Bunhouse – Recensione

Sviluppatore: Reky Studios Publisher: Digerati Piattaforma: PS5 (disponibile anche per PS4) Genere: Simulazione Giocatori: 1-4 PEGI: 3 Prezzo: 17,99 € Italiano: No

Orecchie lunghe e code a batuffolo: teneri coniglietti sono i protagonisti della nostra recensione di Bunhouse. Nel gioco di Reky Studios e Digerati, però, queste simpatiche creature non dovranno essere accudite ma si dedicheranno addirittura al giardinaggio.

Un salto su console

Nel 2021 Patrick Gauthier lanciò su Kickstarter una campagna di crowdfunding per finanziare un titolo particolare ma molto affascinante. L’idea era quella di dar vita a un gestionale in cui creare l’orto perfetto, mettendo però al centro del progetto i conigli. Nasce così Bunhouse, progetto in grado di raccogliere oltre 35.000 dollari, che dopo tre anni di sviluppo arriva su PlayStation. La storia, se così possiamo chiamarla, vede i giocatori vestire i panni di un soffice coniglietto, interamente personalizzabile, che dovrà occuparsi della gestione di un giardino.

Dalla tipologia di orecchie alla tonalità, arrivando persino a gadget estetici, l’unicità della propria creatura diventa importante anche per via della possibilità di far giocare in locale fino a 4 aspiranti giardinieri. Una delle peculiarità di Bunhouse, in grado di attirare molti backers, è proprio la possibilità di condividere l’esperienza con i propri amici, anche se l’assenza di multiplayer online potrebbe essere un ostacolo.

Scelto il nostro look, verremo catapultati in un rapido tutorial, che spiega le basi di Bunhouse. Rispetto a prodotti come Garden Life o Planet Zoo, le possibilità del giocatore sono molto più ridotte. Nella ristretta area che fa da hub troviamo già una serra (anch’essa personalizzabile) nella quale potremo alloggiare varie piante. Dovremo coltivarle scegliendo il piazzamento per rispettare le richieste di luce e ombra, oltre a dargli la giusta dose di acqua. Una volta cresciute, potremo vendere le nostre piante per ottenere carote, ossia la valuta del gioco (giustamente). Potremo anche andare in barca nel laghetto e pescare per ottenere denaro: si tratta di uno degli stretch goals del progetto, una trovata simpatica per dare varietà.

Non che purtroppo Bunhouse regali grandi variazioni sul tema. A parte saltellare in giro con il proprio coniglio, il cui modello poligonale è di piacevole fattura, gestire le piante e fare compravendita, potremo fare poco. La coltivazione come vedremo non richiederà alcuna abilità se non quella di piazzamento e di gestione degli spazi. Le opzioni in questo senso restano poi limitate, nonostante man mano che progrediremo sbloccheremo nuove tipologie di piante.

Il gameplay di Bunhouse

Se vi state chiedendo come faccia un coniglio a gestire un orto, è presto detto. I nostri pelosi amici infatti si sposteranno nella mappa a balzelli, con la possibilità di eseguire anche scatti. All’occorrenza però potranno levarsi sulle zampe posteriori e usare quelle anteriori per afferrare vasi, semi e sacchi di terra. Questo consente di piazzare e interrare le varie tipologie di piante, ognuna come detto con precise richieste di illuminazione e idratazione.

Se saremo sufficientemente abili, potremo far crescere le piante per poi rivenderle, reinvestendo le sudate carote in nuovi oggetti, semenza e persino alcune migliorie estetiche o tecniche. Sfortunatamente, l’automazione è ridotta a zero e alcune richieste risultano fin troppo macchinose. Questo anche a causa di comandi non esattamente fluidi, che rendono faticoso compiere le varie azioni. In generale, inoltre, Bunhouse soffre di una certa lentezza, che rende tutto a tratti frustrante.

A poco servono le già citate personalizzazioni, così come l’aggiunta del mini gioco della pesca che però non introduce alcun livello di sfida. La mancanza di un fattore che dia pepe all’esperienza si sente in maniera importante, rendendo la coltivazione fine a sé stessa. Bisogna però sottolineare che Bunhouse recupera qualche punto con l’esperienza (atipica, per il genere) in mutiplayer. Gestire l’orto in compagnia è sicuramente un’esperienza intrigante, seppur afflitta dai già citati problemi.

Chiudiamo con un breve accenno al comparto tecnico, composto da una grafica in cui brillano solo i modelli dei conigli e delle piante mentre il contorno è relativamente piatto, e da una colonna sonora dimenticabile. Da segnalare anche l’assenza della lingua italiana, che renderà difficoltose le partite dei giocatori più giovani. La longevità del titolo è invece pressoché infinita, sia in singolo che in gruppo. Questo chiaramente a patto di voler rimanere a lungo immersi nei giardini dei conigli.

Il Platino di Bunhouse

Con nostra grande sorpresa, la lista trofei di Bunhouse include una scintillante coppa di Platino. Sfortunatamente, sbloccarla non sarà così facile e immediato come ci si potrebbe immaginare. Pur trattandosi di richieste lineari, in cui il livello di sfida è pressoché pari a zero, sarà necessario raccogliere svariate carote e coltivare ogni tipo di pianta, più e più volte. Un’impresa relativamente lunga, che più di un cacciatore abbandonerà prematuramente.

VERDETTO

Bunhouse sarebbe potuto essere un gestionale incredibilmente intrigante, in cui magari sfruttare la particolarità dei protagonisti per creare un prodotto diverso da qualsiasi altro sul mercato. Sfortunatamente il team di Reky Studios, eccezion fatta per un'insolita modalità multiplayer locale, non si è discostato dai canoni classici del genere. Come se non bastasse, il gioco soffre di una lentezza di fondo e di alcuni problemi tecnici, che lo rendono piacevole da giocare per qualche ora in compagnia ma nulla più. La speranza è che con un paio di aggiornamenti mirati e qualche aggiunta, il gioco possa dire la sua nel mondo dei gestionali. Per ora, però, il pollice di questi conigli non è così verde...

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.