Sviluppatore: Double Fine Productions Publisher: Double Fine Productions Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS Vita) Genere: Punta e Clicca Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 14,99 €

“Quando penso a Maureen mi vengono in mente due cose: asfalto e guai”.
Ben Throttle

Arrivato dopo mostri sacri del calibro dei primi due Monkey Island, Loom e Day of the Tentacle, e prima di Monkey Island 3 e Grim Fandango, Full Throttle è una delle avventure grafiche dell’età dell’oro di LucasArts. Con un’operazione analoga a quella realizzata per i già citati Grim Fandango e Day of the Tentacle, Double Fine ha riportato alla luce questa piccola perla, con la nuova grafica disegnata a mano, la rimasterizzazione dell’intero comparto audio e il supporto al 4K per PlayStation 4 Pro.

A più di vent’anni dall’uscita originale del gioco, oltre ad analizzare le caratteristiche di una pietra miliare del genere Punta e Clicca, ci chiediamo quanto e come sia invecchiato Full Throttle. La risposta la trovate nella nostra recensione.

A tutto gas

Malcolm Corley, presidente della Corley Motors, è l’ultimo baluardo in difesa dei veicoli a motore, essendone l’unico produttore nello stato. Il vicepresidente dell’azienda, Adrian Ripburger, non è però dello stesso avviso e sta tramando qualcosa per acquisire il controllo della Corley Motors e mettere fine alla produzione di motociclette, grande passione del presidente in carica. Il nostro protagonista, Ben, suo malgrado, si troverà coinvolto in una situazione che ben presto si rivelerà molto più grande del previsto. A dare una mano al nostro eroe anticonvenzionale ci penserà Maureen, misteriosa ragazza appassionata delle due ruote.

Arrivati a questo punto, evitiamo di addentrarci oltre nella trama, anche perché rovinarvela sarebbe davvero un peccato: Full Throttle, come un po’ tutte le avventure LucasArts, possiede una storia avvincente, imprevedibile e sempre ricca di colpi di scena. L’avventura è breve (considerata anche la semplicità della maggior parte degli enigmi), ma riesce a regalare un concentrato di emozioni che raramente è possibile ritrovare in altri videogiochi.

Gran merito va dato alla caratterizzazione dei personaggi, come al solito impeccabile, con protagonisti dal grande carisma e comparse capaci, anche con una sola battuta, di rimanere impresse nella memoria per sempre. Parliamo innanzitutto di Ben, dal carattere rude e scontroso, ma sempre mosso dal nobile ideale della libertà: uno dei protagonisti più controversi e carismatici dell’intero universo LucasArts. A differenza dell’ironia di Guybrush o dei protagonisti di Day of the Tentacle, Ben è più riservato e, come vi spiegheremo più avanti, tende a risolvere i problemi con la forza, piuttosto che con le parole. Questo cambio di registro fu dovuto alla voglia di provare qualcosa di nuovo da parte degli sviluppatori, ed è riscontrabile anche nella trama, molto più seria e violenta rispetto ai giochi realizzati in precedenza, con tinte noir molto più vicine a quelle che saranno adottate in seguito per Grim Fandango.

Sarebbe ingiusto poi, non citare la tanto affascinante quanto misteriosa Maureen, il simpatico e scanzonato Malcolm Corley e il malvagio Ripburger. Tutti personaggi pieni di sorprese, grazie ai quali gli sviluppatori hanno raccontato una storia che, grazie alla sua qualità, non ha minimamente accusato il peso degli anni.

Con la violenza si risolve tutto

Come già vi abbiamo accennato, Ben rompe gli standard dell’eroe, anche un po’ “sfigato” volendo, che per raggiungere i suoi obbiettivi fa uso di intelletto e parlantina. Ci troviamo di fronte a un’avventura in cui c’era voglia di cambiare, nonostante il successo ottenuto in precedenza: una sperimentazione che influisce anche sul gameplay. L’interfaccia di gioco è stata rinnovata rispetto al passato, non solo graficamente, e ci mette a disposizione quattro comandi: esamina, usa la bocca (e c’è un motivo, che gli appassionati capiranno, se non lo definiamo con il classico “parla”) usa le mani e usa i calci. Questo ovviamente influisce sugli enigmi, che risultano meno complessi rispetto ad altre avventure LucasArts (manca anche la possibilità di unire gli oggetti), ma non privi dell’ironia e della sagacia a cui siamo abituati. Più che sulla quantità, considerando anche la breve durata del titolo, gli sviluppatori puntarono sulla qualità, che ancora oggi ci sembra di ottimo livello.

Quello che invece non abbiamo apprezzato più di tanto, e che forse accusa di più il peso degli anni, è la componente action. Durante l’avventura ci ritroveremo a guidare moto e auto, in sezioni interessanti dal punto di vista concettuale (gli scontri in motocicletta ci hanno ricordato in un certo senso i duelli a insulti di Monkey Island, con l’unica differenza che qui ci si picchia per davvero) ma realizzate in maniera non proprio eccezionale. Qualcosa di rivoluzionario ai tempi, ma che ai giorni d’oggi può rivelarsi a tratti frustrante da controllare, soprattutto nella fase dedicata alla guida dell’auto.

1
2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8/10
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Gennaro Favatà
Detto anche "Giovanni", dagli amici di Ubisoft. Newser, inviato, grafico e se sei fortunato lo trovi anche sul forum di PlayStation Bit. Ama alla follia fumetti, cartoni animati, videogiochi e quanto di più colorato e non-sense ci sia, non disdegnando però generi più dark come l'horror e il noir. Inoltre, come ogni eroe che si rispetti, sa trattenere il fiato per 10 minuti.