Quella con la versione di prova del nuovo capitolo di Pro Evolution Soccer è ormai una piacevole abitudine. Da un paio d’anni a questa parte infatti Konami ha deciso di convincere gli scettici facendo provare con mano il suo simulatore calcistico qualche settimana prima della sua uscita dei negozi e noi di PlayStationBit, dopo avervi fornito la lista trofei in anteprima, siamo qui per dirvi tutto ciò che c’è da sapere sul titolo.

Anno nuovo, calcio nuovo

Fin dalla sua presentazione iniziale PES 2018 è stato presentato come il capitolo più innovativo della serie soprattutto per quanto riguarda il realismo. Il brand manager Adam Bhatti ha infatti insistito a lungo su quelli che sono stati chiamati “Super 7”, ossia i sette elementi chiave.

Tutto ciò ovviamente si ripercuote sulle movenze dei giocatori, sul loro aspetto e il controllo di palla. Con queste premesse, il mio personalissimo approccio a questa demo non può dunque che essere di quelli carichi di speranze e di aspettative.

La prima sensazione è però quella di divertimento, dato che vedere Neymar con ancora indosso la casacca del Barcellona mi ruba, in quanto appassionato di calcio, una piccola risata. Sorvolando però sul mancato aggiornamento delle rose (che ci viene anche ricordato da un pop-up) decido di lanciarmi subito nella modalità Esibizione, trovando così le 12 squadre disponibili in questa demo.

Barcellona, Borussia Dortmund, Liverpool e Inter mi ricordano che dai primi capitoli su PlayStation 2 il calcio di Konami non ha smesso di evolversi, tanto che per la prima volta nella storia della serie Francia e Olanda presentano un accordo totale sulle licenze mentre, sfortunatamente, la Juventus (la mia squadra del cuore) e il campionato di Serie B restano ancora appannaggio del rivale di sempre, FIFA.

Senza troppi indugi però mi preparo a scendere in campo con la sensazione ormai familiare che questa sia la prima volta che inizio un match di calcio in un capitolo di Pro Evolution Soccer.

Finta e controfinta

La prima nota “dolente” di questa demo arriva proprio in fase di impostazione di gioco: per scelta tecnica le formazioni non saranno modificabili a livello di moduli ma solo per quanto riguarda i giocatori in campo, cosa che non mi consente di saggiare le migliorie apportate al sistema di gestione della propria squadra.

Il menù, sostanzialmente invariato, mette subito in luce una delle grandi novità del 2018: i volti dei giocatori, prima proposti in versione virtuale, sono ora vere e proprie fotografie che rendono decisamente più facile individuare i giocatori. Piccolezze, certo, ma decisamente apprezzabili soprattutto da chi vuole sempre di più.

Scelto il team (per la prima partita sono partito leggero con il Colo Colo), decido di scendere sul verdeggiante prato del Camp Nou, uno degli stadi su licenza presenti nel gioco e riprodotto in ogni minimo particolare, dall’esterno ai tunnel d’ingresso, tanto che sembra quasi un peccato saltare l’introduzione per iniziare a giocare.

Giunge però finalmente il momento di calciare il pallone, cosa che mi porta fin da subito ad apprezzare il fenomenale lavoro svolto dal Fox Engine, che ancora una volta migliora quanto di buono visto nel corso dello scorso anno e porta il titolo su un nuovo livello qualitativo.

Il fumo che fuoriesce dalla bocca dei giocatori, il sudore e i volti concentrati sulla partita sono una vera e propria poesia in movimento, soprattutto se abbinate alla grande fluidità che PES è riuscito a raggiungere in questa versione, facendo dimenticare i tentennamenti avuti qualche anno fa e il calo qualitativo patito con una versione 2015 (quella che ha sancito il passaggio alla current-gen) decisamente sotto tono.

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