Sviluppatore: Messhof Games Publisher: Messhof Games Piattaforma: PS4 Genere: Picchiaduro a Scorrimento Giocatori: 1-2 (Online: 1-2) PEGI: 12 Prezzo: 14,99 €

E’ doveroso aprire la recensione con una premessa di carattere storico. E’ ormai molto gettonato il dibattito sull’abbonamento PlayStation Plus indispensabile per accedere al multigiocatore in rete, ma ricordiamo ai videogiocatori con un po’ di barba che, all’epoca delle console Sony più datate, l’unico modo per giocare in compagnia era attaccare un secondo joypad e cambiare la propria posizione sul divano da orizzontale a verticale per far posto a un proprio amico. Questo era il multigiocatore dell’epoca, probabilmente molto più coinvolgente perché “reale” ma che ha indiscutibilmente generato delle fratture in alcune amicizie (vero Crash Bash? Worms? Soul Calibur?).

Bene, Nidhogg cercò di abbracciare di nuovo quest’epoca, proponendo un titolo concepito per essere giocato in locale e per divertirsi in compagnia, appoggiandosi a un gameplay molto intuitivo come meccaniche e impatto visivo, ma frenetico come pochi. Personalmente mi sono trovato a trascorrere numerose serate in compagnia di amici a giocare al primo Nidhogg divertendomi molto, sia come giocatore attivo che come spettatore. A distanza di qualche anno arriva il sequel di Nidhogg, il quale ricalca le ombre del predecessore senza molta convinzione, essendo molteplici gli stravolgimenti apportati dagli sviluppatori.

Medaglia olimpica

In questo capitolo non saremo armati unicamente di uno stocco, ma a ogni respawn ci ritroveremo casualmente una delle quattro armi previste dal gioco: stocco, spada, pugnale e arco. A prima vista questa scelta sembra poter aggiungere varietà al gameplay. Effettivamente questo accade, ma purtroppo è un aspetto distruttivo. Il motivo è presto detto: le armi sono sbilanciate. Lo stocco è esattamente lo stesso del primo capitolo, la spada può disarmare l’avversario se questo para il nostro colpo ma sarà più lenta, il pugnale permette attacchi rapidi ma a corto raggio e quando viene lanciato è molto più veloce nella sua traiettoria, seppur schivabile con maggior facilità.

Poi c’è l’arco. L’arco è inutile. La cadenza di fuoco è ridicola, così come la mobilità e l’impossibilità di difendersi nel corpo a corpo che subiremo quando impugneremo la rudimentale arma. Inoltre, le frecce possono essere rispedite al mittente se parate con il giusto tempismo. Insomma, un disastro. Sembra un dettaglio di poco conto, ma in un titolo da giocarsi quasi esclusivamente in locale con gli amici e che si ergeva a titolo skill-based a tutti gli effetti, questa scelta distrugge tutta la sua essenza, aggiungendo una discreta dose di fortuna nel respawn e rompendo il ritmo in alcuni frangenti.

Ciao verme, chi si rivede!

Lo scopo del gioco è rimasto invariato. Ogni giocatore dovrà correre in orizzontale cercando di raggiungere la fine dello scenario in una delle due direzioni, con l’unico scopo di finire in pasto a un verme gigante (il Níðhöggr, appunto).

Il restyling grafico è molto valido. Dieci livelli contro i quattro del primo capitolo, alcuni dei quali davvero affascinanti (in particolar modo il livello sulle nuvole e quello in discoteca), pieni di colori e con ostacoli ambientali peculiari, aumentano drasticamente la varietà del gameplay, ma stavolta in positivo. Grande passo in avanti anche per la colonna sonora che, seppur composta da loop di massimo venti secondi, ci accompagna senza invadere la nostra sanità mentale ma rimanendoci in testa anche a livello completato.

1
2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
6/10
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Cresciuto a pane, cipolle e Nintendo 64, Giovanni è rimasto legato allo stile retrò. Ricerca in ogni videogioco un'esperienza unica, un'idea, un'innovazione. Ripudia di contro ogni cliché già visto e i giochi tutta estetica e nessuna sostanza. Soprannominato dai compagni del Bit "il moralizzatore", gestisce da agosto 2017 la rubrica #SecondoGiovanni. Ossessivamente attratto dai personaggi femminili antropomorfi - avete presente Carmelita Fox, Fidget, Coco, Gardevoir, Lola Bunny e Blaze? Ecco, ci siamo capiti...