Gungrave G.O.R.E – Recensione

Sviluppatore: Iggymob Publisher: Prime Matter Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS5) Genere: Sparatutto Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 49,99 € Italiano:

Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto.”

Dopo ben vent’anni dal primo capitolo e diciotto dal sequel, Grave ritorna ad impugnare le sue armi per continuare la sua vendetta contro la SEED e chi l’ha fatto diventare un deadman. Sviluppato da Iggymob, Gungrave G.O.R.E riporta, quasi fedelmente, tutto quello che furono i primi capitoli della serie su next-gen, quindi con una grafica migliorata e un frame rate potenzialmente perfetto.

Pur avendo i suoi limiti, il titolo nasconde tanti pregi, riuscendo a far divertire, senza stancare, chi vuole spegnere il cervello per un po’ e iniziare un eterna mattanza virtuale senza troppi giri di parole. Mettetevi comodi, dunque, Grave è più infuriato che mai e le sue armi chiamano il sangue dei suoi nemici.

Non solo proiettili

Come già detto, Gungrave G.O.R.E è il diretto sequel di Gungrave (2002) e Gungrave: Overdose (2004), titoli usciti su PlayStation 2 e sviluppati da Red Entertainment. La trama gira attorno alle peripezie di Grave, il cui vero nome è Brandon Heat, che si è visto portare via tutto dall’ex amico Harry Macdowell. Dove essere stato eliminato, Grave ritornerà in vita come un deadman, pronto a vendicarsi nei modi più cruenti possibili. La sua crociata, oltre che alla vendetta, mirerà ad eliminare dal mondo la SEED, una droga aliena capace di trasformare gli esseri viventi in Org, creature infette e mostruose.

Ad accompagnare Grave in questa avventura ci saranno Mika, figlia del boss dell’organizzazione criminale Millennion che si ribellerà alle ingiustizie del gruppo, il Dr. Aso, che si occuperà di gestire Grave e la nuova aggiunta Quartz. Oltre questi personaggi ci saranno anche le vecchie conoscenze di Grave e compagni, anche loro personaggi poco avvezzi alle parole quanto più alla violenza. Per recuperare tutta la storia di Gungrave, però, vi consigliamo di guardare l’anime, oltre che buttare un occhio al filmato disponibile nel menù principale di gioco.

La serie, comunque, non ha mai brillato sotto al punto di vista della trama, piena di cliché e forzature, né sotto quello della narrazione, contando che nel gioco Grave non parlerà mai e le cutscene serviranno solo da intermezzo a farvi capire cosa sta succedendo prima di ricominciare la carneficina. Tutto sommato, non ci sentiamo di bocciare questa scelta di design: Gungrave G.O.R.E non si lascia andare a lunghe spiegazioni, sotto trame e “blaterazioni” varie. Non vuole raccontare nulla, se non quanto possano essere devastanti due cannoni che sparano in automatico e a raffica verso i loro bersagli.

Kill them all!

La parte importante del titolo è indubbiamente quella giocata. Se conoscete i titoli usciti sulla cara PlayStation 2 saprete che già all’epoca non brillavano per originalità, limitandosi solo ad essere dei semplici sparatutto. La loro caratteristica principale era l’assenza di un cover system, non presente anche in questo capitolo. Ciò lascia il giocatore in balia di proiettili e bombe, senza la possibilità di difendersi. L’obiettivo diventa quindi trovare il modo di risolvere il più rapidamente possibile i conflitti.

Anche in G.O.R.E la situazione non cambia. Contando che Iggymob ha ampliato il numero di nemici presenti su schermo, la difficoltà aumenta leggermente. Nulla può comunque davvero contrastare la potenza di Grave. Per scelta di gameplay storica, infatti, il giocatore potrà contare su tantissime feature distruttive. Mira automatica, fuoco automatico, mosse devastanti e persino un pratico rampino, che vi permetterà di afferrare nemici o raggiungerli più velocemente.

Su schermo, durante la mattanza, vedremo il contatore dei colpi, che raggiungerà cifre veramente impossibili in pochissimi secondi. Presente anche il contatore ART, che aumenterà solo con uccisioni spettacolari ed esecuzioni. Ad onor del vero, queste ultime non saranno così spettacolari come lascia intendere il nome. Le animazioni, inoltre, non così fluide. Realizzare un’esecuzione ricaricherà però gli scudi e ci permetterà di ritornare in campo più furiosi che mai.

L’obiettivo di ogni missioni è partire da un punto A e arrivare al punto B, passando per stanze e arene in cui bisognerà solo eliminare qualsiasi ostacolo vivente o meno. Ad intervallare le sparatorie ci saranno piccole fasi platform purtroppo mal congegnate, ma comunque da non buttar via totalmente. I numerosi game over, inoltre non risulteranno neanche così spiacevoli, grazie a caricamenti davvero fulminei.

La potenza del sole nel palmo della mia mano

A rendere Gungrave G.O.R.E un titolo più intrigante di quello che è visibile a occhio nudo troviamo il fattore divertimento. Controller alla mano, la sensazione avere tra le mani una macchina da guerra vivente è palese e soddisfacente. Grave è inarrestabile e il feedback che dà al giocatore è quasi una droga. Avanzare tra i corridoi ed eliminare qualsiasi cosa si muova con pochi colpi fa sentire il giocatore virtualmente immortale. Proprio qui, però, casca l’asino. Presi dalla potenza di fuoco del personaggio e dal suo non vacillare ai colpi avversari, ci accorgeremo forse troppo tardi di essere al limite con vita e scudi.

Proprio come i precedenti capitoli, non sarà mai consigliato il lanciarsi a capofitto in uno scontro, ma anche pianificare e osservare bene ciò che ci circonda. L’enorme bara che il personaggio porta in spalla servirà a rispedire indietro missili e granate, pronte anche a decimare le schiere nemiche. Tutte le abilità del protagonista serviranno a decimare i nemici, ma permetteranno anche agli scudi di riprendere fiato. E tutto questo è un’ottima aggiunta ad un gameplay che altrimenti sarebbe risultato monotono e poco vario.

Tanti pregi, dunque, ma anche qualche nota dolente. Tra le pecche del titolo troviamo, proprio parlando di note, una colonna sonora sottotono, con ben udibili anche gli stacchi tra una traccia e l’altra. In più, come detto, alcune scelte platform non saranno il massimo dello splendore videoludico. Tutto sommato si può andare oltre queste situazioni spiacevoli, pronti a ritornare in azione e distruggere qualsiasi cosa vi sbarri la strada.

Trofeisticamente parlando: Gungrave P L A T I N U M

Eccoci nella sezione più amata dai nostri lettori. Platinare Gungrave G.O.R.E non sarà un’impresa relativamente ardua, quanto più stupidamente lunga, volendo essere precisi. La maggior parte dei trofei si sbloccheranno semplicemente giocando, visto che comprenderanno solo l’utilizzare un enorme numero di volte alcune abilità o arrivare ad uccidere diecimila nemici.

Oltre a questi trofei cumulativi e a quelli relativi alla storia, ci saranno coppe relative alla difficoltà del gioco stesso. È inutile iniziare l’avventura alla difficoltà più alta, poiché i trofei non andranno in stack. Conviene quindi lasciarsi la modalità difficile per ultima, affrontandola dopo aver maturato esperienza e sbloccato determinati potenziamenti. Gungrave G.O.R.E vi porterà via almeno quindici ore per il Platino, ma dopo questa scalata potrete esporre una nuova coppa in bacheca.

VERDETTO

Gungrave G.O.R.E è il sequel diretto di Gungrave: Overdose, uscito nel lontano 2004. Pur non brillando in termini di trama, il titolo promette delle ore di sano svago senza troppi giri di parole, letteralmente. Al netto di qualche imperfezione tecnica come nel comparto sonoro o discutibili scelte di level design, il titolo fa divertire e promette anche un buon grado di sfida per gli amanti del genere tps.

Guida ai Voti

Raffaele Verde
Cresciuto a pane e videogiochi, mastica qualsiasi genere videoludico che non sia sportivo. Lettore di fumetti. Fa il cuoco e studia lingue straniere!