Tag Articoli taggati come "Recensione"

Recensione

Publisher: Telltale Games Developer: Telltale Games
Piattaforma: PS4 (disponibile anche per Mobile) Genere: Avventura Grafica Giocatori: 1 PEGI: 18 Prezzo: 29,99 €

PlayStationBit ha deciso di non valutare più, singolarmente, ogni singola uscita che forma titoli come quelli di Telltale, cosiddetti “ad episodi”. Piuttosto, il corpo dell’articolo sarà aggiornato di volta in volta, di capitolo in capitolo, così come il voto, facendo una somma di tutto quanto visto fino ad ora.

In prima pagina troverete un paragrafo relativo all’ultimo episodio uscito, al comparto audio-visivo e ai trofei, mentre in quelle seguenti il nostro parere in merito a quanto già visto.

Dopo due stagioni di enorme successo, più le due mini avventure 400 Days e Michonne, Telltale è pronta a tornare con una nuova serie dedicata a The Walking Dead. L’opera diventata ormai celebre grazie a serie tv e fumetti, diventa anche videogioco per raccontarci le nuove avventure di Clementine e compagnia. Ennesimo successo dello studio californiano o passo falso? Scopritelo con noi in questa particolare recensione “a puntate”.

the_walking_dead_a_new_frontier_001

Episodio 3: Above The Law

Dopo aver fatto la conoscenza della famiglia García, degli abitanti della comunità di Prescott e aver rincontrato vecchi amici come Clementine, è tempo di approfondire il passato per capire meglio quello che accadrà in futuro. In un mondo come quello di The Walking Dead è fondamentale conoscere al meglio i propri nemici, ma soprattutto i propri amici; vi sarete ormai accorti che spesso la vera minaccia risiede negli esseri umani più che nei “muertos”.

Tra passato e futuro

Nell’ultimo episodio ci eravamo lasciati davanti al cancello dell’accampamento della New Frontier, gruppo di sopravvissuti riconoscibili dal marchio stampato a fuoco sulla pelle dei membri del clan. A sorpresa scopriamo che il fratello di Javi, David, non solo è vivo ma è il capo della divisione militare della New Frontier. Il capitolo è quindi incentrato sul clan e ci porterà a conoscere la gente e il passato di questa organizzazione. Scopriremo anche qualcosa in più su Clementine e sul perché abbia abbandonato la New Frontier. Un episodio con buoni contenuti, forse inferiore ai primi due, ma che complessivamente rispetta i canoni qualitativi di Telltale.

Above The Law è un episodio di intermezzo, con il compito di chiarire diversi punti oscuri della trama e rivelare il passato dei protagonisti. Molto spesso in altre serie Telltale abbiamo giudicato in maniera non troppo entusiasta questi passaggi intermedi, ma stavolta c’è qualcosa di diverso: a partire dalle ottime basi poste in precedenza, passando per la qualità dei personaggi e finendo con la grande curiosità che ci portiamo dietro fin dall’inizio. Tutto ciò permette ad un capitolo non troppo esaltante, di attirare comunque l’attenzione e tenerla viva per tutta la durata dell’avventura.

Nei primi due episodi ci eravamo detti un po’ delusi dalle fasi action, quantitativamente e qualitativamente. Above The Law in questo senso non fa nulla per cambiare, anzi: stavolta è praticamente tutto incentrato sulla trama e lo spazio lasciato ai soliti Quick Time Event è quasi nullo. Per fortuna il ritmo della narrazione non ne risente troppo, visti i diversi colpi di scena e i vari flashback dedicati al passato dei protagonisti.

Bene anche per quanto riguarda le scelte, nonostante in Above The Law non ci siano bivi particolarmente decisivi: questa componente dei titoli Telltale è sempre stata una controversia, visto che spesso e volentieri al giocatore veniva data solo l’impressione di poter cambiare una storia già ben definita, che rendeva praticamente inutili le nostre decisioni. Abbiamo potuto constatare che stavolta alcune scelte influiscono in maniera significativa sulla storia (che comunque continua a viaggiare su binari prestabiliti): pensate bene se uccidere o meno un uomo, se tradire o meno la sua fiducia, se agire egoisticamente o pensare al prossimo. Nel prossimo episodio analizzeremo meglio questo aspetto per darvi la conferma definitiva su quanto detto.

Passi avanti per Telltale

Negli ultimi anni ci eravamo lamentati di una realizzazione tecnica non sempre all’altezza nelle avventure Telltale: da Game of Thrones a Minecraft i risultati proposti non erano sempre all’altezza, anche considerando l’hardware di PlayStation 4. Con The Walking Dead: A New Frontier, gli sviluppatori hanno cercato di migliorare la resa grafica del gioco: i risultati sono evidenti, soprattutto nelle animazioni, molto più fluide e realistiche rispetto al passato. Altri piccoli accorgimenti, come l’inserimento delle bande nere durante le cutscene più importanti e il miglioramento del cel-shading, aggiungono ulteriore qualità al gioco. Non aspettatevi una grafica da tripla A, ma in questo senso è stato fatto un enorme passo avanti.

A livello sonoro ottimo come sempre il doppiaggio in lingua originale, con il ritorno di vecchie conoscenze e l’arrivo di volti nuovi. Bene anche la colonna sonora, che riprende motivi dal passato e ne introduce di nuovi, perfetti per immergere i giocatori nel desolato mondo di The Walking Dead. Peccato solo per la localizzazione italiana, che manca anche in questa produzione Telltale.

the_walking_dead_a_new_frontier_002

Trofeisticamente parlando: strada spianata

The Walking Dead: A New Frontier porta con sé 31 trofei, Platino compreso. Come da tradizione per Telltale, tutti gli obbiettivi sono legati al completamento della storia, a prescindere dalle decisioni prese durante l’avventura. Insomma, questo Platino è semplicemente una questione di tempo. Per maggiori informazioni comunque, vi invitiamo a consultare la guida già presente sul nostro forum.

di -
0 295
Publisher: Square Enix Developer: Platinum Games
Piattaforma: PS4 Genere: Action JRPG Giocatori: 1 PEGI: 18 Prezzo: 69,99 €

Non ci sono dubbi che questi ultimi anni hanno sancito una crescita notevole del medium videoludico, non solo da un punto di vista tecnologico, ma soprattutto da un lato prettamente artistico. Il videogiocatore moderno non si accontenta più di giocare semplicemente, ma vuole che il disco inserito nella console possa regalargli delle emozioni e delle esperienze che porterà dentro di sé per molto tempo. Questa ricerca dell’arte a tutti i costi è una caratteristica molto presente soprattutto nelle produzioni orientali, dove i paletti imposti da una società conformista, come quella occidentale, vengono eliminati lasciando lo spazio ai soli limiti imposti dall’immaginazione.

Hype!

Quando nel lontano 2015, durante la conferenza dell’E3 di Square Enix, venne mostrato, per la prima volta, un trailer dal nome Nier New Project, nessuno si sarebbe aspettato che, a distanza di un paio d’anni, questo fomentasse una vastissima mandria di videogiocatori, tutti impazienti di mettere le mani sul prodotto finale. Questo doveva essere il seguito di Nier, titolo uscito nel 2010, che salvo una strettissima cerchia di persone, non aveva avuto un grandissimo successo. Nonostante questo però, tutti riconobbero finalmente la capacità di Yoko Taro di scrivere una storia tanto originale quanto libera da restrizioni imposte dalla cultura moderna, diventando così un titolo di culto nonostante gli enormi difetti presenti.

Ecco quindi che, dopo mesi e mesi di estenuante attesa arriviamo a marzo 2017, periodo in cui riusciamo ad entrare in possesso della nostra copia di NieR: Automata consci del fatto che, indipendentemente dai possibili difetti, abbiamo tra le mani un prodotto artisticamente valido e che ci saprà divertire, grazie anche al lavoro meticoloso dei ragazzi di Platinum Games.

Il lato B di 2B

Parlare della narrativa di questo ultimo capitolo non è cosa affatto facile, questo perché la narrazione prosegue pari passo con le emozioni trasmesse. Proprio per questo non mi dilungherò molto su questo aspetto, limitandomi a fare alcune osservazioni sul risultato finale. Tutto questo però, necessita di una piccola premessa. Yoko Taro è un personaggio particolare che riesce a trarre ispirazione dalla parte più oscura dell’animo umano. Tutto questo fa nascere una trama tanto cruda quanto violenta, la quale non si esimerà dal concludersi in maniera apocalittica se questo è desiderato dello stesso Taro. Automata riesce ad essere, senza ombra di dubbio, l’opera che più di tutte fa comprendere questo aspetto della creatività dello scrittore di Nagoya. Questo aspetto, unito all’ottimo background creato con la serie Drakengard e Nier sono probabilmente i motivi di questo successo planetario.

Il titolo ci catapulterà su una terra post-apocalittica dilaniata dall’invasione di un gruppo alieno che ha costretto l’umanità, a causa delle macchine da loro utilizzate, a trovare rifugio sulla Luna. Proprio dal satellite terrestre la razza umana mette insieme un’organizzazione chiamata YoRHa, con l’obiettivo primario di combattere la minaccia aliena, riuscendo così a riprendersi il controllo del pianeta azzurro. Questa organizzazione però non usa militari o strumenti canonici, ma androidi umanoidi che, a differenza delle macchine terrestri, hanno deciso di loro spontanea volontà di rinnegare qualsiasi tipo di emozione, al punto tale da non essere neanche identificati con un nome.

Passando in rassegna tutti i protagonisti della storia, partendo da 2B, di cui è conosciuto ormai da tutti il famoso lato B, citando 9S e arrivando a personaggi come Pascal, la cosa che risulta chiaramente assurda è che la quantità enorme di emozioni che ci vengono date, vengono trasmesse proprio da esseri che nel nostro vivere quotidiano sono semplici oggetti privi di qualsivoglia emozione, ovvero macchine. Ed è questa la genialità che sta alla base di NieR: Automata. Tutti i personaggi di cui prenderemo il controllo, oppure la gran parte delle macchine che incontreremo nel nostro viaggio, sono tutte perfettamente caratterizzate in maniera unica e penetrante.

Paradossalmente però le emozioni più forti, dal mio punto di vista, non verranno trasmesse dalla main story, ma dalle poche e perfettamente sviluppate missioni secondarie, ognuna delle quali riuscirà a raccontare alcuni aspetti dell’animo umano che molto spesso, presi dal ritmo frenetico della vita, perdiamo di vista oppure sottovalutiamo.

di -
0 57
Publisher: 2Dream Corporation Developer: Hucast Games
Piattaforma: PS4 Genere: Shoot’em up vertical Giocatori: 1-2 PEGI: 12 Prezzo: 8,99 €

Ghost Blade HD si può definire come il ritorno di un classico da sala giochi, ossia lo sparatutto a scorrimento verticale. Gli sviluppatori hanno fatto centro: riportare alla luce una categoria che si vede ormai poco sugli schermi, giocando sul fattore nostalgia.

E i ragazzi di Hucast Games lo hanno fatto bene, ma potevano osare molto di più.

Non me lo ricordavo proprio così…

Appena appare la prima schermata, si capisce il primo obiettivo degli sviluppatori: vendere (che poi, in realtà, dobbiamo ancora vederlo uno sviluppatore senza quell’obiettivo NdD). Una bellissima schermata iniziale piena di colori accesi e vivaci, con soggetto dell’inquadratura tre splendide ragazze, che si dimostreranno essere le “pilote” che guideremo durante la nostra spedizione punitiva.

A ricordare grandi classici del genere (come non citare Aero Fighters, G-Darius e R-Type Delta), ci trovavamo davanti enormi navicelle con colori cupi e la tensione la sentivi con uno sguardo. Purtroppo i tempi sono cambiati ed è l’occhio che vuole la sua parte.

Tutti i giocatori maschi ringraziano gratuitamente, e anche le femminucce più incallite (mh, questa forse ce la potevamo risparmiare NdD).

Pronto all’azione!

Il menù principale si presenta molto semplice ed intuitivo: si hanno a disposizione quattro modalità di gioco, 1Player, 2Player, Score Attack e Training, una leaderboard mondiale e il reparto opzioni.

La più grossa lacuna che avrebbe fatto guadagnare moltissimi punti è la mancanza del reparto online. Non si ha quindi la possibilità di giocare insieme a un amico al di fuori della propria casa, cosa che non si riesce ad immaginare nel 2017.

D’altra parte, non sono tanti i giochi che garantiscono la co-op locale, ed è questo il nostro caso.

PEW, PEW, PEW!!! Ma quali sono i comandi?

Scelta una delle poche modalità ludiche presenti, si parte!

Si ha la possibilità di decidere con quale delle tre astronavi, ognuna con un approccio di attacco differente dalle altre, affrontare i cinque livelli per concludere l’avventura, impostando la difficoltà più opportuna con cui si vuole giocare. Lo schermo si rimpicciolisce e non sfrutta tutta la larghezza a disposizione, limitando di fatto il campo di gioco e lasciando ai lati dello spazio uno sfondo in fin dei conti bello da vedersi, ma del tutto inutile.

Nessuna storia, nessun background sui personaggi, nessun dialogo. Subito in scena, senza far perdere troppo tempo al giocatore che vuole solo immergersi in un mondo ci proiettili, mecha e boss infimi. Nessuna pietà anche per i comandi: non esiste tutorial iniziale, i tasti si provano direttamente in game, sempre se non si ha avuto la briga di andare a vedere la mappatura dei tasti nelle varie opzioni.

di -
0 64
Publisher: Playgroundsquad Developer: Playgroundsquad
Piattaforma: PS4 Genere: Azione Giocatori: 1-4 PEGI: 7 Prezzo: 3,99€

Ormai, siamo abituati a titoli che ci vengono proposti con multiplayer di stampo avanzato, forniti da un potenziale tecnicamente superiore ai vecchi tempi.

Ma cosa succede, se un gruppo di studenti di origine svedese, attualmente, ci propone un multiplayer locale? Semplice: la risposta è Ruckus Rumble.

 

Si ritorna ai vecchi tempi

Ruckus Rumble, dunque, di cosa si tratta? È un gioco multiplayer locale a fino a quattro giocatori; quindi nessuna modalità singolo giocatore. Prende spunto quasi sicuramente dal famosissimo Bomberman, icona Konami, ma che si direziona da tutt’altra parte.

Combattimenti corpo a corpo, skill e agilità fanno di Ruckus Rumble il gioco perfetto per ogni famiglia.

Ma entriamo più nel dettaglio: il gioco presenta una singola modalità, quella di combattere in un’arena. In totale troviamo cinque arene, ognuna con diverse trappole per far fuori l’avversario.

Il giocatore può scegliere tra sette personaggi, personalizzabili tra l’altro con la sola pressione del tasto triangolo. Nulla di entusiasmante però, si possono cambiare giusto i colori dell’abbigliamento del personaggio. Ogni personaggio ha una sua arma, per esempio troviamo Noino, che come arma da combattimento si ritrova una canna da bambù; mentre Annie May ha addirittura una bacchetta magica.

Le arene, come detto in precedenza, presentano svariate trappole. Lungo ogni mappa, si possono trovare per terra dei teletrasporti di color rosso, dove una volta caduti dentro, subirete danni. Su quasi ogni mappa, poi, troviamo pure dei corsi d’acqua, utili ma che presentano “sorprese” in alcune mappe.

 

Questi corsi d’acqua, in diversi occasioni, vi aiuteranno a non essere colpiti dai nemici, infatti una volta caduti dentro sarete immuni, peccato però che dopo tre secondi il personaggio uscirà automaticamente dall’acqua; ma in alcune mappe le cose cambiano. Per esempio su Piranha Swamp, dentro i corsi d’acqua troverete dei Piranha pronti a sbranarvi (in realtà vi toglieranno una tacca di vita, nulla di così pericoloso). Sull’arena Plantation, troviamo invece delle trappole elettriche che, non appena attivate, se posizionati nella traiettoria del filo della corrente, vi ritroverete fulminati all’istante (anche qui nulla di pericoloso, vi toglieranno una tacca di vita). Infine, sull’arena Cargo Bay, troverete dei pannelli pronti a risucchiarvi dentro non appena schiaccerete il pulsante posto ai bordi della mappa.

Ogni personaggio presenta tre abilità: rampino, palla di fuoco e onda d’urto. Il rampino è un’arma a doppio taglio: vi aiuterà ad attraversare la mappa in un istante, ma se scagliata contro di voi vi porterà dritti dal nemico o in pasto ai piranha. La palla di fuoco, invece, è molto utile. Se il nemico viene colpito, prenderà fuoco, ed il personaggio comincerà a correre per la mappa senza possibilità di controllarlo, quindi sarà l’occasione perfetta per attaccarlo ripetutamente, poiché non causerà danno.

Infine l’onda d’urto, forse una delle abilità più importanti. Attivabile semplicemente saltando, scaglierà un’onda d’urto contro il nemico paralizzandolo o spingendolo via in una delle tante trappole, quindi un’altra occasione perfetta per attaccarlo ripetutamente; ma potrete evitare tutto questo, infatti qualsiasi personaggio potrà parare, poiché equipaggia uno scudo con sé; un po’ “soulslike”, ammettiamolo, tant’è che se parerete col giusto tempismo, farete il parry al nemico.

di -
0 58
Publisher: BadLand Games Developer: Infinigon
Piattaforma: PS4 Genere: Action RPG Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 19,99€

Argus Windell, mago d’altri tempi, si è ormai ritirato, il suo lavoro è ora gestire un negozio di pozioni e, dato il grande numero di eroi che bussano alla sua porta, è per lui un mestiere più che redditizio. Una voce del passato però continua a tormentarlo e Argus si ritrova ancora una volta invischiato in ciò che credeva ormai sepolto da tempo, un temibile demone chiamato: l’Inaspettato.

Lode all’Evolutore!

Ve lo diciamo subito però, Zenith in versione PlayStation 4 è un enorme “no”! Non nascondiamo che il titolo sia abbastanza divertente, con dei simpatici siparietti che vi strapperanno più di qualche risata, senza escludere citazioni e personaggi arrivati direttamente da altri videogiochi. Zenith prende soprattutto di mira la saga di Final Fantasy con personaggi come “Titus” e “Claude”, ma non mancheranno anche citazioni a Bioshock Infinite, nel tentativo di spiegare come una città possa librarsi nel cielo grazie alla magia, o troveremo un avventuriero dai capelli bianchi chiamato Gerard Riviera.

Il titolo non si ferma ai personaggi delle varie serie videoludiche ma, grazie alla traduzione in italiano, riesce a sfoggiare i più famosi dialetti della nostra terra, così gli orchi diventano napoletani, mentre i contadini degli adorabili bolognesi, non risparmiando nemmeno film più blasonati come Harry Potter, Il Signore degli Anelli o Indiana Jones, rendendo il tutto davvero divertente e mai forzato. Ma allora perché Zenith è un grande “no”? Lo analizziamo subito e, attenzione, qui ci limiteremo solamente a far luce sulla versione PlayStation 4 del titolo, unica versione da noi testata.

Avada Kedavra!

Zenith viene presentato come un action RPG “vecchio stampo”, purtroppo però tutto ciò che è presente nel titolo è… vecchio, partendo dai combattimenti. Questi ultimi si basano tutti su un singolo attacco, che si esegue semplicemente premendo il tasto X in continuazione, abbiamo poi una parata (che nel 90% dei casi si rivela completamente inutile), un tasto dedicato alla magia, che possiamo dividere tra fuoco, terra e ghiaccio e un tasto per la sempreverde schivata. Detta alla buona, lo stile di combattimento ricalca molto ciò che abbiamo già visto ed apprezzato su Diablo 3, senza ovviamente le varie abilità del personaggio e della relativa classe. I combattimenti purtroppo, seppur simili a quelli del titolo Blizzard, non sono certo da ricordare, anzi, sono spesso monotoni e sempre uguali. Data la scarsa quantità di avversari, ci ritroveremo ad affrontare sempre le stesse ondate di nemici e, senza una reale difficoltà ad ostacolarci, non troveremo problemi nemmeno contro i boss più grandi, ritrovandoci quindi a premere sempre il tasto di attacco come dei forsennati.

Anche i menù di personalizzazione del personaggio sono davvero scarni, la nostra unica scelta sta nelle armi da equipaggiare, che si dividono in pugni, martelli e spade, passando poi alla magia che, come già detto varia tra fuoco, terra e ghiaccio, e agli abiti, che resteranno sempre uguali mentre gli unici bonus che andremo ad aumentare saranno quelli riguardanti l’energia massima, il mana o le resistenze alle varie magie, null’altro. Gli abiti quindi saranno sempre gli stessi e non cambieranno mai l’aspetto del nostro eroe, e le armi purtroppo sono letteralmente tre, che variano solo rispetto alla magia impregnata nell’arma ma esteticamente rimarranno sempre le stesse.

di -
0 78
Publisher: Funbox Media  Developer: Rodeo Games
Piattaforma: PS4 Genere: Strategia Giocatori:PEGI: 12 Prezzo: 54,99 €

Quando parliamo dell’universo di Warhammer, parliamo di una serie di contenuti videoludici di spessore non indifferente. Il suddetto marchio ci ha regalato moltissimi titoli, tra i più disparati nel loro genere, alcuni ben fatti, altri un po’ meno. Lo scorso 24 febbraio è uscito l’ennesimo titolo della saga, il progetto in questione si chiama Warhammer 40.000: Deathwatch. Il gioco non è altro che il porting su console della versione uscita per dispositivi smartphone qualche anno prima. Lo abbiamo analizzato per portarvi le nostre opinioni.

Tra le stelle… una minaccia

Warhammer 40.000: Deathwatch ci porta tra i pianeti dello spazio profondo, più precisamente in un settore dello spazio imperiale in cui incombe una minaccia pericolosissima. Il quadrante è infatti minacciato dagli spietati Tyranid, una razza aliena intenta a scacciare l’impero da quel settore e impadronirsene.

In Deathwatch impersoneremo quindi una squadra di Space Marine, proveniente appunto dalla divisione Deathwatch, intenta a difendere il suddetto settore. In più di 40 brutali missioni dovremo destreggiarci per riuscire a sopravvivere e completare i vari obiettivi per riuscire a liberare la galassia dagli invasori.

Alle armi!

Come già detto, in Deathwatch comanderemo una piccola unità formata da cinque soldati ognuno con una specifica funzione all’interno del gruppo. Dalle profondità delle navi aliene fino ai grandi e aridi asteroidi ci troveremo ad affrontare livelli con obiettivi sempre diversi in cui dovremo dare fondo a tutte le nostre tattiche ed energie per riuscire a completare lo stage ed arrivare al punto di estrazione. Prima di iniziare la campagna, il sistema ci mette davanti a un prologo facoltativo della durata di quattro missioni, che ci illustra i vari comandi base, le varie azioni che potremo compiere e ci mostra alcuni scenari che potremo trovare nelle missioni della storia principale. I controlli all’inizio non saranno subito intuibili e facili da comprendere ma avremo bisogno di un po’ di dimestichezza per apprenderli a pieno.

La nostra squadra… la migliore squadra!

Essendo il titolo uno strategico a turni, il perno del gioco si focalizza tutto sulla nostra unità. Questa sarà formata da cinque sanguinari combattenti. Ogni soldato all’interno del gruppo potrà avere un ruolo differente a seconda della nostra tattica di gioco che utilizzeremo. All’inizio di ogni livello ci verrà chiesto di scegliere i membri del gruppo che faranno parte della missione, badate che la scelta non sarà semplice. La strategia migliore sopratutto nelle difficoltà elevate è quella di diversificare il nostro approccio a seconda di cosa affronteremo. Il titolo mette a disposizione oltre quaranta tipi di soldati, ognuno con una peculiarità che lo contraddistingue. Partendo dai soldati semplici potremo arrivare ad usare unità di livello avanzato come le guardie sanguinarie oppure i maestri delle reliquie. Le varie unità si potranno sbloccare completando i vari livelli della storia. Questi ci daranno anche alcune carte che andranno a potenziare e arricchire il nostro arsenale.

di -
0 99
Publisher: Focus Home Interactive Developer: Rogue Factor
Piattaforma: PS4 Genere: Tactical role-playing Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 39,99 €

Focus Home Interactive è da sempre sinonimo di garanzie per quanto riguarda le trasposizioni videoludiche dei franchise di Warhammer Fantasy e Warhammer 40.000. In questo caso abbiamo tra le mani Mordheim: City of the Damned, ultima fatica dello studio francese, che porta con sé una delle più ricche licenze del mondo Games Workshop. Il gioco in sé, per quanto tecnicamente si tratti di un indie, presenta una qualità complessiva e una mole di contenuti tale da allontanarlo dal mondo dei giochi indipendenti e avvicinarlo a molte più blasonate produzioni tripla A.

Lo sviluppo di Mordheim, come ormai accade nella stragrande maggioranza dei casi, è stato molto travagliato. Inizialmente previsto solo per PC e pubblicato verso la fine del 2015, questo tactical role-playing game si presentava povero di contenuti. Dopo quasi un anno dalla sua pubblicazione però, la stessa software house ne annunciò la conversione per console casalinghe comprendenti tutti i nuovi contenuti che nel frattempo si erano aggiunti alla versione PC. Ora, dopo aver passato ore ed ore a vagare per Mordheim in cerca di Malapietra e risorse, siamo pronti per buttare giù un’attenta analisi e vedere se questo titolo dei ragazzi di Focus Home Interactive vale l’acquisto oppure no. Quindi se siete interessati non vi rimane che continuare a leggere.

Welcome to Mordheim

I primi minuti in compagnia di questo titolo sono caratterizzati da un interessante filmato che ci introduce a quella che sarà l’ambientazione di tutto il gioco. Mordheim, un tempo capitale della provincia dell’Ostermark, era una città che nonostante fosse toccata dalla fede, viveva all’insegna della lussuria e dell’ingordigia. Prostitute, briganti o più in generale chiunque cercasse di arricchirsi si recava in questa ricca e sviluppata cittadina consapevole che il successo e la ricchezza sarebbero arrivati. Parallelamente a ciò i fedeli iniziarono a vociferare sulla possibile caduta di una cometa che avrebbe messo fine a tutte queste trasgressioni. La profezia della caduta di un corpo celeste, che avrebbe annunciato il ritorno del primo imperatore Sigmar, avvenne ma non portò la redenzione tanto sperata, bensì una maledizione causata dalla Warpietra. Gli abitanti più fortunati morirono, gli altri invece iniziarono a trasformarsi in creature affamate di sangue che presero possesso delle vie della città.

Poco tempo dopo la catastrofe si venne a sapere di una strana pietra dal colore verde che secondo molti aveva la capacità di tramutare qualsiasi metallo in oro, anche se si sospettava fosse la causa delle mutazioni subite dagli abitanti di Mordheim. La Malapietra divenne così la più preziosa merce di scambio ambita da tutti gli abitanti dell’impero. Moltissimi gruppi e bande partirono alla volta della città dei dannati in cerca della ricchezza, senza sapere che oltre agli altri gruppi nemici, qualcosa di molto pericoloso girava ancora per le strade di Mordheim.

Questo sostanzialmente è l’incipit del gioco che anticipa quella che sarà la fase successiva: la scelta della fazione. I gruppi tra cui potremo scegliere sono quattro, sei se si possiede il relativo DLC, e spazieranno dai classici guerrieri, animali antropomorfi e non-morti. Avremo a disposizione i Mercenari dell’Impero, il Culto dei Posseduti, gli orrendi uomini-topo chiamati Skaven ed infine le Sorelle di Sigmar, un gruppo composto da sole donne. Questa scelta, che influenzerà la storyline principale divisa in atti, ci permetterà di controllare creature diverse, con differenti abilità, in modo da avere un approccio diverso a seconda della fazione scelta.

Il nostro obiettivo principale sarà quello di rifornire, inizialmente ogni dieci giorni, un particolare richiedente con una quantità indicata di Malapietra. In caso non si riuscisse a soddisfare per quattro volte questa richiesta allora andremo incontro al game over e ci toccherà riniziare una nuova campagna. Alternate alle missioni per la ricerca dell’ambita pietra e di risorse secondarie come oro e oggetti, ci imbatteremo nelle missioni della storia che, sebbene non brillino di narrativa, forniranno una sfida leggermente più impegnativa che progredirà pari passo allo sviluppo della nostra combriccola di soldati.

Nel bene o nel male la saga di Resident Evil negli anni è sempre riuscita a far parlare di sé e, dopo gli ultimi capitoli un po’ fiacchi (escludendo i due Revelations), eccoci di nuovo in una villa, esattamente come il primo titolo, anche se le cose sono leggermente cambiate. In molti fin dall’inizio hanno lamentato il passaggio alla prima persona, ma non bisogna dimenticare titoli come i due Gun Survivor o Dead Aim, che già anni fa sperimentavano un nuovo approccio; la differenza non è solo questa, infatti anche gli scontri a fuoco sono nettamente diminuiti, puntando molto di più sulla continua tensione e sul senso di oppressione.

Mischiando i nuovi elementi, come la prima persona, insieme a quelli classici della serie, viene fuori questo Resident Evil 7 Biohazard e dobbiamo ammetterlo, nonostante la scarsa durata della storia principale, ci è davvero sembrato un capolavoro del genere.

Maggiori informazioni le otterrete leggendo la recensione del nostro Nicola, mentre di seguito troverete la migliore guida ai trofei:

Per sapere quali siano tutte le ultime guide e i più recenti elenchi, consultate quotidianamente i nostri dettagliati indici:

Inoltre registratevi al nostro canale YouTube per tante esaurienti videoguide, in calce potrete guardare una delle ultime. Buona visione e buona caccia!

Publisher: Koei Tecmo Developer: Gust
Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS Vita) Genere: JRPG Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 59,99 €

Atelier, per chi non la conoscesse, è una serie JRPG tra le più popolari in Oriente e tra quelle che vanta il maggior numero di capitoli pubblicati nell’ultimo decennio. Durante la generazione passata, si sono affermate tre saghe di JRPG in particolare: Tales Of, Neptunia e, per l’appunto, Atelier.

E’ di dovere precisare che Atelier Firis: The Alchemist and the Mysterious Journey è il secondo capitolo di quella che sarà una trilogia, la prima, e probabilmente ultima, su nuova generazione e Vita (nonostante il primo capitolo della trilogia sia uscito per PlayStation 3 e 4, ma non per Vita).

Nonostante ciò, non è strettamente necessario aver giocato il capitolo precedente per comprendere Atelier Firis, per quanto un reduce da Atelier Sophie potrà godere maggiormente di qualche citazione o qualche personaggio/mostro apparso nel capitolo sopracitato (o nei capitoli appartenenti ad altre trilogie di Atelier).

Cos’è Atelier?

Innanzitutto facciamo il punto sullo stile della saga, perfettamente ricalcato da questo capitolo.

Si tratta di un gioco di ruolo con combattimento a turni, un party composto da più personaggi, uno stile di disegno palesemente ispirato ai manga giapponesi (sia come grafica che come modelli), una longevità piuttosto elevata, una quantità industriale di subquests e una varietà incalcolabile di oggetti, equipaggiamenti e nemici (chroma compresi).

La solita giapponesata, niente di nuovo.

E invece è proprio qui che Atelier si distingue dal resto dei videogiochi provenienti dal Mondo nipponico. Esso infatti non si erge nell’Olimpo dei JRPG per una storia piena di colpi di scena, o per un gameplay di combattimento che richiede 3-4 ore di tutorial solo per capirne le basi (come per Mugen Souls), ma fonda quasi interamente il suo gameplay sull’esplorazione, sulla ricerca di oggetti da raccogliere dal mondo di gioco o tramite drop dopo le battaglie, per poi dedicarsi all’alchimia (ovvero alla miscelazione degli ingredienti raccolti).

Ok ho capito cos’è Atelier… e Firis com’è?

Veniamo al titolo oggetto della recensione.

La protagonista è una adorabile ragazzina di età compresa fra i 10 e i 14 anni avente un talento naturale che le permette di “percepire” dove si trovano i giacimenti di pietre preziose. La ragazza, di nome Firis, è nata e cresciuta in una città sotterranea di nome Ertona. Mentre lei ogni giorno sfrutta il proprio talento per aiutare gli scavatori, sua sorella maggiore ha il permesso di uscire dalla città e andare “all’aperto”, per cacciare mostri o raccogliere ingredienti. A Ertona infatti, solo chi ha dimostrato grande qualità può uscire dal villaggio, ed è il Grande Saggio ad attribuire questo merito.

Il sogno di Firis è quello di osservare il cielo, estasiata dai racconti della sorella e, dopo un incontro casuale con una persona molto particolare, troverà nell’Alchimia la chiave per dimostrare al saggio la propria qualità e ottenere il tanto agognato permesso.

Qui, dopo un lungo tutorial sulle meccaniche base (necessario alle nuove reclute su Atelier, skippabile per gli esperti), avrà inizio il nostro viaggio.

di -
0 50
Publisher: Devolver Digital Developer: Tomasz Wacławek
Piattaforma: PS4 Genere: Azione Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 12,99€

“La vendetta è un piatto che va servito freddo.”

Avete presente i vecchi Final Fantasy, famosi per i combattimenti a turni?

Mescolate il tutto con una grafica 2D a scorrimento, meccaniche stealth e una katana tra le mani della protagonista, et voilà: ecco Ronin. Uscito su PC nel 2015, e sbarcato su console solo a seguire, Ronin ha fatto parlare di sé. Devolver Digital stessa – famosa publisher di diversi titoli, tra cui Titan Souls e Shadow Warrior 2 – ha dato fiducia allo sviluppatore polacco Tomasz Wacławek, che si è cimentato da solo nel creare questo titolo innovativo.

 

Cosa ci fa una katana tra le mani di una donna?

Chi non conosce la trilogia del famoso regista Quentin Tarantino, Kill Bill? Ronin probabilmente prende spunto da lì.

Ronin, appunto, è il nome della protagonista che è stata vittima dell’omicidio del padre per ragioni a lei sconosciute (beh, a dire la verità mi pare che la vittima, date le circostanze, sia stato soprattutto il padre, ma tant’è NdD). Il padre stesso, però, prima di morire, lascia una foto alla protagonista con evidenziati cinque bersagli, suoi ex-compagni, responsabili della sua morte.

Il compito della protagonista – per questo ci ricolleghiamo al discorso del film Kill Bill – è farli fuori uno ad uno.

Ma di cosa si tratta nello specifico, questo Ronin? Il gioco, come detto in precedenza, è un 2D a scorrimento con combattimenti a turni, meccaniche stealth e tanta adrenalina. Vestirete appunto i panni di una protagonista munita di casco da motociclista e una katana come arma.

Il casco da motociclista non è messo lì a caso, infatti alla fine del livello sarà presente una moto con la quale, una volta saliti, sfreccerete via al prossimo livello/capitolo.

I capitoli, in totale, sono cinque. In ogni capitolo sono presenti tre livelli, che vi porteranno dritti dritti al bersaglio. Prima della battaglia con il bersaglio, però, dovrete recuperare delle informazioni da alcuni computer, così da poter trovare il bersaglio in tutta facilità. Ma non avrete la strada spianata. In vostra compagnia, infatti, ci saranno dei nemici.

Ci saranno quattro tipi di nemici: l’Agente, il Ninja, il Soldato e l’Agente con il visore scanner, alla Dragon Ball per intenderci; quest’ultimo, infatti, vi localizzerà anche da un certa distanza.

Le informazioni che dovrete rubare sono poste dentro degli edifici, in diversi piani. Avrete diversi modi per arrivare all’obiettivo: potrete scalare l’edificio, oppure salire con l’ascensore o meglio ancora sfondare una finestra, insomma tanta libertà di scelta. Insieme ai nemici, troverete dei civili; occhio a non farvi scoprire, altrimenti attiveranno l’allarme e le porte si chiuderanno, così da costringervi a prendere una strada alternativa.

SOSTIENICI SUI SOCIAL

347Iscritti+1
799FollowersSegui