Obduction – Recensione

Sviluppatore: Cyan Worlds Publisher: Cyan Worlds Piattaforma: PS4 Genere: Sandbox Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 28,99 €

Nel lontano 1993 i fratelli Robyn e Rand Miller crearono un titolo rivoluzionario in grado di immergere il giocatore in un mondo parallelo con cui interagire in maniera quanto più realistica possibile. Myst, questo il nome del titolo, sbarcò inizialmente su PC per poi vivere una seconda giovinezza su varie piattaforme, tra cui anche la prima PlayStation e PlayStation Portable. Obduction, a distanza di anni, raccoglie questa pesante eredità e prova nuovamente a sbancare il lunario.

Obduction

Non voglio mica la Luna

Come la storia recente ci ha insegnato con la sfortunata fine di Telltale, mantenere in vita uno studio che si occupa della realizzazione di videogiochi non è cosa da poco. Ne sanno qualcosa i ragazzi di Cyan Worlds, che dopo aver prodotto il seguito di Myst sono scomparsi dai radar. Il trampolino di (ri)lancio per questo talentuoso team è stato Kickstarter. L’idea di spingere i giocatori a finanziare in anticipo un progetto ha permesso di dare alla luce un nuovo, ambizioso titolo denominato Obduction, intenzionato a ripercorrere le orme proprio di Myst e possibilmente a riscuotere lo stesso successo. L’inizio della nostra avventura è decisamente particolare: camminando di fianco al lago in una notte nuvolosa, un curioso reperto organico cade dal cielo stellato e inspiegabilmente, senza preavviso, ci trasporta attraverso l’universo, strappandoci dalla tranquillità della Terra per portarci in un paesaggio alieno tutto da esplorare.

L’influenza dell’opera magna di Cyan è dappertutto, a partire dallo stile scelto per questa avventura esplorativa. Nessuna istruzione a schermo e nessuna persona con cui dialogare, se non una voce narrante che di tanto in tanto ci terrà compagnia. Ci si ritroverà persi in questa terra inospitale e starà al nostro intelletto trovare il modo di uscirne vivi. Senza troppi indugi iniziamo l’esplorazione di quella che per svariate ore sarà la nostra nuova casa, fatta di strutture decisamente “terrestri” e altre invece totalmente sconosciute.

Obduction

Lost in space

Nonostante l’assenza di qualsivoglia istruzione, Obduction è un titolo decisamente intuitivo. Tramite la visuale in prima persona sarà possibile scrutare l’orizzonte, utilizzando la levetta per muoverci e i tasti dorsali per scattare (per modo di dire), mentre al tasto X sarà riservata la funzione di interazione con i numerosi oggetti sparsi in questo open world. Sebbene non siano presenti né nemici né persone con cui parlare, saranno numerosissime le note sparse con appunti più o meno criptici, utili per sbloccare nuove aree o molto più semplicemente per approfondire l’intricata storia che il team di Cyan sembra restio a narrare. Del resto non ci sarà nessuno a spiegarci perché ci troviamo in questo mondo alieno e come fare a uscirne.

Man mano che riusciremo a proseguire la nostra esplorazione, scopriremo che tutto all’interno di Obduction ha un senso. Una cabina telefonica potrebbe celare parte di un codice da usare per sbloccare una porta, una parete potrebbe essere solo un ologramma piazzato abilmente per nascondere un passaggio e così via. Senza svelarvi troppo dei segreti e degli enigmi ideati dagli sviluppatori, riuscire a completare Obduction senza aiuti esterni sarà un’impresa, proprio come accade in Myst o The Witness, senza contare che anche terminando l’avventura rimarrà il dubbio di non aver scoperto tutti i piccoli dettagli abilmente nascosti.

Cervelli fumanti

Detto della parte puramente narrativa e dei comandi, è necessario parlare del gameplay nudo e crudo. In questo, Obduction ha decisamente poco da dire, dato che tutto quello che il giocatore si limiterà a fare sarà camminare all’interno delle aree di gioco per interagire con oggetti, leve e bottoni presenti. La semplicità delle meccaniche si scontra con la complessità degli enigmi, dato che saranno necessari collegamenti mentali molto intricati per venire a capo dei puzzle proposti. Molto spesso sarà necessario il classico momento di stacco per riuscire a risolvere una sequenza o per capire come usare un codice in maniera corretta.

Proprio questa necessità di giocare in maniera ragionata è probabilmente anche il miglior pregio di Obduction che, da questo punto di vista, fa esattamente quello che promette, ossia offrire un’esperienza personale in cui il giocatore dovrà immergersi anima e corpo tentando di uscirne con le sue sole forze. La rinuncia a comandi, testo e personaggi – con la sola presenza di frecce utili a capire come azionare certi dispositivi – è tutta volta a completare questa immedesimazione. Anche la narrazione rende la mente la vera protagonista; senza il nostro cervello e l’abilità di seguire gli indizi, rischieremo di rimanere bloccati per giorni girovagando senza meta e senza riuscire a cavare il proverbiale ragno dal buco.

obduction

Mi sento rallentato

L’esperienza che Obduction è in grado di offrire è di quelle forti, ben supportato da enigmi intricati e cervellotici e da un paesaggio mozzafiato in grado di farci sentire davvero in un mondo alieno, sconosciuto e ostile grazie a un design molto ispirato e a tratti quasi onirico. Quello in cui però quest’opera non riesce davvero a brillare è la realizzazione tecnica. Saranno infatti più che frequenti cali di frame rate e fastidiosi effetti pop-up che faranno apparire le strutture dal nulla.

In aggiunta a queste lacune troviamo poi tempi di caricamento eterni tra le varie sezioni, che si innescheranno sia accedendo a nuove aree da esplorare sia utilizzando teletrasporti sparsi per la mappa, strumenti che dovremo utilizzare con discreta frequenza e a distanza ravvicinata. Tutti questi tempi morti saranno frustranti, soprattutto quando penseremo di avere in mente un modo per superare un determinato puzzle e ci ritroveremo a fissare per un paio di minuti l’effetto polvere del teletrasporto oppure la schermata bloccata con la barra di caricamento. Ottimamente realizzata e particolarmente apprezzabile invece la colonna sonora, minimale e composta da effetti sonori volti a sottolineare determinati momenti più che da vere e proprie musiche. Si tratta di un’altra scelta che contribuisce ad aumentare il senso di coinvolgimento del giocatore.

Trofeisticamente parlando: la scatola delle complessità

Da un gioco senza i classici binari e con enigmi di ogni genere, ci si potrebbe aspettare una lista trofei lunga e tortuosa, irta di fastidiose coppe mancabili. Ebbene, in realtà l’elenco comprende sì alcuni trofei a cui fare attenzione, ma l’impresa di ottenere il Platino potrà essere completata in 3-5 ore utilizzando la nostra completissima guida ai trofei, che vi permetterà di ottenere tutto con una sola run. Piccola postilla per la traduzione in italiano: usare Google non è sempre la risposta…

VERDETTO

Prima di poter valutare Obduction è necessario mettere in chiaro che quella offerta da Cyan Worlds, così come avvenuto con Myst e Riven, è un'esperienza prima di essere un gioco. Ritrovarsi in un mondo alieno sconosciuto senza alcun aiuto e soprattutto senza indicazioni su cosa fare si scontra con i titoli moderni, a volte fin troppo accomodanti con il giocatore. Iniziare a cercare una via di fuga in Obduction significa decidere di calarsi corpo e - soprattutto - anima in un gioco esplorativo a enigmi che, se giocato senza alcun aiuto, potrebbe richiedere svariate ore per essere completato. Se amate questo genere, non sarà difficile passare sopra qualche piccola magagna tecnica per vivere un'esperienza incredibile.

Guida ai Voti

Stefano Bongiorno
Nato e cresciuto in cattività, il giovane Stefano è stato svezzato a latte in polvere e Nintendo, cosa che lo ha portato con gli anni a dover frequentare svariati osteopati a causa delle deformazioni alle mani causati dall'uso di pad rettangolari. Oggi ha una certa età e scrive per il Bit, non perché abbia una scelta, ma perché altrimenti il boss Dario lo fustiga con le copie invendute di Digimon All-Star Rumble. Nel tempo libero si dedica occasionalmente al suo lavoro di commesso di telefonia e soprattutto alla caccia al Platino, con scarsi risultati.