Book Quest – Recensione Speedrun

Sviluppatore: eastasiasoft Publisher: easasiasoft Piattaforma: PS5 (disponibile anche per PS5) Genere: Azione/Avventura Giocatori: 1 PEGI: 7 Prezzo: 6,99 €

Con la recensione Speedrun di Book Quest ci troviamo davanti a un nuovo prodotto di eastasiasoft. Si tratta, manco a dirlo, dell’ennesimo gioco di ruolo con grafica retro che cerca di raccontare una storia a basso budget. Sfortunatamente, il titolo soffre di tutti i cliché tipici di questo genere di titoli e di una realizzazione non proprio felicissima. Provate con noi a recuperare il libro magico del protagonista per saperne di più.

Il ninja vien di notte

Quasi a sorpresa, Book Quest cerca di deliziare il giocatore con una trama. Il protagonista del racconto è un giovane senza nome, che viene svegliato nel cuore della notte da un topo. Per inseguirlo si reca nello scantinato, trovando il libro del nonno in un forziere. Il tomo risulta illeggibile ma, per qualche assurdo motivo, il ragazzo decide di lasciarlo sul tavolo per provare a decifrarlo il mattino successivo. Questa noncuranza però permette a un misterioso ninja (?) d’intrufolarsi nell’abitazione e rubare il testo, per poi scomparire in una nube di fumo.

Nel nonsenso generale entra però in gioco il fantasma del nonno del protagonista. Egli rivela di essere stato, in vita, un potentissimo mago e quello rubato era un tomo magico. Tra le sue pagine, si nascondevano segreti e poteri per distruggere i demoni, rei di aver rapito sua moglie. Il nostro eroe, armato di una scopa, decide allora d’imbarcarsi in un’avventura per recuperare il libro, da cui il titolo del gioco (Book Quest, appunto). Il tutto è raccontato con un inglese claudicante tramite alcune brevi cutscene. Nonostante la casualità di certi elementi, la storia sembra comunque intrigante, salvo poi perdersi dopo alcuni minuti.

Bastano infatti un paio di cambi di ambientazione per far dimenticare al giocatore il motivo per cui stia abbattendo tonnellate di nemici. Poco male, comunque, perché in questo modo diventa possibile saltare rapidamente una quantità incredibile di banalità. La maggior parte dei personaggi interagisce con noi con scambi di battute noiosi e richieste ancora peggiori. La guardia che vuole le bacche oppure il falegname in cerca della sua ascia, sono solo alcune delle missioni da completare in un gioco che ha davvero poco da offrire.

Libri da bruciare

Il gameplay di Book Quest è quanto di più banale e lineare si possa trovare in un action. I giocatori possono affidarsi a un attacco standard, una schivata e più avanti nel gioco a due mosse magiche. Il tutto spostandosi in mappe vuote e prive di contenuti, piene di mostri tutti uguali tra loro e con un solo pattern d’attacco. L’esplorazione è flagellata da problemi, con attacchi e schivate imprecise e hit box studiate negli Inferi. Tutto restituisce una sensazione di pressapochismo, come se si stesse giocando un vecchio arcade (fatto male) su GameBoy.

Quanto descritto peggiora incredibilmente nelle battaglie contro i boss. Il primo, un enorme drago, è ad esempio dotato di due soli attacchi, in grado di uccidere il nostro eroe in pochi secondi. Per abbatterlo serve quindi trovare il giusto tempismo, assestare quattro o cinque colpi e scappare. Peccato che la salute del drago sia assurdamente alta, obbligando a dieci minuti minimo di combattimento tutto uguale. Non pensiate poi di potervi curare! In caso apriate il menu per sfruttare bacche e simili, il gioco non andrà in pausa. Mentre recupererete quindi due o tre punti salute, il drago ve ne toglierà dieci o venti. Se tutto ciò non vi bastasse, sappiate che in caso di morte la salute del boss si resetterà, l’uso degli oggetti invece no.

Nonostante la quantità industriale di problemi, Book Quest tenta anche di essere profondo e vario. Il villaggio ad esempio fa da hub e permette di accedere a vari negozi. Peccato però che i soldi raccolti siano pochissimi e mai sufficienti a comprare qualcosa di utile. Sono inoltre presenti alcuni minigiochi, talmente tristi da lasciarvi il dispiacere di scoprirli da soli, qualora abbiate coraggio. Completano il quadro una longevità ridicola (un paio d’ore, in caso resistiate alla noia e alla frustrazione) e un comparto tecnico pallido. La grafica è la solita trita e ritrita in pixel art, mentre la colonna sonora sarebbe anche discreta se non avesse momenti morti anche di parecchi secondi.

Trofeisticamente parlando: Platinum Quest

Quello del nostro titoletto dovrebbe essere il vero titolo del gioco. L’elenco trofei di Book Quest può essere infatti completato nel paio d’ore indicato per la longevità. Il vero problema restano le battaglie con i boss, davvero pesanti da sopportare a causa dei comandi problematici e dei danni massicci ricevuti dal protagonista. Anche così, comunque, basteranno un po’ di pazienza e qualche tentativo per portarsi a casa la coppa blu. Se cercate un Platino facile, comunque, vi assicuriamo che sul mercato non mancano alternative migliori di questa.

VERDETTO

Book Quest è un disastro sotto ogni aspetto. La partenza è buona, con un tentativo di trama che però fallisce dopo pochi minuti. Interessante anche la scelta di puntare su uno stile ibrido tra azione ed RPG: peccato però che nessuno dei due elementi ne esca valorizzato. I minigiochi sono tristi e piatti, i boss terribili da affrontare (ma con accezione negativa) e in generale l'opera risulta flagellata da una serie pressoché infinita di problemi. In tutto questo passa quasi in sordina la pochezza del comparto tecnico, con una grafica banale e una colonna sonora afflitta da inspiegabili momenti di silenzio. Nemmeno l'attrattiva del Platino potrebbe essere sufficiente ad intrigare i giocatori, dato che il mercato è ricco di prodotti di qualità ben più elevata. Forse era meglio non aprire questo libro...

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.