Sviluppatore: Project Soul, Bandai Namco Studios Publisher: Bandai Namco Piattaforma: PS4 Genere: Picchiaduro Giocatori: 1 (Online: 2-8) PEGI: 16 Prezzo: 69,99 €

La leggenda non muore mai. Il motto del brand fa al caso nostro in quanto, dopo sei anni di pausa, Soul Calibur torna su console, questa volta più forte che mai. Volenterosi di dare alla storica serie una degna continuazione, Bandai Namco e il team Project Soul hanno scelto di impugnare la spada azzurra, affilandone la lama e rivisitando la propria tecnica per dar luce a Soul Calibur VI, il picchiaduro all’arma bianca per eccellenza. Capace di reinventarsi drasticamente pur senza stravolgere alcuna formula, il settimo capitolo della saga (contando anche Soul Blade) è narrativamente un ritorno alle origini; non un vero e proprio reboot, ma piuttosto una leggera rivisitazione dell’intera vicenda narrata venti anni fa che riesce a essere coerente e a mantenere una coesistenza con i capitoli “successivi” nella timeline della trama. Ma bando alle ciance, è tempo di imbracciare le armi e buttarsi nella mischia.

Una storia di anime e spade

L’elegante menù che ci accoglie in Soul Calibur VI ci offre una buona varietà di contenuti a cui attingere. Questa volta avremo a disposizione ben due modalità storia diverse all’apparenza, ma che si incrociano l’una con l’altra. Cominciamo con la story mode principale offerta dal titolo, intitolata Le cronache dell’anima. Accedendo a questa modalità si può subito notare come la trama si dirami verso tutti i personaggi giocabili con storie secondarie, inclusi quelli aggiuntivi (per adesso soltanto Tira), con in risalto la timeline principale della quale Kilik è protagonista.

Ambientato durante il XVI secolo e dunque storicamente collocato tra Soul Blade e Soul Calibur, in questa sesta installazione della saga vivremo in prima persona le tragiche vicissitudini del guerriero armato di bastone. La malefica Soul Edge, divisa in due per adattarsi allo stile di chi la impugna, è stata reclamata dal pirata Cervantes che, dopo aver commesso ogni genere di atrocità, viene fortunatamente fermato dall’audace Sophitia e dall’abile ninja Taki, che riescono a distruggere la prima spada. La seconda viene in seguito trovata da Siegfried, che solo impugnandola genera il temibile Nightmare, sprigionando un’energia negativa in grado di influenzare tutto il mondo. Tra le vittime vi sono la scuola di Kilik e i suoi studenti, ora trasformati in malfestati: spregevoli esseri mossi dal desiderio di vedere il sangue dei nemici. Colpito anch’egli dalla maledizione, ma protetto da un sacro artefatto, Kilik andrà alla ricerca della spada maledetta per spezzare il maleficio e vendicare la sua migliore amica, morta a causa dell’incidente, accompagnato da Maxi, Xianghua e la new entry nella serie Grøh.

Ciò che è morto non muoia mai

Alcuni elementi della storia narrata nel primo Soul Calibur sono stati rivisitati, tuttavia non snaturati, solo modificati per far sì che la trama scorra in maniera più semplice eliminando qualche dettaglio superfluo e alleggerendo non di poco la narrazione; non ritroverete dunque incongruenze con i Soul Calibur cronologicamente successivi. La storia è infatti molto più leggera e godibile rispetto al passato e, soprattutto, non vincolata agli incontri di puro stampo arcade, standard nei vecchi picchiaduro. Gli avvenimenti infatti sono suddivisi in capitoli che, di tanto in tanto, ci faranno incrociare lo sguardo con gli antagonisti anche più di una volta, non costringendoci a usare esclusivamente il protagonista. Vi sono tuttavia scontri e intermezzi marginali ai fini della storia, da incontri ripetuti contro dei malfestati generici a linee di dialogo particolarmente scontate e banali che potrebbero annoiare i giocatori in cerca di azione. L’intera modalità è raccontata, purtroppo, da finestre di dialogo con sullo sfondo degli artwork statici; solo tre volte, durante la timeline principale, potremo ammirare delle vere e proprie cutscene, queste splendidamente realizzate.

Più adrenaliniche, ma non dalla trama brillante, sono le vicissitudini dei personaggi secondari. Queste vanno a collocarsi in punti specifici della timeline, prima, durante o ancora dopo la storia di Kilik, e sono piene di duelli da giocare, ma particolarmente brevi nonché autoconclusive. Abbiamo trovato molto originale il coinvolgimento della guest star del titolo Geralt di Rivia da The Witcher, che si ritrova nell’universo di Soul Calibur a causa di un contratto che lo vede scontrarsi con una strega e i suoi discutibili intenti.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8/10
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Andrea, seguace del Bit da sempre e suo servo da quasi due anni, vive in una casupola malandata situata sotto un ponte e dentro un cartone in una cittadina di gangster, e sin dalla sua nascita ha sempre avuto un sogno e una passione, entrambi fortunatamente realizzati: mangiare videogiochi e recensire mozzarelle. Grande fan degli Action RPG, non disdegna un bel gioco indipendentemente dal suo genere. Seguendo l'ideologia dei media visti come puri strumenti di divertimento e passione, preferisce godersi un platform piuttosto che sorbirsi i detestabili jumpscare di un horror.