Publisher: SEGA Developer: Creative Assembly
Piattaforma:
 PS4 (disponibile anche per PS3) Genere: Survival Horror Giocatori: 1 PEGI: 18

Uno dei generi cinematografici e videoludici che da sempre affascina (in positivo ed in negativo) il pubblico è, senza alcun dubbio, l’ambiente fantascientifico. Da Star Wars per le spade laser ed i Sith, ad Avatar per i personaggi dalla pelle cianotica, il mondo ha plasmato le proprie conoscenze sugli avvenimenti di tali pellicole, lasciando un segno indelebile nelle memorie degli spettatori. Un discorso più contorto avvenne invece con la saga di Alien: dal punto di vista della critica cinematografica la saga ebbe un discreto successo ma, come da tradizione, la carriera lanciata dalla trasposizione videoludica causò non pochi grattacapi a SEGA, viste le ondate di osservazioni esplicate senza troppe remore nei confronti dell’opera. Ma non questa volta.

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Azzardare un recupero

La cronologia narrativa di Alien: Isolation si pone in maniera intermedia tra Alien e Aliens Scontro Finale. La protagonista, Amanda (figlia di Ellen), dovrà infatti percorrere un viaggio intriso di pericoli ed abomini al fine di recuperare la Scatola Nera presente sulla nave spaziale Nostromo. Il titolo mette subito nella mente del giocatore che il pellegrinaggio per lo spazio sarà tutt’altro che di routine e tranquillità. I primi minuti per familiarizzare con i comandi base saranno infatti l’unico aggancio rilassante della produzione pubblicata da Creative Assembly.
Alien: Isolation ha come primo punto vincente la caratterizzazione della protagonista: attraverso lei si sprigiona un’alchimia di stati d’animo ricreanti ansia, paura, ma anche affetto e determinazione nel voler portare a termine il proprio compito. Tale cura riportata nell’aspetto emotivo della ragazza va però a cozzare ben presto con un limite tecnico non da sottovalutare: Amanda infatti non sarà quasi mai ripresa direttamente dall’inquadratura durante le cut scene e, in quei determinati momenti, la mimica facciale lascia il posto ad una sterile espressione di default (patologia contratta anche dai personaggi secondari).

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La strategia sormonta la paura

Il gameplay può essere classificato come un dedito esponente del genere fantascientifico spaziale: i colpi di scena a livello narrativo, infatti, sono piuttosto telefonati, e tutto quello che il giocatore sarà chiamato a fare riguarda per la maggior parte delle volte la riparazione di un portellone oppure il ripristino di una fonte di energia in stile Isaac Clarke. Ma è nelle ambientazioni e nella cura maniacale per i dettagli che gli sviluppatori hanno voluto far confluire tutte le loro energie: la nave spaziale è stata riprodotta in maniera eccelsa ed i tunnel all’interno dei quali Amanda si dovrà avventurare sembrano usciti direttamente dalla pellicola del primo capitolo cinematografico.
Ciò ne fa conseguire un approccio di gioco che non ammette errori: nascondersi in un armadietto oppure attendere il momento propizio per attraversare un corridoio saranno le uniche scelte che porteranno alla progressione. La declinazione da survival horror viene infatti enfatizzata con capillarità attraverso tutti gli scenari affrontabili, e anche dal fatto che i “cacciatori” risvegliano l’anima di sopravvivenza più intima, data la loro spietatezza nei conseguire la caccia agli umani. L’ansia e la paura di essere scoperti (quindi per il 90% delle volte eliminati) viene ampliata “artificialmente” anche da un sistema di checkpoint tutt’altro che moderno: Creative Assembly ha deciso di adottare la tipologia di salvataggio in punti fissi della mappa, delle volte davvero troppo lontani tra loro, ma che riescono a caricare ulteriormente la tensione dell’utilizzatore, spingendolo al ragionamento (a discapito però dell’esplorazione in caso di dipartita).

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I nemici proposti dal titolo SEGA non sono però unicamente alieni: la protagonista si troverà ad affrontare anche androidi e l’equipaggio della nave visitata, in grado di far variare le dinamiche di approccio a seconda appunto degli avversari presenti. Le fasi offensive, come sopra rimarcato, devono essere ben pianificate: le munizioni infatti sono poche e comunque non sufficienti, la maggior parte delle volte, a risolvere un combattimento. Al contrario le bombe elaborate tramite crafting risultano essere un buon compromesso per scavalcare un passaggio ostile. Il ruolo decisivo è però ricoperto dallo stealth, metodo che permette nella stragrande maggioranza dei casi di eludere l’intelligenza artificiale dei nemici (anche se rimane comunque una dura impresa, contro gli alieni).

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