Langrisser I & II – Recensione

Sviluppatore: Chara-Ani Publisher: NIS America Piattaforma: PS4 Genere: Gioco di Ruolo Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 44,99 € Italiano:

Se c’è una saga che più di tutte ha provato a sfidare l’egemonia di Fire Emblem negli anni Novanta, quella è Langrisser, gioco di ruolo tattico sviluppato da CareerSoft. Tuttavia, nonostante il particolarissimo character design stile manga e il gameplay curatissimo, escluso il primo capitolo rinominato Warsong negli Stati Uniti, Langrisser non è mai riuscito a sconfinare dal territorio giapponese, restando in penombra e divenendo una saga sconosciuta ai più. Con il successo della recente versione mobile, però, NIS America ha voluto riproporre su console di attuale generazione i primi due episodi, usciti rispettivamente nel 1991 e nel 1994 su Sega Mega Drive. Riusciranno a quasi trent’anni di distanza dalla loro pubblicazione a dire la loro in un panorama videoludico oramai così vasto?

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Le leggende vivono per sempre

Anni or sono, una guerra insensata devastò il continente di El Sallia. Una leggenda narrava che un’antica lama dal potere ineguagliabile consentisse di conquistare intere nazioni semplicemente sguainandola. Coloro che desideravano un tale potere sconfinato si riversarono sul campo di battaglia, in un incessante spargimento di sangue per rivendicare la spada: Langrisser. Giurando di proteggere la mitica arma da coloro che volevano abusarne, la famiglia reale di Baldea nascose Langrisser nelle profondità del castello imperiale, difendendosi dal violento assalto dei rivoltosi. Con la pace finalmente ristabilita, i secoli passarono e Langrisser diventò nient’altro che un’antica leggenda… Fino a quando Kaiser Digos, malvagio sovrano dell’impero di Dalsis, invase Baldea con l’intenzione di rivendicarla. Con il castello ormai sotto assedio, il re esortò suo figlio, il principe Ledin, a cercare rinforzi. Accompagnato dal cavaliere veterano Volkoff, Ledin raggiunse il ducato di Salrath, dove venne a sapere della morte del padre. Intenzionato a vendicarsi e a mantenere la promessa fatta dalla sua famiglia, il giovane reale intraprenderà un lungo viaggio che lo porterà a circondarsi di validi alleati, pronti a contribuire alla causa.

Dalla Guerra della Sacra Spada sono passati ormai duecento anni e il regno di Baldea è svanito nell’oscurità, insieme alla leggenda di Langrisser. Tuttavia, il continente è ancora sconvolto dalla guerra; Kaiser Bernhardt, sovrano dell’impero di Rayguard, cerca di estendere la sua influenza usando tutti i mezzi necessari. Mentre il regno di Kalxath si oppone all’annessione, uno spadaccino di nome Elwin, in compagnia del mago apprendista Hein, viaggia errante per le città del reame. Arrivati nella città natale di Hein, i due si imbattono in Liana, amica d’infanzia del mago, nonché Sacerdotessa della Luce, circondata dai cavalieri dell’impero di Rayguard. Senza alcuna paura, Elwin interviene, mettendo in moto una nuova battaglia tra luce e oscurità che lo porterà a svelare diversi misteri.

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Nonostante la trama dei due titoli non sia particolarmente profonda e senta il peso degli anni, la narrazione scorre piacevole, intervallata dai cliché tipici del fantasy medioevale e influenzata dalle scelte intraprese fuori e dentro le battaglie. Ci sono otto percorsi in Langrisser I e tredici in Langrisser II, ognuno dei quali permette di unirsi a diverse fazioni o di allearsi con vari personaggi. Sfruttando l’utilissimo albero della storia presente nel menù, i giocatori possono ripetere i vari capitoli, osservando così le diverse ramificazioni della trama. Tuttavia, bisogna utilizzare questa funzione in maniera precisa e attenta, dato che tornando indietro a uno scenario già completato, poi non è più possibile saltare avanti. Ad esempio, se ci troviamo al capitolo quattordici e torniamo al capitolo dieci, l’unico modo per tornare al quattordici sarà quello di avanzare in maniera lineare. Dunque, per osservare tutte le varie vie in cui si snoda la narrazione, è bene sfruttare i diversi slot di salvataggio presenti.

Un gameplay arrugginito (?)

A livello di gameplay, entrambi i titoli si presentano come il più classico dei GdR tattici a turni. Come nel gioco degli scacchi, le battaglie si svolgono su una mappa con uno schema a griglia in cui il giocatore dispone dei propri eroi fino alla fine del turno, per poi lasciare spazio alle mosse avversarie. Ogni personaggio ha un diverso range di movimento, debolezze e punti a favore, per cui comporre un buon party è essenziale per non riscontrare problemi durante i combattimenti. Ad esempio, un eroe a cavallo si sposta più rapidamente nello scenario, ma soffre i colpi dei nemici armati di lancia. Di conseguenza, è opportuno affiancargli uno spadaccino che lo difenda dai colpi bassi e un mago che lo protegga dagli avversari volanti. Ulteriore profondità tattica è data dalla composizione del terreno. Posizionando i soldati in punti strategici, come ad esempio nei pressi di un albero o di una montagna, essi godranno di benefici, come una migliore difesa, oppure di malus se posizionati in luoghi svantaggiosi, ad esempio in acqua.

Retrò o moderno? Facciamo entrambi

Pagando una somma di denaro, prima di avviare uno scenario è possibile assumere dei mercenari, combattenti secondari che accompagnano il proprio Comandante andando a formare un’unità. La funzione principale dei mercenari è quella di “carne da macello”, utile solamente ai fini della difesa, come strumenti umani para-colpi, e pressoché irrilevante in fase di attacco. Anche l’intelligenza artificiale avversaria ne fa ampio uso, solitamente circondando i Comandanti più rilevanti, che una volta eliminati si portano via con sé tutti i membri della relativa unità.

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Con la presenza di decine di unità presenti negli scenari, il rischio era quello di far durare troppo ogni singolo combattimento, data la mole di effetti speciali e di scene d’intermezzo. Fortunatamente, il sistema è stato pesantemente svecchiato, grazie alle nuove opzioni che permettono di velocizzare, o addirittura saltare completamente, le animazioni in battaglia. Inoltre, non tutte le missioni richiedono di eliminare ogni singolo avversario. Spesso la condizione di vittoria può richiedere di scortare un personaggio indifeso, di impedire ai nemici di raggiungere una specifica zona o di difendere un territorio.

Al completamento di uno schema, in base alla quantità di uccisioni e alle azioni compiute, ogni eroe riceve un diverso ammontare di punti esperienza con cui poter salire di livello. Oltre che migliorare le statistiche, a ogni step raggiunto si ottengono CP, punti che possono essere utilizzati per sbloccare nuove classi. Ogni Comandante ha un albero delle classi diverso, da cui dipendono vari bonus tecnici, le abilità o gli incantesimi da usare in battaglia, i tipi di mercenari arruolabili e le stesse caratteristiche fisiche del personaggio. Con il denaro ottenuto in missione, poi, è possibile acquistare armi, scudi e accessori con cui equipaggiare gli eroi. Langrisser I & II offre un gameplay onesto che non rivoluziona il genere, ma che allo stesso tempo non annoia e non stanca facilmente.

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E’ dal punto di vista grafico che Langrisser I & II ha ottenuto i maggiori benefit, grazie a un comparto tecnico completamento rivisto e svecchiato e ai menù più intuitivi e semplici rispetto al passato. Chara-Ani, software house responsabile del rifacimento, si è dimostrata estremamente competente, offrendo una gamma di opzioni in grado di soddisfare sia i nostalgici che l’utenza di nuova generazione. Con le impostazioni di default, entrambi i titoli vengono avviati con il set moderno, ovvero con il design grafico di personaggi e mappe rivisto completamente da zero e con una colonna sonora riarrangiata. Accedendo al menù delle opzioni, è però possibile selezionare il set audio, personaggi e mappe classico, riportando i due titoli allo stile originale. Nonostante l’ottimo lavoro compiuto dal character designer Ryō Nagi, il design classico resta impresso nella leggenda grazie alla matita di Satoshi Urushihara e, a nostro avviso, la miglior combinazione grafica possibile è quella data da mappe moderne e personaggi classici. Per quanto riguarda il comparto audio, la colonna sonora di Langrisser I, pur essendo piacevole, è estremamente ripetitiva, specialmente nel corso degli scenari, dove la stessa canzone si ripete per tutta la durata dei combattimenti. La colonna sonora del secondo capitolo, invece, grazie al contributo del compositore giapponese Noriyuki Iwadare, è decisamente più varia e rockeggiante. Plauso anche per il doppiaggio in lingua originale, che come da tradizione orientale fa uso di una vocalità estremizzata. Purtroppo il titolo non è stato localizzato in italiano, anche se i sottotitoli in lingua inglese sono di facile interpretazione.

Trofeisticamente parlando: mille vie

L’elenco trofei di Langrisser I & II è suddiviso in venti obiettivi di bronzo, diciannove di argento, due di oro e un Platino. Ebbene sì, un solo trofeo di Platino per due giochi; e ve lo anticipiamo, ottenerlo vi porterà via oltre cinquanta ore di gioco. Gli obiettivi sono tutti legati ad azioni specifiche durante i vari scenari e al completamento dei capitoli della storia. Tuttavia, dovrete rigiocare diverse volte entrambi i titoli per poter esplorare le decine di vie in cui si divide la trama. Il nostro consiglio è quello di completare Langrisser I in completa tranquillità, salvando alla fine di ogni capitolo. Una volta portata a termine la storia principale, potrete ricaricare il salvataggio adeguato e seguire un diverso percorso. Dopo aver finito tutti gli otto itinerari, potrete passare a Langrisser II, ripetendo esattamente quanto fatto nel primo capitolo.

VERDETTO

Nonostante qualche difetto, come ad esempio un gameplay lento e una narrativa ormai scontata, Langrisser I & II è uno splendido tentativo di portare alla luce una serie trascurata in Occidente. Gli amanti degli RPG strategici a turni, di certo non il genere più ricco di questa generazione, avranno pane per i loro denti, grazie a un sistema di evoluzione dei personaggi raffinato e alle svariate storyline che garantiscono decine e decine di ore davanti allo schermo. Plauso al comparto tecnico, che permette di decidere in totale libertà se utilizzare gli sprite classici o quelli aggiornati.

Guida ai Voti

Alberto Lanzidei
Nato con la passione per la PlayStation è cresciuto coltivando l'amore verso tutti i generi di videogames. I suoi hobby, oltre il gaming, sono le auto e la palestra.