Space Otter Charlie – Recensione

Sviluppatore: Wayward Distractions Publisher: The Quantum Astrophysicists Guild Piattaforma: PS4 Genere: Metroidvania Giocatori: 1 PEGI: 3 Prezzo: 13,99 €

Presente sul PlayStation Store da marzo 2021, Space Otter Charlie è un platform spaziale sviluppato da Wayward Distractions che presenta delle lontre come protagonisti e un gameplay tradizionale che strizza l’occhio ai classici 2D. A distanza di oltre un anno, vi portiamo la nostra recensione. L’avventura di Charlie ci ha convinto? Continuate la lettura per scoprirlo!

Lontre spaziali

Ci troviamo in un futuro non molto lontano in cui l’umanità ha abbandonato la Terra a causa delle condizioni climatiche non più sostenibili, cercando nello spazio una nuova casa. Il pianeta è rimasto popolato dagli animali, fra cui spiccano i protagonisti della nostra avventura, ovverosia le lontre. A seguito di un continuo surriscaldamento della temperatura e delle acque, le condizioni di vita stanno diventando ostili anche per le lontre che, dopo vari tentativi, decideranno di spedire nello spazio alcuni coraggiosi volontari alla ricerca di un pianeta più ospitale su cui trasferirsi in pianta stabile.

E’ così che inizia il viaggio di Charlie e dei suoi due compagni di avventure. Durante l’esplorazione, la lontra si imbatterà nei residui del viaggio che fu prima percorso dagli umani, rintracciando documenti scritti che testimoniano i loro tentativi di sopravvivenza e di ricerca (perlopiù fallimentari).

Sotto li profilo narrativo, Space Otter Charlie non spicca assolutamente, risultando piuttosto debole sia nel coinvolgimento che nell’originalità e nei colpi di scena. Non si tratta tuttavia di un vero e proprio difetto, essendo il titolo di Wayward Distractions orientato principalmente sul gameplay e l’esplorazione. Inoltre, che il titolo si prenda poco sul serio lo si denota da alcune linee di dialogo in cui i personaggi stessi ironizzano sull’assurdità della spedizione e su alcune situazioni grottesche.

Fluttua e spara

Il gameplay di Space Otter Charlie è di spicco tradizionale ed estremamente semplice. Dovremo guidare la lontra utilizzando un jet a consumo limitato all’interno di ambienti privi di gravità e farci largo attraverso i detriti utilizzando delle armi da fuoco varie. Ovviamente non mancheranno dei nemici a ostacolare il nostro viaggio, comprensivi di boss occasionali di fine livello. E’ proprio la mobilità del protagonista una delle meccaniche maggiormente caratteristiche del gioco. A primo impatto, muovere la lontra può sembrare piuttosto scomodo, poiché potremo spostarla solamente indirizzando i getti d’aria, rendendo macchinose le “frenate” e imponendo un vincolo forzato al movimento. Questa meccanica di movimento ci ha ricordato molto forma.8 e, come in quel caso, saranno necessari diversi minuti per padroneggiarla e renderla godibile.

Lo shooting di Space Otter Charlie è decisamente rudimentale, dovuto anche alla poca varietà di armi. Saranno infatti disponibili solamente tre tipi di arma, oltre a quelle fornite dalle skin che si possono trovare nascoste nella mappa. Ognuna delle tre armi principali può essere potenziata. Come spesso accade, purtroppo, una delle tre armi risulta essere nettamente più performante delle altre due, che vi ritroverete a utilizzare solo per il superamento degli enigmi ambientali. Si tratta di un difetto concettuale assai invadente, poiché l’abuso di una delle armi banalizza l’esperienza di gioco, riducendone la varietà.

Bello ma futile

Per quanto concerne l’esplorazione, ci imbattiamo in un concept esplorativo poco gratificante, sebbene geograficamente valido. Le mappe di gioco sono di medie dimensioni e ci sono numerose ramificazioni che ci impongono d’ispezionare ogni angolo in cerca di chiavi e passaggi segreti. Come spesso capita, però, l’esplorazione sarà solo occasionalmente utile alla causa. Il più delle volte raccoglieremo skin, materiali di crafting o documenti collezionabili che non avranno una vera e propria utilità pratica. Si tratta di un peccatotangibile, poiché in un videogioco strutturato in tale modo, inserire tesori di valore appetibile nascosti per la mappa offre longevità supplementare, notevoli stimoli al backtracking e profondità pratica al level design.

Questo porta irrimediabilmente il giocatore a cercare la strada più veloce per completare il livello, andando a vanificare tutto il lavoro svolto dagli sviluppatori. Lavoro che risulta essere più che valido nel design delle mappe nonché sui modelli utilizzati. Animazioni spartane passano quasi inosservate dinanzi a un’estetica cartoonesta assolutamente gradevole e una varietà delle mappe che, per un titolo di 8-10 ore scarse, è apprezzabile.

Decisamente meno qualitativo il comparto sonoro, fin troppo essenziale negli effetti e ripetitivo fino alla nausea nella colonna sonora, già di per sé anonima. Un plauso va fatto invece alla localizzazione in italiano, implementata in maniera ottimale (ed è una rarità).

L’anti-checkpoint

Il problema indubbiamente più grave di Space Otter Charlie risiede nel salvataggio automatico. Essendo trascorso più di un anno dal lancio, dubitiamo che questo problema possa essere rimosso con delle patch correttive. Dunque, chiunque vorrà acquistare il titolo dovrà sopportarlo. In pratica, disseminati lungo i livelli di gioco, sono presenti molteplici punti di salvataggio automatico dai quali ripartirete in caso di game over. Tuttavia, ogniqualvolta oltrepasserete quel punto, si attiverà il salvataggio automatico congelando la schermata per 1-2 secondi. Questo porterà la lontra a “teletrasportarsi” al termine del congelamento in base alla traiettoria di volo che stavate imponendo prima del salvataggio. Purtroppo, la maggior parte dei punti di salvataggio sono posizionati a ridosso di ostacoli ambientali, molti dei quali uccidono all’istante il protagonista. Ci è capitato più volte di morire a causa di questo problema, che riteniamo essere particolarmente irritante.

In sostanza, sebbene Space Otter Charlie non brilli per originalità né per qualità, si tratta di un’esperienza breve e leggera (il livello difficoltà è tarato verso il basso) che può farvi passare qualche pomeriggio spensierato. E’ presente anche una bozza di modalità multigiocatore locale in cui i due giocatori combatteranno fra di loro raccogliendo le armi che compariranno casualmente sullo scenario. Modalità molto rudimentale ma che può divertire per una mezz’oretta.

Trofeisticamente parlando: la lontra blu

La lista trofei di Space Otter Charlie conta ben trentadue trofei, di cui dodici di bronzo, quattordici d’argento, cinque d’oro e il Platino. Far vostra la scintillante coppa blu è un’impresa tutt’altro che proibitiva, essendo presente la selezione capitoli. Sarà sufficiente completare il gioco raccogliendo la maggior parte dei collezionabili (non necessariamente tutti) ed effettuare qualche particolare azione di gioco di difficoltà nulla. Gli ultimi trofei che vi rimarranno solo quelli relativi alla modalità multigiocatore locale, per i quali sarà richiesto avere un secondo controller.

VERDETTO

Space Otter Charlie è uno shooter dinamico che spicca per gradevolezza estetica ma che pecca terribilmente di personalità. Nonostante un grave problema tecnico sugli autosalvataggi, il titolo non fallisce rovinosamente in niente, ma non riesce a farsi ricordare in nessun frangente. Livelli mediamente grandi ma privi di spunti interessanti, gameplay che ruota attorno alla meccanica del jet gravitazionale che perde di mordente dopo un'oretta scarsa, musiche anonime e narrazione non pervenuta. In poche parole, un buon passatempo. Non aspettatevi nulla di più.

Guida ai Voti

Giovanni Paolini
Catalizzatore di flame sul web e drogato seriale di fantacalcio, Giovanni vede il videogioco come un'espressione artistica piuttosto che come un mero intrattenimento privo di contenuti significativi. Per questo motivo, ripudia il 90% dei AAA e si tuffa sfacciatamente nel mercato indipendente, rimanendone il più delle volte scottato seppur senza rimorsi. Amante della musica di qualità, delle narrazioni articolate e di design ispirati, si è tuttavia mostrato fin dall'adolescenza ossessivamente attratto dai personaggi femminili antropomorfi, mistici o animati, universalmente conosciuti come waifu. Rappresenta orgogliosamente la vena toscana del Bit.