The Dark Pictures Anthology: House of Ashes – Recensione

Sviluppatore: Supermassive Games Publisher: Bandai Namco Entertainment Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS5) Genere: Horror Giocatori: 1-5 PEGI: 18 Prezzo: 29,99 €

“Il volere di dio non si può comprendere, la via di dio non si può conoscere: tutto ciò che è divino non si può scoprire.”
Proverbio sumero

La serie horror The Dark Pictures Anthology si arricchisce di un terzo, intenso capitolo. House of Ashes porta i giocatori nel caldo Iraq e punta a terrorizzarli con un’avventura sotterranea piena di mistero. Seguite noi e il Curatore in un’ampia recensione di quest’opera.

In guerra e in amore…

I numerosi trailer e le informazioni che Bandai Namco e Supermassive Games hanno diffuso sono stati utili per apprendere numerosi dettagli su House of Ashes. Il nuovo episodio della serie è ambientato come detto in Iraq, precisamente nell’anno 2003. Il palazzo di Saddam è stato da poco conquistato dall’esercito degli Stati Uniti, ma ancora non sono state trovate le armi chimiche del leader degli iracheni. Eric King, tenente colonnello dell’U.S. Air Force, è però sicuro di aver trovato il nascondiglio grazie a un sofisticato sistema satellitare. Supportato dalla moglie, Rachel, Eric forma una squadra assieme al tenente Jason Kolchek, al sergente Nick Kay e a un piccolo gruppo di soldati per assaltare il bunker.

Quello che i nostri eroi non sanno è che ciò che giace sepolto sotto terra è molto peggio di un’arma chimica. Un’antica maledizione, racchiusa all’interno di un tempio sumero, sta per risvegliarsi, minacciando la vita del plotone. Dal nostro antefatto abbiamo infatti omesso di descrivere il prologo di House of Ashes, ambientato migliaia di anni prima rispetto agli eventi narrati. Nessuno spoiler quindi, ma la promessa di una storia avvincente, spaventosa e piena di colpi di scena.

Quello che possiamo dirvi è che House of Ashes mostra fin da subito la grande maturità narrativa raggiunta da Supermassive Games. Il team è stato capace di orchestrare una trama che, seppur strizzando l’occhio a tante pellicole cinematografiche, intrattiene i giocatori dall’inizio alla fine. I rimandi a opere come Indiana Jones, La Mummia e persino Alien sono davvero numerosi, complice anche l’opprimente e claustrofobica ambientazione scelta. Ad aumentare il coinvolgimento ci pensa poi un egregio doppiaggio in italiano, in grado di raggiungere livelli di qualità paragonabili a quello originale in inglese.

Tra la vita e la morte

Per chi fosse appassionato della serie The Dark Pictures Anthology (e prima ancora di Until Dawn), i meccanismi di House of Ashes non saranno nuovi. La produzione è di stampo quasi cinematografico, con scene guidate in cui completare una serie di QTE e di azioni specifiche a cui si alternano sezioni di esplorazione libera in cui controllare i personaggi in ambienti di medie dimensioni.

La novità di questo terzo capitolo è la scelta di abbandonare la telecamera fissa in favore di un taglio più moderno, in cui muovere l’inquadratura utilizzando la levetta destra del controller. Il cambio, dettato anche dalla necessità di gestire al meglio gli spazi angusti del tempio sumero, riesce a rinfrescare notevolmente lo stile che ormai ha reso celebre Supermassive Games. I quick time event sono invece rimasti pressoché invariati: tasti da premere in sequenza, rapidamente oppure un mirino da spostare per attaccare. Tutto risulta molto familiare ai fan e comunque sufficientemente intuitivo per i neofiti, tanto da rendere House of Ashes completabile da chiunque, sfruttando magari i tre diversi livelli di difficoltà presenti.

Resta comunque da dipanare l’annosa questione che ha già colpito capolavori come Heavy Rain e le precedenti opere di Supermassive: si tratta di un film interattivo oppure di un videogioco? Una risposta parziale ce la dà la presenza di tantissime sequenze automatiche, in cui il giocatore non deve premere nemmeno un tasto. Molto spesso si passano decine di minuti intrattenendosi con la storia, proprio come davanti a un buon film. La quantità di clip, realizzate con una splendida grafica che a tratti sfiora il fotorealismo, è davvero importante, molto più che nei precedenti capitoli. House of Ashes quindi è più film che gioco, nonostante l’alternanza tra personaggi e l’incalzare degli eventi non facciano mai annoiare.

Curatore o psicologo?

Uno degli elementi meglio caratterizzati di House of Ashes è la personalità dei cinque protagonisti. Questa viene delineata genericamente all’inizio dell’avventura, ma si stratifica e intreccia inevitabilmente con le scelte morali da effettuare. Ogni personaggio vanta due tratti caratteriali predominanti e può modificare le sue relazioni con gli altri membri della squadra sulla base delle risposte date e delle azioni eseguite. Non sarebbe però un vero horror senza il dramma: come da tradizione della serie, anche in questo capitolo la morte è parte principe del gioco.

Scelte che possono sembrare irrilevanti possono portare alla dipartita dei protagonisti, modificando di fatto i percorsi che possono essere seguiti. Anche le opzioni nei momenti più concitati vengono così limitate, soprattutto quando fanno la loro comparsa gli orrori nascosti all’interno del tempio sumero. Tutto è comunque calibrato egregiamente, nonostante capire come far sopravvivere tutti fino alla fine sia una vera e propria impresa. A mitigare la difficoltà ci pensano alcune premonizioni, presenti sotto forma di collezionabili, che possono anticipare momenti drammatici dando modo ai giocatori più saggi di ipotizzare una strategia.

Decisamente azzeccata la riproposizione della bussola morale, oltre ai vari menu che mostrano le relazioni tra i personaggi e le scelte chiave eseguite. Non mancano poi potenziali segreti da scoprire e un ricco background psicologico da analizzare per ognuno dei cinque protagonisti. Encomiabile anche la scelta di Supermassive Games di inserire, oltre alla presenza dell’oscuro Custode, anche piccoli rimandi ai due capitoli precedenti della serie. Niente che rende l’esperienza difficile da apprezzare per chi si avvicina alla saga per la prima volta, ma sicuramente una gradita aggiunta per i fedelissimi che non si perdono un episodio dell’Antologia Oscura.

Dalla Mesopotamia con amore

La scelta di ambientare House of Ashes all’interno di un tempio antico, scegliendo soldati americani per protagonisti comportava il rischio d’incappare in una serie infinita di cliché. Il team di Supermassive Games è stato bravo a schivare la maggior parte delle trappole, nonostante stralci di dialogo da cui emerge l’immancabile machismo maschile e a una serie di luoghi comuni che rendono la trama a tratti prevedibile. Fortunatamente questi piccoli nei vengono eclissati da un mondo sommerso soffocante nel suo splendore. Enormi stanze piene di oggetti antichi e misteriose incisioni cuneiformi si alternano a corridoi angusti, in cui il male potrebbe nascondersi dietro ogni angolo.

Pazienza poi se gli jumpscare sono per la maggior parte prevedibili; l’avventura di questo gruppo di sfortunati crea tensione anche senza mostrare mostri e orrori di sorta. Il merito non è solo della regia, ma anche degli splendidi effetti di luce e di una grafica che lascia molto spesso a bocca aperta. Oltre all’architettura del tempio, sempre impeccabile, la scelta di ingaggiare attori veri (tra cui la bella Ashley Tisdale) paga anche in termini di resa dei volti. L’unica pecca è, a nostro avviso, lo sguardo dei personaggi, che sembrano sempre avere occhi velati di lacrime, persino bagnati.

Se la grafica è al top, il comparto audio non è assolutamente da meno. Sentire ogni passo e ogni rumore all’interno del tempio, magari supportati da un buon paio di cuffie, è una sensazione perfetta degna della notte di Halloween. La sensazione di pericolo è costante, mentre come detto il doppiaggio nel nostro idioma fa il resto e permette di godersi ogni scambio di battute. Molto buona anche la longevità. House of Ashes è una storia che, a seconda delle scelte, può durare tranquillamente dalle quattro alle otto ore. Se poi siete dei completisti, trovare ogni collezionabile potrebbe comportare l’investimento di molto più tempo. Da sottolineare anche il ritorno delle modalità Serata al Cinema e Gioca in Compagnia, che come nei precendenti capitoli danno la possibilità di condividere l’avventura con i propri amici.

Trofeisticamente parlando: chi non salta nerazzurro è!

La nota dolente di The Dark Picture Anthology: House of Ashes è legata alla sua lista trofei. Abbiamo già detto in fase di recensione che le scene video sono parecchie e, a volte, relativamente lunghe. Ebbene, queste scene non possono essere saltate, rendendo la caccia al Platino una vera e propria sfida. La selezione capitolo mitiga la lunghezza di questa impresa, ma preparatevi ad almeno due o tre playthrough completi per sbloccare la massima ricompensa. Data la natura del gioco, comunque, si tratta di un Platino alla portata di qualsiasi tipo di cacciatore, soprattutto considerato che non esistono trofei legati alla difficoltà.

VERDETTO

Con The Dark Pictures Anthology: House of Ashes il team di Supermassive Games si mantiene su livelli qualitativi molto alti. La storia raccontata è coerente e molto coinvolgente, complice anche l'ottimo doppiaggio in italiano, supportata anche da un comparto tecnico di prim'ordine. Il tempio sumero, nello specifico, è davvero stupefacente ed è in grado di lasciare a bocca aperta qualsiasi appassionato di antichità. Qualche piccola lacuna, come l'eccessivo utilizzo di filmati che rende l'esperienza più simile a un film interattivo, non riescono a intaccare la qualità dell'avventura. Se avete amato i primi due capitoli della serie, allora prendete la corda e calatevi quanto prima all'interno del tempio. Una maledizione vi attende, riuscirete a sopravvivere?

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.