CASE: Animatronics – Recensione

Sviluppatore: Walnut Publisher: Sometimes You Piattaforma: PS4 (disponibile anche per Mobile) Genere: Horror Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 9,99 €

Volendosi basare sul detto “mai giudicare un libro dalla copertina” risulterebbe palese a qualsiasi videogiocatore, il cui sguardo sia caduto su CASE: Animatronics, che il videogioco appena citato non sia altro che un altro, e forse l’ennesimo, tributo al ben più noto Five Nights at Freddy’s. In realtà il titolo nacque come possibile fangame del sopracitato salvo poi prendere una direzione propria ed essere sviluppato quasi diversamente. Bene, dunque, armatevi di coraggio, un bel po’ in verità, mettetevi comodi e preparatevi a passare una folle notte horror in un dipartimento di polizia infestato da terribili animali assassini robot pronti a scuoiarvi vivi. Ecco la recensione di CASE: Animatronics.

case animatronics

Dal profondo della notte

E’ notte fonda e John Bishop, poliziotto al dipartimento di polizia di Aurora, sta facendo degli straordinari, quando all’improvviso l’elettricità di tutta la centrale salta via lasciandolo totalmente al buio. Armato di torcia elettrica e tablet dovrà riattaccare la corrente al generatore più vicino. Compiuta la pericolosissima missione, John sarà sbranato da un’ombra che gli sbucherà alle spalle. Ma era solo un sogno. John Bishop si risveglierà poco dopo di nuovo nel suo ufficio, felice che quello fosse stato solo un incubo, un sogno che, però, di lì a poco diventerà realtà poiché, con lo squillare del suo telefono d’ufficio, egli sarà contattato da Scott, uno psicopatico che lo rinchiuderà all’interno della centrale, senza elettricità, avvertendolo di avergli trovato della compagnia per la notte.

Qual è la connessione tra John Bishop e Scott, il matto che vuole vederlo soffrire prima di eliminare il poliziotto? Dunque, dopo aver superato la fase dell’incubo e il risveglio che faranno da tutorial, il giocatore potrà iniziare a muoversi (quasi) liberamente per gli uffici della centrale di polizia, con la possibilità di aprire cassetti, nascondersi, controllare le telecamere tramite il tablet e correre, senza nessun modo effettivo di difendersi. Poco dopo “si potrà fare la conoscenza” del corpo disattivato di uno dei robot animali, gli animatronic, che perseguiteranno il giocatore durante tutta l’avventura e che si riattiverà di lì a poco. Senza l’ombra di un indizio, il che non è un bene poiché si vivrà in una continua fase di disorientamento, il giocatore dovrà fare in modo di procedere lungo la trama evitando qualsivoglia incontro con questi robot che si attiveranno a ogni azione che comporterà l’avanzamento verso il finale.

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Jumpscare, che passione

Come avrete intuito dal titolo del paragrafo, la vera, ed effettiva, componente horror del titolo sarà formata dai jumpscare. Tecnica fortemente abusata nelle opere dell’orrore, il jumpscare non fa altro che rendere piatta e monotona un’esperienza horror; questo succede poiché lo spettatore, o il videogiocatore, si abituerà facilmente a esso anche grazie a tutti i segnali che l’opera invia prima di uno jumpscare: musica assente, tensione alle stelle, un momento di calma che precederà la comparsa su schermo dell’entità paranormale seguita da un rapido aumento della musica o degli effetti sonori. CASE: Animatronics abuserà di questi effetti, eliminando anche la parte pre-jumpscare e spiattellando su schermo immagini disturbanti di animali robot estremamente violenti e altre entità, con il volume che si alzerà da solo e senza motivo apparente salvo poi ritornare al minimo indispensabile.

Non è chiaro il motivo per cui, dopo un’esperienza simile, si debba seguire il consiglio di utilizzare le cuffie se il rischio di perdere l’udito è ai massimi storici. Certo utilizzare delle cuffie o comunque un buon impianto audio potrà di gran lunga semplificare la vita dei videogiocatori dato che per evitare gli animatronic si dovrà far affidamento anche all’udito oltre che alla vista. Con una buona dose di udito, fortuna e coraggio si potranno quindi evitare i robot assassini, ognuno con le sue caratteristiche che diventeranno chiare dopo i primi minuti dal primo incontro e che faranno sperare al possessore del controller di non incontrare mai le creature per non incappare nel game over istantaneo che ci riporterà al checkpoint più vicino (l’ultima azione che ha causato sviluppi di trama).

case animatronics

C’è dell’azione nel mio jumpscare

Fatte l’abitudine ai jumpscare e la conoscenza di due degli animatronic, non ci resta che parlare del gameplay effettivo. Controllare John Bishop sarà tanto semplice quanto complicato data la legnosità dei comandi e dei movimenti, nonché la stranissima natura degli oggetti in gioco che vi bloccheranno più volte la via di fuga pur essendo distanti da essi qualche metro. I tasti dedicati all’azione saranno le levette, di cui quella sinistra utile anche alla corsa, e i tasti Quadrato, Triangolo, Cerchio e Croce che serviranno rispettivamente all’accensione del tablet, alla visuale sul tablet, all’uso della torcia elettrica e all’interazione con gli elementi e l’ambiente circostante.

case animatronics

Non ci sarà possibilità alcuna di difendersi salvo nascondersi sotto scrivanie o dentro fantastici armadietti e l’avanzare sarà composto dalla raccolta di schede colorate che apriranno altri settori della centrale di polizia o da azioni specifiche derivate dall’intuito e non dalla bravura del gioco nel dare indizi. Arrivati poi alle fasi finali di CASE: Animatronics si farà la conoscenza dell’ultimo robot assassino, la Gufa, che aggiungerà altro pepe all’avventura dato che il suo modus operandi sarà quello di teletrasportarsi randomicamente in qualsiasi stanza della centrale; l’unico modo di evitarla sarà non distogliere mai lo sguardo dall’essere e aspettare che si teletrasporti via sperando che nel frattempo gli altri due robot non entrino nella stessa stanza. Ma oltre alla componente random del sopracitato mostro a darvi quel pizzico di gioia in più, che non guasta mai in un titolo del genere, ci sarà la componente riguardante tutti i singoli oggetti, anche quelli chiave, che potranno spawnare randomicamente in stanze specifiche e cambiare posizione a ogni morte o nuova partita.

La paura fa novanta…

… che purtroppo non è il voto finale di CASE: Animatronics. Superati i problemi di gameplay e i jumpscare ci ritroveremo davanti a un altro interrogativo: dov’è la musica? Perché in un titolo horror che si rispetti la componente musicale dovrebbe essere fondamentale. Il Lupo, il Gatto e la Gufa produrranno tutti suoni particolari che ci aiuteranno a capire dove si trovano e come evitarli. Per il Gatto che si muove nei sistemi di ventilazione potrebbe anche essere d’aiuto, per gli altri due non riuscirete mai a capire effettivamente dove si trovino; oltre ciò, ascolterete il battito cardiaco e i sospiri del protagonista che non faranno altro che rendere più snervante il fatto di non riuscire a sentire praticamente nulla che vi possa interessare per sopravvivere.

case animatronics

In sintesi, quindi, CASE: Animatronics ci prova veramente a emergere. Tuttavia i problemi principali si riscontrano nella reale mancanza di ispirazione, forse, nelle tematiche horror, riducendo tutto a meri jumpscare e non puntando su altri fattori come la suspense, le ambientazioni o una musica ben fatta. Il titolo intrattiene poiché tutto sommato la durata è minima ed è possibile veramente completarlo in poco più di un’ora, ma purtroppo pecca di reale originalità e rigiocabilità.

Trofeisticamente parlando: CASE: Platinatronics

Raggiungere la fantomatica coppa di Platino non sarà un’impresa epica, anzi sarà possibile conseguire il trofeo senza neanche finire realmente il videogioco. Tutti i trofei sono legati al proseguimento della trama tranne i tre relativi ai collezionabili. Questi ultimi possono essere la vera causa di perdita di tempo relativa al Platino poiché, come ogni cosa nel gioco, saranno affetti dal fattore procedurale e una volta raccolti non saranno neanche salvati nell’inventario. Ciò significa che a ogni morte bisognerà raccoglierli di nuovo, ma non li troverete allo stesso posto. Ma state tranquilli, che per rendervi la vita più semplice troverete la guida ai trofei sul nostro forum!

VERDETTO

CASE: Animatronics è il classico horror da pochi minuti derivato da un fenomeno commerciale molto più ampio ma che, a differenza di quest'ultimo, risulta osare di più, facendo sì che si apprezzi, grossomodo, il lavoro fatto dagli sviluppatori pur essendo un titolo abbastanza mediocre. Di brevissima durata e con vari problemi di natura tecnica, il videogioco può essere uno stimolo autentico solo per l'appassionato di trofei che troverà un Platino abbastanza semplice da aggiungere in bacheca.

Guida ai Voti

Raffaele Verde
Cresciuto a pane e videogiochi, mastica qualsiasi genere videoludico che non sia sportivo. Lettore di fumetti. Fa il cuoco e studia lingue straniere!