Sviluppatore: Hit-Point Publisher: KEMCO Piattaforma: PS4 (disponibile anche per Mobile) Genere: Gioco di Ruolo Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 14,99 €

Odio le visual novel, ho una certa repulsione per i videogiochi con combattimento a turni e in generale i JRPG non rappresentano il mio genere preferito. Quando ho avviato per la prima volta Monochrome Order mi sono trovato di fronte a un mix di tutte le caratteristiche elencate sopra e mi sono rassegnato a dover vivere un’esperienza lontana dai miei standard. Non sono solito intromettermi personalmente nelle recensioni e se l’ho fatto è per sottolineare come, dopo la prima mezz’oretta, il titolo fosse riuscito magicamente a incuriosirmi, per non dire addirittura a catturarmi. Ciò dovrebbe essere sufficiente a giustificare almeno la lettura dell’analisi che segue.

monochrome order

Arbiter! Oh, Arbiter!

Dopo una breve introduzione in cui seguiamo la fuga di una misteriosa ragazza, inseguita da guardie agguerrite e capace di divincolarsi ricorrendo alla magia, torniamo sui binari lineari di una storia che prende il via secondo canoni più comprensibili. Siamo alla corte di lord Jystice (l’assonanza con Justice deve essere chiaramente voluta) e viviamo il momento della nomina di due nuovi Arbiter. Riassumendo molto, si tratta dei responsabili dell’amministrazione della giustizia nei territori del regno, una sorta di giudici ma con un’importanza particolare e con un legame con il divino.

Uno dei due Arbiter siamo proprio noi. Lord Jystice non ha molta stima nei nostri confronti e non si fa problemi a mostrarlo, tanto che ci tratta con sufficienza e decide di assegnarci un assistente con il compito di controllare il nostro operato. Anche la città in cui veniamo inviati è povera e in degrado, ma ciò non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro con impegno e dedizione. Ci sono però complotti sotto la superficie che aspettano solo di emergere e che coinvolgeranno, ovviamente, anche la ragazza protagonista della cutscene iniziale.

Vecchia, vecchissima scuola

Se non avete vissuto negli anni Novanta e non avete idea di che cosa definisca un gioco di ruolo, potete benissimo recuperare con Monochrome Order. Il videogioco sembra uscito direttamente dalle console di un tempo, con la sua grafica pixellosa e la visuale bidimensionale dall’alto, ma soprattutto con il gameplay e le meccaniche che hanno reso inconfondibile un genere. Paragonatelo, giusto per fare un esempio, a uno dei primi The Legend of Zelda, Final Fantasy o Chrono Trigger e per capire che sono passati trent’anni dovrete fare uno sforzo di concentrazione.

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Nello specifico, queste meccaniche sono quelle che potremmo riassumere con esplorazione, combattimento a turni in occasione di incontri casuali con nemici, livellamento dei personaggi, potenziamento di armi e storia raccontata attraverso numerosi e approfonditi dialoghi disponibili con qualunque PNG presente sulla mappa. C’è però una piccola ma importante aggiunta, capace di stratificare ulteriormente un videogioco che altrimenti avrebbe avuto un che di già visto e di conferire a Monochrome Order una propria unicità e una propria riconoscibilità.

Esplorazione e combattimento

Un passo per volta, partendo appunto dai primi passi. L’esplorazione è un aspetto fondamentale, che ci vedrà percorrere in lungo e in largo mappe interconnesse che vanno da interni a quartieri cittadini, a zone più aperte e selvagge come foreste. In queste fasi di passaggio starà a noi decidere quanto vivere il mondo di gioco e approfondire la lore dialogando con i personaggi secondari che incontreremo, ma anche quanto andare in cerca di bauli e oggetti utili.

Di tanto in tanto ci imbatteremo in mostri e nemici vari che causeranno una transizione alla schermata dedicata al combattimento. Anche su questa c’è poco da dire se avete un minimo di confidenza con i giochi di ruolo. Assisteremo allo scontro stabilendo la mossa dei nostri personaggi, seguita da quelle dei nemici. Potremo attaccare, difendere, eseguire colpi speciali o curare noi o i compagni, usare oggetti e quant’altro, a seconda della disponibilità del nostro inventario, della strategia che vogliamo adottare e del livello del nostro protagonista.

Se ci sentiamo particolarmente pigri, possiamo approfittare della comoda funzione del tasto Auto, che renderà tutto il combattimento automatizzato. Ci trasformeremo in meri spettatori di quanto accade a schermo. Per quanto efficace (i personaggi attaccano o usano oggetti con coerenza) e comoda, questa caratteristica toglie un po’ il senso al gioco, un difetto che si aggiunge ad altri più rilevanti quali l’eccessiva facilità, l’eccessiva semplificazione delle animazioni e l’aspetto grafico osceno dei nemici.

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2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
6/10
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Classe ’85, divido il tempo tra la moglie e i tre figli e le più svariate passioni. Amo la lettura, la scrittura e i videogiochi e recito dal 2004 con l'Associazione Culturale VecchioBorgo. Eterno bambino, amo la vita e guardo sempre allo step successivo, soprattutto se è più in alto del precedente. Sono grato a PlayStationBit per avermi fatto scoprire la (sana) caccia ai trofei e i Metroidvania.