It Takes Two – Recensione

Sviluppatore: Hazelight Studios Publisher: Electronic Arts Piattaforma: PS4 (disponibile anche per PS5) Genere: Platform Giocatori: 2 (Online: 1-2) PEGI: 12 Prezzo: 39,99 €

Dopo aver messo i videogiocatori nei panni di carcerati con il divertente A Way Out, Hazelight Studios torna a farli collaborare nel divertente It Takes Two. Abbiamo recensito per voi l’ultima fatica di Josef Fares e compagni. Buona lettura, con la recensione di It Takes Two!

it Takes two

La coppia che scoppia

Se ci seguite assiduamente, saprete che l’eclettico direttore di Hazelight Studios ha già condiviso in lungo e in largo il successo del suo titolo, in grado di strappare un punteggio da record su Metacritic e di far felici critica e pubblico. Consci del grande risalto avuto da It Takes Two, non ci concentreremo eccessivamente sugli elementi universalmente riconosciuti come eccellenti, ma piuttosto sulla qualità dell’esperienza che questo titolo è in grado di regalare, evitando qualsiasi spoiler.

Per dovere di recensione, è bene comunque fare un breve accenno alla trama di It Takes Two, che vede in Cody e May una coppia sposata ormai in crisi e con un divorzio già programmato, chiamata a comunicare la decisione alla figlia Rose senza sconvolgere la giovane. Inutile dire che i tentativi dei genitori sono un fallimento, e Rose si rifugia così in un mondo creato dalla sua giovane e fervida mente, con due bambole somiglianti proprio a mamma e papà e un libro sull’amore scritto dal fantomatico dottor Hakim che dovrebbe aiutarla a rinsaldare il rapporto tra i coniugi. Le lacrime della bambina scatenano però una sorta di magia, intrappolando le anime di Cody e May nelle due bambole, che dovranno collaborare per sopravvivere ai tranelli del tomo Hakim, anch’esso posseduto dallo spirito di un messicano con un probabile passato da attore di film per adulti che, con metodi non convenzionali, tenterà di rinsaldare il rapporto di coppia.

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Mi serve una mano

It Takes Two, proprio come il precedente titolo di Hazelight Studios, è da giocarsi obbligatoriamente in due. L’avventura può essere affrontata in locale oppure in rete, permettendo a un amico di unirsi alla partita tramite un apposito pass senza obbligo di acquistare una copia del gioco. La scelta, che aveva già pagato ampiamente con A Way Out, offre così una duplice soluzione perfetta anche in tempo di pandemia, consentendo di divertirsi anche con persone distanti da noi per svariati motivi e di aggirare il limite del coprifuoco per dedicarsi a lunghe sessioni serali, cercando di arrivare alla fine di un viaggio che supererà senza troppa fatica le dodici ore di longevità. Proprio la necessità di collaborare con un altro giocatore è ciò che rende It Takes Two davvero unico e che permette di avere un’esperienza totalmente diversa in base al tipo di partner che si avrà al proprio fianco. Nonostante il tema possa sembrare di quelli da coppietta sdolcinata, l’opera di Hazelight riesce a colpire su più livelli e svelare con semplicità quasi disarmante quanto i rapporti tra esseri umani siano profondi, complicati e soprattutto vari.

Personalmente, ho preso la decisione di testare il gioco sia nei panni di entrambi i personaggi, scelta necessaria in quanto alcune sezioni sono appannaggio di uno o dell’altro protagonista, sia collaborando con due persone completamente diverse, ossia la mia compagna e un amico di vecchia data, ottenendo risultati nettamente contrastanti sia a livello di profondità dell’esperienza che di argomenti affrontati in base ai momenti dell’avventura. Le partite con la mia dolce metà mi hanno permesso di approfondire le discussioni tra personaggi e di apprezzare al meglio l’evoluzione del loro rapporto, che passa da due individualità forti e apparentemente inscindibili a un binomio coeso; affrontare invece i livelli con l’amico, compagno di serate a base di birra e rutto libero, mi ha portato a ridere delle numerose battute e citazioni, lanciandoci spesso in lunghe sessioni per primeggiare nei divertenti minigiochi che hanno il merito d’inframezzare al meglio una trama intensa.

Una mela al giorno toglie il medico di torno

A dispetto dello stile scelto da Josef Fares e compagni, con mondi onirici e personaggi che ricordano quelli di un cartone animato Disney, It Takes Two è tutto fuorché una fiaba romantica e sdolcinata. Oltre a Cody e May, pronti a dibattere su ogni questione per gestire una convivenza obbligata, troviamo infatti una serie di situazioni più mature di quanto ci si possa aspettare, che emergono in maniera netta fin dai primi minuti di gioco, con buona pace di collezionabili e di noiose e ripetitive missioni secondarie (elementi che lo stesso Fares ha dichiarato apertamente di non apprezzare).

Dietro un platform vecchio stampo, con comandi precisissimi e ambientazioni mozzafiato, si cela un percorso da affrontare con cognizione di causa. Giocare come coppia mi ha permesso di capire, per esempio, quanto sia importante specificare chiaramente cosa fare e come farlo, per trovare la giusta sincronia e superare anche le situazioni più complesse. Le partite tra amici, invece, mi hanno dato modo di notare dettagli come elementi animati nascosti oppure i numerosissimi oggetti con cui interagire per puro scopo ludico. In entrambi i casi, It Takes Two si è rivelato estremamente godibile, con sezioni piene di salti e oscillazioni alternate a momenti più riflessivi, fatti di bottoni da premere e piattaforme semoventi, ad altri ancora puramente d’azione come gli scontri con i terribili boss, in un buon mix che non fa mai annoiare anche grazie alla costante aggiunta di meccaniche inedite che terranno la mente sempre attiva.

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Terapia di coppia

It Takes Two è quindi un’esperienza per ogni tipo di coppia, che non si dimentica però della qualità. Si tratta di un platform dai comandi intuitivi e precisi che non mostra quasi mai il fianco a critiche, salvo occasionali rallentamenti. Una colonna sonora incredibilmente raffinata e una grafica pulita mettono in risalto una serie di mondi magnificamente caratterizzati e realizzati, che permetteranno di passare da una sporca cantina a un’ambientazione spaziale, arrivando a toccare perfino temi gotici in un crescendo di emozioni. Sfortunatamente, l’esperienza sembra concludersi troppo rapidamente. Nonostante questo It Takes Two è in grado di dare un lascito ai videogiocatori, una morale che si può trovare in certe fiabe del passato e che non rende quindi il gioco una sequenza sconclusionata di salti, enigmi e battaglie ma piuttosto un vero e proprio viaggio.

La magia di It Takes Two risiede proprio in questo elemento. Grafica pompata, open world giganteschi e missioni a profusione sono qualità vuote se manca un messaggio da veicolare, fattore su cui Hazelight Studios è riuscito a mettere l’accento senza dimenticarsi di realizzare un titolo che intrattiene con qualità. L’appellativo di capolavoro, utilizzato da molti colleghi per mostrare la soddisfazione provata affrontando l’avventura che porta Josef Fares e il suo team nell’olimpo dei videogiochi, risulta così tutt’altro che eccessivo. L’unico modo per comprendere appieno quanto la parola calzi a pennello sui pupazzi di Cody e May, l’unico modo è provare It Takes Two senza pregiudizi, senza spoiler e con le persone giuste al proprio fianco.

Trofeisticamente parlando: di tutto in po’

Un altro punto su cui Fares è stato irremovibile è la rigiocabilità fine a sé stessa. Non stupisce quindi che la lista trofei di It Takes Two non comprenda nessuna coppa legata alla difficoltà, ai collezionabili né tantomeno al completamento della storia svariate volte. Per ottenere il Platino sarà necessario portare a termine l’avventura e completare una serie di richieste generiche, sfruttando magari l’occasione per provare a vestire i panni di entrambi i protagonisti. Attenzione solo all’impossibilità di sbloccare trofei qualora stiate giocando utilizzando il pass di un amico senza aver comprato il titolo.

VERDETTO

It Takes Two è senza mezzi termini il miglior titolo collaborativo apparso finora su PlayStation 4, un vero e proprio atto d'amore per il genere che Hazelight Studios ha confezionato alla perfezione, creando una storia profonda e inserendola in un platform tridimensionale pulito, curato e divertente. La possibilità di condividere l'esperienza sia in locale che in rete permette a chiunque di affrontare un viaggio mutevole che vale la pena completare almeno due volte, così da assimilarne tutte le sfaccettature. Non deludete il dottor Hakim e fategli vedere quanto è grande la potenza della collaborazione.

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.