Story of Seasons: Friends of Mineral Town – Recensione

Sviluppatore: XSEED Games Publisher: Marvelous Games Piattaforma: PS4 Genere: Simulazione Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 39,99 €

Cappello di paglia e salopette sono il look giusto per affrontare la recensione di Story of Seasons: Friends of Mineral Town. Il gestionale bucolico di Marvelous si approccia all’universo PlayStation con un mondo colorato che strizza l’occhio a prodotti celebri dell’universo Nintendo. Scoprite con noi se questo viaggio in campagna è un successo oppure un fallimento.

Dal display al televisore

Gli appassionati della serie Harvest Moon avranno drizzato le antenne leggendo il titolo di quest’opera. Story of Seasons: Friends of Mineral Town è infatti il remake dell’omonimo capitolo pubblicato nel lontano 2003 su GameBoy Advance. La semplicità delle meccaniche e lo stile cartoon lo hanno presto reso una piccola perla, tanto da spingere come detto Marvelous a riproporre il gestionale su PlayStation 4.

La trama è incredibilmente basilare e sfrutta il cliché più comune di questo genere di gioco, utilizzato peraltro anche da Monster Harvest che abbiamo recentemente analizzato. Mineral Town è la città che frequentavamo da bambini e in cui abbiamo una serie di fantastici ricordi. Per questo nostro nonno decide di lasciarci in eredità la sua fattoria, che si trova però in condizioni disastrate. Stufi della vita di città, decidiamo quindi di trasferirci e iniziare una grande avventura fatta di zappate al terreno e allevamento di animali.

All’inizio del gioco si ha la possibilità di scegliere tra quattro diversi avatar (due maschili e due femminili) che possono comunque essere agghindati in vari modi in un secondo momento. Una volta deciso chi interpretare si viene catapultati nella fattoria, dove un ilare sindaco ci accoglie e si propone di farci fare un piccolo tour della città. Questa parte funziona da tutorial, e permette di apprendere le meccaniche alla base del gioco. Sfortunatamente il tutto è solo in lingua inglese, rendendo quindi il gioco di difficile comprensione per il pubblico più giovane, a cui Story of Seasons è potenzialmente indirizzato.

Non conosco nessun grosso gatto

Se siete appassionati della serie bucolica di Marvelous avrete probabilmente giocato anche il capitolo dedicato a Doraemon, uscito qualche mese fa sempre su PlayStation. La sostanziale differenza che si riscontra in Friends of Mineral Town rispetto al titolo citato è l’assenza del fattore novità. Chi avesse affrontato ormai più di quindici anni fa la versione del gioco per GameBoy Advance troverà in questo remake davvero poche caratteristiche inedite. Tra queste è però doveroso citare la Simple Mode, una funzione studiata per i neofiti che abbassa drasticamente la difficoltà di gestione della fattoria. Oltre a partire con un numero maggiore di rape, si avrà più denaro e se ne otterrà di più con le transazioni, rendendo quindi l’esperienza fruibile da tutti.

Questo ovviamente non modifica minimamente il gameplay, che richiede di prendere in mano le redini della fattoria e gestire al meglio le proprie piantagioni e gli animali. In quanto novelli contadini, siamo dotati di una serie di strumenti rozzi, migliorabili nel corso della campagna per ottenere risorse diverse. Già presenti fin da subito anche delle stalle e dei pollai, che permettono di allevare polli, mucche e cavalli per ottenere materiali da scambiare o vendere. Il cuore pulsante del gameplay di Story of Seasons è infatti la possibilità di mercanteggiare, accumulando denaro da reinvestire. Non aspettatevi però niente di trascendentale: a qualsiasi livello di difficoltà, tutto rimane comunque semplice e accessibile a ogni tipologia di giocatore.

Una città in evoluzione

Nella nostra prefazione abbiamo parlato, non a caso, di una certa influenza dei prodotti Nintendo nello stile del gioco. A un primo sguardo, infatti, Friends of Mineral Town è facilmente scambiabile per il ben più famoso Animal Crossing. Gli elementi di congiunzione tra le due opere sono tanti, a cominciare dallo stile grafico e dalla visuale simil top-down. Non siamo però di fronte a un plagio, ma piuttosto a una similitudine di concetti che si ripropone anche nella gestione della città.

Mineral Town è un paese fervente, in cui le persone arrivano e se ne vanno: molto spesso girovagando per le strade si potranno conoscere personaggi nuovi e socializzare, facendo regali e instaurando relazioni. Capita persino di andare oltre alla semplice amicizia, riuscendo a trovare moglie e cambiando di fatto la natura di un titolo che non si limita a rendere Farming Simulator più simile a un cartone animato, ma inserisce tanti elementi unici. Tra questi è doveroso citare anche la miniera, con svariati piani esplorabili pieni di risorse e di tesori.

Nonostante questo, dopo qualche ora emerge uno dei più grandi difetti del gioco, ossia la ripetitività delle sue meccaniche. Superata la sorpresa iniziale, le giornate di Story of Seasons trascorreranno in maniera sempre uguale: piante da annaffiare, merci da vendere e magari una capatina in città per comprare qualche oggetto o parlare con i personaggi. Aggiungere qualche piccolo mini gioco oppure funzioni inedite avrebbero sicuramente ridotto questa sensazione, ma per evitare l’alienazione è sufficiente ridurre la lunghezza delle sessioni di gioco.

I colori della natura

Come abbiamo già anticipato, Story of Seasons: Friends of Mineral Town propone una grafica colorata e decisamente adatta a un pubblico giovane. Rispetto alla versione originale, i modelli poligonali sono stati ripuliti e affinati, per offrire personaggi e animali di bell’aspetto e davvero convincenti anche nelle movenze. Lo stile resta comunque molto “pupazzoso”, con i classici omini super deformati e dotati di una testa sproporzionata rispetto al corpo. Interessante anche la possibilità di personalizzare il proprio personaggio con una serie di costumi, nonostante le modifiche siano limitate e funzionali a loro stesse.

Proprio come la grafica, colorata e allegra, anche la colonna sonora riesce a regalare momenti di relax ai giocatori. Le tracce scelte, anch’esse riviste rispetto alla versione per GameBoy del titolo, risultano davvero azzeccate e scandiscono a dovere i vari tempi di gioco. Rivedibile invece la veste grafica dei menu, fin troppo obsoleta e a tratti scomoda da gestire con il DualShock di PlayStation. Niente d’impossibile comunque, senza contare che data la longevità potenzialmente infinita del gioco si prenderà rapidamente confidenza con i controlli di gioco. Pressoché nulla invece la rigiocabilità: terminata una campagna, l’unica attrattiva per azzerare i progressi e ripartire da zero potrebbero essere i trofei o la volontà di provare una difficoltà più elevata.

Trofeisticamente parlando: zappa, raccogli, ripeti

Proprio come ci si aspetterebbe da un qualsiasi gestionale, anche la lista trofei di Story of Seasons: Friends of Mineral Town comprende per la maggior parte coppe lunghe e legate alla ripetizione di determinate azioni. Le sfide presenti sono sequenziali, dunque man mano che si progredirà si otterranno vari trofei. Per arrivare al Platino, comunque, mettete in conto almeno una cinquantina di ore, facendo attenzione alle richieste di miscellanea che potrebbero obbligarvi a ricominciare da zero l’avventura.

VERDETTO

Story of Seasons: Friends of Mineral Town è una buona riproposizione di un classico del passato, che non aggiunge però nessuna sostanziale novità se non una difficoltà semplificata per i neofiti. Nonostante questo, tornare nella città dei minerali e trasformarsi in fattori è un'esperienza divertente e coinvolgente, allietata da una grafica simpatica e una colonna sonora azzeccata. La ripetitività di certe azioni e l'assenza della traduzione in italiano, indispensabile per permettere ai giocatori più giovani di affrontare l'avventura, non gli permettono di eccellere. Anche così, però, Friends of Mineral Town è un prodotto che riesce a far felici tutti i nostalgici dei gestionali vecchia scuola orfani della mitica serie Harvest Moon.

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.