Resident Evil Village – Recensione

Sviluppatore: Capcom Publisher: Capcom Piattaforma: PS5 (disponibile anche per PS4) Genere: Horror Giocatori: 1 PEGI: 18 Prezzo: 69,99 €

Quante volte vi è capitato di sognare di essere l’eroe del vostro videogioco preferito? Non succederà nel caso di Ethan Winters. Dopo l’esperienza vissuta in Resident Evil 7 Biohazard, vero e proprio capitolo di rinascita per la serie, il protagonista torna nel diretto seguito. Quest’oggi vi proponiamo infatti la recensione di Resident Evil Village. Il nuovo videogioco, come spesso è accaduto nella lunga vita della serie Capcom, è un’esperienza che accontenta qualcuno e lascia perplesso qualcun altro. Quello che dovete aspettarvi da questo Resident Evil non è affatto scontato. Per questo abbiamo scelto di darvi punti di vista differenti, affinché possiate comprendere al meglio cos’è Resident Evil Village.

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Il secondo tragico Ethan Winters

Tre anni dopo essere stato ostaggio della famiglia Baker, vittima a sua volta di un esperimento della Connections, Ethan Winters sogna una vita tranquilla. Dopo gli eventi del precedente capitolo, i coniugi Winters vengono trasferiti sotto nuova identità in Europa orientale. Pur non potendo rinnegare ciò che hanno vissuto, la nuova vita di Ethan e Mia sembra procedere tutto sommato bene, tanto da donare loro una bambina: Rosemary. L’incubo è passato, cosa potrebbe andare storto? Eppure, stiamo parlando di Ethan Winters, un nome che fa rima con sofferenza. Ethan è un uomo normalissimo, ingenuo, messo nell’angolo troppe volte da eventi molto più grandi di lui. Tanto per cambiare, nel bel mezzo di una serata tranquilla, Chris Redfield rovina la cena della famigliola, e da personaggio iconico della serie diventa improvvisamente il cattivone di turno. Perché lo hai fatto Chris? Che diavolo ti è saltato in mente?

Da qui inizia la scoperta di un mondo terrificante, fatto di un cast vario e di diversi antagonisti che rubano la scena abbastanza facilmente. Merito delle ottime idee dietro la progettazione di ogni personaggio. Un merito assolutamente da riconoscere alla trama di Resident Evil Village è il suo scorrere in totale chiarezza, senza avere un minimo di esitazione. Non avrete mai la sensazione di essere arrivati a un punto morto e, in tal senso, è una grande conquista dal punto di vista videoludico, se pensiamo alla tendenza degli ultimi anni. Resident Evil Village è sincero e non si perde in orrendi trucchi per raddoppiare il numero di ore solo per accontentare i fautori del (finto) rapporto quantità/prezzo.

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Horror in (quasi) tutte le salse

Per scoprire le intenzioni di Madre Miranda, la misteriosa donna che tiene sotto scacco il villaggio, dovremo passare sopra i quattro signori. Uno di questi è Lady Dimitrescu, personaggio al centro del riuscitissimo marketing di Capcom. E’ difficile aver avuto a che fare con Resident Evil Village senza aver mai incrociato un’immagine della ingombrante padrona del castello, protagonista delle primissime ore di gioco. Una parte senza dubbio fra le migliori presenti nella nuova produzione di Capcom. Forse perché rievoca meglio di tutte le altre l’ossatura del Resident Evil più tradizionale, alternando fasi ansiogene fra i corridoi del castello, enigmi da risolvere, porte da sbloccare con determinate chiavi e inevitabili scontri a fuoco. L’intero castello Dimitrescu è un capolavoro a livello visivo, con ogni stanza curata nel minimo dettaglio, ma anche a livello sonoro grazie a un comparto audio spinto a livelli davvero altissimi.

Resident Evil Village è strutturato in modo differente dal suo predecessore. In un mondo totalmente connesso, ci ritroveremo a rimettere insieme un puzzle i cui pezzi cercano di restituire sempre un’esperienza molto differente l’uno dall’altro. La tensione del castello Dimitrescu e l’ansia trasmessa prima di superare ogni angolo di casa Beneviento vengono bilanciate da sezioni nettamente più action e meno spaventose. Un difetto, forse, possiamo trovarlo nel distacco netto di queste due fasi, che potevano essere distribuite diversamente. Di certo, a parte l’aver approfondito poco alcuni personaggi potenzialmente interessanti, non possiamo dire che gli sviluppatori non abbiano dedicato uguale cura a ogni sezione. Il prodotto confezionato da Capcom è di altissima caratura proprio perché tutto, alla fine dei conti, funziona molto bene.

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Otto è il doppio di quattro

E’ chiaro, quindi, che dopo l’offerta horror più angosciante di Resident Evil 7 Biohazard, allineata alle produzioni indipendenti che spopolarono verso la fine del decennio scorso, l’ottavo capitolo è un altro piccolo stravolgimento. D’altronde, Capcom deve aver riflettuto sul fatto che Resident Evil non è mai stato un prodotto di nicchia. La serie, nel tempo, ha conquistato un pubblico più vasto, facendo appassionare anche videogiocatori non proprio votati a dinamiche horror pure. Pensiamo a coloro che hanno conosciuto la serie da Resident Evil 4 in poi! Sarà per questo che Resident Evil Village si riprende nettamente quella fetta di pubblico, che proprio non aveva avuto il coraggio di lasciarsi intrappolare nelle mura di una villa con i Baker in agguato.

Per stessa ammissione degli sviluppatori, Resident Evil Village possiede una vena più action rispetto al predecessore. E’ chiara l’ispirazione a Resident Evil 4, come se Village ricalcasse ancora quella piccola rivoluzione attuata nel 2005, ma lo facesse con un solo capitolo di distacco. E’ difficile pensare che questo Resident Evil possa piacere a tutti, soprattutto a quelli che avevano brindato alla nuova impostazione di Capcom. Resta Ethan Winters, resta la visuale in prima persona e restano alcuni momenti davvero spaventosi. Subentra l’azione, talvolta sfrenata, supportata da una buona varietà di ferri del mestiere e da una fisica delle armi volutamente difficile da gestire, inizialmente. Mentre Resident Evil Village vuole fare lo sparatutto in prima persona, gli sviluppatori ci tengono a ricordarci che non lo è; non manca l’imprevedibilità negli scontri, sia per i nemici in continuo movimento (pur avendo pattern abbastanza semplici) sia per la mira non perfetta di Ethan.

Il Duca si prenderà cura di te

Ritorna la figura del mercante, comparsa l’ultima volta proprio in Resident Evil 4. Un uomo ingombrante che si fa chiamare il Duca comparirà a un certo punto della storia trasformandosi nel nostro alleato più affidabile. A lui potremo vendere gli oggetti preziosi trovati in giro per la mappa in cambio di Lei, la moneta locale. Cifre che poi gli ritorneranno perfettamente indietro, visto che pagheremo sempre lui per potenziare le nostre armi e per comprare consumabili e mod. Il Duca si offrirà di cucinare per noi delle prelibatezze, a patto di portargli le materie prime. Così, praticando caccia e pesca all’interno del villaggio, potremo sbloccare alcuni potenziamenti per il personaggio.

In sostanza, la facilità con cui otterremo Lei sia trovando tesori, sia abbattendo nemici, ci porterà spesso a preferire l’utilizzo delle armi. Uno dei maggiori controsensi è proprio il fatto di avere la possibilità di prediligere lo scontro alla fuga per portarsi a casa il bottino. Il Duca, dalla sua, non farà altro che invogliarci a potenziare di più le nostre armi rendendole ancora più letali. Ormai lo avete capito. In Resident Evil Village abbiamo scelte che si sono rivelate un’arma a doppio taglio. Per questo, per il finale di questa recensione, abbiamo deciso di proporvi due diversi punti di vista che riassumono cosa potrebbe essere Resident Evil Village. Uno per i veterani della serie e uno per i videogiocatori un po’ meno legati alla tradizione.

Il punto di vista del veterano di Resident Evil

Prima o poi dovevamo parlarne. E’ stato come rimandare un discorso importante perché ogni momento sembrava quello sbagliato, ma eccoci qui. Resident Evil Village è meno survival horror del previsto. Sicuramente ciò è causato dalla presenza di scontri a fuoco maggiori, ma non per questo giustificabile. Gli appassionati di Resident Evil sanno cosa vuol dire contare le munizioni a disposizione, scappare, usare il coltello e sacrificare una manciata di punti vita solo perché usare la pistola è un lusso. Perlomeno a difficoltà Normale. Non aspettatevi lo stesso da questo capitolo. Con le munizioni che troverete in giro e la quantità di materiali per fabbricarle, il rischio di rimanere a secco è davvero ai minimi termini.

Il backtracking è appena accennato e risulta superficiale anche la meccanica relativa all’inventario, che ora gestisce solo armi e consumabili, lasciando in un menù a parte gli oggetti chiave. Scordatevi indizi che vi portano a scombussolare l’intero villaggio per risolvere un enigma. Molti di essi vi mettono la soluzione sotto il naso e, spesso, è la stessa linearità che vi porta a risolverli senza problemi. Resident Evil Village rimane un titolo di grande qualità che vi consigliamo di giocare, ma considerate la possibilità di selezionare una difficoltà più alta già nella prima partita.

Il punto di vista del neofita

Resident Evil Village è un titolo eccellente per buttarsi a capofitto nel franchise di Capcom. E’ come se gli sviluppatori avessero voluto metterci dentro, seppur in maniera più edulcorata, gli elementi che hanno reso celebre la saga. Da villa Spencer alle ambientazioni del villaggio, passando per le sezioni in cui ci si sente costantemente braccati, il videogioco diventa un trampolino di lancio verso tutta la serie, ormai recuperabile quasi interamente su PlayStation 4.

Merita attenzione la discussione sul fatto che il gioco metta più o meno paura. Resident Evil Village rimane un horror, non c’è dubbio; cambia la gestione della tensione, che non raggiunge mai dei picchi esagerati per scelta e per ambientazioni eterogenee, che si prestano meno o peggio alla causa. Anche il sistema di salvataggio è più flessibile, con le classiche macchine da scrivere posizionate sempre nel posto giusto e la presenza di checkpoint abbastanza frequenti, almeno a difficoltà Normale. Perciò, se non siete riusciti ad apprezzare Resident Evil 7 Biohazard, questo capitolo tenterà di riportarvi fra le braccia della serie.

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Non ci sono bug, è normale?

I bug e i crash sono ormai all’ordine del giorno, soprattutto in questo periodo particolarmente difficile per lo sviluppo di qualsiasi software. Eppure, Resident Evil Village ci fa ricordare la bellezza di avere un videogioco pronto, senza malfunzionamenti, bug orribili o crash improvvisi. L’ottimizzazione è buona anche sulla ormai vecchia PlayStation 4, pur girando a una risoluzione inferiore allo standard 1080p, ma con frame rate sbloccato. Diverso il discorso su PlayStation 4 Pro che mantiene efficacemente i 1080p a 60 fps o il 4K con una media di 45 fps. Sia PlayStation 4 Pro che PlayStation 5 fanno utilizzo del checkerboard rendering, ma l’applicazione di questa tecnologia sulla console next-gen è qualitativamente superiore.

La versione PlayStation 5 mostra tutti i muscoli di un RE Engine ancora più raffinato, implementando addirittura un assaggio di ray tracing sulle superfici. Con ray tracing attivo, i 60 fps di PlayStation 5 hanno qualche incertezza in rari casi, ma nulla di grave. La versione next-gen è arricchita dal supporto ai grilletti adattivi del DualSense, che mettono in evidenza la difficoltà nel gestire le caratteristiche delle varie armi. La vera chicca, secondo noi, è data dalla direzionalità degli effetti sonori. Come accennato già in precedenza, il comparto audio è davvero maestoso; i corridoi del castello vibrano ai pesanti passi di Lady Dimitrescu, mettendo ancora più angoscia al videogiocatore; il legno del parquet scricchiola, aumentando la tensione in scenari già abbastanza angoscianti, per non parlare del tappeto sonoro che diventa via via più appuntito quando stiamo per avvicinarci a un pericolo.

Il doppiaggio in italiano è stato molto criticato per la voce di Ethan Winters, affidata a Renato Novara. Quello che probabilmente sfugge, è che Ethan è volutamente semplice, a volte ingenuo e un po’ stupido nel non riuscire a capire quello che succede intorno a lui. Pertanto, l’interpretazione ci è sembrata in linea con la natura del personaggio. In generale, l’interpretazione dei doppiatori prende spesso una direzione più caricaturale. L’intento, ancora una volta, è quello di tenere a bada la tensione.

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Trofeisticamente parlando: villaggio delle ombre

La corsa che vi separa dal trofeo di Platino di Resident Evil Village è composta da trofei di bronzo semplici da ottenere e da coppe argentate e dorate molto più impegnative. Vi servirà finire il videogioco tre volte: una per la speedrun, una per la difficoltà massima e una per la run con il coltello. A mettervi alla prova ci penserà anche la modalità Mercenari, disponibile dopo che avrete finito il gioco la prima volta. In questa modalità classica di Resident Evil, dovrete uccidere nemici ed eseguire combo entro un certo tempo. Per il trofeo di Platino, vi sarà chiesto di ottenere il livello massimo in ogni livello di questa modalità. Insomma, ottenere tutti i trofei vi porterà a facilmente a triplicare le ore di gioco necessarie per finire Resident Evil Village. L’elenco trofei è disponibile sul nostro forum.

VERDETTO

Era un nostro dovere mettere in evidenza i difetti di Resident Evil Village. Fra tutti, la troppa superficialità della componente survival è una mancanza che non permette al prodotto di raggiungere la piena eccellenza. Lasciateci dire anche che stiamo parlando di un’opera sontuosa, curata e impacchettata davvero in maniera fantastica. Scorre perfettamente, si fa giocare e rigiocare, scoprire e amare fino a farvi rimpiangere di aver terminato la partita in così poco tempo. Resident Evil Village, seppur pensato in maniera differente dal precedente capitolo, è un titolo che ha qualità da vendere. Che siate veterani o meno, è un capitolo da recuperare assolutamente.

Guida ai Voti

Salvatore Terlizzi
Scopre i videogiochi con Monkey Island e Indiana Jones, per poi rimanere legato a vita al genere delle avventure grafiche. Grazie a PlayStationBit scopre, quasi per caso, la serie Yakuza e finisce per innamorarsene. Ha ancora l'immenso piacere di farsi sorprendere da un settore in continua evoluzione. Ehi guarda laggiù! Sisi, c'è una scimmia a tre teste...

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