NeverDead - Recensione | PlayStation Bit

NeverDead – Recensione

Publisher: Konami Developer: Rebellion
Piattaforma: PS3 Genere: Action Giocatori: 1 (Online: 2-4) PEGI: 18

Il team Rebellion ha da poco sfornato la sua ultima fatica, NeverDead, un titolo che sin dal suo annuncio prometteva di far faville grazie ad un concept senza dubbio parecchio originale. Gioco alla mano, però, le cose sembrano non essere andate per il verso giusto e le nostre aspettative vengono selvaggiamente tradite.

Che confusione

Se dovessi sintetizzare il primo impatto col gioco, probabilmente mi limiterei ad utilizzare un punto di domanda. Il video introduttivo ci presenta Bryce, il nostro eroe, alle prese con un sinistro demone: il tutto ha luogo in un epoca che non possiamo sicuramente considerare contemporanea; lo notiamo dalla sua armatura e dagli abiti della sua compagna di viaggio. Veniamo catapultati in una sequenza in-game in cui dobbiamo combattere contro questo demone, mentre su schermo cominciano ad apparire i titoli di testa.
Che sta succedendo? Nessuno sembra capirci molto, ed il colpo di grazia arriva quando, alla fine del combattimento, ci troviamo di botto in un’altra epoca, moderna, ed il nostro paladino si è trasformato in una sorta di rockstar al tramonto. Spero che l’inizio di questa recensione vi abbia confuso allo stesso modo con cui il gioco è riuscito a confondere il sottoscritto.

La storia di NeverDead va dispiegandosi un poco alla volta, missione dopo missione: emergono informazioni relative a Bryce, cacciatore di demoni che è dotato di un occhio demoniaco lo rende immortale. Da oltre 500 anni continua a trovarsi alle prese con migliaia di demoni che, per un motivo o per l’altro, vogliono distruggere tutto e tutti, cacciando il pianeta nel totale caos. Il team Rebellion pare non essere un grande fan dell’originalità.

Una scollatura non basta per caratterizzare un personaggio

A fare compagnia a Bryce per tutto il corso dell’avventura ci pensa una sua collega di lavoro (lavorano entrambi per una multinazionale caccia-demoni che Devil May Cry in confronto è un’azienda indie hipster): il giocatore è costantemente affiancato da questa intelligenza artificiale dalle dubbie capacità motorie, ed in ogni missionebisognerà lavorare spalla a spalla per annientare tutti i demoni.

A pezzi

Se a livello narrativo, quindi, NeverDead è certamente deludente, su quello relativo alle meccaniche di gioco sembra essere in grado di offrire qualcosa di interessante. Sembra.
La peculiarità del gioco consiste nell’immortalità di Bryce che, invece di morire, viene smembrato in mille pezzi (in realtà in cinque, ma non rendeva l’idea) e dovrà quindi ricomporre il suo corpo per rimettersi letteralmente in piedi. Nonostante Bryce sia capace di combattere senza una gamba o senza un braccio, il nostro eroe dovrà anche smembrarsi volontariamente per superare alcune sezioni di gioco: utilizzando la testa come fosse una sfera, sarà in grado di rotolare in cunicoli e raggiungere aree altrimenti inaccessibili. In un certo senso si tratta di una reinterpretazione di quanto visto in Metroid.

Il primo Picasso nel mondo dei videogames

Il concept, quindi, è senza dubbio interessante, ma la scarsa esecuzione pesa incredibilmente sull’esperienza di gioco: NeverDead è un action che in certi frangenti vorrebbe essere frenetico, ma che viene smorzato dalla lentezza delle meccaniche che lo caratterizzano. Bryce può utilizzare la sua spada per affettare i demoni, e per controllarla è necessario tenere premuto un tasto dorsale del Dual Shock 3 e direzionare l’arma con l’analogico. Il sistema funziona sufficientemente bene, ma dopo poco comincia a stancare, vuoi per la sua lentezza, vuoi per la parziale imprecisione di questa configurazione di controlli. E’ possibile utilizzare anche armi da fuoco, ma questo elemento poco approfondisce il gioco, poiché è il titolo stesso ad esaltare costantemente gli scontri ravvicinati.


Commenti
Una risposta a “NeverDead – Recensione”
  1. Avatar of popcornking popcornking scrive:

    Bella recensione! L’unico punto che mi trova contrario è la didascalia della prima immagine: “Una scollatura non basta per caratterizzare un personaggio”. Mh, mica è troppo vero… :-P

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