Lo scorso 30 maggio i ragazzi di Bethesda Softworks annunciavano un nuovo capitolo di Fallout non proprio in linea con gli aspetti tipici a cui la serie ci aveva abituati nel corso degli anni. Poteva infatti un’esperienza basata esclusivamente sul single player mutare per diventare a tutti gli effetti un gioco multiplayer online? La posta in gioco era senza dubbio alta ma noi della redazione, per evitare di sparare sentenze, abbiamo atteso con calma, così da farci un’idea un po’ più chiara dell’intero progetto. Potevamo quindi perdere l’occasione di provare la B.E.T.A. disponibile da qualche giorno? Certo che no. Quindi mettetevi comodi, indossate il vostro Pip-Boy personale e preparatevi a calpestare il terreno radioattivo del West Virginia.

West Virginia, mountain mama

Durante l’annuncio del primo trailer l’entusiasmo era alle stelle. La canzone di John Denver risuonava in sottofondo e… stavamo realmente assistendo alla presentazione di un nuovo Fallout? Dopo esserci ripresi dal trauma appena vissuto, ecco che le capocce di Bethesda iniziarono a parlare del titolo e rivelarono che questo Fallout 76 sarebbe stato totalmente online. Un Fallout? Totalmente online? Fino a quel momento pensavamo tutti che questi due concetti non potessero coesistere all’interno di un discorso. Più passavano i mesi e più i dubbi crescevano. Solo toccare con mano questo prodotto poteva fare chiarezza sui nostri dubbi.

Dopo una decina di ore passate a calcare i territori del West Virginia, purtroppo, abbiamo dovuto fare i conti con la conferma di gran parte dei dubbi che avevamo. Andiamo con ordine però. L’aspetto narrativo dei capitoli passati di Fallout è sempre stato uno dei cavalli da battaglia dell’intera produzione, capace già ai tempi di immergere il giocatore in un mondo post-apocalittico abitato da chissà quale nuova minaccia. In Fallout 76 siamo stati letteralmente catapultati senza troppe esitazioni all’interno di un mondo le cui dinamiche ci sono state chiarite solo grazie a documenti e olonastri sparsi nell’area di gioco esplorabile. Le missioni principali ci sono apparse troppo semplici e povere di dettagli, incapaci nella loro banalità di stimolare il giocatore al loro completamento invece di attirarlo verso le numerose attività secondarie.

Il cambio di rotta verso una formula multiplayer potrebbe essere senza dubbio la principale responsabile di questo declino narrativo, che però non sembra limitarsi solo a questo aspetto. Fallout 76 è infatti un titolo tecnicamente nato già vecchio. Il motore proprietario di Bethesda, dopo Fallout 4 e la remastered di Skyrim, non ha ormai più frecce al proprio arco. Per quanto tirato al massimo, il colpo d’occhio non ci è sembrato dei migliori, soprattutto a livello di piccoli dettagli. Bisogna riconoscere però che, grazie anche a tipici colori autunnali del West Virginia, il titolo ha saputo regalarci alcuni panorami mozzafiato che hanno compensato.

Sempre parlando di questo aspetto, il frame rate è risultato instabile durante le fasi di shooting, soprattutto al cospetto di un numero significativo di nemici. Questo però si può anche giustificare, data la natura stessa di questa versione che però speriamo venga velocemente ottimizzata in vista del lancio ufficiale.

Chiudiamo infine l’ampio paragrafo dedicato agli aspetti che non ci hanno convinto parlando proprio dell’interazione tra i giocatori tanto elogiata dagli sviluppatori. Questo nuovo capitolo, rispetto ai precedenti, ci è sembrato dare una maggiore importanza all’accumulo di risorse e alla costruzione del nostro accampamento, avvicinandolo per certi aspetti a un vero e proprio titolo gestionale. Tutti gli sforzi per la creazione di un accampamento o per l’accumulo di materiali sono stati il più delle volte resi vani dalla presenza stessa di altri giocatori che ci hanno portato ben più di qualche problema.

Durante la nostra prova abbiamo infatti incontrato diversi gruppi che, fregandosene degli eventi di zona o delle proprie missioni, passava la propria sessione a rompere le scatole a chi voleva godersi una semplice esperienza single player. A conti fatti, quindi, nonostante la presenza di alcune limitazioni nelle interazioni, giocare in gruppo ci è sembrato veramente troppo vantaggioso ed è proprio quello che temevamo.