Scalebound diventerà il nuovo Death Stranding?

Scalebound diventerà il nuovo Death Stranding?

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La notizia che in questi giorni sta dominando il Web è senza dubbio quella relativa alla cancellazione, su quella Xbox One che rivaleggia con la nostra amata PlayStation, dell’ultimo progetto di Platinum Games, ossia Scalebound.

Il titolo, un hack’n’slash con forti componenti dei giochi di ruolo, sarebbe dovuto essere una delle esclusive più rilevanti della console Microsoft: l’eliminazione del progetto e la rimozione di tutto il materiale dai canali ufficiali della compagnia di Redmond (ma non dal sito di Platinum Games) ha quindi generato fiumi di commenti e di post sia dei fan che dei detrattori della console.

Per quanto, con buona pace di chi pensi il contrario, il titolo non avrebbe certo fatto evolvere il mondo dei videogames, è sempre un dispiacere vedere come progetti validi e ben avviati vengano “uccisi” a causa di tagli di budget o chissà quale altra motivazione, situazione che riporta alla mente una vicenda che i fan di PlayStation (e non solo) ricordano molto bene.

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Stiamo infatti parlando di P.T., il progetto di Hideo Kojima e Guillermo Del Toro che, dopo una prima demo esaltante, ha spinto il geniale creatore a staccarsi dalla sua casa di origine, Konami, per fondare la sua software house, la Kojima Productions.

A dirigere il tutto è stata proprio Sony, che ha stretto accordi con Kojima stesso per creare un videogame, Death Stranding, che diventerà una delle esclusive più importanti di PlayStation nonché, e di questo siamo praticamente certi, uno dei migliori videogames di questa generazione di console.

La domanda, quindi, sorge spontanea. Deciderà Sony di ripetere “l’esperimento Kojima” e tentare di accaparrarsi i diritti di Scalebound per renderlo un’esclusiva PlayStation 4? Ovviamente non è dato sapere cosa frulli in questi giorni nelle teste degli sviluppatori di Platinum Games né tanto meno se la casa nipponica deciderà di muoversi e pugnalare alla spalle la rivale principale dell’attuale console war.

Ciò che è certo è che se l’accordo si farà bisognerà vedere comunque se il gioco sarà una killer app oppure l’ennesima fregatura, anche se, e di questo ne siamo convinti, la vicenda è ben lontana dalla sua conclusione. Vi invitiamo quindi a rimanere con noi per tutti gli aggiornamenti del caso.

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Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare numerosi gruppi di recupero e svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi Stefano ha 26 anni e scrive per il Bit, non perchè abbia una scelta, ma perchè se no il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All Stars Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia ai trofei di Platino, con scarsi risultati.

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