The Walking Zombie 2 – Recensione

Sviluppatore: Alda Games Publisher: Alda Games Piattaforma: PS5 (disponibile anche per PS4) Genere: FPS Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 11,99 €

Con The Walking Zombie 2, protagonista della nostra recensione, lo sviluppatore Alda Games percorre una strada molto battuta. Il team ha infatti realizzato un FPS a tema zombie, in cui dimostrare la propria abilità cercando nel frattempo di aiutare altri sfortunati avventurieri. Fucile in braccio e sempre attenti agli agguati, ci siamo dati alla caccia al morto vivente.

Are you a boy or a girl?

La storia di The Walking Zombie 2 è decisamente particolare. Non stiamo però parlando della trama, che analizzeremo a breve, ma piuttosto del suo sviluppo. Il titolo nasce infatti su smartphone e tablet, dove riscuote un grandissimo successo. Forte di ciò, Alda Games decide di portare la sua creatura su Steam, piattaforma che permette al gioco di consacrarsi e di espandersi a vista d’occhio.

A distanza di tre anni e con ben dieci milioni di download alle spalle, The Walking Zombie 2 decide di sbarcare anche su PlayStation, in una versione ottimizzata per console Sony. Tutto molto bello, a cominciare da una trama (questa volta sì, quella del gioco) che parte davvero dall’inizio. Una volta avviato il gioco ci si trova nei panni di un superstite, che sta controllando una donna incinta morsa da uno zombie.

Il nascituro sarà l’eroe che interpreteremo, a cui dovremo dare un nome e di cui seguiremo l’evoluzione. Questo non prima di una fuga rocambolesca da un attacco zombie e di un salto temporale di qualche anno, fino alla maggiore età del bambino. L’inizio turbolento dell’avventura di The Walking Zombie 2 mostra fin da subito un FPS di stampo classico, con una grafica che fa il verso a Minecraft e un interessante accento sulla narrazione.

Il mio fucile, la mia pistola

L’incipit della storia di The Walking Zombie 2 funge anche da tutorial per i giocatori, che apprendono le basi di uno sparatutto decisamente classico. I tasti dorsali fungono da mirino e grilletto, mentre le levette permettono di muovere il personaggio e la visuale. Queste sono le abilità iniziali del nostro eroe, che andranno migliorandosi man mano che saremo di livello. The Walking Zombie 2 mostra infatti anche piccoli elementi ruolistici, che permettono di personalizzare il sopravvissuto.

Tutto quanto descritto appare però fin dalle prime fasi incredibilmente mediocre e abbozzato. Non c’era da aspettarsi (ovviamente) la qualità di un Call of Duty o di un Battlefield, ma era quanto meno lecito sperare di vedere qualche guizzo che rendesse il gioco di Alda Games diverso dagli altri FPS che affollano il mercato fisico e digitale.

Nonostante questo, l’inizio sembra comunque promettente per uno scatto sul lungo. I giocatori si trovano in città che fanno da hub in cui accettare le missioni. Una volta ottenuti gli incarichi ci si sposta in aree invase da morti viventi, in cui completare le richieste e tornare alla base per ottenere la propria ricompensa. Queste premesse sfociano però rapidamente in un’avventura incredibilmente monotona e piatta, condita da una spruzzata di cringe.

Puoi cercare nel mio cesso?

Il titolo che abbiamo scelto per il nostro capitolo, pur sembrando fuori luogo, acquista senso dopo i primi minuti nel mondo di The Walking Zombie 2. Una delle prime missioni che si affronterà è legata alla ricerca di un orologio nella tazza di un water, in mezzo a una montagna di escrementi. Come accennato, si tratta di un elemento cringe ricorrente, che non giova all’atmosfera del titolo.

Tolti questi momenti goliardici che, come si suol dire, si amano o si odiano, le missioni sono incredibilmente simili tra loro. La richiesta è sempre quella di andare in un’area specifica e completare una sfida: peccato che le missioni nella stessa location abbiamo obiettivi identici. Questo fa sì che dopo poche ore ci si trovi in un loop di prove sempre uguali tra loro, affrontando zombie in grado di rinascere sempre e comunque anche a distanza di pochi minuti.

Tutto sembra molto approssimato, anche per un gioco nato su smartphone. La ripetitività la fa da padrone anche cambiando hub, dato che si passa semplicemente da una città a un’altra più grande, con altre persone con cui parlare e nuove sfide piene di morti viventi. L’unica varietà la offrono proprio i nemici. Ondate di zombie (con la passione per mettersi in fila e subire i nostri attacchi) fanno da “guardia” a boss e mini boss. Questi sono più grandi, dotati di una loro barra della salute e pronti a eliminare gli avventurieri meno preparati.

Posso avere un po’ di pecunia?

Per i primi minuti di gioco, nonostante uno stile semplicistico, ci si potrebbe persino dimenticare che The Walking Zombie 2 arriva da un’esperienza mobile. Il condizionale è purtroppo d’obbligo, perché dopo le prime missioni iniziano a comparire prepotenti richieste di effettuare microtransazioni. Il prezzo del gioco non è esattamente basso, dunque fa specie trovarsi di fronte alla richiesta d’investire anche cento euro in denaro in-game.

Parlando poi di un gioco proposto come adattamento per console, tutto sembra incredibilmente fuori luogo e anche un po’ cringe (ci tocca riutilizzare il termine), vista anche l’insistenza con cui ci viene chiesto di aprire il portafoglio. Chi resisterà alla tentazione riuscirà comunque a proseguire nella campagna, superando una serie di missioni sempre uguali che portano in ambientazioni sempre uguali. La grafica scelta per il gioco, inoltre, non valorizza aree che avrebbero potuto regalare sicuramente qualche emozione in più, sfruttando la potenza di PlayStation.

Lo stesso discorso va fatto per un comparto audio che non va mai oltre l’ordinario. I versi degli zombie sono simpatici e sgraziati il giusto, anche se molto ripetitivi (ma del resto, sono sempre zombie). A dare davvero fastidio sono gli effetti delle armi, tutti incredibilmente simili tra loro. Che si tratti di un fucile o di una pistola, lo sparo riecheggerà in maniera sempre uguale. Ultimo accenno per una buona longevità: terminare tutte le missioni di The Walking Zombie 2 vi porterà via parecchie ore in compagnia dei morti viventi.

Trofeisticamente parlando: ho voglia di grind

Se pensate di sapere cosa sia il grind, allora non avete ancora visto la lista trofei di The Walking Zombie 2. La fantasia di Alda Games doveva rasentare lo zero al momento della realizzazione dell’elenco, in cui figurano ripetizioni di sfide banali come l’uccisione di un certo numero di zombie oppure la scoperta di tesori. Tutto molto bello, potenzialmente anche semplice, peccato per i numeri. Uccidere 100.000 zombie oppure viaggiare per 2.000 chilometri sono sfide per giocatori ben più che volenterosi. Il Platino diventa così un miraggio che solo i cacciatori più temerari potranno tentare di afferrare.

VERDETTO

Se state cercando un gioco di zombie mediocre, senza spunti in grado di distinguerlo dalla massa di FPS a tema morti viventi, allora The Walking Zombie 2 è ciò che fa al caso vostro. L'opera di Alda Games, in maniera non dissimile da quanto predetto dal titolo scelto, cammina su PlayStation senza una meta precisa, se non quella di cercare di far spendere i giocatori con microtransazioni fin troppo invadenti, visto anche che non stiamo parlando di un free-to-play. Una grafica e una colonna sonora compassate completano il quadro di un prodotto che non riesce davvero a emergere dall'anonimato, rimanendo nel limbo della mediocrità. Se volete abbattere qualche zombie con stile, vi suggeriamo di volgere altrove il vostro sguardo.

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.