Ion Fury – Recensione

Sviluppatore: 3D Realms Publisher: 1C Entertainment Piattaforma: PS4 Genere: Sparatutto Giocatori: 1 PEGI: 18 Prezzo: 24,99 €

E’ una tranquilla giornata del dopo quarantena, avete terminato tutto il backlog della vostra fida PlayStation 4 e non ci sono altri giochi che possano interessarvi. Magari vi è venuta voglia di rimontare la prima PlayStation e rigiocare un titolo della vostra infanzia. La scelta è ricaduta su Duke Nukem 3D. Ma perché rimontare la vecchia, e cara, macchina quando 3D Realms ha deciso di ridare gloria a un genere mai vecchio portando un titolo uguale in tutto e per tutto ai suoi lavori fatti con il Duca, appunto? Approda infatti su PlayStation 4 Ion Fury, sparatutto vecchissimo stile che dovrebbe girare sulle console passate ma che in realtà è stato pubblicato su dispositivi moderni, spaccando i c*#i e non curandosi dei canoni gettati fino a oggi dall’industria videoludica. Ma basta ciarlare, l’agente Bombsheel freme dalla voglia di far esplodere qualcosa in vostra compagnia e sorseggiare una fantastica birra ghiacciata alla vista dell’apocalisse scampata.

ion fury

Gimme fuel, gimme fire

Shelly “Bombshell” Harrison è la protagonista di Ion Fury, un fantastico videogioco sparatutto in salsa, come già detto, Duke Nukem 3D, sviluppato da Voidpoint utilizzando lo stesso motore grafico, ma migliorato, che 3D Realms ha usato per dare vita alle avventure del Duca. L’agente Bombsheel è un’esperta artificiere che dovrà distruggere i piani di conquista globale del dottor Heskel, leader di un culto transumanista, che cercherà di fermarla con ogni mezzo e tantissimi nemici cibernetici. Queste info non saranno disponibili ai giocatori durante il gioco ma solo leggendo una sezione apposita nel menù principale. Infatti per tutta la durata dell’avventura non dovrete mai preoccuparvi di filmati o intermezzi che possano interrompere la vostra mattanza di Terminator ostili.

Tralasciando l’incipit piuttosto scarno, una volta dato l’avvio a Ion Fury verrete catapultati in un complesso che ricorda un casinò, invaso da nemici e armati solo di un revolver. Facendovi spazio tra le orde di maniaci assassini arriverete tra i vicoli e le strade cittadine, deserte e con cadaveri di agenti di polizia locale e civili massacrati al suolo. Passando oltre alla scarna scrittura del gioco ci troveremo, però, a controllare una protagonista caratterizzata quantomeno bene per l’ambiente in cui essa si muoverà, che, a differenza del caro Duke Nukem, esternerà anche delle emozioni in base a cosa vedrà o succederà tramite grugniti di rabbia o tristezza e frasi di rito che serviranno anche a smorzare l’atmosfera, prendendo per i fondelli i malcapitati nemici. Tra strade cittadine, fogne, palazzi super tecnologici e altri livelli avrete tutto il tempo del mondo per imparare a memoria il copione di Sherry, ridendo di gusto a ogni frase e senza stancarvi mai del personaggio. Nel remoto caso qualcosa dovesse andare storto, potrete tranquillamente “mutare” la petulante agente dal menù delle opzioni.

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Light my fire

Superati i discorsi su scrittura e caratterizzazione, che in un titolo simile potrebbero anche risultare superflui, è arrivato il momento di parlare delle meccaniche di gioco vere e proprie. Ion Fury è un classico run and gun di altri tempi che gira meravigliosamente sull’attuale generazione di console e che vi trasmetterà una fantastica sensazione di nostalgia, senza sfruttare il fatto di essere un remake, una remastered o simili. Ion Fury è un titolo che nasce così, genuinamente vecchio ma godibile, senza troppe pretese. Il feel dei comandi è qualcosa che può far invidia ai modernissimi DOOM. Non esistono latenze, sentirete ogni colpo sparato e la vostra vita non sarà resa un inferno da mille combinazioni strane di tasti con cui ballerete il twist sul controller.

In Ion Fury non si farà altro che sparare, correre, ripararsi ed evitare la morte che si nasconde dietro ogni angolo. Morte che arriverà più e più volte, essendo questo un gioco estremamente punitivo, e unico e vero fattore negativo, poiché potrebbe portare veramente alla noia ripetere intere sezioni di gioco, magari per colpa della scarsa presenza di salvataggi automatici o addirittura per l’aver dimenticato di salvare la partita manualmente al superamento di ogni sezione più complicata del solito. Le posizioni dei nemici possono variare a ogni partita ricaricata e quindi rendere piena di tensione la vostra avventura, anche perché magari vi resta un solo punto vita a separarvi dal game over.

Burn them all

Ad accompagnare l’agente Bombshell tra i sapientemente studiati scenari 3D del gioco, che su PlayStation 4 non presenteranno pop-up o caricamenti delle texture, ci sarà anche una fantastica colonna sonora. Quest’ultima, creata ad hoc da Jarkko Rotsten, compositore finlandese che si occupa da anni di musica elettronica e synthwave. Una colonna sonora che, come Ion Fury, sarà capace di trasportare tutti i giocatori almeno vent’anni nel passato, senza però abbandonare la comodità della current-gen. Quasi impossibile dunque trovare dei difetti nel connubio nostalgia/savoir faire, che rendono Ion Fury una vera perla tra i titoli usciti in questo socialmente disastroso 2020.

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Le giuste conclusioni

Ion Fury è un titolo capace di far provare vecchie emozioni ai giocatori veterani e di far scoprire la gloria del passato ai neofiti. Non ci si può aspettare sequenze cinematografiche pazzesche, un buon copione o uno stampo cinematografico. Tutto ciò che troverete è un fantastico titolo prettamente arcade, con buone dosi di humour in salsa 3D Realms, citazionismo ai massimi livelli, sia a videogiochi storici che a film e serie TV di altri tempi come Twin Peaks, Essi vivono o Terminator. Una fantastica composizione in salsa nostalgica che potrebbe realmente far impazzire i giocatori più navigati amanti della cultura pop.

L’azione sarà sempre ai massimi livelli, specialmente nelle enormi boss fight che affronterete. Non ci saranno mai fasi di calma effettiva tranne che nelle brevi sezioni platform che, però, utilizzando del sano lateral thinking, potrebbero essere bypassate facendo esplodere un muro o infilandosi in qualche condotto segreto. Segreti di cui il gioco sarà pieno e che il vero completista cercherà di trovare con ogni mezzo a disposizione. Questa è un’operazione che aggiungerà tante ore di gioco in più a un’avventura che si aggira già normalmente intorno alle sette ore. In pratica Ion Fury è ciò che potrebbe far felice qualsiasi tipo di videogiocatore, senza troppi giri di parole.

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Trofeisticamente parlando: Ion Platinum

Per i cacciatori di trofei una piccola nota dolente: raggiungere la coppa di Platino in Ion Fury non sarà per nulla una passeggiata. Eliminando il trofeo relativo al completamento del gioco alla massima difficoltà, impresa fattibile ma alla pari delle dodici fatiche di Ercole, il gioco vi chiederà anche di completare l’intera avventura al 100% in un singolo colpo. Ciò comprende lo scoprire ogni segreto e uccidere ogni nemico. Operazione che minerà la vostra salute mentale ma che vi porterà a esporre in bacheca un trofeo che frutterà tantissima soddisfazione. Buona caccia!

VERDETTO

Ion Fury è un chiaro rimando alla gloria passata di titoli come Duke Nukem 3D o DOOM. Prettamente arcade, non farete altro che sparare e avanzare senza troppe domande tra orde di nemici pronti a eliminarvi. Azione che non si fermerà mai e che non darà problemi al giocatore, complice il fantastico gunplay che non presenta problemi o latenze. Una colonna sonora incalzante, una buona dose di humour e delle belle sfide rendono questo titolo una vera perla videoludica, adatta a ogni tipo di videogiocatore e che metterà seriamente alla prova i cacciatori di trofei più esperti. Evitatelo solo se il retrogaming proprio non fa per voi.

Guida ai Voti

Raffaele Verde
Cresciuto a pane e videogiochi, mastica qualsiasi genere videoludico che non sia sportivo. Lettore di fumetti. Fa il cuoco e studia lingue straniere!