaggiamento, componente che dona un tocco di profondità ulteriore alle sequenze che separano una battaglia e l’altra. Potremo infatti comprare nuove armi o Dispositivi di Manovra Tridimensionali che incideranno su danni inflitti, velocità e quant’altro, ma potremo anche potenziare ciò che già è in nostro possesso.

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Ciliegina sulla torta segnaliamo la presenza di un comparto multiplayer online fino a quattro giocatori, perfettamente funzionante nelle prove da noi effettuate; giocare con amici potrebbe in qualche modo alleviare la ripetitività, dunque questa scelta è quanto mai gradita. Chiudiamo il paragrafo elogiando l’impatto visivo del titolo grazie ad un sapiente utilizzo del cel-shading; un po’ meno bene va a livello di fluidità e di funzionamento della telecamera, non sempre capace di seguire quanto succede. Nel complesso questi difetti non minano più di tanto l’esperienza di gioco, capace di regalare ore e ore di divertimento. Qualche sbavatura è presente anche nelle animazioni e nelle compenetrazioni poligonali tra ambiente e Titani; diversamente il comparto audio merita solo applausi sia per i brani di accompagnamento che per il convincente doppiaggio, anche se in giapponese con sottotitoli in inglese (l’assenza della lingua italiana, lacuna grave, renderà praticamente indigesto a chi non dovesse conoscere la lingua seguire le vicende, a meno che non si sappiano già).

Trofeisticamente parlando: un platino titanico

Il set di trofei di A.O.T. Wings of Freedom permette di raggiungere una buona percentuale di gioco semplicemente portando a termine la modalità principale, ma per ottenere il trofeo di platino l’impresa si fa lunga, piuttosto che ardua. Ciò che vi metterà i bastoni tra le ruote sarà la richiesta di sbloccare la Galleria al 100%, con informazioni, video, immagini, cosa che vi costringerà a completare tutte le missioni, primarie e secondarie.

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Dario Caprai
Non capisce niente di videogiochi ma, dal momento che non lo sa, continua a parlarne, imperterrito. Tanto è vero che il tempo preferisce passarlo a scrivere, a leggere, a vedere un film, a seguire e praticare sport, a inveire per il fantacalcio, a tenersi informato su tecnologia e comunicazione piuttosto che con un DualShock in mano. In tutto questo è, però, uno degli admin di PlayStationBit da tempo ormai immemorabile.

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