Valley of the Dead: MalnaZidos – Recensione

Sviluppatore: rBorn Games Publisher: Gammera Nest Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS5) Genere: Horror Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 19,99 €

Con la recensione di Valley of the Dead: MalnaZidos abbiamo analizzato la trasposizione videoludica di un film che pochi appassionati conosceranno. Sviluppato da rBorn Games e pubblicato da Gammera Nest, il titolo rientra nel ramo dei progetti PlayStation Talents. Scopriamo insieme se questi morti viventi sono davvero dei talenti o se invece sono solo lenti.

Dia de los Muertos

Come abbiamo svelato nella nostra introduzione, Valley of the Dead: MalnaZidos si ispira a un film d’azione uscito nel 2020. Malnazidos (non colpevolizzatevi troppo se non l’avete mai sentito nominare) è un’opera dal setting decisamente particolare: ci troviamo infatti nel 1938, nel pieno della rivoluzione civile spagnola. Mentre infuria la battaglia tra Repubblicani e Franchisti, un gruppo di nazisti infetta con un’arma biologica un piccolo villaggio.

Ciò che ne scaturisce è una vera e propria apocalisse zombie, che obbliga le due fazioni a far fronte comune per sopravvivere. Un’alleanza tanto strana quanto inaspettata, che vede una serie di figure collaborare tra loro, sparando a qualche morto vivente lungo il percorso. In Valley of the Dead: ManaZidos i giocatori vestono i panni di Jan Lozano, protagonista della storia, desideroso di salvarsi la pellaccia. Incontrerà sul suo cammino tutti i volti noti della pellicola, dalla pistolera Matacuras al temerario Brodsky.

Le premesse di trama sono strane ma comunque buone, considerata anche la particolarità dell’ambientazione e la possibilità d’inserire anche interessanti riferimenti storici. Sfortunatamente, come vedremo nel corso della nostra recensione, si tratta di pie illusioni. Tutto si schianta contro un gameplay approssimativo e un comparto tecnico decisamente non all’avanguardia. Andiamo però con ordine, lanciandoci senza indugi contro orde di zombie desiderosi di cibarsi delle nostre carni.

L’onore di PlayStation 2

Uno degli elementi su cui il team di rBorn Games ha puntato in maniera importante è la narrazione. La storia di Valley of the Dead: MalnaZidos viene raccontata al giocatore sfruttando una serie d’intriganti tavole in stile graphic novel. La scelta, considerato anche che l’idea originale nasce dall’opera Noche de difuntos del 38 di Manuel Martín Ferreras, è l’unica azzeccata dell’intero gioco. Non aspettatevi comunque una storia alla Resident Evil, giusto per essere chiari.

L’unica lingua di doppiaggio è lo spagnolo: esistono però sottotioli in inglese che fanno la felicità di qualsiasi oculista, data la dimensione estremamente ridotta. L’impegno profuso per leggere la trama non è però ripagato dalla fluidità della stessa. Tutto risulta caotico e ingarbugliato, con cambi scena senza senso che non permettono di seguire al meglio la storia. Il suo meglio però il gioco lo dà una volta superati i filmati, una volta vestiti i panni di Jan.

La grafica dovrebbe, almeno sulla carta, proporre un cel-shading in grado d’imitare lo stile dei fumetti. Di fatto, però, Valley of the Dead: MalnaZidos sembra la versione brutta dei primi giochi PlayStation 2. I personaggi offrono modelli poligonali a tratti imbarazzanti, gli zombie se la passano se possibile ancora peggio. Tutti uguali tra loro, con cinque o sei tipi diversi di vestiti e mai una variazione sul tema. Le inquadrature ravvicinate sono poi quanto di più impietoso ci sia, senza contare compenetrazioni e pop up vari. Tutto molto bello, paragonato magari a un Horizon Forbidden West qualsiasi.

Tutto questo turbinio di emozioni serve a catapultare gli sfortunati avventurieri in uno sparatutto in terza persona con una telecamera, di un’infelicità cronica, posizionata alle spalle del nostro eroe. Questa scelta è stata forse dettata dalla volontà di non consentire all’occhio del giocatore di soffermarsi troppo sui lussureggianti paesaggi. Scarni, vuoti e con sezioni che sembrano ripetersi all’infinito, in un abuso di copia e incolla che nemmeno i giornalisti che devono trascrivere il nome di Wojciech Szczęsny (il portiere della Juventus n.d.R). Se ve lo state chiedendo, sappiate che questi non sono ancora gli elementi peggiori di Valley of the Dead: MalnaZidos.

Voto: diesci!

Muovere i primi passi all’interno del mondo creato da rBorn Games può essere decisamente traumatico. Niente a che vedere però con la prima volta in cui si viene chiamati a mirare e sparare ai non morti. Premesso che a schermo avremo al massimo tre o quattro nemici per volta (forse per evitare assembramenti, come da normative anti COVID), il gunplay del gioco è semplicemente imbarazzante. Utilizzando i tasti dorsali è possibile entrare in modalità mira, facendo apparire un’enorme croce a schermo. Due colpi alla testa sono sufficienti per eliminare qualsiasi zombie ci si pari davanti, con una ridicola esplosione della testa. Tutto bellissimo, se non fosse che le hit box sono studiate in uno dei giorni più bassi dell’inferno. Metà dei colpi vanno a vuoto, l’altra metà colpisce parti del corpo indesiderate.

Fortunatamente, rimanere a secco di munizioni non è un problema. I personaggi possono fare affidamento su un potentissimo calcio, in grado di far scoppiare le teste esattamente come farebbe un’arma da fuoco. Non mancano poi armi secondarie dal numero limitato di colpi, come mitragliatrici e simili, impossibili da ricaricare. Si tratta poi d’inutili variazioni sul tema, in quanto gli zombie moriranno solo lo stesso numero colpi alla testa richiesto dalla pistola. Una volta esauriti i proiettili, poi, l’unica soluzione sarà quella di gettare l’arma e tornare alla propria fida arma base. Ricaricare, del resto, è una pratica per pivelli.

Se pensate che tutto questo sia a metà tra il trash e il grottesco, non avete ancora scoperto l’elemento che più di tutti ci ha lasciati basiti. Valley of the Dead: MalnaZidos vanta infatti anche una componente stealth. Premendo un tasto è possibile accucciarsi per arrivare silenziosi alle spalle degli zombie. Niente di clamoroso, per quanto poco sensato, ma il meglio arriva quando si eliminano i nemici. Il nostro eroe infatti si alzerà e romperà l’osso del collo al morto vivente. Lo ripetiamo, per farvi digerire l’informazione: i personaggi spezzano l’osso del collo di uno zombie, riuscendo peraltro a ucciderlo. Un po’ come cercare di stupire Alessandro Borghese offrendogli una pasta condita con il sugo confezionato della Barilla.

A corredo di cotanta qualità non possiamo non parlarvi dei legnosissimi comandi, che rendono complicato persino far ruotare il nostro personaggio. In tutto questo non preoccupatevi, perché gli zombie spagnoli sono più amichevoli di quelli nostrani. In caso ci si avvicinino troppo, ci attaccheranno solo uno per volta, mettendosi in coda. Per sfuggire alla presa è sufficiente superare un QTE completabile da un neonato oppure premere rapidamente un tasto. La barra della salute comunque è talmente ampia che anche qualche morso non è un problema.

Preferisco la D’Urso

Lo scempio messo in mostra da Valley of the Dead: MalnaZidos prosegue per sei capitoli, dalla durata totale di circa tre ore. Inutile dire che il tempo sembra triplicato, complici anche la ripetitività generale e alcuni errori che costringono a ricominciare determinati livelli da zero. Emblematica anche la presenza di un solo, vero boss: una versione più grossa di un normale zombie. L’altro nemico che sembrava destinato a darci battaglia, una donna vestita di bianco in un dungeon, si dà infatti alla fuga dopo un paio di colpi alla testa per non tornare mai più. Esattamente come la voglia di arrivare in fondo alla storia.

Nei capitoli si passa per ambienti che offrono un finto open world ma che, di fatto, sono sempre su binari. Foreste, dungeon e stazioni ferroviarie, tutto si riduce a corridoi da percorrere in cui far saltare qualche testa, tra pessima grafica ed effetti sonori risibili. L’unico elemento simpatico sono gli effetti dei colpi con onomatopee stile fumetto: niente comunque che faccia gridare al miracolo, non agitatevi. Tutto si mantiene su livelli totalmente insufficienti, rendendo di fatto Valley of the Dead: MalnaZidos una sorta di monumento al trash.

Nemmeno la possibilità di affrontare l’avventura con altri personaggi in modalità Nuovo Gioco + (opzione a cui il gioco stesso non fa mai riferimento) o la presenza di collezionabili riescono a risollevare l’opera di rBorn Games. Non possiamo dirvi in anticipo se quello di cui vi abbiamo appena parlato sia il peggior gioco del 2022 o se, più in generale, riesca a entrare nell’Olimpo dei titoli più brutti di sempre di PlayStation.

Quel che è certo è che Valley of the Dead: MalnaZidos non ha nessun elemento che spinga i giocatori ad acquistarlo (prezzo compreso), se non la voglia di farsi due risate, un senso di nostalgia per l’epoca PlayStation 2 oppure semplicemente uno spiccato masochismo. Guardare in loop La Pupa e il Secchione Show potrebbe rappresentare un’opzione migliore che tentare di completare questo sfortunato videogioco. L’ultima beffa in tutto questo? Il gioco è disponibile anche su PlayStation 5.

Trofeisticamente parlando: valle dei trofei

L’unica vera nota positiva di Valley of the Dead: MalnaZidos è la lista trofei del gioco. Dei ventiquattro trofei presenti, solo due sono mancabili e sono legati ai collezionabili. Fortunatamente questi sono indicati da una scintilla luminosa, ben visibile a schermo. Facendo attenzione e seguendo magari una guida non dovrebbe essere un problema arrivare al Platino. Il vero ostacolo è la volontà di completare il gioco e soprattutto di riaffrontare le missioni con i personaggi secondari.

VERDETTO

Se volete un gioco con una grafica datata, un gameplay banale e comandi legnosi, allora Valley of the Dead: MalnaZidos fa decisamente al caso vostro. Il titolo di rBorn Games e Gammera Nest non ha davvero nessun elemento che possa salvarlo dall'essere additato come uno dei peggiori titoli a tema zombie apparsi su PlayStation 4, rischiando anche di vincere l'ambito premio di peggior gioco dell'anno. Dobbiamo ammettere però che uccidere uno zombie rompendogli l'osso del collo è un'esperienza che ha un che di mistico, talmente trash da riuscire forse a passare alla storia...

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.