Yomawari: Lost in the Dark – Recensione

Sviluppatore: Nippon Ichi Software Publisher: NIS America Piattaforma: PS4 Genere: Horror Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 39,99€

Quando si crea un qualsiasi prodotto horror, il creatore dovrà di certo pensarle tutte per far provare determinate sensazioni ai suoi fruitori. Che sia con immagini disturbanti, suoni o, nel caso dei videogiochi, con l’interattività. Un videogioco, infatti, può contare su quel dialogo interno con l’utente che, anche immedesimandosi, proverà svariate sensazioni, tra cui la paura e i suoi derivati, appunto.

Dopo ben cinque anni da Yomawari: Midnight Shadows, Nippon Ichi Software, al tempo NIS, ritorna con il terzo capitolo della serie. Il team ce l’ha messa proprio tutta per causare terrore nei suoi utenti, ma dopo due capitoli, che avevano la loro originalità e contesto, riuscirà questo Lost in the Dark a tenere testa al parco titoli horror dei giorni nostri?

Non avere paura del buio

Yomawari: Lost in the Dark ha come protagonista, di nuovo, una bambina, probabilmente delle elementari. Anch’essa vittima di angherie e bullismo da parte dei bambini della sua scuola, troverà molte volte rifugio sul terrazzo dell’istituto che frequenta. Lì farà la conoscenza di un’altra bambina. In seguito a delle vicissitudini, però, le due si separeranno e la protagonista si dimenticherà della compagna. In un normale giorno di scuola, dopo gli ennesimi atti di bullismo, la bambina tenterà il suicidio…

Tutto sembra drammaticamente chiaro: la giovane, però, si ritroverà di nuovo avanti alla sua amica dimenticata, che le chiederà di recuperare i suoi ricordi, così che lei possa aiutarla a vincere contro una maledizione mortale. Si delinea così la vera trama del titolo, che verte sul ritrovamento dei ricordi da parte della protagonista. Ricordi che le permetteranno di annullare la sua maledizione e ritrovare, forse, la felicità perduta.

Inizia quindi il viaggio della piccola bambina, “persa” nella città in cui vive, distorta da paure e ansie, con lo scopo di ritrovare oggetti e ricordi che le permetteranno di arrivare all’alba, pronta per una nuova vita.

Tutta mia la città

Proprio come i capitoli precedenti, Yomawari: Lost in the Dark ha un gameplay totalmente focalizzato sull’esplorazione e su enigmi ambientali. Vedere una bambina combattere sarebbe stato anche alquanto esagerato, oseremmo dire. Esplorando la città, e i luoghi d’interesse che visiteremo trasportati dalla trama, il giocatore deve evitare gli sporadici, e a volte casuali, incontri con entità maligne di ogni tipo. Tutto ciò che la bambina può fare, all’approccio con questi essere, è correre a perdifiato o chiudere gli occhi e sperare che tutto vada bene. Nel caso non dovesse essere così, NIS, non si è trattenuta dal mostrare, di nuovo, lo schermo imbrattato di sangue in seguito all’assalto dei mostri.

Il gameplay, dunque, resta quasi del tutto invariato rispetto ai capitoli precedenti. Tra le novità, però, troviamo la possibilità, appunto, di chiudere gli occhi e passare tra gli spettri senza essere toccati o farli addirittura sparire. Nei capitoli passati, infatti, la bambina poteva solamente nascondersi e aspettare. Qui la meccanica del chiudere gli occhi permetterà al giocatore di continuare a camminare, non vedendo, però, eventuali punti d’interesse.

Ultima, ma non vera e proprio novità, è quella di una maggiore linearità negli obiettivi principali. Sarà sempre possibile esplorare, quasi interamente, la città già dalle prime fasi, ma si dovrà veramente faticare per perdere di vista la main quest. Anche negli edifici d’interesse, saranno rari i casi in cui si girerà a vuoto, poiché il gioco guida mano a mano fino alla risoluzione dell’enigma. Nei capitoli precedenti, il senso di dispersione era talmente ampio da disorientare totalmente il videogiocatore e, molte volte, portandolo a vivere sensazioni di noia più che terrore ed empatia.

Piccoli brividi

La vera bravura di NIS è stata quella di confezionare, di nuovo, un prodotto horror votato all’immersività e all’empatia verso la protagonista. Controllare una piccola bambina indifesa fa vivere veri attimi di angoscia e terrore al videogiocatore. Ombre che si muovono negli angoli bui, presenza spettrali, un normalissimo oggetto che da lontano potrebbe sembrare una minaccia demoniaca. Il giocatore deve abituarsi a guardare il mondo, virtuale, con gli occhi di quella piccola bambina con una missione.

Facendo anche affidamento all’enorme parco folkloristico di creature giapponesi, ecco prendere vita su schermo a mostri deformati, creature umanoidi, demoni e presenza spettrali che turberanno chiunque si troverà davanti allo schermo. Non fatevi assolutamente ingannare dalla grafica in stile cartone animato, Yomawari ha molti assi nella sua manica.

Ma, purtroppo, rispetto ai capitoli precedenti, pecca di una vera e propria originalità. Molti degli sprite delle creature sono riciclati, per esempio. Il gameplay e il setting, seppur meno dispersivi, non hanno nessuna aggiunta o novità sostanziale da far gridare al capolavoro. Yomawari: Lost in the Dark, è semplicemente il terzo capitolo di una serie, che purtroppo, aveva già detto tutto con il primo episodio, l’ottimo Night Alone.

Trofeisticamente parlando: Platino in the Dark

Platinare Yomawari: Lost in the Dark non sarà un’impresa titanica, se si è maestri dell’esplorazione, o si segue la nostra guida ai trofei. Uno dei trofei sarà appunto quello di ritrovare tutti gli oggetti perduti sparsi per il mondo di gioco, e sarà anche quello che toglierà più tempo al giocatore. Sarà essenziale recuperare tutti gli oggetti presenti anche nelle strutture principali, non più visitabili dopo averle completate. Superato questo scoglio, ci sarà da avere a che fare con i trofei di miscellanea relativi alle azioni da compiere, ottenibili durante l’esplorazione libera della mappa. Sbloccati anche i trofei relativi alla storia non ci resterà altro che sfoggiare una nuova coppa di Platino in bacheca. DING!

VERDETTO

Yomawari: Lost in the Dark è l'ultimo capitolo della serie horror di Nippon Ichi Software. Totalmente invariato nel gameplay, rispetto ai primi due episodi, anche in questo caso l'originalità starà nel lasciare che il videogiocatori si immedesimi nei panni e nelle paure di una bambina, "persa" nella sua città, tra ombre, spettri e demoni. Dopo cinque anni di attesa, ci si aspettava forse qualcosa in più invece che il classico more of the same. Nonostante questo, se amate gli horror e volete magari scoprire come va avanti la saga, vi suggeriamo di aiutare questa povera bambina.

Guida ai Voti

Raffaele Verde
Cresciuto a pane e videogiochi, mastica qualsiasi genere videoludico che non sia sportivo. Lettore di fumetti. Fa il cuoco e studia lingue straniere!