Ario – Recensione

Sviluppatore: Vata Games Publisher: Artax Games Piattaforma: PS5 (disponibile anche per PS4) Genere: Platform Giocatori: 1 PEGI: 7 Prezzo: 12,49 € Italiano: No

Platform bidimensionali e stile cartoon non passano mai di moda, o almeno questo è quello che pensano gli sviluppatori di Ario, protagonista della nostra recensione. Il team di Vata Games, supportato dal publisher Artax Games, porta su console un titolo che ci ha incredibilmente stupito. Purtroppo, non in positivo. Se siete curiosi di sapere di quali crimini si è macchiato Ario, non vi resta che continuare a leggere.

Un ragazzo e il suo sogno

La storia di Ario appare fin da subito come un’accozzaglia di cliché del genere, utile solo per lanciare il giocatore in una serie di livelli di difficoltà crescente. Il protagonista è il titolare Ario, un ragazzo che inizierà un viaggio per salvare sua madre. Il mondo fantasy in cui ci muoveremo è popolato strane creature, flagellato da vari mali e ovviamente soggiogato da entità malvagie. Misteriosi soldati mascherati, accompagnati da creature robotiche, si frapporranno tra noi e la nostra genitrice. Nonostante questo, ci troveremo spesso a chiederci perché stiamo facendo un viaggio così periglioso e perché nel mentre stiamo eliminando centinaia di nemici.

Alcuni disegni realizzati a mano, accompagnati da un doppiaggio in lingua araba e una traduzione in inglese quanto meno lacunosa, tentano di spiegarci al meglio che possono la storia di Ario, senza però mai riuscire a coinvolgere realmente il giocatore. Si tratta soltanto della punta di un iceberg di problemi destinato ad affondare questo Titanic virtuale, che mostra fin da subito incredibili somiglianze (con le dovute proporzioni) con il primissimo Prince of Persia. Tante piattaforme, il classico wall jump e un aspetto generale delle ambientazioni che ricorda la celeberrima opera di Ubisoft.

La campagna si articola in 12 livelli di difficoltà crescente, in cui troveremo anche due potenti boss a sbarrarci la strada. Il tutto richiederà ai giocatori più abili circa un’ora di sofferenze: tra salti mal calibrati, problemi di gameplay e alcuni elementi tecnici imbarazzanti, Ario sarà davvero difficile da digerire, anche per i palati meno raffinati e pretenziosi.

Il gameplay di Ario

Come detto, Ario è un platform in 2.5D, con spostamenti che possono avvenire solo orizzontalmente e verticalmente e con una finta profondità data da elementi tridimensionali e da cambi d’inquadratura. Il nostro eroe dapprima potrà soltanto saltare e utilizzare una rotolata per schivare i nemici e passare sotto alcune palizzate. Con il proseguo della campagna, sbloccherà un attacco in scatto e un arco dotato di munizioni normali ed esplosive. Con queste abilità potremo sia liberarci dei nemici, sia sbloccare strade altrimenti inaccessibili.

Sulla base, le idee semplici e spartane di Ario potrebbero comunque essere condensate in un titolo interessante, seppur molto classico. Sfortunatamente, sarà chiaro fin da subito che il viaggio del nostro eroe sarà tutt’altro che felice. I comandi sono incredibilmente legnosi, i salti imprecisi e i nemici totalmente inetti. Per la maggior parte del tempo, sarà sufficiente saltargli sulla testa e schivarli, evitando qualsiasi tipo di scontro. Il tutto mentre cercheremo di trovare la strada corretta in mezzo a bivi che condurranno… Al nulla. Molte strade di Ario saranno vicoli ciechi, al termine dei quali non troveremo alcun premio ad attenderci.

L’impressione è che gli sviluppatori volessero mettere dei collezionabili o degli oggetti da trovare, ben nascosti nelle mappe, ma che per qualche motivo se li siano dimenticati. Ario non include infatti alcun tipo di elemento secondario da sbloccare: potremo solo cercare la strada giusta e arrivare in fondo ai piatti e monotoni livelli. Questo, almeno, fino a quando non ci troveremo davanti i boss da sconfiggere.

Si stava meglio quando si stava peggio

Nella prima mezz’ora di gioco, abbiamo chiesto a gran voce qualche elemento che potesse rendere interessante Ario. Il primo boss, un enorme golem di lava, sembrava la risposta ai nostri problemi. Sembrava, appunto, perchè di fatto questa sfida rappresenta la più classica delle mazzate, davvero dura da digerire dopo aver subito svariati minuti di salti imprecisi e nemici tutti uguali. La battaglia si rivela infatti una semplice questione di schivata di attacchi, mentre cercheremo di far sì che il golem spacchi tre parti del pavimento. Pattern d’attacco imbarazzanti cozzano però con la legnosità del protagonista: un minimo errore sarà sufficiente a farci colpire, causando un immediato game over.

L’assenza di checkpoint intermedi obbliga a ripetere più volte la battaglia da zero, rendendo lo scontro frustrante e indigesto. Lo stesso dicasi per il boss finale, dotato di varie protezioni e pronto a farci la pelle in un batter d’occhio. Certo, con un po’ di pazienza sarà possibile vincere, ma resta comunque una scelta poco felice da parte degli sviluppatori. Lo stesso dicasi per le sezioni in cui dovremo usare la balestra, con tanto di slow motion che non farà altro che accentuare i problemi di frame rate e la grafica spartana del gioco.

Purtroppo non c’è davvero un elemento nel gameplay di Ario che ci abbia convinto appieno, tanto che in fondo speravamo in qualche modalità secondaria o in qualche extra per migliorare la situazione. Sfortunatamente, nemmeno sotto questo aspetto siamo stati soddisfatti: al termine della campagna potremo solo decidere di rigiocare uno specifico livello.

Il comparto tecnico di Ario

Se sperate che, almeno a livello tecnico, Ario possa regalare qualche soddisfazione, rimarrete delusi. Come abbiamo già anticipato, la grafica è incredibilmente spartana, e ricorda giochi per PlayStation 2 come il mitico Dark Cloud e simili. Lo stile scelto è quello con personaggi simil cartoon, accompagnati da panorami ricchi di colore e con livelli inframezzati da scene composte da pannelli statici disegnati a mano. I modelli poligonali sono decisamente inadeguati all’attuale generazione di console, mostrandosi impietosamente grezzi soprattutto, come detto, nei momenti in cui rallenteremo il tempo. Fissare quella freccia piena di pixel è un vero colpo al cuore.

Lo stesso dicasi per una colonna sonora che potremmo definire inesistente, dato che di fatto è composta da una sola traccia melodica ripetuta in ogni livello. I suoni gutturali emessi dai nemici, ripetuti ritmicamente, sono a metà tra l’imbarazzante e il frustrante. Il doppiaggio in arabo non è invece giudicabile, dato che si tratta di parole davvero difficili da comprendere per le nostre orecchie. Possiamo invece dire qualcosa in più sul frame rate altalenante, che porta a vari rallentamenti soprattutto mentre si utilizza la balestra.

Nemmeno il prezzo, non esattamente di budget, riesce a dare un senso alla pochezza di Ario. Si tratta a conti fatti di un prodotto in cui non abbiamo trovato pressoché alcun pregio, se non forse un’idea di fondo che poteva essere interessante. Anzi, in realtà un elemento che potrebbe farvi felici c’è: si tratta della lista trofei del gioco, di cui vi parliamo tra poco.

Il Platino di Ario

Se siete cacciatori senza scrupoli, allora potreste decidere di acquistare Ario per aggiungere rapidamente qualche coppa alla vostra bacheca. Il titolo di Vata Games include una coppa di Platino, oltre a 11 trofei tutti di scintillante oro. La notizia migliore è che per ottenerli tutti non sarà necessario né completare il gioco, né tanto meno battere il primo boss. Vi basterà infatti completare un paio di azioni di miscellanea e arrivare fino al tempio per ottenere il Platino. Questo però potrebbe non essere un vanto…

VERDETTO

Come avrete dedotto leggendo la nostra recensione, non ci sono elementi che possono salvare Ario da una pesante insufficienza. Il titolo di Artax Games e Vata Games fallisce sotto praticamente ogni aspetto, offrendo ai giocatori un'esperienza platform imprecisa, legnosa e afflitta da problemi vari. Le frustranti battaglie con i boss, una grafica spartana e una colonna sonora praticamente inesistente fanno il resto, trasformando Ario in un titolo davvero difficile da apprezzare. Qualche aggiornamento mirato potrebbe forse rendere il tutto meno drammatico, ma ormai sarebbe, come si suol dire, chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.