Gynoug – Recensione Speedrun

Sviluppatore: Ratalaika Games Publisher: Ratalaika Games Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS5) Genere: Sparatutto Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 5,99 €

Gynoug, protagonista di questa recensione Speedrun, è in ordine di tempo l’ultimo di numerosi sparatutto a scorrimento usciti in quest’ultimo frangente del 2021. Volate con noi sulle ali del nerboruto protagonista dell’avventura di Ratalaika Games.

Sulle ali dell’entusiasmo

Dopo l’uscita di Cotton 100%, uno sparatutto a scorrimento orizzontale smanioso di far rivivere ai giocatori con qualche decade sulle spalle i fasti del passato, Ratalaika Games ci è ricascata. Questa volta a finire sotto i riflettori di una versione riveduta e corretta è Gynoug, un gioco frenetico dalla trama molto particolare.

Siamo infatti in un periodo a cavallo tra il Medioevo e i giorni nostri: i demoni si sono cibati delle ambizioni dei malvagi per diventare potenti. Seguendo i dettami del loro capo, il Distruttore, queste creature sono pronte a un devastante attacco. L’unico essere in grado di fermarli è Wor, un angelo che si prepara a difendere la tribù raggiungendo Iccus.

Nei panni di questa creatura celestiale, il giocatore si trova catapultato in uno sparatutto a scorrimento orizzontale in cui abbattere una serie di terribili creature. Il tutto viene proposto con lo stile inconfondibile del Sega Mega Drive, essendo Gynoug una rivisitazione del titolo pubblicato nel lontano 1991. Non aspettatevi però novità clamorose: Gynoug si presenta, salvo una grafica più pulita e un menu iniziale moderno, tale e quale all’originale.

Proiettili e magia

Come abbiamo detto, Gynoug è uno sparatutto di stampo arcade decisamente classico. Nei panni di Wor, si passa il tempo ad abbattere avversari a colpi di proiettili. L’attacco principale può essere potenziato, aumentando velocità e numero di direzioni in cui i colpi vengono lanciati. Il nostro angelo può anche sfruttare una serie di magie, attivabili un numero limitato di volte raccogliendo delle pergamene.

Ognuno dei sei livelli, realizzati con una grafica vecchia scuola, vanta anche un boss di metà livello e uno finale, da sconfiggere con pazienza memorizzando gli attacchi. Gli schemi si ripetono in maniera sempre uguale, per quanto la varietà dei nemici sia buona. Non aspettatevi comunque colpi di scena o varianti sul pezzo, visto che il team si è limitato a una trasposizione piuttosto pigra. L’aggiunta dei salvataggi istantanei e dei trucchi non sono sufficienti per parlare di remastered: una grafica più moderna o modalità aggiuntive avrebbero sicuramente giovato a Gynoug, senza snaturarlo.

Discreti, come ai tempi del caro vecchio Mega Drive, i comparti audio e video. Il design dei boss è davvero accattivante, meno quello del nostro angelo che sembra totalmente fuori contesto. Stesso discorso per la colonna sonora, che vanta pezzi coinvolgenti alternati ad alcuni dimenticabili. Interessante infine (ma non inedita per questo genere di giochi) la possibilità di passare alla visualizzazione in stile tubo catodico.

Trofeisticamente parlando: mandato dal cielo

Completare alcuni dei trofei della lista di Gynoug, soprattutto per i meno abili con gli sparatutto, potrebbe essere un vero dramma. Il condizionale è d’obbligo, perché i codici inseriti da Ratalaika, tra cui invincibilità e magia infinita, non bloccano l’ottenimento delle coppe. Arrivare al Platino del gioco richiederà quindi un’oretta di sparatorie, con difficoltà pari a zero. Basta questo per far passare il gioco alla storia?

VERDETTO

Gynoug era uno sparatutto apprezzabile nel 1991 che non spegne nel migliore dei modi le sue venti candeline. Il porting di Ratalaika Games è pigro e approssimativo: la bellezza dei demoni e di certe ambientazioni non riescono però a risollevare le sorti del gioco. Se avete voglia di un tuffo nel passato, comunque, le avventure di Wor riportano indietro l'orologio. Altrimenti potete sempre puntare a un Platino facilissimo da sbloccare, forse la più grande attrattiva di Gynoug.

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.