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Recensione

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UPDATE: l’elenco dei trofei è disponibile in italiano.

Sempre e solo PlayStationBit riesce a proporvi, in anteprima assoluta, l’elenco dei trofei per tutti i titoli maggiormente attesi, ed è quindi con piacere che vi offriamo quello di Horizon Zero Dawn:

Ricordandovi che il gioco sarà disponibile dal 1° marzo 2017, vi lasciamo ad eventuali commenti sulla difficoltà di questo platino. Continuate a seguirci per conoscere ogni novità dal mondo videoludico.

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L’arrivo sul mercato della serie Titanfall, shooter arcade il cui obiettivo era quello di rivoluzionare il mondo dei first-person-shooter, risale a quasi due anni fa. Da quel momento, grazie all’enorme successo e consenso riscontrato nei giocatori, Respawn Entertainment decise che il titolo meritava un seguito degno del suddetto nome, un seguito che avrebbe reso Titanfall una piccola grande perla nel mondo degli sparatutto.
Ebbene, Titanfall 2 è finalmente realtà, noi lo abbiamo giocato a lungo e siamo pronti a spiegarvi tutto ciò che è necessario sapere…allacciate le cinture piloti, i Titani stanno arrivando!

Maggiori informazioni le otterrete leggendo la recensione del nostro Andrea, mentre di seguito troverete la migliore guida ai trofei:

Per sapere quali siano tutte le ultime guide e i più recenti elenchi, consultate quotidianamente i nostri dettagliati indici:

Inoltre registratevi al nostro canale YouTube per tante esaurienti videoguide, in calce potrete guardare una delle ultime. Buona visione e buona caccia!

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Publisher: Three Fields Entertainment Developer: Three Fields Entertainment
Piattaforma: PS4 Genere: Sportivo Giocatori: 1-4 (Online: 2-8) PEGI: 3 Prezzo: 17,99 €

Dopo la sparizione dello studio Criterion Games, autore di Burnout Crash, che tutti ricorderemo come il classico gioco di distruzione arcade, Alex Ward e Fiona Sperry, rispettivamente Creative Director and Executive Producer, nel 2014 fondano uno studio chiamato Three Fields Entertainment situato nel Regno Unito.

La filosofia del nuovo studio è compresa in questi tre mantra: “creare grandi giochi”, “divertirsi mentre si crea” e “farlo in modo giusto ogni giorno”. Ebbene da questa filosofia nello scorso giugno 2016 viene lanciato il primo progetto chiamato Dangerous Golf. Ne abbiamo analizzato gli aspetti per portarvi la nostra recensione.

Un gioco di golf molto particolare

Dangerous Golf è un gioco di golf molto atipico nel suo genere. Partiamo dal presupposto che tutte le regole base che conoscete sul golf non le ritroverete, qui dentro. Come ogni classico gioco di sport la trama di Dangerous Golf è pressoché inesistente; il titolo si focalizza tutto sul gameplay e sulle partite che potremo giocare in singolo, in modalità cooperativa e online. Il nome Dangerous Golf non è stato messo lì a caso ma per una ragione precisa. Essendo questo gioco particolare nel suo genere, potremo trovarci di fronte scenari completamente diversi dal normale e spesso, come da titolo, molto pericolosi. Le regole base del golf sono state brutalmente soppresse per far spazio ad azioni di distruzione totale.

Come funziona?

Iniziamo col dire che Dangerous Golf in quanto all’aspetto distruttivo tende a richiamare il gioco precedente del team Criterion Games. Il gameplay e le meccaniche base, per quanto a primo impatto possano essere semplici, in realtà sono molto oscure e poco chiare durante tutta la fase di gioco. Nel titolo di Three Fields Entertainment innanzitutto avremo a disposizione un rapido tutorial a inizio gioco per illustrare i vari tasti e i colpi, ma questo si dimostrerà molto astratto perché più che leggere come funzioneranno i vari punteggi e come si strutturerà la partita non potremo fare altro. Per imparare a giocare quindi dovremo buttarci subito in una partita. Una volta avviata una partita, scegliendo tra le tre modalità, quello che ci troveremo davanti sarà una vista in terza persona della pallina da golf, quindi nessun ferro, e uno scenario, tra i più disparati, completamente distruttibile.

La distruzione di Burnout Crash in una palla da golf

La partita che giocheremo sarà strutturata in tre fasi che corrisponderanno a tre tiri che potremo compiere. Prima di passare a illustrarvi gli aspetti del gameplay bisogna fare una piccola premessa. L’obiettivo delle partite di Dangerous Golf, oltre ad essere quello di mandare la palla in buca, sarà anche quello di accumulare più punti possibili e per farlo non dovremo fare altro che tirare la nostra pallina cercando di farla rimbalzare il più possibile per distruggere quanti più oggetti possibili nello scenario di gioco rappresentato in maniera davvero realistica da un fantastico Unreal Engine 4.

Passando alla struttura delle partite il primo tiro sarà quello fondamentale perché grazie a esso e alla distruzione dei primi oggetti ci consentirà tramite i punti accumulati di caricare la barra SmashBreaker. Ma che cos’è la barra SmashBreaker? Ricordate in Burnout Crash, il boost che ci permetteva di far esplodere tutto soltanto con un tocco? Ebbene in Dangerous Golf la pallina bianca ha lo stesso principio.

Caricando la barra arancione si attiverà il boost e la nostra pallina diventerà infuocata, potrà essere controllata tramite la pressione della levetta analogica ed avrà il doppio del potere distruttivo. Con il suddetto potenziamento potremo addirittura riuscire a bucare muri, a distruggere mobili e far esplodere tanti altri elementi presenti negli scenari che potranno essere tra i più vari come per esempio: cucine, studi, musei, sale da gioco e tanto altro.

Più punti accumuliamo e maggiore sarà la possibilità di finire lo stage guadagnando una medaglia di valore più elevato. Il terzo ed ultimo tiro sarà quello in cui dovremo mandare in buca la palla una volta distrutto lo scenario. In quest’ultima fase non dovremo far altro che imbucare la pallina al primo colpo. Nel qual caso mancassimo il bersaglio ovviamente non supereremo lo stage e dovremo ripetere irrimediabilmente tutto dall’inizio. La fisica che governa il gioco è molto bizzarra e distorta infatti con tiri impensabili e sbilenchi che nella realtà non porterebbero a nulla potremo riuscire comunque a mandare in buca la palla facendola rimbalzare su vari oggetti dell’ambiente circostante.

Publisher: Mixed Bag Developer: Mixed Bag
Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS Vita) Genere: Metroidvania Giocatori:PEGI:Prezzo: 14,99 €

Era il 2014 quando uscì Futuridium EP Deluxe, titolo sviluppato dalla casa indipendente italiana Mixed Bag. La prima produzione dello studio fu subito un successo, tanto da venire inserito nella Instant Game Collection qualche mese più tardi. A tre anni di distanza lo studio ci riprova con forma.8, titolo basato sul genere “metroidvania” incentrato sull’esplorazione e realizzato con un design molto particolare. Pronti a partire verso un mondo ignoto e pieno di segreti?

L’incidente

L’incipit narrativo di forma.8 ci porta a bordo di un’astronave carica di sonde; per cause misteriose, il velivolo precipita su un pianeta sconosciuto. Durante l’avventura impersonerete una piccola sonda superstite, alla ricerca di altri sopravvissuti, della nave madre e di indizi sul pianeta. Una delle caratteristiche di forma.8 è la narrazione senza dialoghi, con l’interpretazione affidata al giocatore e alla sua perspicacia: in particolare osservando accuratamente le ambientazioni si può provare ad immaginare quale civiltà abbia abitato il pianeta in passato, cosa gli sia successo, ma soprattutto quale sia stato il destino riservato alla nave madre e alle altre sonde. Le idee degli sviluppatori si rivelano subito molto chiare, con la trama volta ad aggiungere mistero e curiosità nei giocatori, ma comunque posta in secondo piano rispetto al gameplay. Noi crediamo che probabilmente si sarebbe potuto “allargare” il gioco, inserendo qualche riga di testo o semplicemente qualche cutscene in più, ma che comunque questa scelta non sia necessariamente una debolezza della produzione per i motivi indicati in precedenza.

L’intuito è la vostra arma

Come abbiamo anticipato nell’introduzione, forma.8 può essere definito un “metroidvania” a tutti gli effetti. I ragazzi di Mixed Bag hanno infatti rispettato abbastanza fedelmente i canoni del genere, basato su esplorazione e azione. Troveremo quindi la classica mappa aperta, che dovrete percorrere anche più volte a causa del backtracking (non troppo accentuato comunque). Grazie al magnifico comparto tecnico e alle ottime scelte di level design, vi ritroverete ad aspettare con curiosità l’arrivo della prossima zona, per scoprire tutte le sue particolarità, i suoi nemici, le sue trappole e i suoi enigmi.

A proposito dei rompicampo, non possiamo che elogiare le idee di Mixed Bag: nel corso dell’avventura vi capiterà diverse volte di girovagare a vuoto per l’assenza di indizi e dialoghi, ma appena ne verrete a capo non potrete che esaltarvi per il vostro successo. Per il resto, gli enigmi risultano sempre originali e mai scontati, basati sull’intuizione più che su logiche complesse e cervellotiche. Inoltre, durante il cammino vi ritroverete spesso ad risolvere enigmi “secondari” molto più complessi ed esaltanti (per chi ama un pizzico di sfida in più, ovviamente) che vi permetteranno di accedere ad aree segrete e ad informazioni nascoste sul passato del pianeta.

La parte “cerebrale” di forma.8 va si fonde perfettamente con quella più “action”, grazie alla quale il gioco non annoia e riesce a tenere impegnati i riflessi, oltre alla perspicacia dei giocatori. Durante l’avventura incontrerete tanti tipi di creature e trappole, alcune eliminabili attraverso l’equipaggiamento a vostra disposizione (di cui parleremo in seguito), altre invece aggirabili soltanto attraverso l’ambientazione e altri metodi per i quali dovrete ingegnarvi non poco. In generale però, la difficoltà della componente action non è troppo elevata e si basa soprattutto sul controllo ottimale della sonda: questa difficoltà può risultare addirittura frustrante in alcune sezioni, ed è forse questo l’unico vero difetto del gioco. Discorso a parte per le boss battle, che vi sfideranno ad intuire il punto debole del vostro nemico più che a riempirlo di colpi, rendendo ogni combattimento una gara di riflessi e acume.

Sempre e solo PlayStationBit riesce a proporvi, in anteprima nazionale, l’elenco dei trofei per tutti i titoli maggiormente attesi, ed è quindi con piacere che vi offriamo quello di Berserk and the Band of the Hawk:

Ricordandovi che il gioco sarà disponibile a partire da domani, vi lasciamo ad eventuali commenti sulla difficoltà di questo platino. Continuate a seguirci per conoscere ogni novità dal mondo videoludico.

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Ubisoft annuncia che Condizioni Umane, il secondo DLC di Watch_Dogs 2, è finalmente disponibile.

In Condizioni Umane, la biotecnologia sarà la protagonista e i giocatori affronteranno tre nuove operazioni del DedSec nella vivace San Francisco (Automi, Pessima Cura, Progressi Caustici). I giocatori dovranno indagare su un preoccupante conflitto in modalità cooperativa, grazie alle nuove sfide d’elite, e affrontare nuovi nemici dotati di una nuova tecnologia avanzata, il Jammer.

Il pacchetto comprende più di cinque ore di nuovi contenuti e sfide per migliorare l’esperienza di gioco. Di seguito l’imperdibile trailer di lancio del pacchetto di contenuti aggiuntivi, che ci introduce in questa nuova espansione.

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Publisher: Ubisoft Developer: Ubisoft
Piattaforma: PS4 Genere: Action / Picchiaduro Giocatori: 1 (Online: 2-8) PEGI: 18 Prezzo: 69,99 €

L’idea di indossare un elmo, corazza e armatura è sempre stato in fondo il sogno di ognuno di noi da bambini. Combattere in quanto cavalieri del re, sconfiggere le più grandi armate, i più valorosi guerrieri in combattimenti all’ultimo sangue sono sicuramente alcuni dei momenti che ogni videogiocatore ha sempre sognato. Molti titoli hanno provato a trasmetterci queste magnifiche sensazioni e stavolta sembra proprio toccare ad Ubisoft che, con For Honor, cerca di ritagliarsi un piccolo spazio personale grazie ad un’idea di base tanto semplice, quanto profonda e immersiva. Ecco la nostra recensione!

Si vis pacem, para bellum

Il nostro viaggio con For Honor inizia con quella che è definita dai ragazzi di Ubisoft una vera e propria modalità Storia. Durante quest’ultima avremo infatti la possibilità di vestire i panni di tre soldati, ognuno appartenente alle tre fazioni disponibili (Guerrieri, Vichinghi e Samurai) e vivere le loro vicende attraverso le più celebri battaglie che avranno come luogo di scontro le terre delle rispettive fazioni: Ashfeld per i cavalieri, Valkenheim per i vichinghi e Myre per i samurai. Le singole storie (divise in tre capitoli dedicati) purtroppo avranno ben poco in comune e il filo che le lega risulta davvero un po’ troppo sottile, fattore che magari non darà fastidio ai più ma che risulta abbastanza fastidioso per tutti gli amanti delle lore dei videogiochi. Ciononostante, l’intera campagna scorre piacevolmente complici anche una buona narrazione (sottolineiamo l’ottimo lavoro svolto con il doppiaggio italiano) e ambientazioni medievali davvero ispirate. La varietà è buona ma non eccellente e solo alla fine della vostra avventura inizierete ad avvertire una leggera sensazione di noia a causa anche di un’IA che, una volta apprese in modo discreto le basi, anche alle difficoltà più elevate non sarà poi così ostica da sconfiggere rendendo così l’esperienza un tutorial “narrato” e più lungo del solito (la longevità si attesta sulle cinque ore a difficoltà elevate), ma pur sempre un tutorial.
Carina l’idea di poter affrontare le missioni in co-op con un amico anche se, come detto sopra, la sensazione di “grande occasione sprecata” non tarderà ad insinuarsi nella vostra mente.

Tutti contro tutti

Ciò che però deve essere analizzato a fondo di For Honor è indubbiamente il comparto multigiocatore, colonna portante dell’intera offerta. Iniziamo subito con l’affermare che il lavoro svolto da Ubisoft è stato davvero coraggioso: proporre una nuova IP in grado di suscitare, sin dal primo momento all’E3, un’enorme curiosità in moltissimi amanti dei competitivi online fece si che si generasse un grande interesse per il titolo in questione, interesse accompagnato da una buona dose di hype e paura di un fallimento alla “tutto fumo e niente arrosto”. Ubisoft, fortunatamente, ha saputo dimostrarci a lavoro concluso (e anche in parte con le varie alpha e beta) di aver sempre creduto fortemente in For Honor, grazie al quale potrebbe ritagliarsi uno spazio non indifferente nel mondo degli E-Sports.

Sin dal primo momento For Honor appare come il classico “Easy to learn, hard to master”: le basi sono semplici, i controlli ottimi e dopo qualche ora già si inizierà ad avere una buona dimestichezza con il proprio alter-ego. Durante le nostre partite potremo affrontare altri giocatori in varie modalità a partire dalle classiche “Deatmatch” e “Dominio” per poi arrivare ai “Duelli 1v1” (una delle modalità più riuscite e divertenti a nostro parere perché in grado di cogliere pienamente lo spirito dell’intera offerta ludica) e alle “Mischie 2v2”, tutte selezionabili all’interno della mappa del mondo che purtroppo però appare da subito come più che confusionaria e poco chiara. Più e più volte infatti abbiamo cercato di capire il significato di alcuni simboli o come poter semplicemente accedere ad alcune sezioni di personalizzazione e non. La mappa si prefigura però come il perfetto sbocco per le stagioni online della guerra di fazioni, periodo di circa dieci settimane durante il quale, una volta giurata fedeltà ad una fazione, potremo difenderne i confini o ampliarli grazie alle risorse di guerra ottenute dopo ogni scontro. L’idea è davvero interessante ma a nostro parere è sviluppata non alla perfezione e la sensazione di appagamento o l’idea di far parte di uno di questi ordini di soldati faranno davvero fatica a far breccia nel vostro cuore a causa di una struttura davvero approssimativa e solamente abbozzata.

Il problema che però abbiamo riscontrato più spesso e ci tocca, con grande dispiacere, riportarvi è legato al matchmaking. For Honor non presenta infatti server dedicati e la scelta di impostare le partite sotto un profilo peer-to-peer la troviamo davvero ingiustificabile dato che, oltre ai numerosi problemi di disconnessione per tutti coloro che non posseggono una buona linea, in un gioco competitivo il tempismo gioca inevitabilmente un ruolo chiave e perdite di pacchetti dati sono davvero inammissibili (vi capiterà infatti di ricevere colpi senza capire da quale direzione essi effettivamente provengano).
Una particolare precisazione va fatta per la modalità dominio che, se per certi versi risulta essere appagante e divertente, in molti casi riesce però a contraddistinguersi come la più caotica e frustrante. In alcune partite ci è infatti capitato di essere inseriti in squadre di giocatori con una scarsa propensione verso il gioco di squadra, ritrovandoci così per l’intera durata della partita ad essere circondati, ed inevitabilmente massacrati, da due o più nemici in duelli 3v1 o peggio ancora 4v1. A questo punto ci chiediamo se tale modalità sia ideata per scontri tra squadre organizzate oppure se necessiti ancora di ulteriori bilanciamenti in tale direzione.

Nuovo aggiornamento all’interno dei nostri indici, con l’aggiunta di svariati elenchi per tutte le piattaforme Sony. In questa prima pagina troverete quelli per PlayStation 3, seguiranno PlayStation 4 e PlayStation Vita.

Nota: tutti i nostri elenchi, dalla versione 3.0 in poi, specificano al loro interno se la lista trofei è separata, unica o solo per una delle console per le quali il titolo è disponibile.

PlayStation 3

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Nelle ultime settimane non ci siamo mai dimenticati di informarvi sulle valutazioni effettuate dal magazine nipponico Famitsu. Dopo Nioh e Resident Evil 7, che avevano totalizzato un ottimo punteggio, oggi siamo qui per mostrarvi la valutazione di Horizon: Zero Dawn, il nuovo action RPG targato Guerrilla Games.

Ecco la valutazione:
– Horizon: Zero Dawn (PS4) – 9/9/9/9 [36/40]

Con un ottimo 36/40, Horizon si conferma un’ottimo titolo apprezzato anche dall’esigente pubblico orientale. Riuscirà ad ottenere consensi anche nel vecchio continente? Non ci resta che attendere.

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Publisher: SOEDESCO Developer: Snowcastle Games
Piattaforma: PS4 Genere: Gioco di Ruolo Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 29,99 €

Che ci crediate o no, c’è stato un tempo, nella storia dell’uomo, in cui i giochi di ruolo erano veramente tali; intendo, con una forte componente strategica, con turni più o meno rigidi, e quasi privi di qualsivoglia componente action per accontentare l’ultimo sbarbatello di turno (e ogni riferimento alla situazione attuale,  sì, è puramente voluto). I ragazzi norvegesi di Snowcastle Games devono pensarla più o meno così data la loro ultima fatica, quell’EARTHLOCK: Festival of Magic, realizzato anche grazie a Kickstarter, che rappresenta un autentico tuffo al cuore, per quanto con evidenti limiti, per ogni appartenente alla cosiddetta “vecchia scuola”.

Una storia, un’avventura (o un’avvenutra, per carità)

Una volta tanto, partiamo dalle noti dolenti. Ciò che rende superbo un gioco di ruolo consiste, essenzialmente, in due fattori: uno è il sistema di combattimento, l’altro è una trama avvincente. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, EARTHLOCK: Festival of Magic risulta piuttosto carente.

Le premesse sono intriganti, e i personaggi, in tutto sei, che formeranno il nostro party hanno un background potenzialmente degno di nota. Il protagonista è Amon, il classico “signor nessuno” di turno, che viene coinvolto in peripezie molto più grandi di lui e che sarà, al solito, chiamato a salvare il mondo, quello di Umbra, nello specifico. L’improbabile zio dalle fattezze di un pesce martello antropomorfo è rapito da una misteriosa setta, che, con il procedere della storia, scopriremo avere l’intenzione di ripetere un passato che ha quasi portato all’apocalisse.

Non fraintendente: la trama si lascia seguire con una certa piacevolezza nella sua narrazione, ma dall’inizio alla fine non assisterete a quasi nessun colpo di scena vagamente degno di nota. Al di là di questo, si ha la netta sensazione che, per questioni di budget, agli sviluppatori sia mancata la terra sotto ai piedi. Il destino di certi personaggi rimane campato per aria (in particolare quello di uno degli antagonisti secondari è completamente buttato al vento), e molte altre situazioni, troppe, rimangono “in potenza”. Davvero un peccato perché, come detto, il potenziale per confezionare un prodotto molto migliore sotto questo profilo c’era tutto (nonostante questo segnaliamo che per completare il gioco saranno comunque necessarie venti-venticinque ore).

Ciò che invece convince appieno è l’altra componente che abbiamo definito come fondamentale in un gioco di ruolo, ossia il sistema di combattimento. EARTHLOCK è un GdR in tre dimensioni senza incontri casuali (per iniziare uno scontro dovremo entrare nelle vicinanze di un nemico, e premere con tempismo il tasto “X” vorrà dire avere in mano il primo turno), con scrigni da aprire, dungeon da esplorare, piccoli enigmi da risolvere per procedere, una barra dei Punti Vita (HP) e dei quadratini che si rigenerano di turno in turno, detti Amri, che sostituiscono i più canonici Magic Points (MP); la struttura del combat system è pressoché identica a quella dell’immortale Final Fantasy X o del più recente Digimon Story Cyber Sleuth, con turni rigidi e una linea temporale (non troppo chiara, nel caso di EARTHLOCK, per la verità) dove è indicato a chi spetta la prossima mossa.

Ogni membro del party ha abilità e caratteristiche peculiari, oltre che – e questo è uno di quei dettagli che arricchiscono non poco l’esperienza complessiva – due stili tra cui “switchare”. Il ladro del deserto, nonché protagonista, Amon può alternare i colpi di fucile alle tecniche da ladro, per l’appunto; il suinconiglio Gnart curerà il party o ne aumenterà il valore grazie alle sue abilità di “concentrazione”; la giovane Ive farà affidamento alla balestra o alle trappole, che una volta “fissate” al nemico “scatteranno” nel momento in cui eseguirà un attacco fisico; il cane della tempesta Taika sfodererà tutta la sua potenza in attacchi e difese “elementali”; Olia ha dalla sua un forte potere fisico, sia in difesa che in offesa; infine, il robottino PAT alterna notevoli capacità difensive a quelle di attacco, sia a livello fisico che magico.

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