Bendy and The Ink Machine – Recensione

Sviluppatore: Joey Drew Studios Publisher: TheMeatly Games Piattaforma: PS4 (disponibile anche per Mobile) Genere: Horror Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 24,99 € Italiano:

Nel mondo onirico delle nostre menti, l’incubo si manifesta in varie forme e nature: bestie efferate, catastrofi naturali, morti angoscianti. Una pletora di immagini macabre, di emozioni viscerali. Eppure, Bendy and The Ink Machine, titolo horror a episodi ideato da Joey Drew Studios, decide di sfruttare una forma di incubo leggermente atipica, ovvero l’inquietudine. L’angoscia costante che il titolo cerca di creare nel videogiocatore, difatti, presenta un volto decisamente inusuale: quello di Bendy, disegno frutto delle tecniche fumettistiche degli anni Trenta, con tanto di bulbi oculari “pie-eyed” (tecnica di disegno tipica dei primi anni del Novecento che prevede occhi disegnati come una torta a cui è tolta una fetta) e guanti bianchi. Insomma, prendete Topolino o Betty Boop, o una qualsiasi figura creata dal genio grafico di fumettisti come Gottfredson o Taliaferro, e rendetela, semplicemente, demoniaca.

Un cartone animato dalle mille sfumature

Bendy and The Ink Machine è un titolo che segue i classici stilemi dei survival horror in prima persona: nei panni del fumettista Henry Stein dovremmo farci strada all’interno dei Joey Drew Studios, dopo esser stati invitati dal proprietario, nonché nostro ex-datore di lavoro, Joey Drew. Proprio in questo studio e proprio dalle sapienti mani di Henry, Bendy è venuto alla luce. Dopo circa trent’anni dal ritiro professionale, Drew invita Henry a visitare di nuovo lo studio di animazione per mostrargli la Ink Machine, una gigantesca macchina d’inchiostro che ha portato non pochi problemi all’intero ufficio. Ben presto scopriremo che, proprio da tale macchinario, è nata una malefica creatura che ha corrotto e decimato l’intero personale. La totalità, o quasi, della narrativa del titolo è deputata all’ascolto di registrazioni lasciate dai vari componenti dello studio, nella più classica delle narrazioni ambientali. Una scelta efficace e riuscita, che ricorderà, ai più giovani, titoli come BioShock, mentre, ai più esperti , il vero capostipite di questa tecnica, ovvero System Shock, titolo del 1994 prodotto dallo storico studio Looking Glass. La trama, nel suo computo generale, risulta ben scritta ed efficace, con persino piccole denunce sociali, come quella sullo sfruttamento sul posto di lavoro.

Nonostante una struttura principale del gameplay delineata (che spesso ricorda titoli come Amnesia: The Dark Descent), la natura episodica del titolo si palesa in una costante e non sempre verticale evoluzione del gameplay. Il capitolo uno è principalmente utile a immergere il giocatore in questo inquietante mondo e a mostrare i comandi principali (fuga e interazione con specifici oggetti), ma già inserisce meccaniche tipicamente puzzle. Con il progresso nei vari capitoli, il gameplay subisce sia affinamenti, specie per ciò che concerne la componente survival e puzzle, che vere e proprie aggiunte, che vanno a sfociare nell’action (con armi melee, ma anche una segreta arma da fuoco) o nello stealth. Ogni singolo episodio risulta diverso dai predecessori, sia per struttura che per ritmo. La natura mutaforma di Bendy and The Ink Machine riesce quindi a sopperire varie mancanze e criticità: se, ad esempio, il level design risulta particolarmente piatto nei primi due capitoli, nel corso del terzo si dimostra sicuramente valido, quasi totalmente rivoluzionato. Questa scelta non riesce a correggere tutte le criticità presenti, come cali di ritmo abbastanza netti o meccaniche particolarmente noiose ripetute più volte (seppur spesso narrativamente giustificate), ma le attenua pesantemente, anche grazie a una durata totale del titolo particolarmente adatta (in circa 4-5 ore sarete ai titoli di coda).

La componente horror, quella più ansiogena, ricorda sotto molti aspetti un titolo come Alien: Isolation, grazie alla onnipresente e imbattibile creatura nata dagli abomini della Ink Machine. Quando ci troveremo braccati da essa, l’unica fonte di salvezza è rappresentata dalle Miracle Station, nascondigli davvero miracolosi, in quanto vi salveranno anche se la creatura ha visto benissimo dove vi siete nascosti. Questa meccanica risulta un po’ troppo semplicistica e, purtroppo, toglie una buona parte dell’ansia generata dalla fuga. Vi sono, allo stesso tempo, meccaniche secondarie, ma degne di nota, come le reazioni che la presenza di tale demone genera sui vostri comprimari (essenzialmente Boris, una sorta di Pluto alternativo) e che fungono da monito per il giocatore.

Il risultato è un titolo che riesce a instillare terrore nel giocatore anche solo grazie all’ambientazione, con l’aggiunta di pochi ma efficaci jumpscare. Inoltre, è doveroso sottolineare un’evoluzione netta e positiva della componete puzzle (con anche elementi con locazione randomizzata a seconda della partita), mentre la parte action traballa spesso: se da un lato troveremo boss fight non eccezionali, ma sicuramente accettabili, dall’altro la gestione del combattimento melee risulta quasi frustrante, con colpi che inspiegabilmente non vanno a segno e una legnosità generale evidente che vi costringerà a un necessario e obbligato girotondo per avere la meglio sui nemici. Infine, per ogni singolo capitolo, vi è una altissima quantità di segreti, sia fini a sé stessi (come trovare il logo della software house), sia importanti a livello di trama e gameplay. Ciò invoglia il giocatore alla scoperta di questo inquietante mondo, pur rimanendo cauti e silenziosi per evitare la terribile creatura che vi porterà a un immediato game over.

Punti luce e tetri neri

Bendy and The Ink Machine è un titolo che ha un preciso fiore all’occhiello: la direzione artistica. L’intero titolo è sviluppato come se fosse un fumetto interattivo degli anni Trenta e regala scorci e ambientazioni davvero degne di nota. Specie nei primi capitoli, il mondo di gioco risulta leggermente troppo vuoto, ma con la progressione dei vari episodi le ambientazioni diventano sempre più ricche e particolareggiate. La scelta di una totale bicromia composta dalle sfumature di due colori come l’ambra e il nero risulta gestita in maniera eccelsa, donando un tocco vintage davvero azzeccato.

Anche il character design si attesta quasi al livello dell’eccellenza: Bendy e il demone sono artisticamente riusciti, così come i vari Boris, Alice, o la temibile Butcher Gang. Inoltre, è da sottolineare la chiara ispirazione all’iconico Custode creato da Mikami in The Evil Within nella figura del Proiezionista. Persino il design dei nemici base risulta degno di nota, nonostante la loro semplicità. Alcune scelte puramente estetiche, come l’inchiostro che fuoriesce dalle pareti se il demone è nelle vicinanze, risultano, di nuovo, indice di grande originalità e qualità. Tutto questo materiale grafico è visibile anche grazie a un capitolo bonus (denominato “?”) che renderà possibile constatare la creazione e l’evoluzione della componente artistica dell’opera. A tutto ciò va aggiunto un comparto sonoro ottimo, che ben sottolinea e risalta l’ansia generale che il titolo riesce a creare, grazie a melodie inquietanti e pregne di pathos.

Se consideriamo Bendy and The Ink Machine come un ideale disegno in bianco e nero, la direzione artistica e il comparto sonoro sarebbero rappresentabili come fantastici e fondamentali punti luce. Ma, allo stesso tempo, il titolo, o meglio il disegno, soffre di problemi tecnici che appaiono come tetri neri. Innanzitutto, il titolo soffre di un’inspiegabile meccanica riguardante i salvataggi: essi possono essere effettuati solo e unicamente al termine di un episodio o tramite apposite macchine, ciò implica frequenti e frustranti perdite dei progressi, o addirittura (se avete giocato diversi capitoli senza pausa e senza nessun salvataggio manuale) alla loro perdita totale. Una funzione di autosalvataggio in determinate zone sarebbe stata un’implementazione dovuta e apprezzatissima. In più, gli stessi salvataggi soffrono la presenza di diversi bug, come la schermata che rimane nella sequenza di ripristino del salvataggio mentre il titolo si è già riavviato. E’ doveroso segnalare un lavoro di localizzazione svolto in maniera tragicomica, tra errori grammaticali e addirittura di traduzione vera e propria (nel capitolo tre, ad esempio, dovrete cercare un preciso oggetto nel piano undici anziché nel nove, come erroneamente segnalato dal titolo). Tutti queste imprecisioni (con anche l’aggiunta di diversi ma episodici bug, oltre alle già citate criticità legate alle hitbox) sono facilmente risolvibili con patch apposite, ma risultano davvero inspiegabili e forse frutto di un porting leggermente affrettato (l’ultimo capitolo è uscito su PC solo quattro mesi fa).

Trofeisticamente parlando: un disegno semplice, ma accurato

Il Platino di Bendy and The Ink Machine non è particolarmente difficile. Vi richiederà di raccogliere i classici collezionabili (registratori audio, radio e barattoli di zuppa di bacon), ma anche di effettuare azioni particolari (come uccidere il boss finale del quarto capitolo con uno sturalavandini) e di scoprire alcuni segreti. Insomma, un ottimo modo per rendere la rincorsa alla agognata coppa leggermente più complicata e, allo stesso tempo, per esplorare e godersi appieno le piccole chicche nascoste di questo titolo.

VERDETTO

Bendy and The Ink Machine è un titolo sorprendente, nel bene (soprattutto) e nel male. Un art direction eccelsa, una trama buona e con interessanti denunce sociali cozzano tristemente con un gameplay che traballa in alcuni aspetti e un lavoro di ottimizzazione tecnica decisamente rivedibile. Nonostante tale scontro, il gioco risulta nel complesso un buon lavoro, in grado di regalare un'esperienza particolare e, a suo modo, da ricordare. Se gli sviluppatori riusciranno a correggere i problemi tecnici presenti, Bendy and The Ink Machine riuscirà davvero a splendere, senza rimanere un gioco dal grande potenziale dilapidato da errori madornali e sciocchi.

Guida ai Voti

Vittorio Iannotti
Classe '94, studente di Scienze Biologiche. Cresce a pane e videogiochi da quando ha memoria. Vive nel paradosso dell'amore per la natura e per tutto ciò che è intrattenimento, dal cinema, alla letteratura, fino al gaming (che lo costringe a chiudersi in camera). Insaziabile viaggiatore, specie verso Est. In segreto, di notte, prega dinnanzi ad una statua di Kefka Palazzo.