Bandai Namco ha dato il via all’open beta di Soul Calibur VI, ultimo capitolo del picchiaduro con le armi che ha da sempre rivaleggiato con la saga di Tekken. L’esperienza del team di sviluppo è maturata sempre più con il tempo; nonostante la poca fiducia nei riguardi del brand dello stesso, le meccaniche vincenti implementate negli scorsi giochi fanno da ispirazione e vengono qui pompate al massimo. In attesa dell’uscita del gioco completo e nella speranza che non si tratti di un canto del cigno, abbiamo messo le mani sul network test: un’ottima occasione per far sì che Bandai Namco stabilizzi i server al meglio e concedere allo stesso tempo agli utenti di provare con mano il titolo.

Benvenuto nell’arena della storia

Giunti nel menù principale, forse un po’ spartano rispetto al passato, come giusto che sia l’unica opzione selezionabile è il gioco in rete. Da qui è possibile scegliere le impostazioni preferite di ricerca, tra la velocità di connessione più adatta, il lato preferito dove iniziare a combattere, la lingua e l’area di provenienza, una selezione meticolosa che previene un eventuale lag durante i match. Lag che abbiamo riscontrato in pochi casi, specialmente nell’input, con almeno un secondo di ritardo dalla pressione del tasto all’effettiva azione su schermo. Ma ovviamente il test serve proprio a registrare dati del genere e adattarli al meglio, quindi non allarmiamoci.

La beta offre ben sedici personaggi giocabili, tra gli iconici Siegfried, Kilik, Nightmare, Ivy, Mitsurugi, il sempreverde Yoshimitsu, Maxi, Voldo, Sophitia, Xianghua e Talim; ci sono anche la guest star Geralt di Rivia (lo Strigo, direttamente da The Witcher), il guerriero nuovo di zecca Grøh, la ritrovata ninja Taki (improvvisamente eliminata in Soul Calibur V in favore di Natsu, la sua apprendista) e il misterioso Zasalamel, grande assente di Soul Calibur IV, con l’aggiunta di Tira, personaggio DLC. E’ una ghiotta possibilità di provare gratuitamente persino un personaggio a pagamento, insomma! Nove sono gli stage, ambienti ben definiti e degni dei predecessori, tra cui spicca l’arena di Kaer Mohren, accompagnata dalla superba soundtrack Hunt or be Hunted di Marcin Przybyłowicz.

Concedimi la rivincita

Da quanto siamo riusciti a giocare, possiamo affermare che in termini di gameplay Soul Calibur VI svecchia in tutto e per tutto l’intero brand. Lo si evince anche solo giocando la prima partita con un personaggio che già conoscete, a vostra discrezione; le tecniche sono più istantanee, le mosse più fluide e i comandi molto più user friendly rispetto al passato. Si tratta di un picchiaduro con meccaniche di facile apprendimento che non richiede necessariamente la conoscenza dell’intero catalogo mosse di un personaggio per essere fruibile.

Ognuno ha un moveset accurato che si adegua a ogni tipo di giocatore, estremamente fedele al videogioco di appartenenza nel caso di Geralt e Yoshimitsu, tra l’utilizzo di segni quali Igni e Quen del primo e le acrobazie bizzarre con la spada illuminata del secondo. Gli attacchi si dividono sempre in leggero, pesante e corpo a corpo (rispettivamente eseguibili premendo Quadrato, Triangolo e Cerchio), tuttavia la chicca sta nella rifinitura della meccanica del contrattacco e la facilità di utilizzo della mossa finale.

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