Broly è un personaggio tutto particolare, sia per quanto riguarda Dragon Ball, in generale, sia per ciò che concerne il nostro focus, i videogiochi. Basti pensare all’evocativo, almeno ai tempi in cui internet non era così diffuso, finale segreto che bisognava raggiungere in Budokai 3 per poterlo sbloccare. Fatta questa premessa, impossibile non ricordare come anche il creatore della serie, Akira Toriyama, si sia addentrato nel mondo videoludico – qualcuno ha detto Dragon Quest? Questo film non è certo il primo dedicato al potente saiyan, anzi. E’ però quello che, con distacco, ne approfondisce meglio il personaggio e ne amplia gli spunti già esistenti senza però snaturarli, al di là della forza fuori dal comune, ostentata e magnificata. E’ così che, dopo il successo registrato da Dragon Ball Super e quel pizzico di confusione legata al fatto che Dragon Ball GT non sia più considerato canonico, ci siamo lanciati nella visione della ventesima pellicola ufficiale di Dragon Ball, pellicola campione di incassi in tutti i Paesi in cui è già uscita al cinema, grazie al gentile invito di Koch Media con il supporto di Toei Animation, Sky Cinema e Anime Factory.

Un po’ di storia

Della brutta fine che i saiyan hanno fatto per mano del potente Freezer ce ne è traccia un po’ ovunque, in Dragon Ball Z. Ma, ancora una volta, da nessun’altra parte era capitato che il fattaccio avvenuto quarant’anni prima rispetto a Dragon Ball Super fosse raccontato con così tanto metodo e con una narrazione rigorosa. Bardack, Goku, Paragas e il figlio Broly, il principe Vegeta e l’omonimo padre sono artefici e vittime di un destino comune e allo stesso tempo diviso a causa dell’esplosione del pianeta dei saiyan. Accidentale, a detta di Freezer e del padre re Cold, anche se la verità la conosciamo tutti. E le loro storie si intrecciano, nella prima metà del film, in maniera davvero notevole, con un buon numero di dialoghi, mai superflui o noiosi, che ben costruiscono la personalità delle pedine in scena, e una narrazione che si toglie, a tratti, lo sfizio di emozionare.

Tra un salto temporale e l’altro ci ritroviamo nel lasso di tempo che segue il Torneo del potere; nonostante regni la calma, Goku sa bene che nell’universo il pericolo è sempre dietro l’angolo e continua ad allenarsi in compagnia dell’immancabile Vegeta. Mai preoccupazione fu più lecita, dal momento che, un giorno, Freezer e la sua armata galattica, con tanto di Broly al seguito recuperato sul pianeta Vampa, quello su cui era stato spedito, mai mostrato prima d’ora e creato sulla base degli originali bozzetti di Toriyama, invadono il pianeta Terra. Per scatenare il più grande scontro che la saga di Dragon Ball abbia mai visto.

E la seconda parte di Dragon Ball Super: Broly è infatti costituita quasi esclusivamente da mazzate, esplosioni e trasformazioni di ogni sorta. Tante, pure troppe, specie per chi magari è poco avvezzo al classico film di Dragon Ball. Mentre la prima parte è sinceramente in grado di coinvolgere chiunque, la seconda è composta quasi esclusivamente da effetti speciali, un limite di cui i genitori, che porteranno i figli al cinema a partire dal 28 febbraio, dovranno tenere conto. Non fraintendete, la realizzazione delle animazioni è superba così come la fluidità delle immagini, con tanto di lavoro ad hoc per il background realizzato dagli artisti Nobuhito Sue e Kazuo Ogura. Gli scontri sono uno spettacolo per gli occhi. Da parte del regista Tatsuya Nagamine c’era il desiderio di raggiungere nuovi standard, a fronte del fatto che Goku sia entrato in possesso di una forza superiore, e ci è riuscito con interessanti scelte stilistiche (“più Son Goku diventa forte, più dobbiamo impegnarci per esprimere la sua evoluzione”).

Grande merito anche al realizzatore del nuovo design, Naohiro Shintani, che basandosi sull’originale è riuscito a creare personaggi dallo stile più moderno, con una silhouette maggiormente sottile che incarna il giusto equilibrio tra tradizione e innovazione. Certo è che i fan non estremi potrebbero storcere il naso di fronte a un quantitativo di azione così eccessivo, tutto per altro concentrato in una specifica parte del film. E i margini per diluire un po’ c’erano, eccome se c’erano, considerato il ruolo troppo marginale affidato a gente come Piccolo, Whis e Beerus.