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Recensione

Publisher: Marvelous Games Developer: Marvelous Games
Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS Vita) Genere: Azione Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 54,99 €

Uscito originalmente in Giappone a novembre dello scorso anno, Fate/EXTELLA: The Umbral Star si appresta ad uscire anche in Occidente su PlayStation 4 e PlayStation Vita il prossimo 17 gennaio 2017. Ma prima di partire con la recensione vera e propria è doveroso spiegarvi cos’è realmente questo titolo: il titolo nasce grazie ad una ispirazione dovuta alla light novel “Fate”, opera che tratta delle varie guerre sante per il Graal combattute negli anni.

La maggior parte di queste guerre combattute da maghi rappresentanti di diverse famiglie, insieme alla loro “servant”, serviva a ottenere il diritto di vedere esaudito un desiderio.

Fatta questa breve introduzione, mettevi comodi e gustatevi con noi la nostra recensione di Fate/EXTELLA: The Umbral Star.

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Benvenuto in Fate/Extella, servant

Il titolo sviluppato da Marvelous e scritto dal noto Kinoko Nasu fin da subito ci darà la possibilità di creare un nostro avatar sia maschile o femminile, che accompagnerà la nostra servant per tutto il gioco. Il titolo si presenta come un prequel del primo capitolo Fate/Extra uscito nel lontano 2012 per PlayStation Portable, infatti le vicende raccontate in The Umbral Star sono successive di pochi mesi.

Appena avviato il titolo ci troveremo davanti tre diverse modalità di gioco e la classica voce galleria, che raccoglie tutte le info e le mini-clip che sbloccheremo giocando.

La prima è la classica Main Story che ci darà la possibilità di usare tre servant, tra cui una guerriera di classe Saber, nota come Nero Claudius Caesar Augustus Germanicus, eroina e protagonista di Fate/Extra. Una volta iniziato a giocare ci verrà chiesto di creare un avatar; potremo scegliere il sesso e dargli addirittura un nome e un cognome, una volta fatto questo inizierà una breve sequenza di gameplay dove potremo finalmente allenarci per comprendere appieno il combat system.

Ci ritroveremo così in quel di SE.RA.PH senza riuscire a ricordare nemmeno il nostro nome, né gli eventi che ci hanno visto vincere la guerra combattuta per il Santo Graal sopra menzionato. A rinfrescarci la memoria ci penserà la servant, che ci farà presente anche come la vittoria nella guerra ha consentito al Quinto Imperatore di Roma, Nero, di fare propria la Regalia, un anello che consente di dominare SE.RA.PH. Fino a qui nessun problema, se non fosse che questo stesso regno sta per subire l’attacco del Titano Bianco, il colosso della Umbral Star del titolo.

Solo noi potremo fermarlo, ma sfortunatamente ci ritroviamo divisi in tre parti (mente, anima e corpo), una roba che nemmeno Lord Voldemort. Ultimo ma non meno importante, ogni elemento possiede una Regalia e un terzo dei relativi privilegi. La storia, nonostante le premesse intriganti, difficilmente risulta estremamente interessante; i quattro percorsi narrativi che compongono la campagna principale, con contorno una breve storia secondaria per ogni personaggio, insomma, non convincono mai appieno.

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Passando al mero gameplay, avremo accesso alla schermata “My Room”. Abbiamo a disposizione cinque diverse voci che sono: Talk, Settings, Craft Item, Battle e per ultima Rest. Se sceglieremo Talk potremo scambiare diverse opinioni o battute con la nostra servant, ma occhio a come risponderete, perché il tutto è monitorato da un livello di amicizia chiamato “Bond”, quindi il nostro consiglio è quello di essere sempre cortesi con la nostra eroina.

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Nella seconda voce che è “Settings”, avremo accesso alla personalizzazione della nostra eroina ed altre tre voci all’interno.

La prima voce è “Code Cast”, un menù rapido che ci consentirà di equipaggiare, metaforicamente parlando, la nostra armatura creata nella sezione “Craft Item” in My room; le code cast saranno classificate dalla lettera D fino all’ultima chiamata EX. La seconda voce “Install Skills” è un schermata semplice che ci consentirà di installare abilità di qualsiasi tipo, che troveremo nel campo di battaglia, e infine con l’ultima voce “Servant Info” ci verrà mostrato il livello di amicizia di tutti i servant incontrati. Ma la domanda che vi sorgerà spontanea è: “Come faccio ad aumentare il livello di amicizia di altri servant se già sto controllando una servant?”

La risposta è molto semplice, prima di partire in battaglia ci sarà la possibilità di compiere missioni secondarie, e ogni missione secondaria corrisponderà ad un servant diverso.

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Dopo aver spiegato per filo e per segno la voce “Settings”, è il momento di passare alla voce “Craft Item”; anche qui stesso discorso, avremo a disposizione due diverse voci che sono “Craft” e “Disassemble”.
Nella prima voce potremo costruire il nostro equipaggiamento mediante l’uso di una valuta chiamata “QP”, reperibile in battaglia, la seconda e ultima voce servirà semplicemente a smantellare tutto ciò che riteniamo inutile.

Finalmente parliamo di una voce che interessa un po’ a tutti, specialmente voi lettori, la bellissima “Battle”; una volta dentro avremo accesso a tutti gli stage completati con accanto la mappa di battaglia e il livello raccomandato per affrontare quella determinata sfida.

Una volta scelto uno stage potremo scegliere tre diverse modalità che sono Easy, Normal ed Hard, ognuna con il proprio livello consigliato, ma prima di andare in battaglia ricordatevi di attivare le missioni secondarie utili anche a prendere EXP extra.

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L’ultima voce della sezione “My Room” è “Rest”, semplicemente vi basterà cliccare lì per far passare un giorno.

Dopo aver spiegato la modalità “Main Story”,  facciamo un passo indietro ed entriamo invece in “Side Story”; qui potremo accedere a delle piccole storie di altri servant che sbloccheremo giocando. Infine l’ultima modalità presente è la “Free Battle”, uno scontro in campo aperto tra bene e il male.

Il titolo proposto da Marvelous è ricco di contenuti, ma come si sarà comportata sul campo di battaglia?

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Publisher: Ant Workshop Developer: Ant Workshop
Piattaforma: PS4 Genere: Puzzle/Action Giocatori: 1 PEGI: Prezzo: 10,99€

Se credevate che i giochi di coordinazione fossero semplicemente un simpatico passatempo per ragazzini o uno stile di vita per giocolieri e circensi possiamo subito smentirvi dicendo che i ragazzi di Ant Workshop sembrano aver preso a cuore la questione proponendoci un titolo difficile, dinamico, ironico al punto giusto e soprattutto molto, davvero molto snervante. Armati di pazienza e di qualche joystick in più (ammettiamo di averne distrutto qualcuno per la rabbia scaturita da alcuni livelli) abbiamo deciso di provare Binaries e questa è la nostra recensione!

Guarda mamma! Con due mani!

Il concept su cui si basa l’intera opera di Ant Workshop è tanto semplice quanto ben sviluppato: riuscire a testare fino in fondo la coordinazione occhio-mano dei videogiocatori. Possiamo assicurarvi che, se i primi livelli potranno sembrarvi semplici, man mano che andrete avanti inizierete a perdere la cognizione della “destra” e della “sinistra”, trovandovi così più volte costretti a morire (con tanto di contatore morti in bella vista nel menù di gioco) o in casi ancor peggiori a dover spegnere la vostra console per il nervosismo!

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Non scherziamo, per quanto la parola “ostico” sia in grado di stuzzicare le menti dei giocatori amanti delle sfide, possiamo assicurarvi che la difficoltà di Binaries non sfigura dinanzi a titoli ben più noti per il loro tasso di sfida.

Un piccolo tasto per il giocatore, un grande esaurimento per il sistema nervoso!

A livello di gameplay, Binaries si presenta in modo molto essenziale al giocatore: grazie alla pressione di un solo tasto che vi permetterà di saltare e all’uso dell’analogico sinistro per spostare le vostre “sfere” sarete in grado di muovervi nei 101 livelli proposti dagli sviluppatori. I problemi arrivano però quando ci si rende conto, dopo i primi minuti, che lo stesso analogico è in grado di muovere entrambe le sfere, una arancione e una blu, all’interno dei livelli platform che, se in principio saranno semplici da affrontare perché speculari, dopo poco tempo inizieranno già a  constringervi a tenere d’occhio contemporaneamente due elementi che però, istintivamente, sareste spinti a muovere in direzioni diametralmente opposte.

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Tuttavia, non essendo possibile ciò, se da un lato dovrete avanzare superando ostacoli, proiettili, portali e ulteriori chicche che vi lasciamo il piacere di scoprire, dall’altro dovrete essere in grado di immaginare un percorso che vi permetta di invertire le direzioni delle sfere, utilizzando elementi ambientali, per poter finalmente raggiungere il traguardo!

Credete che le problematiche finiscano qui?

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Ci dispiace deludervi ma un ulteriore tasso di sfida per i giocatori più esigenti sarà offerto dal fattore tempo. In Binaries infatti ognuno dei livelli proposti disporrà di specifici “target time” che,  a seconda del tempo da voi impiegato (secondi o minuti), vi permetteranno di essere premiati con una classificazione “S”, se completerete il livello nel minor tempo possibile, successivamente seguita da classificazioni “A” e “B”. Come se tutto ciò non bastasse, sarà inoltre di fondamentale importanza tener d’occhio i colori poiché la sfera arancione sarà incolume agli strumenti di morte del colore blu e la sfera blu non subirà danni dagli elementi di colore arancione, spingendovi così ad elaborare una strategia per far si che le due sfere vengano il meno possibile a contatto con elementi del loro colore!

10 anni. Sono passati esattamente 10 anni dall’E3 del 2006 quando Final Fantasy Versus XIII venne annunciato come capitolo facente parte della Fabula Nova Cristallis. In questo lasso di tempo non solo abbiamo cambiato generazione di console, ma anche il Versus XIII è cambiato in tutto e per tutto, uscendo prima dalla Fabula, eliminando le atmosfere cupe presentate all’E3, e cambiando poi il nome in Final Fantasy XV. Quello che abbiamo tra le mani non è un semplice gioco; dopo 10 anni di attesa, di immagini, di video, di annunci e rimandi tutti si aspettano tanto, tantissimo dal quindicesimo capitolo della fantasia finale perché in questi anni Square-Enix non ha mai abbandonato il suo pupillo e ha saputo tenere alto l’interesse per tutto il tempo, soprattutto rendendo disponibili due demo (Platinum e Judgment oltre all’Episodio Duscae presente in Final Fantasy Type-0) a tutti gli utenti senza alcuna restrizione.

Maggiori informazioni le otterrete leggendo la recensione del nostro Nicola (in bocca al lupo!), mentre di seguito troverete la migliore guida ai trofei:

Per sapere quali siano tutte le ultime guide e i più recenti elenchi, consultate quotidianamente i nostri dettagliati indici:

Inoltre registratevi al nostro canale YouTube per tante esaurienti videoguide, in calce potrete guardare una delle ultime. Buona visione e buona caccia!

Publisher: Benjamin Rivers Developer: Benjamin Rivers
Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS Vita) Genere: Adventure Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 9,99€

Quando ho visto Alone With You la prima volta, non ho potuto evitare di pensare ai giochi per l’Amiga 500 dei primi anni Novanta. Il personaggio principale è diventato automaticamente uno “sprite” e io, effettivamente, un ragazzetto delle scuole medie. Alone With You è la storia di una colonia spaziale devastata da un evento atmosferico, che ha portato alla morte di tutti i membri della crew che l’abitavano; ad eccezione del nostro uomo e di un’unità virtuale che rappresenta (quasi) il solo ed unico modo per trovare salvezza e ritornare sulla terra. L’avventura sci-fi in questione è articolata su due aspetti che camminano di pari passo: l’aspetto della visual novel e quello dell’esplorazione. Ottenuto il primo contatto con l’unità virtuale, ci vengono fornite delle istruzioni per ristabilire tutto il necessario utile a riparare la nostra astronave e che ci porteranno a trascorrere fino a tre settimane nella colonia e nei suoi laboratori, giardini e caverne prima di vedere il finale.

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La prima settimana

La prima settimana è fondamentale per la ricostruzione della storia, degli eventi che hanno portato alla distruzione e del viaggio a ritroso che compiamo per recuperare tutto ciò che ci serve. Quasi mossa da una umanità surreale, la nostra unità virtuale ha generato quattro avatar, ognuno dei quali specialista e responsabile di tutte le aree che ci toccherà visitare e con i quali inizieremo la conoscenza in incontri pianificati e simulati. In un ciclo di giorno e notte, si inizia a creare una storia intricata tra l’intelligenza artificiale, noi, gli avatar e tutti gli umani morti sul posto man mano che scannerizziamo gli oggetti di loro pertinenza e perlustreremo aree che ci serviranno a sbloccare porte, recuperare materiali e fare luce su quanto accaduto.

Con gli occhi dell’amore

Eh sì, i nostri interlocutori ologrammi iniziano a raccontarci una serie di fatti, supportati da una sempre crescente empatia verso di noi; nelle semplicissime ma efficaci espressioni facciali si nota quanto ogni nostra visita nella simulazione, sia una ventata di aria fresca e voglia di riscatto verso la “vita” da parte dei nostri interlocutori. Nei nostri incontri quotidiani ci troviamo a osservare e a condividere con essi la bellezza delle nuvole, l’immensità di una aurora boreale, un prato ventoso accompagnato da una bibita fresca; tutto finto, s’intende.

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No regrets

Le nostre perlustrazioni tra aree fatiscenti, dormitori e vivai spaziali, ci portano a conoscenza delle relazioni che vivevano le persone che abitavano la colonia, attraverso la lettura di note,  biglietti e diari che troviamo sparsi ovunque. Tutti e quattro gli avatar ci raccontano quanto avrebbero voluto fare di più in vita, quanto avrebbero voluto poter comunicare le proprie emozioni, frustrazioni e stime verso i propri colleghi.

Addirittura l’intelligenza artificiale, che ci fa una costante cronistoria di tutto quello che vediamo, visitiamo e riportiamo attraverso le nostre scannerizzazioni, inizia pian piano ad umanizzarsi; ci dice che avrebbe voluto supportare meglio tutti, che la missione spaziale è stata un fallimento a causa sua, che non sono state prese le giuste precauzioni di profilassi che hanno portato all’eventuale epidemia – una delle cause di morte dell’equipaggio. Più tempo passiamo in compagnia virtuale con le nostre controparti, più inizia una sorta di innamoramento, di legame tendente al morboso ma che mai sfoggia nella prevaricazione dell’altro.

L’intelligenza artificiale che muove se stessa e i quattro avatar, sa che stiamo cercando di abbandonare la colonia per ritornare sulla terra, ci aiuta in tutti i modi ma sente che noi siamo l’unica fonte di vita a cui aggrapparsi in un mondo devastato e ormai, ufficialmente morto.

Il silenzio

La colonna sonora di Alone With You, molto ben scritta è un elemento praticamente costante in tutta la narrazione vorace dei nostri avatar, dell’intelligenza artificiale e dei diari che troviamo in giro. Nel loop continuo del giorno e notte, dal primo al quindicesimo giorno, gli unici momenti in cui non ci sono musiche di sottofondo è quando ci mettiamo a letto, veniamo svegliati dall’IA per andare a colloquio con gli avatar e quando vaghiamo nella base spaziale di notte. Sentiamo profondamente il silenzio, l’oscurità, il raccoglimento e quel senso inspiegabile di casa che addirittura un posto di morte arriva a dare. La sceneggiatura è ricca di battute, forse il nucleo di tutta l’impalcatura pseudo 8 bit; una vasta e intricata rete di fatti enunciati quasi senza sosta che però hanno senso pieno solo fino alla fine della nostra prima run.

Publisher: Depth First Games Developer: Depth First Games
Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS Vita) Genere: Arcade Giocatori: 1-2 PEGI: 3 Prezzo: 10,99 €

Lo studio Depth First Games, fondato nel 2010, è composto solamente da 3 persone, ed è autore di un solo progetto chiamato “Gelatennis”, un titolo uscito su dispositivi mobili nel 2013. Prova ad affacciarsi sul mercato console con un nuovo gioco chiamato Rally Copters. Rally Copters è il classico titolo 2D-Arcade ambientato in un mondo virtuale in cui comanderemo un elicottero che dovrà completare vari livelli e battere i record per scalare le vette delle classifiche mondiali (che detto così, pare pure essere una figata della Madonna NdD).

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Contro la gravità…

Come citato sopra, Rally Copters è un gioco arcade in due dimensioni. Il titolo è privo di una componente narrativa, esso basa tutto il proprio divertimento su quella frenetica delle meccaniche di gioco e dei livelli. Il gioco parte con un tutorial veloce che ci mostra le meccaniche base del gameplay e i tasti fondamentali per pilotare il nostro velivolo. Le meccaniche di Rally Copters sono molto semplici, in tutti i livelli che affronteremo useremo solamente tre tasti, infatti. Nello specifico parliamo dei classici stick analogici oltre a un tasto azione, ovvero quello del triangolo. Le levette, come naturale, serviranno per muovere il nostro mezzo in tutte le direzioni possibili, mentre il tasto triangolo servirà per ritornare al checkpoint più vicino quando ci troveremo in difficoltà.

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Rally Copters basa tutta la propria essenza sul finire i vari livelli che gli sviluppatori hanno inserito nel gioco nel minor tempo possibile, cercando di non distruggere il nostro mezzo. La componente frenetica del gioco sta tutta nello scenario che sarà in continua evoluzione. Il gioco dispone anche di una modalità cooperativa a due giocatori in locale; in questa modalità dovremo destreggiarci per battere il nostro avversario e raggiungere la fine del livello prima di lui.

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Nuovo aggiornamento all’interno dei nostri indici, con l’aggiunta di svariati elenchi per tutte le piattaforme Sony. In questa prima pagina troverete quelli per PlayStation 3, seguiranno PlayStation 4 e PlayStation Vita.

Nota: tutti i nostri elenchi, dalla versione 3.0 in poi, specificano al loro interno se la lista trofei è separata, unica o solo per una delle console per le quali il titolo è disponibile.

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Publisher: Eclipse Games Developer: Eclipse Games
Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PSVITA) Genere: Action-Platform Giocatori: 1 PEGI: 3 Prezzo: 7,99 €

“Non è tanto, quindi, per la tua abilità, o cacciatore, quanto per le grandi necessità che arpioni la vittoria.”

Herman Melville – Moby Dick

La definizione inglese sarebbe “Blast From the Past”, letteralmente sbucati dal passato: questo il modo migliore di descrivere la serie di titoli di stampo classico che stanno invadendo il mercato, perlopiù in versione digitale. A questo particolare genere videoludico appartiene anche Spheroids, sviluppato dai ragazzi di Eclipse Games e disponibile su PlayStation 4 e PlayStation Vita con la formula del cross-buy.

L’invasione delle Ultrasfere

Era una tranquilla giornata di sole nel mondo, dove la maggior parte degli abitanti era immersa nella routine, almeno fino a quando un esercito di sfere non ha deciso di invadere il nostro verdeggiante pianeta. Per salvarci dagli attacchi degli Sferoidi (questa la traduzione immaginabile dall’inglese) uno scienziato sull’orlo della pazzia, un certo Otto, ha deciso di fidarsi ciecamente del giovane ed irrequieto Lucas, un ragazzino canadese che, adeguatamente istruito, potrà fermare l’invasione.

Se la trama di Spheroids vi sembra banale, è perché in effetti lo è: niente più che una scusa per calarci in un titolo platform che riporta alla mente un classico del passato come Pang, in cui il nostro giovane eroe verrà dotato di uno spara-arpioni in grado di eliminare le palle rimbalzanti e salvare gli altri esseri umani da quella che per loro sarebbe morte certa.

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Immersi in una serie di livelli bidimensionali dovremo affrontare sfide che al sopra citato Pang aggiungono anche una componente platform di tutto rispetto, dato che oltre a sparare proiettili verticali con nostra arma dovremo anche e soprattutto saltare da una pedana all’altra e sfruttare i numerosi gadget che ci verranno forniti dal professore per sgominare questa banda di palle rimbalzanti.

Tutto ciò condito da una grafica a 16-bit di buona fattura che ben rispecchia la natura retro del titolo, come anche le colonne sonore decisamente orecchiabili che riportano alla mente i classici cabinati da sala giochi e che ci accompagneranno del corso di (quasi) tutta la nostra avventura.

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Apelle, figlio di Apollo

Come detto, Spheroids prende in prestito la meccanica tipica di un Pang e la mischia con un classico titolo platform: il nostro eroe infatti dovrà alternare sessioni in cui saltare da una passerella ad un’altra ad altre in cui dovrà utilizzare la sua unica arma, uno spara-arpioni, per sbarazzarsi dei nemici che gli sbarreranno la strada.

Le due fasi di gioco si alterneranno in maniera decisamente fluida nel corso degli 8 mondi di gioco, aggiungendo man mano che proseguiremo l’avventura nuove meccaniche di gioco ed ovviamente nuovi, temibili nemici, che tenteranno in ogni modo di farci la pelle nonostante i preziosi consiglio del professore.

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Al termine di ogni capitolo e talvolta come intermezzo tra un livello e l’altro infatti una poco divertente ma (fortunatamente) breve cut-scene ci introdurrà le modifiche della nuova serie di livelli che andremo ad affrontare: potrebbe trattarsi di un nuovo gadget studiato per renderci più facile la vita come anche di nuove, temibili tipologie di sfere che tenteranno di sbarazzarsi del nostro eroe.

Sbloccheremo così rampini, stivali gravitazionali e portali che ci permetteranno di passare da un piano di gioco ad un altro introducendo così anche un senso di profondità purtroppo però del tutto fine a se stesso, dato che gli unici “puzzle” che ci verranno sottoposti saranno semplicemente legati alla pressione di un pulsante da uno dei due lati per aprire un percorso sull’altro.

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Publisher: Hello There AB Developer: Hello There AB
Piattaforma: PS4 Genere: Platform 2D con gatto incazzato Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 8,99 €

Ehi tu!

Sei un amante dei gatti al limite del feticismo? I trial&error più spietati sono il tuo pane quotidiano? Perfetto, abbiamo il gioco che fa per te ed io, a distanza di qualche mese dal delirante Catlateral Damage, sono di nuovo qui per raccontarti di quest’ennesima esperienza ai limiti del disturbante, fatta di salti, morte e gatti obesi, che porta il nome di She Wants Me Dead, un diabolico platform 2D sviluppato dai ragazzi di Hello There AB.

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E’ tempo di pagare per le tue malefatte, Max…

Innanzitutto occorre fare una premessa: se avete la coscienza sporca, se vi siete macchiati di qualche colpa imperdonabile nei confronti del vostro animaletto domestico, fareste bene a stare alla larga da questo titolo in quanto potreste assistere alla comparsa di sintomi quali ansia incontrollabile, panico e fobie varie.

In caso contrario, procedete pure…

Ebbene, She Wants Me Dead ci mette nei panni di Max, un incauto essere umano che, dopo aver abusato della sua gatta Lula, coprendola di ridicolo con mille e uno scatti imbarazzanti, averla sbattuta giù dal letto in più di un’occasione ed infine averla abbandonata, si vede costretto ad affrontare le ire del felino che cercherà di vendicarsi disseminando il tragitto casa-lavoro del suo ex padrone con le più letali trappole mai concepite.

Il nucleo narrativo sta tutto qui, alla fine dei conti, ma vi posso garantire che, sebbene le frasi della gattona obesa siano ridotte al minimo, riusciranno comunque a strapparvi più di un sorriso perverso, complici anche i suoi scatti rubati che scopriremo proseguendo con i livelli.

Idea semplice, insomma, ma senz’altro funzionale e ben riuscita!

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Corri Muori, Salta Muori, Ripeti Muori ancora!

Discorso del tutto simile lo possiamo applicare anche al gameplay: scevro di qualsivoglia fronzolo, in She Wants Me Dead si corre, si salta, si rimbalza tenendo premuto il tasto del salto e si muore. Perché sì, amici, in questo gioco si muore, si muore bruciati, si muore esplosi, si muore affettati, si muore, si muore, si muore!

I ragazzi di Hello There non provano nemmeno per un secondo a mascherare l’impostazione da trial&error vecchia scuola della loro creatura, ma, anzi, ce lo sbattono in faccia fin dalle prime battute con un sadismo ai limite del caso clinico.

Analisi psicologiche a parte, per quanto il livello di difficoltà di questo Platform sia tarato decisamente verso l’alto, il gameplay è ottimo, efficace e capace di regalare grandi soddisfazioni, complici un buon level design e una risposta dei comandi encomiabile, ragion per cui, anche di fronte ai numerosi game over e alla conseguente voglia di scaraventare il joypad contro il muro, sarete sempre spronati a riprovare e migliorarvi.

Purtroppo però, le scampagnate di Max sono destinate a terminare davvero troppo presto a causa della ridotta longevità del titolo che si compone di soli 10, miseri, livelli, i quali possono essere portati a termine anche da un assoluto inetto come il sottoscritto nel giro di un paio d’ore o poco più, anche a fronte di oltre 380 morti, come ricorda impietoso il contatore con le lapidi nel menu principale.

Un vero peccato, dunque, perché il gioco convince, gli ingranaggi del gameplay sono ben oleati e funzionano alla grande, così come l’atmosfera generale del titolo, ma tutto finisce in poche battute.

Publisher: NIS America Developer: Nippon Ichi Software
Piattaforma: PS Vita Genere: Survival Horror Giocatori:PEGI: 16 Prezzo: 19,99 €

Chi di noi, durante l’infanzia, non ha mai avuto paura di qualcosa? Chi di noi ha avuto paura di un’ombra o di un rumore inquietante? Chi di noi non ha mai notato che, molte volte, percepivamo la realtà in maniera talmente distorta da sembrare quasi terrificante. Si faccia avanti chi in seguito a una di queste esperienze non si è nascosto sotto le coperte, dentro l’armadio o in qualunque luogo ci faceva sentire protetti. Ecco, Yomawari: Night Alone riassume e interpreta, utilizzando il media videoludico, queste paure infantili, contrastabili solo con l’amore dei propri famigliari.

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Amor vincit omnia

Yomawari: Night Alone si apre con la nostra protagonista, una bambina in tenera età, che durante una passeggiata con il proprio cane, tra una carezza e un sasso lanciato, vede il proprio amico a quattro zampe investito da un camion. L’inquietante avvenimento ci metterà ancora più angoscia se si pensa che, esclusa la sorella, quello sarà l’unico contatto umano che avremo durante la nostra avventura.

Tornata a casa, la bambina prova a raccontare quanto successo alla sorella, la quale, non capendo ciò che è effettivamente avvenuto, si lancia alla ricerca di Poro ma verrà ben presto inghiottita dalle tenebre della città. La nostra protagonista dunque rimarrà da sola in una città apparentemente disabitata, con la sorella scomparsa. L’incipit iniziale sarà il pretesto per cominciare a esplorare la cittadina, imbattendoci, fin da subito, nelle diverse entità che popolano le strade. Tali esseri sono talmente distorti e angoscianti che sembrano esistere solo nella testa della bambina, incarnando le sue paure più profonde.

Nonostante queste premesse, la giovane si lancerà tra una peripezia e l’altra, trainata dal desiderio di riconciliarsi con la sorella. Questo amore la porterà a superare ostacoli e creature che sono apparentemente fuori dalla sua portata.

L’esplorazione prima di tutto

Il titolo Nippon Ichi Software si va a collocare, in maniera un po’ forzata, nel genere dei survival horror. Sarebbe, forse, più giusto valutarlo come una fiaba dai toni oscuri e non come l’ennesimo esponente di questo genere; insomma, una opera fuori da ogni convenzione.

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Nonostante questo, si può notare come alcuni tratti distinguibili del genere siano presenti. Prima fra tutti è l’importanza dell’esplorazione. Il nostro personaggio sarà totalmente indifeso e l’unico modo che avrà per contrastare le oscure presenze sarà distrarli con oggetti da lancio, oppure nascondersi dietro i cespugli o cartelloni. Questi oggetti utilizzabili sono limitati e andranno cercati all’interno della città insieme a quegli items che saranno necessari per il proseguimento della storia. Sparse per la città troveremo anche delle monete che avranno un ruolo determinante nel corso dell’avventura; infatti, se le si donano presso una delle statue Jizo (non a caso protettrici dei bambini in difficoltà) queste ci permetteranno di ottenere un checkpoint, consentendoci di ripartire, in caso di morte, proprio da questa struttura.

Oltre a questo, gli altari Jizo ci permetteranno di muoverci in particolari zone della città a patto che la statua dell’area sia già stata scoperta. Come si può dedurre, esistono due metodi di salvataggio: un check provvisorio e un salvataggio classico. Quest’ultimo potrà essere effettuato dopo la fine di ogni capitolo, oppure nella nostra stanza, unico luogo in cui ci sentiremo davvero al sicuro.

L’esplorazione della città permetterà, quindi, di trovare risorse importanti, permettendoci di essere attrezzati per qualunque situazione. La città sarà fin da subito totalmente esplorabile; la mappa rappresenterà solo i luoghi principali ma non ci indicherà la strada per raggiungerli. Proseguendo nei capitoli andremo a esplorare tutte queste zone, nel quale si svolgeranno delle storie parallele alla trama principale. Sebbene, infatti, l’obiettivo principale rimanga il ritrovamento della sorella, la nostra protagonista, in ogni sezione, verrà a conoscenza di terribili eventi accaduti in città e si scontrerà con nemici unici, con una storia tetra alle spalle.

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Publisher: Curve Digital Developer: Pewter Games Studios
Piattaforma: PS4 Genere: Punta e clicca corto Giocatori: 1 PEGI: 7 Prezzo: 12,99 €

Una premessa che mette in luce uno dei tratti principali di The Little Acre, forse quello più macroscopico: il sottoscritto impiegherà più tempo a scrivere questa recensione, probabilmente, che ad avere terminato il gioco. E non perché l’articolo che state per leggere sia il nuovo pilastro della letteratura mondiale, ci mancherebbe, ma perché il gioco in questione dura meno di un episodio dei giochi Telltale e, no, non siamo di fronte a un gioco ad episodi, in questo caso.

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Irlanda, anni Cinquanta

Le coordinate spaziali e temporali sono quelle del titolo del paragrafo, giusto per cominciare ad inquadrare il prodotto. In questa mini-avventura punta e clicca seguiremo le vicende – e impersoneremo – il papà Aidan, ingegnere in cerca di lavoro, e la piccola figlia Lily, autoproclamatasi fata guerriera, i quali una mattina si svegliano e si ritrovano a indagare di fronte alla misteriosa sparizione del padre e nonno, rispettivamente. Indizio dopo indizio, enigma dopo enigma, Aidan sarà trasportato in un mondo bizzarro e popolato da strane creature, nel quale pare proprio che il nostro vecchio sia finito (la struttura è un po’ quella del ben più apprezzato Silence, a dire la verità). Le cose si fanno ancora più complicate quando Lily, trovatasi completamente da sola, si mette a sua volta alla ricerca del proprio genitore, finendo anch’essa nel magico mondo, parallelo al nostro, di Clonfira.

Sviluppato da Pewter Games e pubblicato da Curve Digital, il titolo propone una storia interessante, ben raccontata, con personaggi di cui vi ricorderete anche dopo avere terminato la campagna principale e con risvolti amari, per certi versi sorprendenti, che non ci saremmo aspettati una volta dato il via alla nostra sessione di gioco. Come anticipato, non che ci metterete molto, ad arrivare ai titoli di coda: soffermandovi e prendendovela comoda, non più di un’ora e mezza. Nel caso invece siate particolarmente perspicaci e frettolosi, o semplicemente vi darete ad una seconda run per ottenere il relativo trofeo legato alla speedrun, The Little Acre è terminabile in meno di un’ora senza troppa fatica. Nonostante questo i personaggi, quelli primari come quelli secondari, godono di una buona caratterizzazione: Aidan, Lily, il cagnolone Dougal o l’imperscrutabile Merr.

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Sul fronte del gameplay siamo di fronte ad un punta e clicca di fattura estremamente classica, per lo più rivolto ad un target molto giovane poiché gli oggetti con cui interagire o le azioni da compiere risultano piuttosto “guidati” e suggeriti. Non dovrete andare da una parte all’altra dell’isola di Monkey Island, per capirci; a ulteriore conferma di ciò, attraverso un menù in sovrimpressione, è perfino richiamabile una schermata che prima vi ricorderà cosa dovete fare, poi vi suggerirà come farlo e infine vi offrirà la soluzione diretta, nel caso in cui lo vogliate. The Little Acre è dunque, nella sua semplicità, rivolto alle famiglie e a chi si stesse cimentando per la prima volta con questo genere videoludico, poiché gli enigmi anche senza alcun aiuto risultano risolvibili senza troppi patemi d’animo. Un’altra caratteristica che distingue il titolo dalla concorrenza è la possibilità di interagire con lo scenario attraverso i tasti frontali del pad, al posto di “cliccare” ossessivamente sullo schermo, fattore che ancora una volta vi renderà le cose più intuitive.

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