Re:Turn – One Way Trip – Recensione

Sviluppatore: Red Ego Games Publisher: Green Man Gaming Piattaforma: PS4 Genere: Avventura Giocatori: 1 PEGI: 12 Prezzo: 11,99 €

Non si scherza con l’horror. Genere di nicchia, spesso mal interpretato e visto ancora oggi come un tabù. Anno dopo anno sono stati creati rami e rami di sottogeneri, dimostrando il potere dell’atmosfera lugubre e dando vita a saghe leggendarie sotto ogni contesto, soprattutto nei videogiochi. Pochi di questi sono, però, riusciti nell’intento di non ricorrere a vili jumpscare e a non utilizzare il gore, ormai diventato un cliché. C’era il bisogno di andare controtendenza, di manifestare la magnificenza dell’inquietudine con il solo sostegno di dialoghi da brivido e un’ambientazione a tratti indecifrabile. I ragazzi di Red Ego Games hanno provato a colmare questo vuoto con Re:Turn – One Way Trip. Questo titolo, dal puro stile retrò, è riuscito in parte in questa impresa, convincendoci in maniera considerevole, ma non pienamente.

ReTurn: One Way Trip

Biglietti, prego!

Fine anno scolastico, tempo di vacanze. Un gruppo di cinque ragazzi, finalmente laureati, decidono di organizzare un campeggio in un innocente bosco. Questa potrebbe essere l’ultima occasione per rimanere uniti un’ultima volta prima di affrontare la pressante vita da adulti. Da lì a poco, ben presto i giovani si accorgeranno che anche solo sopravvivere a questo evento sarà difficile. Il fischio di un treno. Il fuoco del falò che si spegne improvvisamente. E poi il nulla.

Saki si risveglia, sola. Intorno a lei le altre tende vuote. Comincia la ricerca disperata degli amici, vana fino alle rive del laghetto vicino. Poco distante, Saki scopre un treno abbandonato e fatiscente che non era presente prima di aver perso i sensi. Con poche altre scelte a disposizione, alla giovane non resta che cercare i propri amici all’interno dei molteplici vagoni. Dal momento in cui Saki mette piede all’interno del convoglio, la barriera tra presente e passato si comincia a dissolvere, portandola a essere testimone di remote e opprimenti storie d’amore, oltre a rivivere guerre passate.

ReTurn: One Way Trip

In un vortice di salti temporali, Saki verrà travolta dagli eventi, mettendola di fronte a una tragica realtà. Sarà suo compito scoprire gli orribili segreti, tra queste carrozze maledette, dei suoi abitanti. Questo non è che solo l’inizio di una tremenda avventura con un finale aperto e totalmente inaspettato, che lascia tuttavia l’amaro in bocca.

Andata senza ritorno

Re:Turn – One Way Trip è un’avventura grafica horror in 2D che si avvicina molto ai punta e clicca in voga negli anni Ottanta e Novanta. Come tutti i videogiochi horror che si rispettino, Re:Turn – One Way Trip presenta una moltitudine di puzzle ambientali che non fanno sentire la mancanza dei combattimenti, non previsti. Al loro posto, sono presenti chiacchierate al limite del grottesco, temi profondi e situazioni opprimenti e altamente ansiogene da gestire senza entrare nel panico. Tutto questo per garantire una equilibrata dose di angoscia, quel che basta per invogliare i videogiocatori a scoprire cosa sta accadendo ai malcapitati ragazzi.

ReTurn: One Way Trip

Il gameplay, benché molto minimal, soffre di un pesantissimo backtracking. Saremo costretti, infatti, a fare avanti e indietro nel treno svariate volte prima di intraprendere un’azione che sblocca il proseguimento della trama principale, portandoci via tante ore alla prima esperienza. Non aiuta l’assenza della funzione di corsa, spiegata e utilizzabile solamente negli ultimi due capitoli.

Non c’è molto altro da raccontare, a parte il contesto. E’ apprezzabile il lavoro maniacale nel rendere tutto l’ambiente psicologicamente asfissiante. Da notare anche gli avvisi di spegnere le luci e utilizzare delle cuffie appena avviata l’applicazione; gli sviluppatori hanno puntato tanto su questo aspetto e si vede. Nota negativa a margine: tra le tantissime lingue disponibile, manca proprio l’italiano.

Classe business

Il lavoro grafico è gradevole, soprattutto se a crearlo è stato un piccolo studio indipendente come Red Ego Games. I fondali sono stati disegnati a mano pixel per pixel e la cura per i dettagli è maniacale. Il design dei singoli livelli riflette quello che possiamo immaginare come un ambiente impervio, pieno di insidie dove si cela paura dietro ogni angolo. Ogni tanto verremo a contatto con brevissime cutscene animate in tre dimensioni da lasciarci senza fiato per quanto siano belle e suggestive. Riusciamo, in quei pochi attimi, a sentire lo sforzo dei protagonisti nell’assorbire gli eventi che si manifestano via via in modo sempre più pesante. Un grande lavoro che in tanti potranno davvero apprezzare.

ReTurn: One Way Trip

Anche per il comparto audio assicura un prodotto degno sotto tutti i punti di vista. Poche sono le canzoni in sottofondo, utilizzate solo in momenti di intermezzo. Ma Re:Turn – One Way Trip punta tutto sugli effetti sonori, in grado di far saltare dalla sedia chiunque. Mancano, tuttavia, i dialoghi, che avrebbero potuto dare un tocco in più a un videogioco già dalle ottime qualità.

Trofeisticamente parlando: resteremo sempre insieme

Re:Turn – One Way Trip possiede un set di trofei di tutto rispetto, forte del fatto di avere dalla sua una percentuale di trofei di alto rango più alto rispetto alla media. Il videogioco ha un totale di ventisei trofei, qui minore rispetto alla media, con tanto di immancabile Platino. Il percorso per mettere in bacheca un altro dei trofei più preziosi non è complicato, ma leggermente pesante. Tanti trofei sono legati alla storia e non saranno sicuramente un problema. Le complicanze arrivano dopo, a causa del trofeo d’oro più ostico: quello che ci richiede di completare Re:Turn – One Way Trip senza salvare. Nulla di davvero difficile, in realtà, dato che non potremo morire. E’ comunque necessario iniziare e finire la storia, da una durata di circa 2-3 ore, senza cambiare applicazionegoogle play.

VERDETTO

Re:Turn - One Way Trip è un'avventura grafica horror a scorrimento laterale in 2D. Il gameplay è elementare e intuitivo, molto simile a un punta e clicca vecchio stampo, anche se stancante alla lunga. La trama principale è ben costruita, mai banale e con un finale imprevedibile, aperto, che lascia spazio alle più controverse fantasie. Lo sviluppo di Red Ego Games, piccolo team indipendente londinese, è nettamente al di sopra di tutte le aspettative sotto il lato tecnico. Peccato per la mancata localizzazione in italiano.

Guida ai Voti

Antonino Gennaro
Appassionato di videogiochi di nuova generazione e collezionista di giochi retrò che hanno fatto di PlayStation il prodotto d'eccellenza che conosciamo oggi. Sono un nerd a 360 gradi: oltre ai videogiochi, apprezzo tutto ciò che è arte per gli occhi. Adoro guardare anime preferibilmente in giapponese, leggere manga di ogni genere, amante del cinema cult e fanatico della fotografia.