Publisher: Majesco Entertainment Developer: The Fullbright Company
Piattaforma: PS4 Genere: Passeggiata per casa Giocatori: 1 PEGI: 16 Prezzo: 19,99 €

Dopo diverso tempo dalla sua release ufficiale e dall’essere stato dato in omaggio agli utenti PlayStation Plus, ci soffermiamo su Gone Home, disponibile per PlayStation 4. IGN lo ha definito “un notevole risultato”, mentre il The New York Times non ha usato mezzi termini, sostenendo che quella raccontata sia “la più bella storia d’amore mai raccontata in un videogioco”. Perbacco. Ma sarà tutto oro quel che luccica?

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Casa dolce casa

E’ il 7 giugno 1995. L’una del mattino è da poco passata. Ce ne torniamo a casa, nei panni di Katie, in quel di Arbor Hill, dopo avere trascorso un anno intero nel Vecchio Continente. Ci aspetteremmo, come minimo, che la nostra famiglia ci stia aspettando per accoglierci, ma nel momento in cui varchiamo la porta di casa, tutto è silenzio. Non si muove una mosca. Sarà successo qualcosa di terribile? Qualcosa che moriremo dalla voglia di scoprire in tutti i suoi particolari, date le peripezie intricatissime?

Forse sì, ma purtroppo no, verrebbe da dire. Perchè come in parte anticipato dai colleghi del New York Times ciò che sta alla base di tutto quanto è una banale – vista almeno da un occhio esterno, per carità – storia d’amore. Omosessuale. Infatti la nostra sorellina, Sam, si è invaghita di una coetanea, come apprenderemo mano a mano che troveremo le sue pagine del diario, sparse per l’appunto per la suddetta casa.

In questa sede, però, ci rifiuteremo di gridare al miracolo come i già citati colleghi, o quasi, perchè in un videogioco si parla di un amore omosessuale. Va bene che il videogioco, inteso come medium, non sia poi così maturo; va bene che non ci siano poi molti altri esempi analoghi, anzi – anche se Life is Strange è proprio di un altro livello, sotto molteplici aspetti. Rimane il fatto, però, che i fatti narrati, considerato il passare di 2016 anni dalla nascita di Gesù Cristo, siano piuttosto banalotti, per quanto ben raccontati. E poiché stiamo parlando, in sostanza, di un’avventura grafica, converrete che la cosa non è un problema da poco.

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Ma a livello di puro gameplay, che cosa è Gone Home? Beh, in via formale è un’avventura grafica esplorativa, in pratica è un po’ il capostipite dei cosiddetti “walking simulator”, i simulatori di passeggiate. Pad alla mano infatti vivremo un’avventura in prima persona, in cui tutto quello che potremo fare sarà toccare, tastare, esplorare l’ambiente che ci circonda. Si cammina un sacco, in Gone Home, per la casa di Arbor Hill, al fine di scoprire che cosa sia successo ai nostri familiari. Non indugeremo ovviamente oltre sulla trama di gioco, che come anticipato costituisce la colonna portante dell’intero gioco; ribadiremo però come la vicenda sia di una normalità assoluta, ma ottimamente narrata, anche grazie alla particolarità di assistere ad una narrazione asincrona, ossia attraverso un enorme flashback, tramite “narrazione ambientale”.

Tutto quello che dovremo fare sarà allora spostarci da un punto all’altro della nostra abitazione, tra passaggi segreti e rivelazioni inaspettate, al di là di quella “principale” della sorellina. Ad onor di cronaca, e paradossalmente, queste risultano essere forse più interessanti di quella attorno alla quale il gioco si appoggia. Ma non è questo il problema principale, che piuttosto consiste nel gameplay.

Probabilmente le accuse sarebbero da muovere più al genere nel suo complesso che al singolo titolo, ma è un dato di fatto che Gone Home sia di una banalità sconfortante per ciò che concerne il gameplay, data la mancanza di un qualsiasi tipo di enigma, che avrebbe portato una certa varietà al titolo, così come di un semplice “jump scare”. I tanto criticati jump scare, proprio quelli, spesso utilizzati per coprire lacune di diverso tipo, ma che in questo caso avrebbero certamente dato un tono e una personalità maggiore a Gone Home. Tutto quello che farete sarà solo, solo camminare e prendere in mano oggetti, spesso inutili, per essere il più fedeli possibili alla realtà.

Una noia mortale dunque? Ni, perchè il gioco dura un paio d’ore, dunque di tempo per annoiarvi non è che ce ne sia troppo. A dir la verità, il gioco è finibile anche in un minuto solo – c’è proprio un trofeo che richiede di farlo – ma si tratta ovviamente di eccezioni alla regola, che presuppongono il sapersi muovere alla perfezione per lo scenario di gioco.

1
2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7/10
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Dario Caprai
Non capisce niente di videogiochi ma, dal momento che non lo sa, continua a parlarne, imperterrito. Tanto è vero che il tempo preferisce passarlo a scrivere, a leggere, a vedere un film, a seguire e praticare sport, a inveire per il fantacalcio, a tenersi informato su tecnologia e comunicazione piuttosto che con un DualShock in mano. In tutto questo è, però, uno degli admin di PlayStationBit da tempo ormai immemorabile.