Sviluppatore: Golgoth Studio Publisher: Anuman Interactive, Microïds Piattaforma: PS4 Genere: Action RPG Giocatori: 1 PEGI: 7 Prezzo: 19,99 €

Non c’è bisogno di presentazioni, su, è Toki. Quante giornate passate alle sale giochi, quanti calli sulle dita, quanti tasti consumati su quel cabinato e quanti gettoni spesi… Non siamo del movimento “si stava meglio quando si stava peggio”, anche perché la comodità di avere una console in casa si è sentita fin da subito, già negli anni Novanta, ma è innegabile come determinati videogiochi avessero un certo fascino in più se giocato con quello schermo a tubo catodico. Insomma, dopo tantissimi anni Toki è tornato e lo ha fatto su console di ultima generazione mantenendo del tutto invariato il feeling di fine anni Ottanta. Eppure, nonostante abbia seguito l’onda dei “remakestered”, il Toki moderno appartiene un po’ a entrambe e un po’ a nessuna delle due categorie.

Toki

Esattamente come lo ricordavo

Il pubblico lo voleva e Microïds gliel’ha dato, anche se forse non come se lo aspettava. Chi ha confidato nell’operazione remake per Toki, purtroppo rimarrà deluso; il videogioco è identico, spiccicato alla versione dell”89, solo con una veste grafica più moderna – anche se non certo all’avanguardia. Proprio perché la trama di Toki non è delle più memorabili, facciamo un breve riassunto di quel che aspetta i videogiocatori. Il pacifico villaggio in cui vivono Toki (JuJu Densetsu in Giappone) e la sua fidanzata viene attaccato da Vookimedlo, un malvagio stregone che rapisce la fanciulla e maledice il protagonista scagliandogli un incantesimo di trasformazione, che muta il forzuto in una scimmia antropomorfa. L’intera storia gira intorno al lungo viaggio (anche se non troppo) di Toki per ritrovare la ragazza e riacquisire le sembianze originali, facendosi strada tra i numerosi scagnozzi dello stregone.

Eh già, le trame a quel tempo non erano certo la cosa più importante, eppure tanta semplicità bastava a rendere immediato il gioco e a far buttare istantaneamente nella mischia chiunque inserisse il gettone nel cabinato. Il remake di Toki abbraccia proprio questo concetto, che tuttavia non si traduce nel migliore dei modi per un videogiocatore moderno; nessuna aggiunta marca il terreno, né narrativa né contenutistica (escluse alcune eccezioni secondarie), e ciò rende palese il target di Microïds di cercare di conquistare esclusivamente chi già conosce il gioco originale, senza tentare di acchiappare qualche nuovo consenso com’è invece stata la strategia di Activision con i remake di Crash Bandicoot e Spyro. Ma del resto c’era poco da fare. L’unica vera aggiunta in termini di gameplay sta nella frenetica e punitiva modalità speedrun, aggiunta in realtà piuttosto trascurabile.

Toki

Ma non è cambiato proprio niente?

A parte la resa grafica, proprio niente. Ma non che sia un difetto. Si salta, si sputa e si evitano le trappole, esattamente come prima. Così come il Toki originale, anche il remake è semplicistico e dannatamente divertente, capace di mettere a dura prova anche i giocatori più abili grazie alla fragilità del protagonista, che cede al game over anche se sfiorato da spuntoni. Palle di fuoco, lanciafiamme, sputo doppio o triplo, i power-up sanno comunque come e dove posizionarsi, dando sempre la possibilità di sfruttarli a dovere, e sta al giocatore farci il callo con i livelli e imparare come usarli. Toki su PlayStation 4 è esattamente identico all’originale anche per il piazzamento di nemici, bonus e segreti; pixel perfect, come si suol dire. Esclusa l’aggiunta delle speedrun, sono solo due le modifiche che abbiamo notato rigiocandolo pari pari con l’altra versione. Nel remake di Toki è possibile mantenere più power-up allo stesso tempo, e dunque indossare sia il casco che le scarpe da ginnastica contemporaneamente, cosa impossibile prima; l’altra, ma di aspetto molto più grafico che altro, è la mancanza del baloon della ragazza al game over, la quale prima ci supplicava di continuare a giocare o sarebbe morta. Sì, okay, è come guardare il pelo nell’uovo, ma ci tenevo a paragonare le due versioni in tutto e per tutto.

Elemento fondamentale della estrema fedeltà è la completa mancanza di punti di salvataggio: il videogioco lo si finisce in una sola sessione, o niente. Toki infatti ruba giusto quel paio di ore, tempo esponenzialmente più alto se non si conosce già il videogioco, e questo grazie all’elemento punitivo del sistema a vite e del game over finale che costringe a ricominciare la partita dall’inizio. Il livello di sfida, già alto di suo, è stato volutamente alzato dagli sviluppatori con nuovi livelli di difficoltà, tra Difficile e Molto difficile, ma si tende la mano anche ai meno esperti con Facile e Molto facile. Niente alterazione dell’intelligenza artificiale, nessun nemico più aggressivo di un altro; la differenza è minima, ma importantissima, e sta nel numero di vite iniziali concesso ai giocatori, aspetto da non sottovalutare.

Toki
1
2
RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7/10
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Cresciuto a pane e Crash Bandicoot, deve la sua conoscenza dell'inglese grazie a uno studio intenso dei dialoghi sottotitolati nei videogiochi. Grande amante degli action RPG e dei platform, dei cani e del wrestling.