Devil May Cry 5 – Recensione

Sviluppatore: Capcom Publisher: Capcom Piattaforma: PS4 Genere: Azione Giocatori: 1 PEGI: 18 Prezzo: 59,99 €

Estremo, tecnico, esagerato. Scattante, divertente, esplosivo. Devil May Cry 5 è tutto questo e molto altro, è la summa di una saga che proprio questo anno giunge alla maggiore età e che da tempo trascende il linguaggio videoludico per approdare anche a quello televisivo. E’ il simbolo della rinascita degli action puri, un ritorno in grande stile che attinge da un passato fatto di alti e bassi. Hideaki Itsuno ha raccolto da tempo il testimone da parte di Hideki Kamiya per guidare l’evoluzione di questo universo e torna ora a correre a distanza di sei anni dal tanto discusso DmC Devil May Cry di Ninja Theory.

Questo quinto capitolo concentra innovazione e rimandi alle avventure precedenti, proclamando il rinascimento di tutta l’azienda nipponica sua fautrice. “Capcom is back!” urlava entusiasta Kiichiro Urata della divisione statunitense in concomitanza con il lancio mondiale del gioco. Sì, Capcom è tornata, con l’arrivo di Monster Hunter: World lo scorso anno, con Resident Evil 2 all’inizio di questo, tornando a spintonare gli avversari sul mercato e facendo sentire la propria voce. Ora è tempo di riaprire la nostra agenzia acchiappa-demoni, per scoprire che forse non sapranno versare lacrime al pari degli esseri umani, ma fanno comunque molto rumore quando cadono.

Problemi mistici e di famiglia

Modificare le basi di una struttura narrativa quasi ventennale al fine di stravolgere tutto e attirare un pubblico più vario sarebbe stato un errore a nostro parere. Devil May Cry è stile, azione, eccentricità e la trama, seppure importante, non è mai stata il perno dell’intera produzione, bensì il collante fra le sequenze interattive. Stendendo un filo (di colore rosso sangue, ovviamente) che unisce tutti i capitoli per arrivare a questo ultimo, gli sviluppatori hanno sapientemente organizzato una storia che fosse un tributo, un rimando al passato e un gioioso ritorno per i fedeli appassionati. I neofiti non devono farsi spaventare in virtù di questo. Capcom ha pensato bene di inserire brevi riassunti in formato video, disponibili dal menù iniziale, i quali garantiscono di godere appieno dell’avventura senza il pericolo di sentirsi estranei a essa.

La trama parte in medias res, con l’iconico Dante impegnato a combattere Urizen, il re dei demoni intenzionato ad acquisire maggiore potere. Nero, il giovane cacciatore, sopraggiunge in suo aiuto, ma un braccio mingherlino e piuttosto malfermo lo afferra e lo allontana dalla scena, intimandogli di tenersi al riparo. A parlare è V, misterioso personaggio e una delle più grandi novità di questa quinta iterazione. Egli si presenta come il mandante di una missione di massima importanza, che coinvolge le vite di tanti cittadini indifesi. La città di Red Grave è infatti vittima di una infestazione che parte dalle profondità degli inferi e sale fino alla sommità del cielo, crescendo a spese degli indifesi esseri umani, il cui sangue diventa la sua linfa vitale. Questo parassita risponde al nome di Qliphoth ed è una pianta demoniaca dalle dimensioni abnormi, le cui radici si estendono per chilometri.

Ancora una volta Capcom dimostra grande abilità nel costruire una storia ricca di rimandi letterari e culturali, prendendo spunto dalle rappresentazioni del male o delle forze spirituali impure del misticismo ebraico. Grazie alla forza del motore grafico RE Engine (già visto in azione proprio nell’avventura sopra citata di Leon e Claire), i protagonisti assumono espressioni facciali decisamente più realistiche e questo ci permette di simpatizzare con ognuno di loro. Ad aumentare questa sensazione ricorrono delle personalità ben caratterizzate, carismatiche e d’impatto.

Vecchie conoscenze e nuovi volti si fanno spazio tra i tre protagonisti indiscussi, fra i quali spicca Nicoletta (Nico per gli amici), una ragazza folle con il vizio del fumo che costruisce le protesi di Nero o, come lei direbbe, le sue opere d’arte, all’interno del suo furgoncino. La trama prosegue a passo spedito, pur interrompendosi con alcuni doverosi flashback, con una scrittura piuttosto lineare, ma con un intreccio ben riuscito nel complesso, che in quindici ore circa trascinerà il giocatore all’interno di intricati problemi familiari e battaglie che metteranno in discussione molte convinzioni del passato.

Botte, sangue e stile da vendere

Devil May Cry 5 è un action stylish e in quanto tale fa del gameplay la sua colonna portante. Dalle solide basi del quarto capitolo si giunge qui alla manifestazione suprema di un gioco multiforme. Nero, il misterioso V e Dante propongono infatti tre approcci ben distinti che costringono il giocatore a riformulare continuamente le sue strategie. Oltre alle armi in dotazione, l’acquisto tramite gemme rosse (la valuta del gioco) di nuove tecniche trasforma gli scontri in qualcosa di assimilabile ai picchiaduro più tecnici e complessi da padroneggiare. Gli utenti più esperti e appassionati della saga non avranno troppi problemi ad abituarsi a questo sistema, mentre i novizi non dovranno aver timore a sperimentare nella modalità Vuoto, dove allenarsi senza limiti.

Abbiamo parlato di stile non a caso, in quanto il gioco è basato su una serie di venti missioni. Al termine di ognuna l’utente riceverà un voto, dalla deludente D alla S massima, che dipende dalla commistione di armi a distanza o ravvicinate e dalle tecniche da utilizzare in sequenza, facendo attenzione a non perdere mai il ritmo e anzi a farsi guidare dalla musica che incalza a volume sempre più alto.

Nero è il cacciatore di demoni con cui facciamo subito conoscenza. Dopo aver perduto il suo braccio demoniaco, guadagna una vasta gamma di Devil Breaker, protesi da utilizzare con saggezza negli scontri. Dato un numero limitato di braccia da poter equipaggiare, esse sprigionano il loro potere distintivo contro i nemici, ma rivelano una fragilità tale da lasciare i più sprovveduti a secco. Niente panico, poiché Nico è sempre pronta ad atterrare sulla nostra strada con il suo mezzo per rifornirci di nuovi strumenti robotici. Overture è il primo offertoci dalla ragazza, con la capacità di scagliare attacchi elettrici ravvicinati, Punch Line è invece versatile e, oltre a rilasciare una forza incredibile a ogni colpo, può essere lanciato per attaccare, mentre il figlio di Vergil si prodiga nell’uso di tecniche differenti, o cavalcarlo come uno skateboard volante. Completano il pacchetto il revolver Blue Rose e l’affilatissima spada Red Queen.

Dopo averci lasciati adattare, Capcom dimostra di voler rompere la tradizione e ci presenta V, l’elemento più atipico del trio. Egli è infatti un evocatore, che combatte a distanza grazie all’aiuto di tre creature: Griffon, Shadow, Nightmare. Chi ha avuto modo di fronteggiare già gli spiriti demoniaci avrà familiarità con questi nomi, i quali richiamo infatti avversari conosciuti nel capitolo d’esordio.

Il primo è un volatile votato agli attacchi elettrici a distanza, Shadow è una pantera specializzata negli incontri ravvicinati, mentre l’ultimo rappresenta l’asso nella manica, da invocare solo dopo che avremo riempito tre barre del Devil Trigger. Come per Nero, per cui diversi tasti corrispondevano a diverse armi, qui ognuno è collegato a un aiutante specifico. La presenza di tutti sul campo di battaglia genera caos, esplosioni luminose e fragorose che vivacizzano un sistema di combattimento molto più votato alla spettacolarità che alla tecnica. Lo stato di salute cagionevole di V gli permette infatti solo di dare il colpo di grazia ai nemici con il suo bastone.

Jackpot!

Dai due antipasti passiamo ora alla ricca portata principale, mettendo subito le mani avanti. Dante è il personaggio più divertente da utilizzare, seppure quello più tecnico e complesso da padroneggiare. Il segreto risiede nella ricchezza di armi, mosse e combinazioni disponibili; ai tasti direzionali è demandato il cambio fra quattro stili che influenzeranno la strategia di attacco. A questo si aggiungano le armi da fuoco, Ebony e Ivory sono le nostre prime, tradizionali compagne, ma non le sole, e per i colpi ravvicinati ci sono altre quattro soluzioni, fra la spada Rebellion, Cavaliere, una moto dall’incedere lento ma portentoso, King Cerberus che può trasformarsi da bastone di fuoco a dei nunchuku di ghiaccio, infine il Barlog che tramuta il nostro cacciatore in un boxer demoniaco. Nell’ottica di una curva crescente di difficoltà, il team di sviluppo ha coscientemente optato per inserire il temerario discendente di Sparda solo da metà gioco, in modo che il giocatore arrivasse preparato alla vastissima gamma di tecniche avanzate con cui sbizzarrirsi.

Particolare la scelta di inserire inizialmente due livelli di difficoltà, mentre le sfide più ardue arriveranno solo dopo aver terminato la prima partita. Correndo per le strade di Red Grave o all’interno dell’albero infernale è facile notare una differenza nella varietà del level design; la città è sì devastata dai rami rampicanti ma i dettagli dei negozi, delle vie e degli interni sono modellati con una tale pazienza da rendere questo universo più vicino a noi. Meno cura sembra invece essere stata data ai luoghi più avanzati, che mostrano inoltre il fianco a una struttura monotona di corridoi e spazi ampi, dove in modo prevedibile ci si aspetta uno scontro, rischiando di lasciare un sapore amaro di ripetitività.

Curiosa ma non pienamente convincente la modalità online, che si innesta in modo diretto nella campagna in singolo; mentre saremo impegnati a distruggere creature infernali, capiterà infatti di scorgere in lontananza un altro cacciatore di demoni, segno che un utente ha fatto capolino condividendo la nostra campagna in quello che viene denominato il Cameo System.
Sul fronte tecnico e grafico, Capcom dimostra di aver fatto esperienza con il suo motore proprietario: le animazioni, il design dei nemici e la loro modellazione poligonale non lasciano spazio ad alcuna critica. Anche su una PlayStation 4 standard, dove abbiamo potuto testare il gioco, Devil May Cry 5 si è dimostrato solido e senza incertezze.

Trofeisticamente parlando: che pazienza avere stile!

Devil May Cry 5 vi impegnerà tanto sul fronte delle tecniche avanzate, quanto su quello degli obiettivi per arrivare all’agognato Platino. Tralasciando quelli legati alla storia e alcuni non immediati che vi richiederanno di osservare bene lo spazio circostante, le altre coppe sono incentrate sull’ottenimento di tutte le abilità, su specifiche mosse da fare e ancora sul raggiungimento del grado S per tutte le missioni. Puntuale come a ogni occasione, potete consultare la guida ai trofei sul nostro forum PlayStationBit.

VERDETTO

Un simbolo di rinascita, una cornucopia di stile, tecnicità e adrenalina. Devil May Cry è l'emblema degli action contemporanei e il quinto capitolo rappresenta il punto massimo della saga in termini di elementi da scoprire e di qualità. Che siate novizi o veterani, non abbiate timore e lasciatevi trasportare dal rombo della Red Queen, dai colpi di Evony e Ivory e sentite crescere l'adrenalina nel vostro corpo mentre i demoni cadono sotto una sinfonia di attacchi accompagnati da una colonna sonora coinvolgente. Pur mostrando il fianco a una ripetitività palese soprattutto nei livelli più avanzati, la storia è un concentrato di rimandi al passato e una promessa per un futuro solido e sorprendente.

Guida ai Voti

Maria Enrica
Grata dal 1994 ai videogiochi per sopperire a pigrizia e mancanza di fantasia, è stata svezzata da mamma Nintendo, allevata da Sony fin dalla prima PlayStation, cresciuta con un pad in mano e il Game Boy Advance nell'altra. Laureanda in Lettere classiche, avversa ai videogiochi in digitale, sogna per questo una casa dove custodire una collezione degna di tale nome.

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