Tunche – Recensione

Sviluppatore: HyperTrain Digital Publisher: LEAP Game Studios Piattaforma: PS4 Genere: Picchiaduro a Scorrimento Giocatori: 1-4 PEGI: 7 Prezzo: 19,99 €

Ci siamo addentrati tra le leggende peruviane per la recensione di Tunche, un interessante beat’em up realizzato da LEAP Game Studios e HyperTrain Digital. Tra uno spirito e un mostro bisognerà menare le mani al meglio per sopravvivere e salvare i cinque protagonisti di quest’avventura amazzonica.

Nella giungla dovrai stare…

Se pensate che il titolo scelto per l’opera sia strano, allora probabilmente non conoscete le leggende peruviane. Nella giungla infatti il pericolo non è rappresentato solo da animali esotici e selvaggi e dalla vegetazione abbondante. Secondo un racconto tradizionale, a metà tra una favola e una storia dell’orrore, tra gli alberi si nasconde infatti il Tunche, lo spirito di un uomo tormentato dal male e dal cuore pieno d’odio. Al momento della sua morte, l’anima impura di questo essere ha iniziato a vagare per la giungla, alla ricerca di sfortunati di cui cibarsi.

Nessuno conosce l’aspetto del Tunche, ma una cosa è risaputa: un fischio d’intensità sempre maggiore ne preannuncia l’arrivo. All’inizio può sembrare un rumore di fondo o il verso di un uccello, ma quando si comprende che si tratta dello spirito malvagio, è già troppo tardi. Da questa leggenda oscura nasce l’omonimo videogioco di HyperTrain Digital, in cui un gruppo di cinque giovani guerrieri è alla ricerca del Tunche per motivi da scoprire durante l’avventura.

La narrazione avviene tramite una serie di dialoghi a schermo, supportata anche da una serie di tavole realizzate a mano che ricalcano lo stile dei fumetti. La scelta, dettata anche dallo stile grafico cartoon dell’intera opera, risulta decisamente efficace. Nonostante l’assenza di localizzazione in italiano, gli eventi risultano sempre ben chiari al giocatore. Interessante anche la scelta di creare cinque storie separate per i vari eroi, che forniscono uno spaccato sempre diverso delle vicende.

La bella la va al fosso

Le premesse di Tunche sono decisamente interessanti e particolari. Lo stesso non si può dire di un gameplay incredibimente tradizionale e che, pur inserendo una spruzzata di elementi roguelike, pesca a piene mani dai canoni classici dei beat’em up. Una volta scelto uno dei cinque personaggi da interpretare si viene lanciati all’interno della foresta amazzonica. Qui si apprendono le basi, seguendo un semplice ma esaustivo tutorial.

Ogni personaggio è dotato della capacità di saltare e di attaccare i nemici che popolano schemi tridimensionali con una profondità simulata (in stile Streets of Rage, per intenderci). Oltre alla classica combo di pugni e calci è possibile sferrare un colpo in grado di lanciare in aria i nemici e sfruttare anche attacchi magici a lungo raggio, consumando un’apposita barra di energia. Non mancano nemmeno gli attacchi speciali, così come un contatore di combo che valuta la prestazione del giocatore con un punteggio espresso in lettere.

Se, dopo questa descrizione, vi siete immaginati circa il 90% dei beat’em up sul mercato, non preoccupatevi. Tunche riesce comunque a mettere un pizzico di pepe con quattro boss, enormi e molto potenti. Questi sono da affrontare in altrettante regioni, dopo una sequenza di dieci schemi. Anche qui non ci sono elementi per cui gridare al miracolo, ma nonostante tutto ogni componente di Tunche è ben realizzata e gli scontri regalano più di qualche soddisfazione al giocatore.

Combatti, muori, evolviti

Il piccolo twist all’interno della struttura incredibilmente classica di Tunche é rappresentato dagli elementi roguelike dell’avventura. I ragazzi di HyperTrain Digital hanno scelto di creare un’esperienza in cui la morte fosse parte integrante, collegandosi anche alla leggenda dello spirito malvagio. Nel corso dell’esplorazione i giocatori ottengono delle sfere di potenziamento, che scompaiono in caso di morte insieme ai progressi fatti nella giungla.

Dopo una sconfitta ci si trova nuovamente al campo base, pronti per ripartire da zero e seguire il Rio delle Amazzoni. Non tutto però va perduto: tramite specifici globi è possibile potenziare permanentemente gli eroi, accedendo a un albero delle abilità diverso per ogni personaggio. Questo permette di rendere sempre più facili le run, restituendo anche una sensazione di progresso costante anche in caso di dipartita prematura.

All’interno della foresta sono presenti anche eventi speciali, come mini giochi o mercanti, così come bivi sul percorso. Questi vengono rappresentati in stile Hades, fornendo al giocatore un’anteprima visiva di quello che li aspetta. Proprio come in qualsiasi altro roguelike, tutto viene generato in maniera procedurale e non ci sarà mai una partita uguale all’altra.

Chi non esplora in compagnia è uno spirito o una spia

Affrontata da soli, la campagna di Tunche risulta divertente ma a tratti banale e monotona. Per spezzare la noia è però possibile chiamare a raccolta qualche amico e affrontare il gioco in modalità cooperativa. Fino a un massimo di quattro giocatori possono unirsi all’esplorazione, combattendo a suon di sberloni e attacchi magici rospi, spiriti e chi più ne ha più ne metta.

Sottolineiamo l’ovvio dicendovi che il fascino di Tunche aumenta proporzionalmente al numero di giocatori. Al crescere dei guerrieri, si amplifica il caos a schermo e si genera una piacevole “caciara”. La vera pecca è che la possibilità di collaborare è limitata al gioco in locale. Il team di HyperTrain Digital non ha infatti messo in piedi una modalità online, dunque per poter condividere l’avventura dovrete chiamare a raccolta alleati sul vostro divano.

Chiudiamo la nostra recensione parlando del comparto tecnico, aspetto sotto cui Tunche dà davvero il meglio di sé. La grafica in stile cartone animato vanta disegni realizzati a mano di incredibile fattura: protagonisti, nemici e ambientazioni sono davvero sensazionali e lasciano a bocca aperta, complice anche una paletta di colori sgargiante e consona allo stile scelto. Meno d’impatto ma comunque molto valida la colonna sonora, che riesce ad accompagnare l’azione senza mai inebetire il giocatore con effetti caotici. Buona anche la longevità: se vorrete scoprire i segreti di ognuno dei cinque personaggi mettete in conto un gran numero di ore da passare nella giungla.

Trofeisticamente parlando: dal Perù con furore

La lista trofei di Tunche è decisamente lineare, ma non per questo semplice da completare. Tutte le azioni richieste per arrivare al Platino sono collegate alla campagna principale e non ci sono (fortunatamente) coppe da sbloccare obbligatoriamente in cooperativa. Comprare tutte le abilità, sbloccare i capitoli storia e ottenere un grado SSS sono comunque sfide impegnative, che vi poteranno via una discreta quantità di tempo. Nonostante tutto, comunque, si tratta di un Platino alla portata della maggior parte dei cacciatori.

VERDETTO

Le premesse di Tunche fanno pensare a un titolo innovativo, dal gameplay particolare tanto quanto la trama. Di fatto però il gioco di LEAP Game Studios e HyperTrain Digital si rivela un beat'em up di stampo incredibilmente classico, in cui si menano le mani mentre si scopre di più sulle leggende peruviane. Questo non è necessariamente un male, dato che gli elementi roguelike e una struttura ben studiata contribuiscono a mettere un po' di pepe. La grafica sopraffina e la possibilità di collaborare con altri tre giocatori completano il quadro di un titolo che non potete farvi sfuggire se amate il genere.

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.