God of War Ragnarök – Recensione

Sviluppatore: Santa Monica Studio Publisher: Sony Interactive Entertainment Piattaforma: PS5 (disponibile anche per PS4) Genere: Azione Giocatori: 1 PEGI: 18 Prezzo: 79,99 €

Dopo un capitolo all’insegna del rinnovamento uscito nel 2018, Santa Monica Studio, guidata da Cory Barlog, ha prodotto God of War Ragnarök, di cui qui di seguito c’è una recensione accuratamente senza spoiler. Abbiamo accompagnato Kratos e un cresciuto Atreus attraverso un’avventura epica, all’insegna dei colpi di scena e della massima qualità possibile, vivendone la storia come se fossimo coinvolti in prima persona.

Un viaggio attraverso le emozioni

Parlare di God of War Ragnarök senza fare spoiler è una impresa davvero difficile. Lo è principalmente per due motivi: il primo è che il gioco è ovviamente basato sulla storia del Ragnarök. Per chi non lo sapesse, nella mitologia norrena si parla di Ragnarök per descrivere la fine del mondo e la sua rinascita. Il secondo motivo è che tutto quello che gli sviluppatori hanno evoluto rispetto al capitolo precedente è potenzialmente uno spoiler. Volendo evitare entrambi, rimarremo sul vago ma forniremo dettagli su ciò che merita un approfondimento.

Gli spoiler iniziano dai primissimi fotogrammi di gioco, in cui vedremo Kratos seduto nella caverna che è presente anche in artwork e trailer. Da quel momento in poi, e in rapida successione, sarà possibile essere avvolti e presi a pugni dalla narrazione. Non ci saranno mai scene che mettono paura o angoscia, ma SMS ha deciso di giocare con le emozioni dei giocatori. Più di una volta, a seconda delle varie sensibilità personali, ci è capitato di rimanere interdetti davanti a scene che sono delle vere coltellate al cuore. La durezza della natura e dei rapporti genitoriali vengono messi bene a fuoco e, spesso, quello che si vede non è quello che si desidererebbe. Ma sono situazioni sicuramente verosimili.

Mimir, raccontami una storia

La narrazione si attesta su livelli altissimi, con una qualità generale dei dialoghi e delle linee di testo davvero impressionante. La compagnia costante di Mimir, come nel capitolo del 2018, rende tutto molto più dinamico, con il riempimento dei silenzi mediante aneddoti, storielle o semplicemente sapienza accademica. Atreus converserà con lui, dando una panoramica generale della mitologia norrena. Kratos rimarrà sempre sé stesso, il duro e burbero dio greco, ammorbidito dal tempo. Vedremo e assisteremo all’evoluzione del rapporto tra lui e il figlio, con una chiara accentuazione di alcune dinamiche tipicamente familiari. La voglia di protezione dell’uno e il desiderio di libertà dell’altro cozzeranno inevitabilmente, portando a discussioni, diverbi e reazioni tipiche dell’età adolescenziale.

Ci saranno anche Brok e Sindri, con le loro peculiarità. Il primo grezzo e dedito al turpiloquio, il secondo maniaco dell’igiene e dell’ordine come ogni sofferente di OCD. Grazie a loro potremo effettuare azioni proibite, arrivare in luoghi vietati e aggirare problemi insormontabili. Sindri nasconderà alcune marachelle di Atreus, le quali porteranno ai litigi adolescenziali di cui sopra. Ma grazie a loro potremo vedere anche nuovi piccoli dettagli che impreziosiscono le meccaniche di gioco, oltre ad approfondimenti nel gameplay rispetto al gioco precedente.

Combat system rielaborato

L’impressionante qualità del combat system è chiara sin dalle prime fasi di gioco. Nel susseguirsi delle ore e dei cambi di ambientazione, avremo modo di acquisire sempre più informazioni, dettagli e approfondimenti. Se all’inizio avremo a disposizione ciò che già era presente nel titolo precedente, ossia due tipi di armi e uno scudo, più avanti potremo godere di alcuni potenziamenti notevoli. Questi avverranno mediante incantesimi, pietre runiche e altre abilità sbloccabili da un apposito albero. Per ottenere queste ultime sarà necessario accumulare punti esperienza che riceveremo costantemente durante il gioco, sia dopo le battaglie che raccogliendo oggetti.

Nel corso dell’avventura acquisiremo anche abilità che saranno precluse all’inizio del gioco. Questo, a un occhio attento, è evidentissimo sin da subito, in quanto alcuni passaggi saranno resi impossibili da blocchi di vario tipo e appositamente pensati per il backtracking. Sarà quindi necessario ritornare sui propri passi per il completamento sia di missioni secondarie che per la raccolta di collezionabili utili.

Estetica sopraffina

L’impatto grafico del titolo è assolutamente encomiabile. God of War Ragnarök è un inno alla bellezza, all’epicità e alla diversità di ambientazioni. Avremo a disposizione tutti i regni, per un totale di nove, e sebbene alcuni di questi fossero presenti anche nel capitolo precedente, le vicende del gioco li hanno modificati. Questo significa che, da un punto di vista tecnico, i mondo sono stati rimaneggiati e ricreati in maniera più o meno importante. Alcuni sono completamente nuovi, e non sarebbero potuti essere più belli.

Tutto quello che riguarda l’estetica è incredibilmente piacevole e siamo rimasti impressionati dalla solidità del motore grafico. La qualità dei dell’illuminazione, specie su armi, armature e ambientazioni è enorme. Ci è capitato più volte di fermarci in alcuni punti panoramici ad ammirare scenari e distanze rappresentate nei vari regni. Spesso abbiamo passato dei minuti solo a guardarci attorno, contemplando quello che all’apparenza sembra un mondo davvero reale.

Anche gli effetti visivi durante le battaglie e gli scontri coi nemici sono meravigliosi. Molti nuovi avversari sono presenti, e con loro sono comparsi nuovi attacchi e abilità. Queste si manifestano mediante onde d’urto, scie di ghiaccio e magia, lanci di oggetti vari e via dicendo. Negli scontri, su PlayStation 5, tutto fila alla perfezione, tenendo il gioco ancorato ai 60 FPS. Un risultato degno di nota, seppure minimo sindacale per una produzione di questo livello. A parere personale utilizzare la modalità fedeltà, a 30 FPS e 4K, rende il gioco molto più lento e difficile da gestire, specie una volta provati i sessanta.

La cross-gen che non finisce mai

Nel 2018 God of War era eccellente, così come lo è stato Days Gone nel 2019 e The Last of Us Parte II nel 2020. Questi tre titoli potrebbero rappresentare in pieno il cosiddetto “canto del cigno” di PlayStation 4. Infatti, a fine 2020 è arrivata l’attuale generazione con nuovi titoli come Returnal, Deathloop e Ratchet & Clank Rift Apart. Questo doveroso preambolo serve a introdurre un ragionamento riguardo gli ultimi anni di gaming. Ragnarök sembra essere un titolo PlayStation 4 uscito “fuori tempo massimo”, dato che gira in maniera egregia anche su old gen. Se da un lato questa è una caratteristica impressionante, lo è un po’ meno per chi ha PlayStation 5.

Sia ben chiaro, parliamo di un titolo di assoluto spessore, ma non si vede su PlayStation 5 un salto di qualità così netto rispetto alla versione per la precedente console. Tutto ciò è ulteriormente evidenziato dai numerosi caricamenti nascosti, mediante artifici tecnici come l’apertura a rilento delle porte oppure il passare tra stretti pertugi, piccoli corridoi e via dicendo.

Questa non è una nota di demerito, anzi. Risulta però evidente come il gioco sia nato più per la vecchia generazione che per quella moderna, seppure su quest’ultima si possano avere 4K e 60 FPS incrollabili. Questa tesi è ulteriormente avvalorata dal fatto che alcuni (rari) pop-up sono ancora presenti con la patch 2.001 su PlayStation 5, sintomo evidente che il gioco sia pensato per la vecchia console.

In ogni caso è un must have

Sebbene God of War Ragnarök soffra del momento attuale (fine 2022) per quanto riguarda disponibilità di console next-gen e quindi enorme coda cross-gen, non si può fare null’altro che consigliarne l’acquisto a occhi chiusi. Come per i titoli già citati precedentemente, Ragnarök è una meraviglia sotto ogni punto di vista.

Se nel 2018 ci avessero detto che il prossimo capitolo sarebbe stato così, nessuno avrebbe scommesso un centesimo che avrebbe potuto girare su PlayStation 4. E invece così non è, portando ancora una volta alla luce potenzialità incredibili di un macchina che ha ormai nove anni sulle spalle. Il nostro consiglio è quindi di acquistare il gioco appena potete, a prescindere che sia su old o next gen. Sarà una esperienza così bella e forte che non ve ne pentirete mai.

Trofeisticamente parlando: un Platino profondo al 100%

La lista trofei di God of War Ragnarök non è molto nutrita e contiene un totale di trentasei trofei, divisi in sedici di bronzo, quindici di argento, quattro d’oro e uno scintillante Platino. Per la conquista di quest’ultimo non serve giocare il titolo alla massima difficoltà, nessun trofeo riguarda infatti questo aspetto. Non ci saranno nemmeno trofei mancabili, ma dovrete completare al 100% ogni mondo. Questo significa raccogliere tutto ciò che è a disposizione: siano questi bauli, forzieri e oggetti collezionabili di vario tipo. Nulla di particolarmente difficile, dato che con un po’ di attenzione è possibile trovare tutto anche in completa autonomia.

VERDETTO

God of War Ragnarök è un titolo di qualità elevatissima che dovrebbe essere un fulgido esempio per chiunque volesse cimentarsi in un gioco tripla A. Grafica, gameplay, dettagli, dialoghi, storia, animazioni, tutto è su un livello estremamente alto. Si tratta di un acquisto obbligato per chiunque possegga una console PlayStation, entrando di diritto tra i giochi migliori di sempre. Non è esente da alcune critiche di tipo tecnico e che possono far storcere il naso ai più esigenti, ma è assolutamente una di quelle produzioni che rimarrà nell'Olimpo (o, in questo caso, nel Valhalla) delle migliori.

Guida ai Voti

Andrea Pasqualin
Classe '90, nato e cresciuto tra benzina e gasolio, è il classico "petrolhead". Si è umilmente autoproclamato "Re dell'Universo Racing presso PlayStationBit". Appassionato di tutto quello che corre e vola, sta vivendo il suo sogno scrivendo di videogiochi e pensandoci dalla mattina alla sera. Nei momenti liberi guida la sua moto supersportiva e si diverte a spaventare le vecchiette ai semafori.