Knockout City – Recensione

Sviluppatore: Velan Studios Publisher: Electronic Arts Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS5) Genere: Sport Giocatori: 1 (Online: 2-8) PEGI: 7 Prezzo: 19,99 €

Per tentare di scalzare i capisaldi del gioco online dai loro troni, Electronic Arts e Velan Studios hanno creato un titolo in grado di mischiare l’azione degli sparatutto con l’adrenalina dei titoli sportivi. Ecco quindi la recensione del caotico e divertente Knockout City, nato da questa unione.

Non per i deboli di cuore

Se non conoscete il dodgeball, probabilmente non avete mai preso parte a una lezione di educazione fisica a scuola. Italianizzato con il nome di palla prigioniera, questo sport è ampiamente diffuso negli Stati Uniti e vanta una sua lega con ventiquattro squadre professionistiche. Il gioco è protagonista anche di numerose apparizioni in serie televisive e film, come il divertente Palle al Balzo. Lo scopo principale, per i meno pratici, è quello di colpire i propri rivali con palloni evitando che questi li blocchino per eliminarli.

Non stupisce quindi che Velan Studios abbia deciso di sfruttare le meccaniche alla base di questo sport per creare un gioco d’azione. Due squadre si sfidano ovviamente a colpi di pallonate, cercando di eliminare gli avversari e strappare la vittoria. La trama è quasi nulla, annunciata all’inizio della nostra avventura sportiva da un cronista radiofonico. In quanto novizi del mondo del dodgeball, dovremo farci strada e diventare dei fenomeni. Knockout City, del resto, non ha bisogno di proporre complicati intrecci narrativi per lanciare i giocatori in arene realizzate su più livelli e creare sfide all’ultima pallonata. Senza troppi indugi decidiamo quindi di lanciarci in questo dinamico mondo.

Vestito per il successo

Uno dei primi elementi che accomunano Knockout City alla maggior parte dei titoli battle royale presenti su PlayStation è la possibilità di personalizzare il proprio alter ego virtuale. L’atleta può infatti essere modificato nell’aspetto, nel vestiario e persino nelle pose che lo stesso assumerà in caso di vittoria e sconfitta. La maggior parte di questi gadget, puramente estetici, è però a pagamento. La moneta in-game può essere ottenuta giocando oppure spedendo denaro reale, in pacchetti simili a quelli dei free-to-play per cellulare.

Scelto l’aspetto del proprio personaggio, Knockout City offre un approfondito tutorial delle meccaniche di gioco, semplici da apprendere ma difficili da padroneggiare. Lo scopo di ogni partita è come detto di lanciare palle contro i propri avversari sfruttando vari effetti e schivare quelle che ci arrivano contro. Oltre al tasto di lancio sono disponibili una parata e una schivata; ogni atleta può inoltre utilizzare un deltaplano per planare dall’alto e passare palle ai propri compagni. L’ultima abilità è forse anche la più intrigante, dato che i giocatori possono diventare essi stessi delle palle per farsi raccogliere e lanciare con effetti devastanti. Molto spesso infatti, collaborando con i propri compagni, sarà possibile eliminare in un sol colpo uno o più nemici che normalmente dovrebbero ricevere due colpi per essere messi KO.

L’ultimo raccoglie i palloni

Una volta apprese le basi di gioco si può passare alle battaglie contro avversari reali. Knockout City, in questo senso, non offre una grande varietà: oltre alla sfida tra due squadre da quattro giocatori, si potrà affrontare un tutti contro tutti e un duello uno contro uno. La modalità più particolare è sicuramente Arraffamonete, nella quale non vince la squadra che effettua più eliminazioni ma quella che riesce a raccogliere un determinato numero di monete, facendole cadere dagli avversari.

Poche possibilità, quindi, che vanno di pari passo con un ridotto numero di arene e soprattutto con una richiesta che è sostanzialmente sempre uguale. Una ventata di varietà la portano invece le palle speciali, di cui ne verrà estratta una tipologia casuale a partita: multipalle, bombe esplosive e persino una sfera cecchino in grado di colpire dalla distanza, sono variabili da considerare mentre ci si sposterà freneticamente nelle arene. Queste saranno sempre ben realizzate e con numerosi dislivelli e nascondigli, anche se mai esageratamente vaste e per questo spesso caotiche.

La cura dei dettagli si riflette anche su una grafica accattivante, con personaggi super deformed in stile Fortnite, costumi al limite del ridicolo perfetti per apparire e tante piccole chicche, come le emoticon di morte personalizzate. Una colonna sonora con i giusti livelli di cafonaggine completa il quadro di un comparto tecnico decisamente superiore alla media.

Io e la mia crew

Giocato da solo, Knockout City è un’esperienza piacevole ma fugace, complice la ripetitività delle meccaniche. La variabile in grado di mitigare questo problema sono le crew, gruppi completamente personalizzabili che i giocatori potranno creare per completare sfide speciali e per fare gruppo. In questo modo il coinvolgimento è maggiore e a giovarne è il divertimento, anche se è ovviamente necessario trovare giocatori compatibili con il proprio stile e i propri ritmi.

Anche con questa possibilità, però, Knockout City resta al momento un prodotto a metà. I lunghi tempi di matchmaking, nonostante la possibilità di giocare cross-platform, evidenziano una carenza di giocatori dovuta probabilmente alla monotonia delle modalità di gioco. Si tratta ovviamente di un rischio calcolato a un mese dal lancio, siamo convinti infatti che Velan Studios abbia già in serbo grandi novità per gli appassionati del dodgeball selvaggio. Apprezzabile invece la fluidità di gioco, con pochissimo lag riscontrato durante i forsennati match e soprattutto nessun tipo di disconnessione o di bug.

Interessante anche la possibilità di testare un gioco in continua espansione. Electronic Arts e Velan Studios hanno scelto di rendere Knockout City gratuito fino a un determinato level cap. La scelta è indubbiamente furba e permette magari a un gruppo di amici di provare senza impegni il gioco e decidere se fa per loro, nonostante il livello massimo si raggiunga abbastanza rapidamente.

Trofeisticamente parlando: una catasta di cose da fare

A livello di trofei, Knockout City vanta un elenco piuttosto generoso e tutto sommato non troppo complicato da completare. Il trofeo di Platino del gioco richiederà comunque una discreta dedizione, dato che sarà necessario ottenere un certo quantitativo di esperienza, completare missioni e soddisfare una serie di richieste di miscellanea.

VERDETTO

Knockout City è un diamante grezzo che ha bisogno di essere lavorato per risplendere davvero. L'opera di Velan Studios è divertente e mostra di avere le carte in regola per sfondare nel mondo dei titoli sportivi, ma ancora non riesce a esprimersi al meglio. La quantità ridotta di contenuti e di modalità stride con la vastità di oggetti cosmetici creati, mentre è encomiabile la qualità generale del gioco. Con qualche piccola aggiunta, una vasta comunità e un buon numero d'iniziative, siamo certi che Knockout City riuscirà a intrattenere gli appassionati del dodgeball per molti anni. Al momento però ci sentiamo di consigliare il gioco solo a chi ha un gruppo di amici con cui condividere l'esperienza, in modo da apprezzarla al meglio.

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.