Sviluppatore: Pixelopus Publisher: Sony Interactive Entertainment Europe Piattaforma: PS4 Genere: Azione/Avventura Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 29,99 €

Tutti i videogiochi sono violenti? Concrete Genie non la pensa così, al contrario. Il videogioco secondo Pixelopus è emozione, stupore e tante altre sensazioni trasmesse senza neppure doverle esprimere. Concrete Genie tratta il tema della bellezza dietro l’arte, il piacere di scrivere e dare vita a quelle emozioni che ci teniamo dentro con colori sgargianti e disegni che prendono vita, non disdegnando temi un po’ più difficili, come il bullismo. L’avventura maestosa di Pixelopus riesce a far sì che i giocatori si mettano nei panni altrui e al contempo sfoghino la loro creatività insieme a tutte le altre sensazioni nascoste con un semplice pennello magico, ma senza mai chiederlo esplicitamente al giocatore, facendo chiedere a noi stessi se quei tasti valga o meno la pena premerli.

Concrete Genie è stata una piacevole scoperta. Non è solo una nuova visione del medium videoludico, che ciononostante non tradisce la categoria di appartenenza, ma è anche una riesplorazione dell’hardware che stringiamo tra le mani, del controller di cui conosciamo bene le potenzialità ma che tendiamo a dimenticare. Ammaliante sia nelle intenzioni che nell’esecuzione, anche se forse non proprio tutto è andato secondo i piani.

concrete genie Ash con mostro rosso

Luce della Luna

Concrete Genie segue la storia di Ash, un ragazzino amante del disegno e desideroso di rivedere la sua città, Denska, brillante e viva come un tempo. Denska è stata abbandonata a seguito dell’espansione di una misteriosa oscurità, che ne ha cancellato i colori riempendola di rampicanti fatti di una strana energia negativa, trasformandola in una città fantasma ora occupata e costantemente vandalizzata solo da un gruppetto di bulli che non perderanno occasione di dar fastidio al protagonista. In una di queste occasioni, i bulli strappano via tutte le pagine del quaderno dei disegni di Ash per dispetto, ma non tutti i mali vengono per nuocere. La ricerca delle pagine perdute sprigiona in Ash un misterioso potere magico che lo lega al suo pennello; egli è ora in grado di dar vita a tutto ciò che disegna.

La creaturina preferita del protagonista, Luna, è la prima a prender vita, e guiderà Ash nella ricolorazione dell’intera città, aiutandolo a riaccendere tutte le luci ed estirpare i rampicanti oscuri con la pittura magica. A dare una mano ci saranno i Geni e i folletti, altre creature nate dalla fantasia trascritta del protagonista, che con le diverse proprietà magiche aiuteranno il ragazzino a far splendere Denska come un tempo. L’interazione con questi è straordinaria ed emozionante. I Geni non sono in grado di parlare, solo di emettere strani versi, ma riescono comunque a esprimersi e a trasmettere al giocatore ciò che provano, facendoci percepire una curiosa sintonia. Giocheremo con loro a basket, li ascolteremo cantare, guarderemo insieme la TV e giocheremo a fare loro il solletico, o ancora interagiranno con i nostri disegni; mangeranno le mele che disegneremo per loro, si scalderanno a un falò o scorrazzeranno tra i “nostri” prati. E’ questa, secondo noi, la vera visione della narrativa di Concrete Genie: raccontare una storia, un rapporto, una sensazione vera che il giocatore prova nei riguardi di un semplice disegno animato incapace di parlare con estrema naturalezza. Restaurare Denska quasi passa in secondo piano.

concrete genie ash colora

La trama si preoccupa, come già accennato, di trattare anche il tema del bullismo, ma in modo singolare e, per certi versi, non riuscito. Nonostante il punto di vista sia principalmente su Ash, di tanto in tanto, a seguito di alcuni avvenimenti, il gioco ci metterà nei panni dei singoli bulli, raccontandoci con brevi (forse anche troppo) cutscene la loro vita e il passato tormentato che li ha resi vandali senza scrupoli. Si tratta di un tentativo di sensibilizzare su un tema abbastanza arduo, ma l’espediente di adolescenza difficile, mancato affetto da parte dei genitori e altri cliché simili non giustificano le cattiverie gratuite rivolte al protagonista né risultano credibili come background per i personaggi, talmente soggetti a questa regola farlocca che vedranno il proprio carattere completamente snaturato con il tempo, soprattutto verso le fasi finali.

Il gioco parte con l’intenzione di fare una certa morale, ma, magari proprio per questa intenzione, verso gli ultimi capitoli qualcosa si rompe, dando la sensazione che un elemento narrativo abbia avuto un cambio di rotta improvviso e spiazzante, tanto da cozzare con il resto del gioco. La crescita dei personaggi risulta banale e poco credibile, paradossalmente solo i Geni riescono a sviluppare un carattere coerente e omogeneo. La narrativa procede a passi ben misurati, intendiamoci, e la storia di fondo dura il giusto (circa cinque, sei ore), è semplice ed efficace e i colpi di scena tengono incollati allo schermo, ma vedere una certa esasperazione di un’empatia forzata è come trovarsi uno stickman tra le tavole di Milo Manara.

Credi nel cuore dei disegni

Il gameplay di Concrete Genie è fortemente legato alla narrativa. Scimmiottando, per così dire, un action del calibro di Uncharted, vestiremo i panni di Ash e gireremo per tutta Denska passeggiando e scalando tetti alla ricerca di luci da accendere a colpi di pittura magica e muri da imbrattare con creatività. Premendo il tasto R2 si dà inizio alle danze, con la sua sola pressione impugneremo il pennello e ci aiuteremo con il sensore di movimento del DualShock 4 per decidere dove pennellare e con quanta forza. Più il disegno sarà lungo, maggiore sarà la sua espressività, tra alberi che fioriscono, venti che soffiano e fiamme che divampano. Ogni pennellata sembrerà del tutto nostra grazie al feedback del controller e mai fine a sé stessa, in quanto tutti i disegni avranno effetto sui Geni e scaturiranno in loro i sentimenti più disparati, tra curiosità, stupore e paura.

concrete genie ash disegna tulipano

Come scriviamo nell’incipit, l’opera di Pixelopus ci ha fatto capire quanto magico sia il dispositivo che stringiamo tra le mani. Le sue caratteristiche quasi ormai le si danno per scontate, si tende a sottovalutare l’idea del sensore di movimento o il feedback della vibrazione, eppure approcciarsi a un videogioco in questo modo offre una visione completamente nuova e originale. E’ un ritorno prepotente di una feature dimenticata dai tempi di InFAMOUS Second Son; questa esclusiva PlayStation 4 ci tiene a ricordarci di non sottovalutare la potenza della console, come recitava lo slogan. Semplicemente ammaliante.

Per metà del gioco disegneremo sui muri, l’altra metà la trascorreremo alla ricerca delle pagine perdute dello sketchbook. Queste contengono design per i paesaggi, corpi dei Geni e i loro connotati, tra code, orecchie e altri segni particolari. Le ultime due sono opzionali e aiutano solo nell’immersività globale, ma sono le pagine paesaggio a essere essenziali per andare avanti nella storia. Ogni Genio ci chiederà di tanto in tanto di disegnare qualcosa di specifico per lui e ci ricompenserà con la Super Pittura, una barra contenente colori mistici che spazzerà via l’oscurità sui muri, impossibile da attraversare per i Geni. Le stesse creature saranno l’unico modo per risolvere puzzle ambientali, questi dalla soluzione intelligente e sempre azzeccati con il contesto.

1
2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8/10
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Cresciuto a pane e Crash Bandicoot, deve la sua conoscenza dell'inglese grazie a uno studio intenso dei dialoghi sottotitolati nei videogiochi. Grande amante degli action RPG e dei platform, dei cani e del wrestling.