Sviluppatore: JanduSoft Publisher: JanduSoft Piattaforma: PS4 Genere: Picchiaduro a Scorrimento Giocatori: 1-4 PEGI: 7 Prezzo: 14,49 €

Torna su PlayStation 4 il picchiaduro a scorrimento, probabilmente il genere più apprezzato nell’era d’oro dei videogiochi arcade. Negli anni Ottanta e Novanta i cabinati a questi dedicati spopolavano in sale giochi e bar, come mostra l’immortale popolarità di titoli del calibro di Golden Axe o Cadillacs and Dinosaurs, godibilissimi oggi come allora. La corrente del picchiaduro a scorrimento non si è mai arrestata, e infatti continua a vivere grazie a titoli divertenti e di tutto rispetto come l’italianissimo Bud Spencer & Terence Hill: Slaps and Beans, anche se di tanto in tanto spuntano titoli come Shaq Fu: A Legend Reborn, uno degli esempi peggiori nell’ambito. Insomma, non tutti i beat ‘em up sono degni di far parte della storia del suddetto genere, e Caveman Warriors non fa che avvalorare tale considerazione, generando una gran confusione e ispirandosi fortemente ad alcuni dei grandi classici come i titoli sopracitati, misti a platform del calibro di Super Mario (le quali meccaniche non sono tanto consone a un picchiaduro da cabinato), ereditandone però solo difetti.

Le incisioni prima delle parole

Come ci si può aspettare da un picchiaduro a scorrimento che porta un nome tanto generico, la componente narrativa è da considerarsi assente. L’unico scenario che motiverebbe le gesta dei quattro primitivi protagonisti, Jack, Moe, Brienne (di Tarth?) e Liliana, sarebbe l’improvviso rapimento di due bambini – presumibilmente figli dei personaggi – da parte di un alieno. I quattro cavernicoli si faranno strada attraverso i cinque bizzarri stage per salvarli e riportarli a casa. La storia non vuole essere presa sul serio e non solo per il pretesto telefonato; le aree di gioco non mostrano alcuna continuity a partire dal secondo stage.

Si comincia in un’area prettamente preistorica, per così dire, dopodiché ci si dedicherà all’esplorazione (per quanto si possa esplorare) di una caverna sotterranea molto, forse troppo simile al secondo stage di Super Mario Bros., per proseguire in un’area desertica a tema western e poi finire in una stazione spaziale. Il tutto è condito da intermezzi a fumetto prima di ogni capitolo che, nel tentativo di raccontare tutto con poche immagini, fanno risultare tutto solo più confuso. In queste circostanze è meglio non farsi domande e picchiare i cattivi (tali per ragioni non meglio chiarite).

Si vince o si muore

Il pericolo è sempre dietro l’angolo. Dimenticate i souls-like, dimenticate Sekiro, il vero nemico è il malefico platforming di Caveman Warriors. Non parliamo dei nemici sparsi per il gioco, che moriranno con un solo colpetto e che letteralmente si suicideranno non appena ci colpiranno (sul serio, scapperanno a gambe levate fino a sbattere o cadere in un burrone), sono le sezioni platform a rappresentare la vera difficoltà nel videogioco. Estremamente punitivo, ma involontariamente; in tutti gli stage, eccezion fatta per la prima metà del primo, c’è una predisposizione mal studiata delle piattaforme, concepita in maniera approssimativa. Assai frustrante e mai divertente, non fosse per le soluzioni ambientali intelligenti (per quanto ripetitive) in cui bisognerà sfruttare le abilità uniche di un determinato personaggio per proseguire nel livello; sarà richiesto di scagliare una lancia che funga da scalino per le aree più difficili da raggiungere, sfondare le pietre con una carica, deviare raggi laser con una coscia di pollo gigante e depistare i nemici con una scimmietta con i piatti (non vi starete chiedendo il senso di queste ultime due, vero?).

A fronte di tali tratti puzzle, Caveman Warriors consente di giocare in locale fino a quattro giocatori, ognuno nei panni di un cavernicolo diverso. In caso di giocatori mancanti, si potranno intercambiare in qualsiasi momento con la pressione di L1 e R1, un ottimo modo per provare subito tutti e quattro gli stili di gioco, cosa che rapidamente, purtroppo, farà rendere conto di quanto il gioco sia ancora più difficile con Brienne e Moe, i quali movimenti sono rigidissimi, facendovi restare fedeli agli altri due per il resto della storia. Per quanto non è che la situazione sia delle migliori con Jack e Liliana, anch’essi dai movimenti statici e dalla quasi inesistente reattività.

Un elemento che proprio non riusciamo a spiegarci è, esattamente come accadeva nel primo Super Mario, l’impossibilità di tornare indietro nello scenario una volta mossa la telecamera. Si tratta, ovviamente, di una meccanica presente in quasi ogni tipo di beat ‘em up normale, ma questo problema, misto alla posizione delle piattaforme poco studiata, potrebbe far tirare giù qualche santo di troppo. Il gioco si fa perdonare però grazie alla versatilità degli stage; ci riferiamo in particolare al terzo livello, palesemente ispirato al medesimo di Cadillacs and Dinosaurs in cui, anziché guidare una Cadillac, saremo in groppa a un triceratopo e spareremo a nemici e ostacoli manovrando due cannoni, quasi come se fossimo a bordo di un carro armato in Metal Slug.

1
2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
5/10
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Cresciuto a pane e Crash Bandicoot, deve la sua conoscenza dell'inglese grazie a uno studio intenso dei dialoghi sottotitolati nei videogiochi. Grande amante degli action RPG e dei platform, dei cani e del wrestling.