Sviluppatore: Treyarch Publisher: Activision Piattaforma: PS4 Genere: Sparatutto Giocatori: 1-4 (Online: 1-99) PEGI: 18 Prezzo: 69,99 €

Per la quindicesima volta, Activision imbraccia le armi e scende in battaglia con il nuovo Call of Duty, quinto capitolo della saga Black Ops (precisando per dovere di cronaca che l’intera serie è preceduta da World at War del 2008). Il tanto atteso Call of Duty: Black Ops 4, sviluppato da Treyarch, assistita da Raven Software (e Beenox per la versione PC), è, senza giri di parole, riuscito a rispettare le aspettative dei fan, battendo addirittura il record di vendite al day one del PlayStation Store. Ecco perché, secondo il nostro punto di vista, il successo ottenuto dallo sparatutto in prima persona più famoso al mondo è più che meritato.

No pain, no gain

Mancando della campagna tradizionale, Call of Duty: Black Ops 4 fa del multiplayer la sua essenza, presentando tre modalità ben distinte: le classiche partite in multigiocatore online e locale, l’immancabile modalità Zombi e la new entry della serie, ossia la modalità Blackout, l’attesissima battle royale. Il multiplayer di Call of Duty non è mai stato così ricco; si tratta di una rivisitazione completa di ciò che abbiamo già visto in Black Ops III, con addirittura il ritorno dei suoi specialisti Ruin, Prophet, Battery, Seraph, Nomad, Firebreak e l’aggiunta di Recon, Ajax, Torque e Crash, presentando pertanto ben dieci stili di gioco diversi. Ognuno di essi avrà un gadget prestabilito e un’abilità speciale preimpostata, differenziandosi l’uno dall’altro per le proprie specialità (gioco di parole dovuto): Ruin ad esempio è dotato di un funzionale rampino e dell’abilità di schianto, Ajax delle granate accecanti 9-Bang e di uno scudo balistico portatile, Torque invece si serve di un filo spinato come trappola e di uno scudo in microonde come barricata e così via. Le abilità e le armi degli specialisti sono precise e ben definite, in grado di offrire ai giocatori un’ottima varietà di personaggi con cui riuscire a immedesimarsi, anche grazie alle brevi quanto tragiche cutscene che raccontano le loro storie nella finestra di tutorial al Quartier Generale degli Specialisti; si tratta di un’opzione che consigliamo ai neofiti di giocare assolutamente, in quanto faciliterà non poco a far avere un quadro completo delle abilità grazie a un esaustivo allenamento. Sconsigliamo quindi di affidarvi esclusivamente alle disorientanti descrizioni testuali, che per confusione potrebbero indurre i giocatori occasionali a scendere in battaglia sempre con la stessa classe.

L’intero comparto fa un enorme salto in avanti, qualitativamente parlando, favorendo un approccio maggiormente incentrato sulla tattica, in quanto bisognerà rafforzare il lavoro di squadra: l’utilizzo delle specialità dei soldati non è più dettato dalla sola potenza delle abilità speciali, ma in maggior modo dal personale gadget. La chiave per la vittoria sarà servirsene prima per aiutare in battaglia la propria squadra (magari facilitandone la visione con i sensori di Recon, ad esempio) e pensare solo in un secondo momento a realizzare azioni degne di kill cam.

Molto completo e variegato è anche l’armamentario offerto dall’intero titolo, estremamente personalizzabile e con caratteristiche ben specifiche. Ogni arma ha il suo livello di danni, portata, capienza del caricatore e rateo di fuoco. Starà al giocatore comprendere le peculiarità delle singole armi e scegliere quelle che più si adattano al proprio stile inserendole nello schema di personalizzazione dell’equipaggiamento, tornato ora a dieci slot. Come ogni Call of Duty che si rispetti, naturalmente non avremo subito a disposizione l’intero arsenale da poter utilizzare online, bisognerà fare gavetta e salire di livello giocando e accumulando punti per sbloccare nuove armi e migliorie, come mirini ottici, caricatori, silenziatori e tanto altro. Potrà tuttavia risultare difficile anche a un giocatore professionista farsi strada nell’imparziale matchmaking che accomunerà giocatori di livello più basso, e quindi con nessun potenziamento sbloccato, a chi invece è già più navigato e dispone di un arsenale più avanzato. Un po’ controverso rispetto al passato è il mercato nero, che stranamente non ci fornirà oggetti esclusivi dietro pagamento, bensì – imitando il Pass Battaglia di Fortnite – giocando e salendo di livello.

Con i piedi per terra

Solo la modalità multiplayer presenta dieci tipologie di gioco diverse, dal divertente Controllo all’appassionante Furto, passando per Uccisione confermata, Cerca e distruggi, Postazione, Dominio, Tutti contro tutti e l’iconico Deathmatch a squadre, con l’aggiunta della variante di quest’ultima a sei giocatori per team e del match Cattura in modalità Veterano.

Impossibile non fare menzione dell’aumento della fluidità di gioco, perennemente stabile sui 60 frame al secondo, e della cura manuale. Questa, attivabile con il tasto L1, garantisce un rapido recupero della salute persa grazie a un siero che si ricarica velocemente in battaglia. La barra della vita è ora più lunga del solito – bilanciando meglio il time to kill – e soprattutto non vi saranno soltanto i nostri punti vita in mostra nell’hud; è infatti possibile vedere in tempo reale la salute degli alleati e dei nemici che stiamo bersagliando. Ora sappiamo con precisione la quantità di danni che arrecheremo ai nostri avversari; le imprecazioni infondate dei giocatori più irascibili verranno messe a dura prova! Grande assente in WWII (per la gioia dei puristi) era la meccanica del power slide, o scivolata in corsa, qui tornata, ma più contenuta rispetto all’esagerata versione di Black Ops III, grazie anche alla totale assenza del jetpack. Niente più doppi salti né wall run. Siamo più che contenti di questa scelta, effettuata probabilmente per assecondare i lamenti della community del vecchio titolo (a cui ci associamo).

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