Sviluppatore: Dontnod Entertainment Publisher: Square Enix Piattaforma: PS4 Genere: Avventura Giocatori: 1 PEGI: 18 Prezzo: 39,99 €

PlayStationBit ha deciso di non valutare più, singolarmente, ogni singola uscita che forma titoli “a episodi”. Piuttosto, il corpo dell’articolo sarà aggiornato di volta in volta, di capitolo in capitolo, così come il voto, facendo una somma di tutto quanto visto finora.

In prima pagina troverete un paragrafo relativo all’ultimo episodio uscito, al comparto audio-visivo e ai trofei, mentre in quelle seguenti il nostro parere in merito a quanto già visto.

Quando uscì nel 2015, Life is Strange registrò un eccezionale successo di critica e di mercato che probabilmente qualcuno ancora non sa spiegarsi. La serie in cinque episodi sviluppata da Dontnod Entertainment seppe farsi largo nei cuori dei videogiocatori per un ingrediente spesso trascurato dalle grandi produzioni: le emozioni. Pur volendo criticare alcuni aspetti del titolo (la trama, l’elemento soprannaturale, il ritmo lento), nessuno potrebbe però negare la centralità dei sentimenti, trasmessi attraverso le vicende quotidiane di persone normali nelle quali chiunque potrebbe immedesimarsi. In questo senso, anche il potere di riavvolgere il tempo appare come un pretesto per esplorare le diverse vie del destino, i punti di snodo delle nostre vite e il senso di responsabilità crescente che sancisce il nostro salto dall’infanzia all’età adulta e alla piena maturità.

Forti di questo marchio di fabbrica ormai caratterizzante, come dimostrato dal successivo esperimento di Life is Strange: Before the Storm (a dire il vero sviluppato da Deck Nine Games) e del recente Le fantastiche avventure di Captain Spirit, gli sviluppatori tornano con un attesissimo sequel che, dichiaratamente, si inserisce nell’universo del suo predecessore per ampliarlo orizzontalmente, abbandonando Max, Chloe e Rachel e puntando l’obiettivo su personaggi e storie nuovi.

La cosa tra fratelli

Life is Strange è tornato. L’inconfondibile commistione di colonna sonora, regia, senso del quotidiano e coinvolgimento nelle vicende dei protagonisti ci portano gradualmente a prendere il controllo di Sean, un sedicenne impegnato a prepararsi prima di un party. E’ l’artificio narrativo per farci entrare a piccoli passi nella sua vita, per presentarci lui (un tipico adolescente diviso tra pulsioni, noia, sbalzi d’umore e istinto d’indipendenza), i suoi amici e nemici e quanto resta della sua famiglia. Questa è composta da Daniel, il fratellino di nove anni, e dal padre di origini messicane, un tipo stravagante ma che è palesemente votato all’amore per i propri figli. La madre è scomparsa da tempo e alla mancanza della sua figura deve aver sopperito da solo, appoggiandosi di recente anche sul supporto dell’ormai cresciuto Sean.

La stessa scena di apertura è anche funzionale a riprendere confidenza con le meccaniche di gameplay, notoriamente tutto fuorché complesse, basate su interazione con oggetti dell’ambiente che ricadono nelle due categorie della semplice osservazione e dell’azione vera e propria, diversa in base al contesto, all’oggetto e all’obiettivo attuale. Non mancano ovviamente le fasi di scelta in stile “storia a bivi”, un altro degli elementi che caratterizzano il genere e che lo rendono intrigante per la capacità di conferire peso e conseguenze a ogni nostra decisione importante.

E’ quanto mai necessario fare attenzione a qualsiasi tipo di spoiler, quindi ci limitiamo a riportare quanto già noto: l’esistenza apparentemente tranquilla dei tre protagonisti viene d’un tratto sconvolta da un tragico evento, che si inserisce nella scena iniziale in modo inatteso e scioccante, dimostrando la straordinaria abilità di Dontnod di dosare scelte narrative per trasformare anche il normale e il quotidiano in qualcosa di eccezionale, una vita qualunque in una vita, per dirla a modo loro… strana. L’uomo che è in noi rimane sconvolto, incredulo, commosso di fronte agli eventi e alla loro più immediata conseguenza, mentre il videogiocatore si esalta e si accende di speranza al cospetto dell’incipit di una storia che promette di coinvolgerlo come e, magari, anche più di quella del capitolo originale.

Il primo episodio della nuova serie, come testimonia il titolo stesso, è l’inizio di un viaggio. Nella più classica delle interpretazioni metaforiche di quest’esperienza, comprendiamo fin da subito che sarà sì un viaggio attraverso gli Stati Uniti, ma anche e soprattutto un percorso di crescita che vedrà come protagonista il nostro Sean prima ancora che il suo fratellino. Nostro padre ci chiede di stargli accanto e tenerlo lontano dai guai mentre gioca intorno a casa, ma il compito è tanto più necessario e gravoso lungo le strade e le foreste che fanno da sfondo all’episodio. Da veri fratelli maggiori, nei panni di Sean dobbiamo preoccuparci di noi stessi e di Daniel, aiutandolo ad accettare il destino ma tenendolo fuori da problemi e preoccupazioni che potrebbero sconvolgerlo, restando al suo fianco quando una caduta involontaria lo manda in crisi, insegnandogli a riconoscere le indicazioni lungo un sentiero o anche solo accettando di giocare con lui a nascondino.

La strada verso la maturità di Sean passerà per errori, sviste, dimenticanze, leggerezze, in una storia che fin da queste prime battute mostra di voler rendere il ragazzo protagonista di vicende che, da un lato, minacciano di strappargli gli anni migliori della vita, ma che, dall’altro, possono fargli scoprire un nuovo sé stesso e un rapporto particolare, profondo, totalizzante con Daniel. Il sacrificio dell’indipendenza, della libertà e della spensieratezza di Sean avranno come risultato la serenità e la felicità di Daniel. Nel linguaggio videoludico, questo si traduce in scelte (di azione e di dialogo) da non prendere mai con leggerezza, perché Daniel osserva e ascolta tutto e da ogni cosa trae un esempio positivo o negativo, uno stato d’animo rassicurato o intimorito. E, no, non potremo riavvolgere il tempo e tornare sui nostri passi come facevamo con Max, quindi dovremo ponderare, quando possibile, ed essere rapidi nel prendere decisioni, quando le vicende implicheranno una nostra reazione immediata.

L’elemento sovrannaturale appena citato per quanto riguarda il primo capitolo della serie torna in Life is Strange 2, anche se con un’altra forma. Non vogliamo essere più precisi, ma non potremmo neanche; perché il primo episodio, intelligentemente, relega questo argomento a classico elefante nella stanza. Qualcosa di straordinario c’è, è evidente sin dalla scena iniziale, ma non siamo in grado di comprenderlo e approfondirlo perché le manifestazioni risultano misteriose allo stesso Sean, che arriva sempre un attimo troppo tardi o che non è certo di poter credere ai propri occhi. Sappiate però che il finale di episodio e il breve teaser del secondo lasciano intendere che l’elemento fantastico acquisterà maggiore rilevanza con il prosieguo della serie, anche se la nostra opinione personale è che non sarà preponderante come in Life is Strange. Questo seguito sembra decisamente più votato a farsi ricordare per le dinamiche interpersonali e per la caratterizzazione profonda di personaggi primari e secondari.

A tal proposito, tirando le somme, l’impressione generale che il primo episodio lascia è generalmente positiva, ma è ancora troppo presto per parlare di nuovo capolavoro. Se sul lato narrativo, infatti, la produzione eccelle, riuscendo a condurci dentro alla storia e nelle vesti di Sean con una maestria che persino i migliori registi cinematografici dovrebbero invidiare, è su quello videoludico che ci viene da storcere il naso. Dato per scontato che le meccaniche rimanessero le stesse già viste, rimane però la sensazione che troppo poche siano le fasi in cui davvero possiamo decidere la nostra strada e muoverci con libertà nel mondo di gioco. Numerose e lunghe cutscene, per quanto interessanti, ci trasmettono l’impressione di avere poco peso, se non quello di compiere i due/tre passi necessari a far progredire la storia secondo binari in gran parte prestabiliti. La speranza è che si tratti di un piccolo difetto legato alla natura introduttiva dell’episodio e che, fin dal secondo, la componente walking simulator lasci un po’ più di spazio a quella di avventura grafica.

Realismo non fotorealistico

La grafica di gioco ha fatto sicuramente passi avanti rispetto al predecessore, pur mantenendo uno stile unico e riconoscibile. I modelli dei personaggi risultano realistici e nello stesso tempo arrotondati, morbidi, cartooneschi, come un perfetto ibrido tra un film con persone in carne e ossa e un lungometraggio di animazione. Davvero affascinanti le location di montagna, con scorci mozzafiato e ricchissime di dettagli, capaci di immergerci ancor di più nella storia e nel nostro personale viaggio. Altissimo livello anche per la colonna sonora, con brani inseriti sempre al momento più opportuno e pienamente capaci di espletare la massima funzione della musica, ossia toccare le corde dei sentimenti e dare più colore a tutta la storia. E’ difficile resistere persino alla tentazione di rialzarsi durante una scena in cui Sean osserva il cielo, semplicemente riflettendo.

Non manca qualche piccolo difetto tecnico. Abbiamo rilevato in particolare un paio di bug nel movimento di Daniel, che, ad esempio, si è teletrasportato istantaneamente da un punto a qualche metro di distanza mentre scendeva lungo un sentiero. Qualche leggero effetto pop-up sui dettagli delle ambientazioni di montagna, nella fase di caricamento di un paio di scene, e personaggi che parlano con un labiale solo accennato completano i poco rilevanti “segni meno” dell’episodio.

Trofeisticamente parlando: la solita storia

I trofei di Life is Strange 2 ricalcano quelli già visti negli altri giochi della serie. Niente di mancabile e niente di difficile, con trofei legati al completamento di un episodio, alla raccolta di collezionabili per personalizzare lo zainetto di Sean e alla realizzazione di disegni nel corso di ogni episodio. Parliamo di un set composto da trenta coppe di bronzo, quindici d’argento, una d’oro e una di Platino, per le quali potete consultare la nostra imperdibile guida.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto:
7/10
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Classe ’85, divido il tempo tra la moglie e i tre figli e le più svariate passioni. Amo la lettura, la scrittura e i videogiochi e recito dal 2004 con l'Associazione Culturale VecchioBorgo. Eterno bambino, amo la vita e guardo sempre allo step successivo, soprattutto se è più in alto del precedente.

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